samedi, 10 octobre 2009
Libri digitali
Barnes&Noble pronta a lanciare
un lettore di libri digitali
Washington, 10. Il mercato del libro digitale si allarga a macchia d'olio. Barnes&Noble, la prima catena di librerie degli Stati Uniti, si prepara ad entrare nel promettente mercato dei libri elettronici. L'azienda sarebbe infatti pronta a competere con Amazon e Sony, due colossi del settore, lanciando un proprio lettore di ebook. Lo rivela "The Wall Street Journal", che cita fonti informate sul progetto. La mossa - dicono gli esperti - punta a limitare un possibile monopolio in un settore all'avanguardia.
Dopo aver lanciato uno dei primi negozi on line di ebook, Barnes&Noble ha attrezzato ognuno dei suoi negozi reali di una rete wireless alla quale qualsiasi cliente può collegarsi gratuitamente. Il nuovo lettore di libri digitali, con schermo da sei pollici e tastiera virtuale, dovrebbe arrivare sugli scaffali statunitensi il prossimo mese, a un prezzo non ancora noto. Attualmente il lettore più economico sul mercato è il Reader Pocket Edition di Sony, venduto a 199 dollari. In settimana Amazon ha invece ridotto il prezzo del "Kindle due" di 40 dollari, a 259 dollari, dopo averlo portato da 359 a 299 dollari nel mese di luglio. Secondo il sito Gizmodo - noto per i suoi scoop in campo tecnologico - il lettore di Barnes&Noble dovrebbe integrare il sistema operativo Android di Google. Per il mercato statunitense dei libri digitali - rilanciato proprio da Amazon - è attesa un'impennata nella prossima stagione natalizia. Per gli analisti di Forrester Research, nel 2009 le vendite di lettori digitali raggiungeranno i tre milioni di unità solo in America, con Amazon al 60 per cento di market share e Sony al 35 per cento.
Intanto il Kindle, il lettore digitale della Amazon, si prepara a sbarcare in oltre cento Paesi, tra cui in particolare la Cina e l'India. Inoltre i vertici di Amazon stanno studiando metodi con cui allargare l'offerta di testi. Le ripercussioni del successo di Kindle sul mondo dell'editoria potrebbero essere molto significative: i libri elettronici costano in media molto meno degli equivalenti cartacei. Inoltre, Kindle permetterebbe di effettuare un abbonamento ai maggiori quotidiani a un prezzo molto ridotto. Al momento - riferiscono fonti di stampa - le vendite di Kindle stanno andando molto bene, il che spiega anche perché il prezzo del lettore digitale possa essere regolarmente abbassato. L'Osservatore Romano
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mardi, 06 octobre 2009
Hotmail nella bufera
Migliaia di password relative ad indirizzi di posta elettronica su Hotmail sarebbero stati rubati e messi online: è quanto pubblica il sito della Bbc, mentre Microsoft (propietaria di Hotmail) ha avviato un’indagine per verificare se vi siano state delle violazioni della sicurezza.
A dare la notizia per primo è stato il blog Neowin.net: i dati - ottenuti grazie all’hackeraggio o attraverso truffe informatiche - sarebbero poi stati diffusi lo scorso primo ottobre sul sito pastebin.com, utilizzato di norma dagli sviluppatori di codici.
I dati sono poi stati rimossi ma la Bbc ha potuto esaminare una lista di 10.028 nomi inizianti con le lettere A e B, la maggior parte dei quali relativi ad indirizzi mail basati in Europa. La Stampa
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dimanche, 01 mars 2009
Occorre tempo per valutare l'azione militare
AFRICA/CONGO RD - “Occorre aspettare qualche mese per verificare i risultati dell'operazione militare” dice un missionario dopo il ritiro delle truppe rwandesi dal Kivu
Kinshasa - “Certe dichiarazioni ufficiali mi sembrano eccessivamente ottimiste e penso che siano state rilasciate per giustificare l'operazione militare congiunta; ma occorre guardare alla realtà dei fatti: non mi sembra che l'operazione sia riuscita a ottenere un risultato definitivo” dice all'Agenzia Fides p. Loris Cattani, missionario saveriano con una lunga esperienza nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), commentando l'avvio del ritiro delle truppe rwandesi che erano stata impiegate nel nord Kivu (est della RDC) in un'operazione congiunta con i militari congolesi contro le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR, il principale gruppo formato da ex miliziani hutu che dal 1994 hanno trovato rifugio nel nord Kivu). L'operazione era scattata il 20 gennaio, quando circa 6mila uomini dell'esercito rwandese erano entrati nel nord Kivu, con il consenso delle autorità congolesi. In cambio dell'aiuto congolese, il 22 gennaio era stato arrestato in Rwanda Laurent Nkunda, il leader del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP), il movimento di guerriglia che ha messo a ferro e fuoco il Nord Kivu (vedi Fides 21 e 23 gennaio 2009).
“Secondo le autorità congolesi sono stati uccisi 90 appartenenti alle FDLR mentre altri 200 si sono arresi per essere rimpatriati in Rwanda. Per quel che riguarda i civili, la MONUC afferma che circa 2000-3000 persone hanno fatto rientro in Rwanda. Se si pensa che le FDLR sono composte da circa 6mila combattenti sorgono dei dubbi sui risultati delle operazioni militari” spiega p. Cattani. “Le FDLR non hanno accettato il combattimento, fuggendo di fronte all'avanzata delle truppe congolesi-rwandesi e rifugiandosi nella foresta. È vero che sono state distrutte le loro basi, ma si fa presto a ricostruirle. Le FDLR si finanziano con i traffici delle ricchezze del Kivu e in passato sembra che abbiano ricevuto armi dall'esercito congolese per contrastare il movimento di Nkunda” continua il missionario. Secondo la stampa congolese si temono rappresaglie contro la popolazione civile locale da parte delle FDLR.
“Su un piano più generale, occorre fare due considerazioni- prosegue il missionario. In primo luogo la rapidità della svolta nelle relazioni tra Rwanda e Congo che fino agli inizi di gennaio si accusavano di destabilizzarsi reciprocamente: Kigali accusava Kinshasa di armare le FDLR; il Congo accusava invece il Rwanda di sostenere Nkunda. Poi all'improvviso la svolta: il Rwanda arresta Nkunda quasi in contemporanea all'operazione congiunta nel nord Kivu contro le FDLR. Un mese prima inoltre le truppe ugandesi avevano sferrato un'offensiva contro LRA. É emerso che entrambe le operazioni sono state preparate e appoggiate da AFRICOM, il nuovo comando del Pentagono per l'Africa. É chiaro che USA e Unione Europea hanno esercitato forti pressioni su Kigali e Kinshasa perché si riavvicinassero. Alla luce di queste considerazioni mi chiedo quanto questa svolta sia duratura e sincera. Inoltre l'operazione militare congiunta è stata preparata dal lato congolese da pochissime persone: il Parlamento non è stato consultato e nemmeno il Capo di Stato Maggiore delle forze armate. Si è giunti al paradosso che l'offensiva militare è stata preparata dal Capo della Polizia nazionale, John Numbi, senza coinvolgere il capo dell'esercito. Numbi è stato uno degli uomini chiave della decisione del gennaio 2007 di mantenere nel nord Kivu gli uomini del RCD Goma (un precedente gruppo di guerriglia filo-rwandese), che si erano integrati nell'esercito congolese riunificato (previsto dagli accordi di pace) invece di disperderli in altre regioni del Congo. Sono proprio questi uomini che sono andati a costituire un anno più tardi la formazione di Nkunda”.
Nonosstante queste considerazioni p. Loris rimane aperto alla speranza di pace: “Sono il primo a essere disposto a dare credito a un effettivo riavvicinamento tra Rwanda e Congo: spero sinceramente che vi sia un ritorno della pace. Si parla adesso di piani di integrazione economica tra Rwanda, Burundi e Kivu. Ma questo esisteva già prima della crisi degli anni '90. Esisteva infatti la Comunità Economica dei Paesi dei Grandi Laghi. Occorre ritornare a questa senza però che gli interessi strategici ed economici delle potenze straniere condizioni questo processo, che deve essere al servizio, prima di tutto delle popolazioni locali”. (L.M.) (Agenzia Fides).
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Nigerian prisoners to be sent home
400 Nigerian prisoners in British jails to be sent home
Written by Vanguard
Nigerian prisoners in British jails to be sent home Hundreds of Nigerian prisoners are to be sent home to serve out their sentences in Nigeria to ease the pressure on British jails.
Up to 400 prisoners are being repatriated when the British government reached a deal with Nigeria after months of negotiating.
The move paves the way for hundreds more criminals to be deported. Gordon Brown has vowed that thousands of prisoners from Nigeria, Vietnam and China will be sent home as “expeditiously as possible”.
An agreement has already been signed with Jamaica, which tops the list of foreign nationals in jails in England and Wales, although only a limited number of the 1,400 Jamaicans in British prisons will be returned home.
The scale of the problem facing the Government was disclosed shortly after Mr Brown took over in 2007. Figures were released showing that only 136 foreign national prisoners were repatriated in 2005, while 9,610 foreign nationals started jail terms in England and Wales.
It also emerged that prisoners from two jails reserved exclusively for foreign nationals were released early to ease prison overcrowding. Some 21 foreign nationals held in Bullwood Hall and Canterbury jails were released 18 days early under the Ministry of Justice’s emergency early release scheme.
Deals on repatriation are being sought with Nigeria, Vietnam and China which account for afurther 1,700 inmates. Until recently prisoners had to consent to repatriation, but ministers have scrapped the rule and hope to increase substantially the number being sent home to serve their jail terms.
Jamaica has 1,400 foreign prisoners in British cells, Nigeria has more than 1,000, while Vietnam and China have 400 and 300 prisoners in British jails.
However, before any deals can be concluded, ministers need assurances that sentences imposed by the British courts will be enforced fully in the home states. It is also likely to be difficult to reach a deal with China, which already refuses to take back failed asylum-seekers and illegal immigrants. (Agenzia Fides).
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samedi, 28 février 2009
Giù gas e luce
In arrivo forti risparmi per luce e gas
Dal 1° aprile le tariffe dovrebbero registrare un ribasso dell'8,1% per il metano e del 3,1% per l'elettricità
ROMA - In arrivo forti risparmi per le bollette di luce e gas: complice il forte calo del prezzo del petrolio, dal l primo aprile prossimo, le tariffe dovrebbero registrare un ribasso dell'8,1 per il metano e del 3,1% per l'elettricità. È quanto prevede Nomisma Energia stimando un risparmio complessivo di 104,30 euro l'anno a famiglia. Se le stime saranno confermate dall'aggiornamento trimestrale - atteso dall'Authority per l'energia entro marzo - per il gas la minor spesa sarà di circa 90 euro l'anno a famiglia mentre per la luce si attesterà a 14,6 euro.
CALO - L'ultima parola sull'andamento delle bollette elettriche per il prossimo trimestre aprile-giugno spetta comunque all'Authority per l'energia che, entro fine marzo, dovrà rendere noto l'aggiornamento. Il calo si andrebbe ad aggiungere a quello, seppur più limitato, già scattato nel primo trimestre 2009 quando - dopo cinque trimestri di forti aumenti - le tariffe sono tornate a calare, spinte dal ripiegamento delle quotazioni energetiche.
(Corsera on line).
18:34 Publié dans Media | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Condannati 3 esponenti della guerriglia
AFRICA/SIERRA LEONE - Condannati tre esponenti della guerriglia in Sierra Leone anche per le violenze sessuali di massa; “è un primo atto di giustizia” dice a Fides un missionario
Freetown (Agenzia Fides)- “È un primo atto di giustizia e di riparazione nei confronti delle vittime, al quale devono però seguirne altri, anche più concreti” dice all'Agenzia Fides p. Gerardo Caglioni, missionario saveriano con una lunga esperienza in Sierra Leone e autore di importanti saggi sulla storia e sull'evangelizzazione del Paese, commentando le condanne inflitte dalla Corte
speciale per la Sierra Leone ai tre comandanti tra i più alti in grado del Fronte Rivoluzionario Unito (RUF, il principale gruppo di guerriglia del Paese durante la guerra civile). Issa Hassan Sesay, Morris Kallon e Augustine Gbao sono le prime persone al mondo ad essere state condannate specificamente per attacchi alle forze di pace internazionali e per i cosiddetti “matrimoni forzati” delle donne, definiti dal procuratore generale Stephen Rappo come “atti disumani”.
“Queste condanne, come l'istituzione della Corte speciale per la Sierra Leone, sono solo le tappe iniziali di un lungo processo di riparazione dei torti subiti” dice p. Caglioni. La Sierra Leone è stato il teatro di una lunga guerra civile (1991-2002), caratterizzata da atrocità indescrivibili (amputazioni degli arti, violenze sessuali di massa, ecc..). La Corte speciale è stata istituita nel 2002 per processare quanti erano accusati dei più atroci crimini durante la guerra civile, che ha fatto 50mila vittime. Alcuni miliziani del RUF, tragicamente noto in particolare per la pratica di reclutare bambini-soldato, erano stati condannati nel 2007. Sotto processo anche l'ex presidente della Liberia, Charles Taylor, accusato di aver contribuito a fomentare il conflitto in Sierra Leone, in parallelo a quello che si combatteva nel suo Paese tra il 1989 e il 2003, perché coinvolto nel traffico di diamanti provenienti da alcune zone della Sierra Leone.
“La strada per la ricostruzione del Paese è ancora lunga. Per fortuna c'è l'aiuto della comunità internazionale, senza il quale non sarebbe possibile rimettere in sesto le istituzioni nazionali. Non è certo un aiuto disinteressato, visto che la Sierra Leone è ricca di diamanti, rubini, zaffiri e di minerali strategici come la bauxite e il rutile ” conclude il missionario. (L.M.).
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Roma favorisce il dialogo tra Usa e Iran
Iran, Hillary dà il via libera
alla missione di Frattini
Roma si candida come apripista alle nuove relazioni tra Washington e il Paese degli ayatollah
Via libera dell’amministrazione americana alla missione di Franco Frattini a Teheran. «Non ci sono obiezioni di principio, andrò entro marzo», annuncia il ministro degli Esteri dopo l’incontro con il segretario di Stato Hillary Clinton e l’inviato di Obama in Afghanistan, Richard Holbrooke. La visita sarà soprattutto una consultazione in vista della conferenza G8 sull’Afghanistan in programma a Trieste in giugno - nessun legame col dossier nucleare - alla quale il capo della nostra diplomazia ha invitato l’Iran. «Un Paese importante per la stabilizzazione della regione» - sottolinea - e per il quale l’appuntamento italiano è l’occasione per uscire dall’isolamento. L’invito non è ancora ufficiale, in attesa di consultare i Paesi arabi moderati alla conferenza su Gaza di Sharm, lunedì. Ma il via libera di Washington alla partecipazione iraniana (si tratta ora di «stabilirne il come»), e alla missione a Teheran di Frattini, è un viatico decisivo a un’iniziativa che - se avrà successo - potrebbe consentire all’Italia di svolgere un ruolo di apripista nelle relazioni fra la Repubblica islamica e la nuova amministrazione americana. Se - come il nostro governo auspica - a Trieste siederanno allo stesso tavolo Hillary Clinton e il ministro Manucher Mottaki, comincerà una nuova fase nei rapporti fra due Paesi che da oltre 30 anni sono sull’orlo dello scontro aperto.
Fermo restando che sul nucleare resta in piedi l’impianto attuale delle sanzioni, in mancanza di solide garanzie sugli obiettivi non militari del programma iraniano. Su questo punto la signora Clinton ha confermato a Frattini la linea del doppio binario: minaccia di sanzioni accompagnata da offerte di dialogo. L’iniziativa del ministro è importante - aldilà del suo obiettivo primario - anche per la posizione italiana nell’arena mondiale, e per il rilancio delle relazioni con l’amministrazione Usa dopo il ritiro di Bush: un presidente con il quale il nostro premier si intendeva spesso a colpi di pacche sulle spalle. Con l’arrivo di Obama le regole sono cambiate e - la nostra diplomazia ne è consapevole - bisogna riconquistarsi un ruolo sulla base dei fatti. Aldilà di riconoscimenti importanti ma rituali come quelli di ieri: «L’Italia è un partner affidabile, leader in tante importanti questioni», ha detto Hillary Clinton nella breve dichiarazione che ha preceduto l’incontro. «Confermiamo il nostro pieno impegno a una stretta collaborazione con gli Usa», ha risposto il nostro ministro. Se avrà successo, quello che Frattini definisce «un cambio di passo importante» di Washington con l’Iran sarà un «fatto» di peso, con importanti ricadute anche per chi ha iniziato «una nuova strategia». Nei suoi colloqui americani, Frattini ha parlato anche di Guantanamo: l’Italia è disponibile a valutare «seriamente» le richieste americane, che per il momento però non ci sono state: «Nessuna lista di nomi», da Washington. (La Stampa on line).
11:30 Publié dans Media | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
L'Unità rischia di chiudere
L'Unità a rischio chiusura
"Tagli o libri in tribunale"
Chiesti una riduzione di stipendio del 40% e prepensionamenti
Ore di angoscia all’Unità. L’avventura editoriale di Renato Soru è arrivata ad un punto di rottura. Ieri l’amministratore delegato della società Nuove Iniziative Editoriali, Antonio Saracino, ha comunicato al Comitato di redazione del giornale un piano di risanamento radicale, una cura da cavallo che ha come obiettivo un forte ridimensionamento del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Un piano che prevede un taglio degli stipendi del 40%, una raffica di prepensionamenti, la chiusura di tutte le redazioni locali, la riduzione del numero delle pagine e il taglio delle spese di diffusione. Non solo: ci sarà un taglio netto delle collaborazioni e di tutti i contratti a termine. Non è ancora chiaro se c’è già un elenco di collaboratori da mandare a casa: se, ad esempio, tra queste firme ci sono anche quelle prestigiose di Marco Travaglio e Furio Colombo. Parrebbe proprio di sì. La cosa certa è che l’amministratore delegato, che è anche presidente della Nie, è stato molto duro ed esplicito: i conti vanno molto male, avrebbe detto, e l’editore non è in grado di supportare il giornale, che è in stato di preinsolvenza. «Se non si fanno questi tagli - ha detto - il 23 marzo porteremo i libri in tribunale».
In sostanza, l’alternativa ai tagli è il fallimento della società e la chiusura del giornale. Per i giornalisti e gli impiegati dell’Unità è una mazzata che non si aspettavano in questi termini. Anche se già tirava una brutta aria in redazione dopo la sconfitta elettorale in Sardegna di Renato Soru, che aveva rilevato la società il 20 maggio del 2008 con l’idea di rilanciarla. E in effetti l’ex governatore sardo di soldi ce ne aveva messi (2 milioni di euro), chiamando alla direzione una firma della Repubblica, Concita De Gregorio. All’esordio della nuova Unità in «minigonna» (lo slogan era di Oliviero Toscani), cioè formato tabloid, c’era stata una fiammata di vendite fino a 58 mila copie. Poi le vendite sono calate assestandosi attorno alle 50 mila: solo 2 mila copie in più rispetto all’Unità diretta da Antonio Padellaro. Quello che i giornalisti temevano, dopo l’esito negativo delle elezioni sarde, si sta verificando: il disimpegno di Renato Soru, che potrebbe non avere più alcun interesse a tenere in vita un giornale che, come tutti gli altri, deve fare i conti con la crisi economica e il drastico calo della pubblicità.
Le comunicazioni dell’amministratore hanno fatto scattare l’allarme rosso: in via Benaglia a Roma si è svolta un’accesa assemblea dei redattori, con il direttore De Gregorio, che di fatto ha negato una situazione catastrofica: le vendite vanno bene, c’è un 10 per cento in più. Ma per Soru questo non basta per tenere in piedi la struttura. I giornalisti hanno quindi deciso di scioperare subito e non fare uscire il giornale per oggi. Ma il direttore li ha convinti a tornare al lavoro dopo avere strappato a Soru l’impegno di incontrare il Comitato di redazione verificare insieme quali soluzioni ci siano per evitare i tagli draconiani prospettati da Saracino. Torna lo spettro della chiusura, già vissuta nel luglio del 200o. Il quotidiano ripartì poi con Colombo pochi mesi dopo. Delle intenzioni di Soru al Pd non sapevano niente. A Largo del Nazareno, già alle prese con una difficile tenuta politica dopo le dimissioni di Walter Veltroni, dicono che non si aspettavano una mossa del genere da parte dell’editore sardo. Ma è evidente che il partito, oltre che una moral suasion su Soru, non può fare altro. (La Stampa on line).
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Stupratore libero dopo un anno
Imperia, l'aggressione fu brutale. La vittima: "Ora costretta a barricarmi in casa"
L'uomo fu arrestato in flagrante e condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione
Violentò una ragazza
libero dopo un anno
IMPERIA - Era stato arrestato nel dicembre del 2007 a Imperia per lo stupro di una ragazza ventenne, colto sul fatto dai carabinieri. Oggi torna libero. Grazie all'indulto, si dice. Ma all'epoca in cui accadde la violenza quell'orribile reato non rientrava più tra quelli indultati, e dunque non è chiaro per quale cavillo giuridico o se grazie alla legge Simeoni o Gozzini venga rimesso in libertà. Però accade, gettando nello sconforto la vittima e i suoi familiari.
"E' come essere violentati una seconda volta. Non è giusto. La giustizia italiana tutela i delinquenti mentre le persone oneste devono ormai solo barricarsi in casa", dichiara la giovane. Che soffre ancora dei postumi della brutale aggressione, non solo per i dolori fisici alla schiena, al collo e al volto dovuti alle botte ricevute: "Sono i dolori dell'anima che non se ne vanno. Gli incubi notturni, la depressione, l'ansia, la paura".
Tutto accadde nella notte tra il 13 e il 14 dicembre del 2007. Era da poco passata la mezzanotte, e Claudia P., impiegata ventunenne, camminava sul lungomare Vespucci sulla via di casa, dopo una serata passata con gli amici. All'improvviso si trova di fronte Davide Buroni, un giovane ventiquattrenne di Pieve di Teco, paesino dell'entroterra imperiese, un tipo con diversi precedenti penale alle spalle: nel 2005 era stato arrestato nell'ambito di una operazione antidroga (battezzata "Filo d'Arianna") per spaccio di cocaina ed eroina; e ancora nel 2006 quando, completamente ubriaco, scaraventò a terra una donna per rapinarla.
Quella sera invece, il ragazzo aveva adocchiato Claudia. Approfittando della scarsa visibilità, cappuccio in testa, la trascina a forza dietro un cespuglio, la picchia con violenza inaudita e la costringe a subire atti sessuali. I proprietari di un chiosco ambulante poco distante, sentendo urla disperate, chiamano i carabinieri. Quando arriva la pattuglia del nucleo radiomobile della Compagnia di Imperia, il ragazzo viene preso in flagranza di reato. Lei, sotto shock, ha il volto tumefatto e insanguinato.
Buroni viene condannato dal gup Fabio Favalli a 4 anni e 2 mesi di reclusione, con il rito abbreviato che gli vale uno sconto consistente nella condanna. Dopo pochi mesi di carcere ottiene il beneficio degli arresti domiciliari con la possibilità di recarsi al Sert, visti i suoi trascorsi legati alla tossicodipendenza e all'alcol. Ma dopo poco più di un anno di reclusione torna in libertà. (La Repubblica on line).
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Un fossé entre l'ouest et l'est de l'Europe
La crise crée un nouveau fossé entre l'ouest et l'est de l'Europe
Les dirigeants de neuf pays de l'UE organisent dimanche leur propre sommet, avant celui des Vingt-Sept.
Vingt ans après la disparition du rideau de fer, l'est de l'Europe affiche à nouveau une identité. Les dirigeants des neuf pays de l'Union européenne sortis du joug soviétique se retrouvent dimanche matin pour un «présommet » qui ressemble fort à un coup de semonce aux membres occidentaux du club.
Les Vingt-Sept connaissent d'autres groupes triés sur le volet, comme la zone euro (16 membres) ou encore le «G4 », mini-sommet des grands pays convoqué dans l'espoir de juguler la crise financière à l'automne. Le rendez-vous donné à la représentation polonaise à Bruxelles est une première plus litigieuse, à l'heure où l'Europe commémore la fin de sa division. Il témoigne d'un fossé renaissant entre l'Ouest et l'Est, les «anciens » et les «nouveaux », les «grands » et les «petits », ceux qui sont dans l'euro et ceux qui restent en dehors.
La crise économique a ravivé les différences, et les frustrations. Chacun des «neuf » l'affronte avec ses particularités. Mais tous ont vu leur forte croissance brutalement arrêtée et jugent que l'Europe ne les aide pas assez. La récession met l'Union au défi de réussir son «examen de solidarité», disait hier Donald Tusk, premier ministre polonais et hôte du présommet de Bruxelles. «Si elle échoue maintenant, elle ne réussira pas plus tard.»
«Isolationnisme financier»
Cela fait des mois que les tensions montent et que l'est de l'Europe reproche aux «grands» - comprendre la France, l'Allemagne et le Royaume-Uni - de faire passer leur intérêt national avant la cohésion européenne. L'accord énergie-climat, resté l'an dernier comme une réussite de la présidence française, avait fait surgir des fissures. Les «nouveaux» membres se plaignaient de devoir payer au prix fort l'abandon graduel du charbon, leur source d'énergie n° 1. En janvier, la rupture des livraisons de gaz russe a ajouté au ressentiment, en frappant durement à l'Est, mais en laissant l'Ouest à peu près indemne.
La crise, dans sa phase industrielle, creuse la division. Des pays comme la République tchèque, la Hongrie ou la Slovaquie dépendent des exportations pour plus de 80 % de leur PIB, notamment dans l'automobile. Ils sont touchés de plein fouet par la chute des commandes européennes et l'écroulement du crédit, aux mains de banques occidentales. L'appel lancé par Nicolas Sarkozy aux constructeurs français afin qu'ils privilégient une production tricolore a cristallisé, notamment aux yeux des Tchèques, une indifférence au reste de l'Europe.
La critique du «protectionnisme» ou de «l'isolationnisme financier» devrait donc tenir une place de premier plan au présommet oriental de Bruxelles. Soucieux d'entendre toutes les voix, le président de la Commission, José Manuel Barroso, sera présent au rendez-vous. La chancelière Angela Merkel a offert un tremplin à l'initiative du premier ministre polonais, en le recevant hier à Berlin.
24,5 milliards d'aide
D'autres capitales sont à l'écoute. «La crise touchera l'est de l'Europe davantage que l'Ouest, parce que les systèmes politiques et économiques de l'Est sont plus vulnérables», expliquait hier le chef de la diplomatie suédoise, Carl Bildt, cité par le Financial Times. Le 1 er juillet, Stockholm prendra une présidence de l'Union qui s'annonce difficile. À l'image de Prague, Varsovie, Budapest, la Suède se plaint aussi de voir les «grands» décider pour elle.
De source française, la dégradation rapide des économies orientales sera discutée dimanche au sommet des Vingt-Sept à Bruxelles, sans faire l'objet d'une prise de position commune. La Commission européenne s'est félicitée vendredi du plan d'aide de 24,5 milliards d'euros consenti aux nouveaux membres par trois grandes institutions financières internationales. Mais elle reste sourde à deux autres demandes : l'accélération de l'adhésion à l'euro, souhaitée par Varsovie, et un grand emprunt européen proposé par Budapest et destiné à relancer le crédit, à l'Est comme à l'Ouest. (Le figaro on line).
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