mardi, 10 mars 2009
L'importanza di Dio nella storia umana
L'importanza di Dio
Riconoscere l'importanza di Dio anche nella storia presente del mondo non è senza conseguenze. Può suscitare qualche stupore l'insistenza di Benedetto XVI sulla centralità di Dio nella vita dei credenti. E si pensa che la proposta rivolta anche ai non credenti a vivere come se Dio ci fosse resti una formula sterile e vuota. Ma non è così. A partire da una coscienza di sé che ciascuno sviluppa trovandosi a operare in una prospettiva di Dio presente anziché assente dall'esistenza degli uomini.
Comunemente si pensa o si teme che la presenza di Dio possa ridimensionare la libertà e la creatività umane. Ma coloro che predicano un Dio che avrebbe paura della libertà umana, predicano un idolo estraneo al Dio biblico proposto da Ratzinger come degno di fede. Egli ha sempre parlato finora di un Dio che è amore. E allora il suo ragionare sulla vita facendo posto a Dio ha come conseguenza che la vita vissuta e proposta dai cristiani è una vita caratterizzata dall'amore.
Può dunque accadere, e accade, che la predicazione del Papa chieda anzitutto alla Chiesa un grande esame di coscienza. I non credenti trovano ragionevole e perfino amabile la fede cristiana solamente se vedono cristiani contenti della loro fede e coerenti con il comandamento dell'amore. Un altro Papa intellettuale, Paolo VI, ripeteva convinto che la nostra età ha bisogno di testimoni piuttosto che di maestri. E i testimoni non si pongono anzitutto come giudici degli altri. Pensano di pagare di persona anche quando subiscono violenza perché non rendono male per male. La Chiesa è credibile alla sola condizione di far rivivere nella sua vita l'insegnamento di Gesù. Anche sui punti delicati del vivere e del morire che di frequente creano frizione tra chi crede e chi non crede, più che la disputa vale l'esempio.
Può accadere che presentando i discepoli di Gesù come il popolo della vita, lo si faccia con intenti polemici nei confronti di ogni altra posizione sul fine della vita o sul valore della vita considerata meno degna. I cristiani sono certamente il popolo della vita, ma in una forma particolare. Essi condividono ugualmente con tutti il sudore della fronte e il dolore che accompagna l'esistenza di ogni donna e ogni uomo. Come Benedetto XVI insegna, bisogna indirizzare la ricerca sul vero bene dell'uomo e nel confronto testimoniare quale sia questo bene.
La visione cristiana sulla vita ha una prospettiva ampia, che va oltre la morte. I cristiani credono infatti nella risurrezione a opera di Dio. Questa è una conseguenza della fede che non deriva da pura capacità umana. E allora il loro parlare del vivere e del morire si amplia avendo gli occhi fissati alla vita oltre questa vita terrena. Conviene così ragionare dei grandi temi della vita e della morte senza arroganza e senza animosità. Alla Chiesa, a motivo della sua fede, è richiesto di dare ragione della propria fede e non dei pensieri puramente umani dei cristiani.
Pensare il vivere e il morire da una prospettiva di risurrezione, può anche non interessare quanti non credono, ma essi potranno convenire che una tale prospettiva aiuta e non impedisce di considerare ancor più fortemente la dignità di ogni persona umana, e questa dignità deve restare a fondamento del diritto e dell'etica.
L'uomo come misura di tutte le cose è un'attenzione con la quale il cristiano può consentire, anzi nella difesa dell'uomo i cristiani non sono secondi ad alcuno perché sono chiamati a farsi prossimo con tutti. Ci sono però delle cose reali che non si possono misurare e qui si apre la questione di Dio e della sua importanza.
Benedetto XVI più volte ha suggerito anche un metodo per il parlarsi e l'ascoltarsi tra fede e ragione: l'umiltà e la speranza. La capacità di ragionare con umiltà comporta la considerazione vera e sincera delle ragioni degli altri. Quello che i cristiani propongono in più non è un frutto della loro mente di cui andare orgogliosi, ma dono divino offerto per la salvezza di tutti.
La speranza spinge a guardare il nostro presente alla luce del futuro che Dio ha preparato per ogni uomo e ogni donna che vive nella giustizia e nell'amore. Il Papa, accanto all'espressione "popolo della vita", ama mettere anche quella che definisce la Chiesa "popolo della speranza". Il quale anzi riuscirà a essere popolo della vita che unisce nella misura in cui sarà popolo della speranza, aperto cioè al futuro di Dio nel quale si perviene nella libertà.
La vita senza speranza può bloccarsi. Per l'uomo senza speranza anche Dio è superfluo. La speranza richiede coscienze formate che sanno scegliere nella libertà. Dio è amico della libertà. Infatti ha creato l'uomo libero. E gli ha dato una sola legge e una sola misura, quella di amare. La Chiesa ha il compito immenso di essere segno di gente che ama.
Benedetto XVI invita laici e cattolici a fare un percorso ragionevole sapendosi valorizzare a vicenda invece che annientarsi a vicenda. Ed è un compagno di viaggio più che un ostacolo per la modernità oggi scossa dalla bufera della crisi. (L'Osservatore Romano)
18:15 Publié dans opinioni | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
lundi, 09 mars 2009
Obama: i blog sono semplicistici e fuorvianti
I liberal: «È una crociata per distruggerlo»
Obama: «Blog semplicistici e fuorvianti»
Un'intervista del presidente manda in subbuglio la Rete.
Destra accusa: ha censurato la sua pagina su Wikipedia
Dal nostro corrispondente Alessandra Farkas
NEW YORK - Il presidente eletto grazie a internet fa arrabbiare i blogger. «Li leggo molto raramente perché sono semplicistici e fuorvianti» ha dichiarato Barack Obama in un’intervista concessa al New York Times a bordo dell’Air Force One. La boutade non è andata a genio all’influente blogosfera di sinistra che l’ha aiutato ad arrivare alla Casa Bianca. «Se è stato eletto - punta il dito Raw Story -, Obama può ringraziare la straordinaria abilità di comunicazione e raccolta-fondi di internet». Il voltafaccia ha lasciato di stucco anche i suoi fan. Prima e dopo le elezioni di novembre, Obama si è distinto per la sua determinazione a usare il web per parlare direttamente agli americani, proprio come Franklin D. Roosevelt usava la radio e John F. Kennedy la televisione. Ma se nessuno mette in dubbio che il presidente continuerà ad influenzare l’America attraverso la Rete, Raw Story dubita che avverrà mai il contrario.
OBAMA SU WIKIPEDIA - «La sua mancanza di rispetto per i blogger suggerisce che egli userà il web più per trasmettere i suoi messaggi che per riceverli o incorporarli nelle sue decisioni politiche», spiega. Essere stato il primo presidente della storia a dare spazio a un reporter online dell’Huffington Post, Sam Stein, nella sua prima conferenza stampa all’inizio di febbraio non significa, insomma, che Obama legga il blog di Stein per vedere cosa ha da dire. E a mettere sotto accusa il suo approccio al web sono anche i siti di destra che l’accusano di aver censurato tutti gli elementi negativi dalla pagina di Wikipedia a lui dedicata, che appare insolitamente adulatoria e trionfalistica, al contrario di quella di George W. Bush, all’insegna della controversia.
«FORBICE CENSORIA» - «Sotto la forbice censoria di Obama sono caduti anche i riferimenti alla sua amicizia con il reverendo razzista Jeremiah Wright e con l’ex terrorista Bill Ayers», punta il dito il sito della destra cristiana WorldNetDaily, rilanciato dal Drudge Report, vicino ai repubblicani. Entrambi accusano Obama di «censurare, nel giro di pochi secondi, qualsiasi accenno negativo, anche se suffragato da articoli e documenti d’archivio». «È tutta una crociata della destra per distruggerlo» ribattono i blog liberal, citando la stessa portavoce di Wikipedia, Angela Beesley Starling, secondo cui «a correggere le pagine del sito non è l’entourage di Obama ma lettori qualsiasi». La prova che la destra non ha ancora digerito la sua vittoria? La raccolta di firme organizzata da WorldNetDaily per costringere Obama a rendere noto il suo certificato di nascita che, secondo il sito ultraconservatore, dimostrerebbe che è nato in Africa e quindi è stato eletto illegalmente. (Corriere)
Questa è la dimostazione che anche i Presidenti Usa possono dire delle sciocchezze.
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Tibet: arrestati 109 monaci che protestavano
Proteste in Tibet, 109 monaci arrestati
Due giornalisti italiani fermati dalla polizia e rilasciati dopo 3 ore. Hu Jintao: «Muraglia contro separatismo»
PECHINO - Più di cento monaci del monastero tibetano di An Tuo, nella provincia cinese di Qinghai, sono stati arrestati dopo una manifestazione tenuta in occasione del capodanno tibetano, celebrato il 25 febbraio , mentre il presidente cinese Hu Jintao ha esortato i funzionari tibetani a erigere una nuova «Grande muraglia contro il separatismo». Gli arresti sono stati 109 sui circa 300 monaci che vivono abitualmente nel monastero. I monaci di An Tuo hanno spiegato che martedì, cinquantesimo anniversario della rivolta tibetana conclusa con la fuga in India del Dalai Lama, potrebbero verificarsi altre manifestazioni.
PROTESTE - Lunedì nella contea di Guoluo, sempre nel Qinghai, due auto della polizia forestale sono state colpite da due rudimentali bombe. Le esplosioni sono avvenute dopo che i residenti si sono riuniti alla stazione di polizia per manifestare a favore del conducente di un furgone per legname che è stato fermato domenica a un posto di blocco della polizia, ha spiegato l'agenzia di stampa Nuova Cina. I movimenti indipendentisti tibetani in esilio in India hanno annunciato che si preparano a compiere «manifestazioni spettacolari» per commemorare l'anniversario del 10 marzo 1959. Il Dalai Lama ha invece invitato i fedeli a non alzare troppo la voce e di accontentarsi delle cerimonie e delle preghiere in programma. La Cina ha reso noto di aver inviato altre truppe in Tibet per «proteggere la stabilità della regione di frontiera».
FERMATI DUE GIORNALISTI ITALIANI - La notizia degli arresti monaci è stata riferita da alcuni religiosi a due giornalisti italiani, corrispondenti di Ansa (Beniamino Natale) e Sky Tg24 (Gabriele Barbati). I due reporter subito dopo sono stati fermati dalla polizia per tre ore e poi rilasciati. Barbati ha ribadito che lui e il collega non avevano violato alcuna legge cinese: «All'inizio hanno cercato di spaventarci», ha raccontato il giornalista, «ma la nostra preoccupazione era soprattutto per il nostro autista. Ai locali la polizia riserva infatti sempre un trattamento diverso rispetto agli stranieri. Per fortuna alla fine hanno rilasciato anche lui». La polizia non ha dato spiegazioni sulle ragioni del fermo.
«MURAGLIA CONTRO SEPARATISMO» - Il presidente cinese Hu Jintao ha fatto appello ai dirigenti del Tibet a formare una «Grande muraglia» contro il separatismo tibetano. «Dobbiamo costruire una Grande muraglia nella nostra lotta contro il separatismo e salvaguardare l'unità della madre patria», ha detto Jintao citato dalla tv di Stato cinese. «Il Tibet deve mettere in opera pienamente gli obiettivi dello sviluppo e della stabilità e assicurare che l'economia si sviluppi rapidamente e che la sicurezza dello Stato e della società restino stabili», ha aggiunto il capo dello Stato incontrando i delegati tibetani presenti a Pechino per la sessione plenaria annuale del Parlamento cinese.
REPRESSIONE - La repressione cinese in Tibet ha raggiunto i livelli toccati nel decennio della Rivoluzione culturale (1966-1976). Lo denuncia un rapporto dell'International Campaign for Tibet (Ict), diffuso alla vigilia del 50° anniversario della rivolta tibetana. Il rapporto comprende una lista di 600 prigionieri politici arrestati nel corso dell'ultimo anno dopo le proteste del marzo 2008. Il documento cita oltre 130 pacifiche proteste condotte in Tibet nel corso dell'ultimo anno e denuncia l'arresto di centinaia di monaci dei monasteri di Sera, Drepung e Ganden, chiusi dalle autorità. Sono inoltre circa 1.200 i tibetani scomparsi nel corso di quest'anno. Le forze di sicurezza hanno sparato il 26 febbraio a un monaco che si era dato fuoco e il 1° marzo un centinaio di monaci ha protestato contro il divieto di pregare nel loro monastero.
FINI - Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante la conferenza stampa con il premio Nobel per la pace Martti Ahtisaari a Montecitorio, ha affermato che «è un dovere esprimere piena solidarietà al popolo tibetano e riconoscere l'autorità morale e politica del Dalai Lama, oltre a invitare la Cina a una politica più rispettosa dei diritti umani». (Corriere)
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Le défilé du 8 mars au Congo
A travers un défilé organisé le 8 mars
Les Congolaises déterminées à mettre fin aux violences dont elles sont victimes
Par Raymonde Senga Kosi
Les Congolaises, toutes catégories sociales confondues, alignées derrière la ministre du Genre, Marie-Ange Lukiana, sont déterminées à mettre fin à toutes formes de violences dont elles sont victimes. Le grand défilé organisé le dimanche 8 mars 2009 est un signal qui renforce leur décision.
Habillées toutes en pagne imprimé pour la circonstance ou non, des Kinoises ont participé massivement au grand défilé de visibilité et de détermination organisé en leur honneur sur le boulevard Triomphal à Kinshasa par le ministère du Genre, Famille et Enfant. Présents à l’événement l’épouse du chef de l’Etat, Mme Olive Lembe, des autorités gouvernementales et provinciales et des représentants des agences du système des Nations Unies et autres membres du corps diplomatique.
Le thème choisi pour célébrer cette journée internationale de la femme rencontre bel et bien la campagne de dénonciation des violences faites aux femmes, «Je dénonce», lancée depuis le mois de novembre 2008 par la ministre du Marie-ange Lukiana. Ainsi, elle a relevé que la présence de Mme l’épouse du chef de l’Etat et de tant d’autres autorités à la manifestation constitue un signal fort de leur soutien au combat de la femme contre les violences qu’elle ne veut plus subir.
A travers cette campagne, a-t-elle souligné, les femmes dénoncent également tous les avatars dont le pays a été victime. Avec comme conséquence des violences massives faites à la femme qui ont aussi constitué un véhicule du Vih/Sida. Les femmes dénoncent aussi des violences à leur participation décisive à la reconstruction de la République.
La ministre Lukiana a par ailleurs mentionné la sensibilité du gouvernement à l’émancipation de la femme. Et ce, à travers deux grandes décisions, à savoir la création d’un fonds pour la protection de la femme et de l’enfant ainsi que la création d’une agence de lutte contre les violences sexuelles. Toutefois, a-t-elle insisté, les capacités des femmes ne cesseront d’être renforcé et à travers le Conseil national de la femme.
La ministre a enfin exhorté les partenaires internationaux à ne pas se lasser à pousser de l’avant les conditions de la femme. Mme Olive Lembe, qui a ouvert le défilé, a, auparavant encouragé les femmes dans ce combat contre les violences dont elle-même est partie prenante. Elle a demandé une participation massive de leurs partenaires masculins dans le combat afin que l’arsenal juridique de répression contre les violences sexuelles soit d’application effective au pays pour éradiquer ce fléau.
Relevant toutes les formes de violences dont sont l’objet les femmes, Mme Olive Lembe a invité les hommes et les femmes à des comportements responsables pour y mettre fin. Elle a salué la perspicacité des femmes à soutenir leurs partenaires hommes pour assurer la survie de leurs foyers.
Pas un slogan
Soulignons, par ailleurs, que la veille, la ministre du Genre de Famille et Enfant s’est adressée à la nation pour circonscrire le sens de l’édition 2009 de la journée internationale de la femme.
Elle a insisté que la journée Internationale de la femme n’est pas un slogan et encore moins un loisir sujet à des anti-valeurs et autres railleries.... «Le 08 mars est donc l’indépendance des femmes contre tous les jougs rétrogrades», a-t-elle souligné. Pour Marie-Ange Lukiana, c’est un jour d’interpellation de la femme pour qu’elle se libère de tous ces jougs rétrogrades afin d’affirmer, partout, ce qu’elle est, l’être d’excellence créé d’une manière particulière par Dieu.
Cependant, a-t-elle poursuivi, c’est également la main tendue à l’homme, partenaire de vie, de bien-être et de développement pour que «l’union faisant la force», ensemble l’homme et la femme bâtissent une société de dignité pour tous et à visage plus humain.
Marie-Ange Lukiana a également indiqué que le thème choisi cette année par l’ONU touchent au plus haut point le drame vécu par les femmes et les enfants du Congo démocratique. Il s’agit des violences sexuelles massives et sauvages perpétrées sur les femmes et les enfants et Vih/Sida, utilisées comme arme de guerre en République démocratique du Congo. D’où le thème international amène à considérer 2009 comme année de la réparation par les communautés internationale et nationale, des préjudices incommensurables subies par la petite fille, la jeune fille et les femmes de la RDC. (Agenzia Fides)
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De Bortoli rinuncia
De Bortoli rinuncia alla presidenza Rai
«Ringrazio Franceschini e Letta per l'offerta ma resto alla direzione del Sole»
MILANO - Ferruccio de Bortoli rinuncia alla carica di presidente della Rai. «Ringrazio Dario Franceschini e Gianni Letta per l'offerta di presiedere la Rai, azienda patrimonio del paese. Un incarico di grande prestigio per il quale mi ero reso disponibile. Dopo attenta riflessione ho però deciso di restare dove sono: a fare solo il giornalista». Così il giornalista milanese ha annunciato la scelta di rimanere direttore del quotidiano «Il sole 24 ore».
LA SCELTA - La decisione a sorpresa di de Bortoli arriva dopo che i principali giornali avevano dato per certa la nomina del direttore del quotidiano della Confindustria.
NUOVO INCONTRO FRANCESCHINI-LETTA - Dopo l'annuncio di de Bortoli Gianni Letta e Dario Franceschini si sono visti ancora una volta per una ventina di minuti, presso la sede del Pd a Sant'Andrea delle Fratte. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e il leader del Pd non hanno potuto che prendere atto della decisione di de Bortoli. Il «no, grazie» del direttore del Sole 24Ore rimette in gioco l'intera partita del vertice Rai, ma dal colloquio tra Letta e Franceschini, a quanto si è appreso, sarebbe emersa la comune volontà di stringere i tempi per rispettare la data di martedì dell'assemblea degli azionisti Rai che dovrebbe indicare sia il nome dell'ottavo componente del Cda sia quello del candidato presidente da sottoporre al voto della commissione parlamentare di Vigilanza. È molto probabile, pertanto, che Letta e Franceschini torneranno a vedersi durante la giornata. (Corriere)
11:21 Publié dans opinioni | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Colleferro rifiuti tossici in termovalorizzatore
Truffa dei rifiuti a Colleferro : 13 arresti
Falsificati i certificati di analisi: nell'impianto finivano anche materiali tossici
ROMA - Un termovalorizzatore moderno, un modello di tecnologia. Quello di Colleferro. Ma dentro ci finiva di tutto, con pesanti conseguenze sull'ambiente circostante. E’ questa l’accusa per cui nella notte tra domenica e lunedì i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno eseguito 13 ordini di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessi dal gip del tribunale di Velletri, nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno. Secondo quanto si apprende da fonti investigative a Colleferro veniva smaltito ogni tipo di rifiuto violando «tutte le norme previste». Parte del materiale, hanno verificato gli uomini dell'Arma, arriva «di nascosto» dalla Campania e comprendeva anche rifiuti pericolosi.
I REATI - I reati contestati a vario titolo sono di associazione per delinquere; attività organizzata per traffico illecito di rifiuti; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; truffa aggravata ai danni dello Stato; favoreggiamento personale; violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni; accesso abusivo a sistemi informatici.
IN MANETTE I DIRIGENTI DEL CONSORZIO - A finire in manette la dirigenza del consorzio che gestisce l'impianto di smaltimento alle porte di Roma e alcuni responsabili dell'Ama per i ciclo dei rifiuti. Tra di loro anche il direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro, Paolo Meaglia; un dirigente dell’Ama; soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software, chimici di laboratori di analisi. I militari oggi hanno provveduto anche a notificare 25 informazioni di garanzia. (Corriere)
07:54 Publié dans opinioni | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Prescrizione vicina, processo rinviato
Prescrizione in agguato, processo rinviato
lunedì 09 marzo 2009
di Alessio Di Carlo
Apprendiamo da un'Ansa segnalata dal Direttore Perricone della paradossale situazione che si starebbe verificando presso il Tribunale di Bolzano dove, causa la carenza di organico, il presidente Heinrich Zanon avrebbe autorizzato il giudice a rinviare un processo penale a una data in cui il procedimento sara' oramai prescritto.
“Continuare il processo - ha detto Zanon alla stampa locale - oltre a produrre considerevoli costi per il sostanziale funzionamento a vuoto dell'apparato giudiziario, richiederebbe l'impegno di non indifferenti risorse finanziarie per l'assunzione di perizie da rinnovare. Tutto questo andrebbe a gravare sulla collettivita' senza alcun beneficio per l'attuazione di un'ipotetica pretesa punitiva”.
Non c'è dubbio che la decisione del Dottor Zanon susciterà più di una polemica, posto che il vigente regime di obbligatorietà della azione penale impone di esercitare l'azione per tutta la durata del procedimento senza lasciare alcun margine di discrezionalità tanto al PM quanto al Giudice circa le sorti del processo.
Se si aggiunge poi che l'imputato in questione era accusato di fatti legati alla corruzione, diventa pressoché certo che la vicenda scatenerà un vespaio di polemiche.
Tuttavia al Dottor Zanon vanno riconosciuti almeno due meriti: il primo riguarda l'aver avuto il coraggio di rendere pubblica una decisione che avrebbe agevolmente potuto tenere riservata.
Il secondo, ben più rilevante, riguarda il merito della scelta: decidere di soprassedere da un procedimento costoso ed inutile per la collettività, che in ogni caso non avrebbe potuto condurre all'accertamento della verità, tanto più assumendo pubblicamente la responsabilità della scelta, è un gesto che – più di mille convegni – vale a dimostrare l'opportunità di ripensare all'attuale sistema tutto imperniato sulla pretesa obbligatorietà dell'azione penale, tanto ipocrita nel momento attuativo quanto inutile e gravoso per la collettività. (Giustizia Giusta)
07:51 Publié dans opinioni | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Civili stremati nello Sri Lanka
A causa del conflitto
Allo stremo i civili
nello Sri Lanka di Francesco Citterich
Sono sempre più gravi le notizie che provengono dalle zone nordorientali dello Sri Lanka dove infuriano i combattimenti tra l'esercito governativo e i guerriglieri secessionisti delle Tigri per la liberazione dell'Eelam tamil (Ltte). Una violenza senza freni, che colpisce soprattutto la popolazione civile. La conferma è arrivata dalle Nazioni Unite, che hanno denunciato ancora una volta le enormi difficoltà di chi vive soprattutto nel distretto settentrionale di Mullaittivu, l'ultimo lembo di territorio ancora sotto il controllo dei ribelli separatisti. E nella zona è atteso da un giorno all'altro l'attacco conclusivo dell'esercito.
Un portavoce dell'Onu nel Paese asiatico ha detto che molti civili - alcune stime parlano di oltre duecentocinquantamila persone, la maggior parte dei quali bambini e anziani - stanno letteralmente morendo di fame e di stenti, definendo quella in corso nello Sri Lanka una catastrofe umanitaria sconvolgente. La situazione è disperata, perché da settimane manca di tutto: cibo, acqua potabile e medicine. Solo una minoranza delle persone intrappolate dal fuoco incrociato dei belligeranti sono riuscite tra enormi difficoltà ad attraversare la linea del fronte verso territori più sicuri. In una lettera inviata nei giorni scorsi al ministero della sanità di Colombo, il responsabile regionale dei servizi sanitari di Mullaittivu ha affermato che nell'ospedale da lui diretto arrivano ogni giorno tredici cadaveri di persone morte di fame e malattie.
Da quando l'esercito governativo ha intensificato l'offensiva per costringere alla resa le ultime sacche di resistenza dei ribelli separatisti dell'Ltte - dichiarata organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, dall'Australia, dall'India, dal Canada e dai ventisette Paesi dell'Unione europea - in tutta la zona dove si combatte non sono più stati inviati gli aiuti umanitari.
L'imponente avanzata bellica è scattata all'indomani del rifiuto del Governo di Colombo di negoziare un cessate il fuoco, come richiesto dai ribelli. Una proposta che il portavoce del ministero della Difesa aveva liquidato come ridicola, commentando una missiva che il leader dell'ala politica dell'Ltte aveva inviato alle Nazioni Unite e agli osservatori internazionali di Stati Uniti, Giappone, Norvegia e Unione europea, nella quale sosteneva che i guerriglieri tamil erano pronti a sedersi al tavolo delle trattative per giungere ad una tregua.
Le Tigri conducono da oltre venticinque anni una sanguinosa lotta armata contro il Governo di Colombo per l'indipendenza di uno stato federato tamil nelle regioni settentrionali e orientali dell'isola dell'Oceano indiano. Nei giorni scorsi, i guerriglieri separatisti hanno denunciato che almeno settanta civili, tra cui ventuno bambini, sarebbero stati uccisi dai colpi di artiglieria sparati dall'esercito nel nordest del Paese. Tra le vittime ci sarebbe anche un operatore cingalese del Comitato internazionale della Croce Rossa, ucciso da una granata mentre cercava di aiutare un gruppo di civili feriti a salire a bordo di un traghetto dell'organismo umanitario.
In una nota diffusa dal Palazzo di Vetro, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, si è detto estremamente preoccupato per il crescente numero di vittime civili nel conflitto, sottolineando l'urgente bisogno di porre fine agli scontri a fuoco senza ulteriori perdite di vite umane e nuove distruzioni. Ban Ki-moon ha esortato le parti in lotta a sospendere immediatamente i combattimenti per consentire ai civili di lasciare le zone interessate e consentire l'accesso alle varie organizzazioni umanitarie. In particolare, il segretario generale delle Nazioni Unite ha intimato ai ribelli secessionisti dell'Ltte - uno dei gruppi terroristici più efficaci nell'intero panorama internazionale del dopoguerra - di interrompere il reclutamento forzato di bambini, mentre alle autorità del Paese ha chiesto di risolvere i problemi all'origine del conflitto. Analogo appello per fermare subito le ostilità era stato lanciato nei giorni scorsi anche dai ministri degli Esteri dell'Unione europea. Al momento, però, non sembrano esserci margini per avviare una trattativa. In una recente intervista, il ministro degli Esteri di Colombo ha infatti dichiarato che il Governo non accetterà altro che la capitolazione completa delle Tigri per la liberazione dell'Eelam tamil, accusati, tra l'altro, di usare i civili come scudi umani.
Il sanguinoso conflitto civile nello Sri Lanka sembra, dunque, essere giunto all'epilogo. E la sempre più probabile sconfitta definitiva dei ribelli aprirà nuovi scenari politici. L'esito delle elezioni che si svolgeranno nel 2010 sarà senza dubbio condizionato dalla vittoria contro le Tigri tamil. In questo contesto, è molto probabile che l'Esecutivo decida di anticipare il voto a quest'anno, al fine di capitalizzare la vittoria delle forze armate e permettere al presidente della Repubblica di consolidare l'autorità politica. (L'Osservatore Romano)
07:48 Publié dans opinioni | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
L'ora legale
Gli scienziati processano l'ora legale
"Non è vero che fa risparmiare"
di LUIGI BIGNAMI
MILANO - Entro la fine di marzo circa un quarto della popolazione mondiale perderà un'ora di sonno, in compenso guadagnerà un'ora di Sole in più al giorno. Questo grazie all'introduzione dell'ora legale, che negli Stati Uniti è scattata ieri, in anticipo di alcune settimane rispetto all'Europa e all'Italia, dove inizierà il 29 marzo (per terminare il 25 ottobre).
Generalmente si sostiene che lo spostamento a ritroso delle lancette serva per risparmiare energia, ma, recentemente, alcune ricerche hanno avanzato più di un dubbio.
L'idea di spostare le lancette indietro di un'ora durante l'estate fu avanzata già da Benjamin Franklin nel 1784, ma venne introdotta solo nel periodo della prima guerra mondiale, al fine di economizzare energia. Il primo lavoro di verifica per capire se davvero l'ora legale faccia risparmiare energia venne realizzato nel 1970 dal Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti, il quale giunse alla conclusione che se ne risparmia circa l'1% rispetto a quando si utilizza l'ora solare. Per molto tempo ci si è fidati di tale dato, ma le cose sono via via cambiate quando i condizionatori d'aria sono entrati in modo prepotente in case ed uffici.
Nel 2006 per la prima volta l'ora legale venne introdotta nello Stato dell'Indiana e un lavoro realizzato l'anno successivo dall'economista Matthew Kotchen dell'Università della California ha sorprendentemente messo in luce che essa fa addirittura aumentare i consumi di elettricità dell'1%, facendo perdere allo Stato 9 milioni di dollari all'anno.
"Sebbene l'ora legale riduca la richiesta di elettricità nelle case - spiega il ricercatore - ne produce anche una più elevata per i condizionatori durante le sere d'estate e per il riscaldamento durante la primavera e l'inizio dell'autunno". In California la Commissione per l'Energia è giunta ad un risultato più o meno simile. Spiega Adrienne Kandel economista della Commissione: "L'aver allungato di 15 giorni il periodo di ora legale nel nostro Stato, non ha portato ad alcun beneficio, in quanto l'anno scorso il risparmio di energia è stato dello 0,2%, ma è un dato che ha un margine d'errore dell'1,5%".
Un'indagine dell'Energy Institute australiano sostiene anch'esso che i risparmi sono solo apparenti. Secondo l'Istituto infatti, il risparmio viene sempre calcolato sulle ore interessate dalla maggiore quantità di luce (quelle pomeridiane), mentre se si fa il computo complessivo tra il risparmio pomeridiano e la maggiore richiesta di energia tra le 7 e le 8 del mattino e quella usata nelle ore più tarde perché, mediamente, si rimane svegli più a lungo, il risparmio risulta zero.
Non tutti i risultati sono negativi. Nel Rapporto stilato ad ottobre 2008 per il Congresso Usa dal Dipartimento dell'Energia si conclude che l'aver anticipato di 4 settimane l'ora legale ha fatto risparmiare globalmente lo 0,5% dell'energia, che corrisponde a quella utilizzata da 100.000 appartamenti per un intero anno. Per l'Italia Terna, la società responsabile della trasmissione dell'energia elettrica sulla rete, sostiene che negli ultimi anni si sono risparmiati da 70 a 80 milioni di euro all'anno.
Ma al di là dell'uso dell'energia c'è un altro elemento da considerare: le ricadute sulla salute. Nonostante si dica che un'ora in più di luce dovrebbe permettere maggiore possibilità di movimento per la gente, secondo il New England Journal of Medicine, durante la prima settimana della nuova ora vi è un aumento del 5% di infarti e questo succede dal 1987. Motivo: l'alterazione che si viene a creare nei ritmi biologici e soprattutto in quelli del sonno. (Repubblica)
07:43 Publié dans opinioni | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Morti 2 soldati britannici in Nord Irlanda
Nord Irlanda, assalto alla caserma
L'Ira uccide due soldati britannici
Il premier Brown allarmato: «Non ci
faremo intimorire, la pace è al sicuro»
I dissidenti dell’Esercito repubblicano
Irlandese hanno rivendicato l'attentato
L’attacco di ieri sera contro una base dell’esercito britannico in Irlanda del Nord, attribuito all’Ira, non farà «deragliare» il processo di pace che ha tutto il sostegno della popolazione, secondo il premier britannico Gordon Brown. «Intensificheremo i nostri sforzi perché il processo di pace persista» ha promesso l’inquilino di Downing Street, aggiungendo che «la principale priorità (del suo governo, ndr) è stata sempre stata la sicurezza della popolazione in Irlanda del Nord e noi faremo tutto il possibile per garantire che la pace sia al sicuro».
L’attentato, in cui due soldati sono morti e altre quattro persone sono rimaste ferite, è avvenuto ieri sera alle 21.40 (le 22.40 in Italia) nel quartier generale del genio militare a Masserene nella contea di Antrim, a nord ovest di Belfast. Stando alle più recenti ricostruzioni, il commando armato si è avvicinato in macchina e ha aperto il fuoco all’ingresso principale della base, dove un gruppo di militari e civili dello staff stavano ritirando delle pizze da un fattorino. A differenza delle prime ricostruzioni, i responsabili dell’imboscata non si trovavano a bordo del furgone per la consegna delle pizze, ma l’avrebbero seguito per avvicinarsi ai militari e poi fuggire, dopo il raid con fucili d’assalto in cui sono stati sparati almeno 30-40 colpi.
L’attentato è stato rivendicato dalla "Real Ira", una frangia scissionista irriducibile dell’Esercito repubblicano Irlandese - con una telefonata al giornale irlandese Sunday Tribune, a Dublino. Secondo i media britannici, la persona che ha chiamato ha usato un "codice" noto anche al giornale per confermare la veridicità della rivendicazione, a nome della "Brigata South Antrim" della Real Ira. La Real Ira è considerata il principale tra i gruppi repubblicani dissidenti che non hanno mai accettato il processo di pace. Questo gruppo ha firmato l’attentato del 15 agosto 1998 a Omagh, il più sanguinario dell’intero conflitto nordirlandese, con 29 morti.
L’attentato, il peggiore in oltre un decennio in Irlanda del Nord, sembra studiato per mettere alla prova il governo condiviso cattolico-protestante e più in generale il processo di pace. Politici della maggioranza unionista e della minoranza nazionalista dello Sinn Fein, seguita prevalentemente dai cattolici, già prima della rivendicazione avevano attribuito l’attacco all’Ira. Dalle leadership arrivano comunque rassicurazioni sul fatto che l’attentato non minerà la coalizione che si è insediata nel maggio 2007 - con un primo ministro unionista e un vice ministro dello Sinn Fein - né l’accordo di pace del 1998 (chiamato anche "del Venerdì Santo") raggiunto faticosamente dopo tre decenni di violenza intersettaria, costati la vita a oltre 3mila persone.
L’esercito repubblicano irlandese (Ira), che ha lottato per un’Irlanda unita con l’appoggio della minoranza cattolica, silgò un’intesa per il cessate il fuoco con i militanti protestanti filobritannici; le truppe britanniche lasciarono la provincia nel 2007, ma episodi sporadici di violenza sono continuati nonostante l’accordo di pace. Sino a pochi mesi fa, gran parte dei disordini erano stati attribuiti più alla criminalità che a movimenti di origine politica o confessionale. A gennaio, un ordigno è stato disinnescato a Castlewellan, cittadina a 50 chilometri a sud di Belfast. Un gruppo repubblicano rivendicò di aver piazzato la bomba. «È un terribile ricordo degli eventi del passato» ha commentato Peter Robinson, capo del principale partito protestante nella provincia e del governo di coalizione, garantendo che «non ci faremo deviare dalla direzione che l’Irlanda del nord ha intrapreso». Robinson, costretto a cancellare una visita negli Stati Uniti, ha definito l’attentato «un’azione futile da parte di chi non ha più seguito e non ha alcuna prospettiva di successo nella propria campagna». (La Stampa)
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