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<title>Xavier</title>
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<subtitle>Le blog de la liberté</subtitle>
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<title>E i cattolici del Pd?</title>
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<summary>  L'uscita di Rutelli dal Partito democratico ha provocato una serie di...</summary>
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&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'uscita di Rutelli dal Partito democratico ha provocato una serie di opinioni&lt;/strong&gt; sulle conseguenze che si possono avere. Non tanto all'interno del partito dove le risposte a Rutelli, anche da parte di chi gli era più vicino, sono state fin troppo sobrie e prevalentemente contrarie, quanto nelle analisi uscite sulla stampa e provenienti da posizioni diverse. Ancora una volta è stato il progetto del partito democratico ad essere variamente giudicato. Si è parlato del fallimento della auspicata fusione fra culture politiche diverse e, però, di un «partito mai nato»; di un partito che si modella, anche per la vittoria di Bersani, come l'ennesima riposizione dei DS: chi non viene da quella esperienza, che risale, in definitiva, al P.C.I., è solo un «indipendente», un indipendente di sinistra. Ancora, con Bersani si torna al centrosinistra con il famoso trattino; non c'è un partito nuovo ma una sorta di confederazione fra una «sinistra» (il vecchio DS) e un «centro» (la vecchia Margherita). Francesco Rutelli - si continua - ha inteso e interpretato tutto questo e, con la uscita dal Partito, si accinge, secondo alcuni, a far da ponte fra il PD e l'UDC (ma perché uscire da un partito con la prospettiva di una alleanza con il partito che si è lasciato?); secondo altri e, secondo lo stesso Rutelli, Egli si adopererebbe per la formazione di un quadro politico - culturale nuovo, a sostegno di una politica moderna e innovativa che rovesci i tavoli esistenti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;Tutte queste analisi e previsioni sono centrate sulla tenuta, nel PD, dei popolari e dei cattolici democratici&lt;/b&gt;, stretti, da un lato, dal «grande centro» e dalle sue suggestioni e, dall'altro, da una leadership che finirà per essere «fatalmente» socialdemocratica. Il «disagio» di cui parla Rutelli potrebbe allora allargarsi ponendo fine, irrimediabilmente, al partito democratico. A me non paiono corrette né queste analisi, né queste previsioni. Non voglio qui ricordare le buone ragioni della straordinaria ambizione dell'Ulivo e del PD e, cioè, che forze diverse del riformismo italiano, a fronte delle nuove sfide democratiche, potessero confluire in un partito nuovo, efficace strumento per la conservazione e l'avanzamento della democrazia nel mondo che cambia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;Qui e ora c'è, però, un fatto che spazza via tutti gli argomenti e le analisi che si sono ricordate: oltre tre milioni di cittadini&lt;/b&gt;, senza il clamore incalzante della competizione elettorale nazionale, che spinge al voto, anche in maniera ossessiva, hanno liberamente espresso la preferenza per il Segretario di un partito che ritengono importante e affidabile. Una cosa straordinaria, accompagnata, per di più, dal fatto che, nelle primarie, il voto sui tre candidati non è stato il voto «diessino» (Bersani) o il voto dei cattolici democratici e dei popolari (Franceschini) o il voto della c.d. «società civile» (Marino). È stato un voto democratico, per così dire laico. I tre candidati hanno avuto tutti il voto indifferenziato della platea elettorale. Ciò dimostra che gli elettori vivono, senza incertezze, l'esperienza di un partito nuovo, non di una coalizione o confederazione di vecchie formazioni politiche. Bersani, nelle sue prime dichiarazioni, ha giustamente esaltato questa realtà che esprime l'incontestata conferma del PD come partito nuovo nello scenario politico italiano, secondo il disegno e la intuizione dei suoi fondatori. E si accinge - il nuovo Segretario - a dare forma, organizzazione e contenuto a questa realtà, secondo la volontà popolare degli elettori.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;In questa impresa Egli è aiutato dall'esemplare comportamento dei suoi rivali, i quali, riconoscendo pienamente la logica&lt;/b&gt; e lo spirito delle primarie, hanno assicurato la loro collaborazione. Se questo, oggi, è il partito: un veicolo nuovo di produzione politica, ancorato a una indiscutibile realtà popolare, dove le cose da inventare sono molto di più di quelle da gestire, sorprende e amareggia l'uscita di Rutelli. Amareggia e sorprende soprattutto perché Egli, come si è visto, dice di volersi adoperare per la formazione di un nuovo scenario culturale e civile sul quale far nascere una adeguata proposta politica al Paese. Perché non esprimere questa iniziativa all'interno del PD che pure lui ha contribuito a fondare con grande determinazione e coraggio? Si direbbe, per la stessa tempistica della sua decisione (la vittoria di Bersani) che Egli voglia escludere dal suo progetto la storia e le novità del riformismo di sinistra.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;È lecita la conseguenza che Rutelli - per la verità non da ora - ritenga giusto e conveniente puntare sul «grande centro»&lt;/b&gt;, piuttosto che sul PD. Può essere, e forse è così; ma qui mi sembra più conveniente osservare che sono i cattolici democratici e i popolari nel PD ad essere interpellati. Vivono essi lo stesso «disagio» che ha portato Rutelli ad uscire dal partito? Sentono questo partito come il «loro» partito? e, se è vero che il partito è anche offerta di memoria, di speranza, di valutazione del nostro «vivere insieme», necessariamente plurale, è il «loro partito» il partito democratico? Io ritengo di sì; e voglio aggiungere qualche cosa a quanto ho già detto. Non ho mai pensato che alla base del PD vi sia una sorta di meticciato o contaminazione, come è stato detto, di culture diverse. Ho sempre pensato che ogni componente politica sia confluita nel PD con la propria cultura, la propria storia, naturalmente vissuta, ricordata e collocata nella successione degli eventi e nel progressivo quadro di una maturazione democratica.&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;right&quot; id=&quot;rectangle right&quot;&gt;&lt;!-- OAS AD '180x150'begin --&gt; &lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt; &lt;/script&gt; &lt;!-- OAS AD '180x150' end --&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;La storia dei cattolici democratici è proprio legata, con i suoi valori, a questa progressiva maturazione, alla comprensione della laicità della politica&lt;/b&gt;, al gioco della libertà e al dovere della giustizia. È una storia che sa bene che la democrazia, nel corso degli anni, si è posta sempre come problema; a maggior ragione, oggi, quando le sfide della scienza e della tecnica chiedono al mondo globalizzato un di più e, insieme, un ripensamento della democrazia. Questa coscienza i cattolici democratici l'hanno portata e l'hanno trovata nel PD dove, insieme ad altri, sanno bene che popolarismo, regole del costituzionalismo moderno, principio di inclusione, diritti civili sono ancora parole che si possono dire. Viginio Rognoni. Corriere&lt;/p&gt; &lt;!-- google_ad_section_end --&gt; &lt;p class=&quot;footnotes&quot;&gt;&lt;br /&gt; &lt;!-- Nessuno --&gt;&lt;/p&gt; &lt;div id=&quot;wide-rectangle&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;!-- PPN /tools/includes/afc_google.inc --&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Yoani Sanchez maltrattata a Cuba</title>
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<summary> La donna si stava recando a una manifestazione contro la violenza nel mondo...</summary>
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&lt;h2&gt;La donna si stava recando a una manifestazione contro la violenza nel mondo nel quartiere Vedado&lt;/h2&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;L'AVANA (CUBA) -&lt;/b&gt; La blogger cubana Yoani Sanchez ha denunciato oggi di essere stata vittima di un «sequestro» con «molta violenza fisica e verbale» da parte di agenti della Sicurezza dello Stato. Secondo quanto ha detto la Sanchez all'agenzia Ansa, due persone in borghese hanno impedito a lei e ad Orlando Luis Pardo, anche lui blogger, di partecipare ad una manifestazione contro la violenza costringendoli a salire su una macchina privata. Mezz'ora dopo sono stati «lanciati» dall'auto per strada, lontano da dove sarebbero stati arrestati.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;right&quot; id=&quot;rectangle right&quot;&gt;&lt;!-- OAS AD '180x150'begin --&gt; &lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt; &lt;/script&gt; &lt;!-- OAS AD '180x150' end --&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;MALTRATTAMENTI -&lt;/b&gt; «Pensavo che non ne sarei uscita viva. Mi hanno tolto i vestiti, mi hanno messo le gambe verso l'alto e la testa in giù per caricarmi in macchina», ha raccontato. «Con un ginocchio mi facevano forza contro il petto e io gli stringevo i testicoli. Poi mi hanno picchiato in testa». Tutto questo sarebbe successo dentro la vettura, nella quale una persona guidava e altre due picchiavano, secondo la Sanchez, autrice del blog Generacion Y. «È stato un sequestro nel peggior stile della camorra. Mi hanno detto: Fino a qui sei arrivata. Non farai più niente». Nello stesso momento un'altra blogger, Claudia Cadelo, e una sua amica sono state arrestate e costrette ad entrare in un'auto della polizia e sono state liberate successivamente. «Con una mossa di judo mi hanno costretta a salire in macchina, mentre portavano via Yoani con un'altra auto», ha detto Cadelo.&lt;br /&gt; La Sanchez , 34 anni, titolare del «blog desdecuba.com/Generaciòn Y» è stata premiata in Spagna e negli Usa per il suo lavoro di reporter digitale, ma non ha potuto ritirare i riconoscimenti perché non le è stato permesso di uscire dal suo Paese. Corriere&lt;/p&gt; &lt;!-- google_ad_section_end --&gt; &lt;table align=&quot;left&quot; width=&quot;1&quot; class=&quot;foto-h-left&quot;&gt; &lt;tbody&gt; &lt;tr&gt; &lt;td&gt;&lt;img height=&quot;140&quot; width=&quot;180&quot; src=&quot;/Media/Foto/2009/11/07/sanchez_B1--180x140.jpg&quot; align=&quot;left&quot; alt=&quot;Yoani Sanchez&quot; border=&quot;0&quot; title=&quot;Yoani Sanchez&quot; /&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td&gt;Yoani Sanchez&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt; &lt;/table&gt;
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<title>Le G20 divisé sur le climat et la régulation financière</title>
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<updated>2009-11-07T21:17:24+01:00</updated>
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<summary> Les ministres des Finances du G20, réunis samedi en Ecosse, ne sont pas...</summary>
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&lt;h2&gt;Les ministres des Finances du G20, réunis samedi en Ecosse, ne sont pas parvenus à un accord sur la délicate question du financement de la lutte contre le changement climatique, et sur la mise en œuvre d'une taxe sur la finance.&lt;/h2&gt; &lt;div class=&quot;texte&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/icones/coeur-.gif&quot; border=&quot;0&quot; /&gt; &lt;p&gt;La Grande-Bretagne, hôte de la réunion des grands argentiers du G20, avait solennellement plaidé pour une attaque frontale du problème du changement climatique et pour une approche novatrice de la régulation financière. Le premier ministre britannique Gordon Brown est même venu en personne à Saint Andrews (Ecosse) pour appeler le G20 à envisager &lt;a href=&quot;http://www.lefigaro.fr/impots/2009/10/22/05003-20091022ARTFIG00638-taxe-sur-les-transactions-financieres-un-rapport-attendu-en-mai-.php&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;une taxe sur les transactions financières&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, une mesure parmi d'autres destinées à ramener la stabilité dans la planète finances. En vain. Samedi, le G20-Finances s'est montré divisé sur ces questions.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Les participants n'ont guère partagé l'enthousiasme de Brown. Le sujet ne figure pas dans la déclaration finale du G20. Pire, il n'a, selon le président de la Banque centrale européenne (BCE), Jean-Claude Trichet, même pas été abordé lors de la réunion. Le secrétaire américain au Trésor, Tim Geithner, interrogé sur la question par la télévision britannique SkyNews, l'a tout simplement écarté, soulignant que cette taxe n'était nullement à l'ordre du jour.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;h3&gt;Climat : pas d'engagement chiffré&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dominique Strauss-Kahn, le directeur général du Fonds monétaire international (FMI) qui doit réfléchir sur de telles mesures d'ici au mois d'avril, a souligné avec insistance que la mesure envisagée, qu'il appelle pour l'instant «taxe FMI», ne porterait pas sur les transactions financières. Il s'agirait plus d'une sorte d'assurance, à laquelle les banques qui prennent le plus de risques contribueraient davantage. La ministre des Finances française Christine Lagarde a considéré pour sa part que le projet à l'étude était «une très bonne chose», observant toutefois que «certaines idées doivent faire leur chemin».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le gouvernement britannique a également dû en rabattre sur ses ambitions concernant le climat. Les ministres se sont contentés d'évoquer la nécessité d'un accord «ambitieux» lors du sommet de Copenhague en décembre, ainsi que de moyens financiers substantiels pour y parvenir. Mais en dépit des pressions britanniques, aucun engagement chiffré n'a été tranché. Le Figaro&lt;/p&gt; &lt;/div&gt; &lt;!-- google_ad_section_end() --&gt;&lt;!-- Template : Outils.php --&gt; &lt;p&gt;&lt;script src=&quot;/scripts/tooltip/tooltip.js&quot; type=&quot;text/javascript&quot;&gt; &lt;/script&gt;&lt;/p&gt; &lt;form action=&quot;/mailami/mailami.php&quot; name=&quot;mailamifo&quot; method=&quot;get&quot; id=&quot;mailamifo&quot;&gt;&lt;/form&gt; &lt;p&gt;&lt;/p&gt;
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<title>Tabac: hausse des prix effective lundi</title>
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<updated>2009-11-07T21:14:16+01:00</updated>
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<summary>  Il risque d'y avoir du monde ce week-end dans les bureaux de tabac....</summary>
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&lt;h2&gt;Il risque d'y avoir du monde ce week-end dans les bureaux de tabac. L'arrêté ministériel fixant les nouveaux tarifs du tabac, qui augmenteront comme prévu de 6% lundi, a été publié aujourd'hui au Journal Officiel.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Cette hausse de prix, qui représente environ 30 centimes par paquet, avait été votée le 30 octobre par l'Assemblée Nationale. Les cigarettes les plus vendues (Marlboro) coûteront 5,60 euros par paquet.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Elle avait été contestée jusqu'au sein de la majorité UMP, tandis que les associations de lutte contre le tabagisme, ainsi que la ministre de la Santé Roselyne Bachelot, souhaitaient plutôt 10%. Le président Nicolas Sarkozy avait défendu début novembre l'ampleur de cette augmentation, estimant qu'&quot;en période d'inflation nulle, c'est une forte progression&quot;. Le Figaro&lt;br /&gt;&lt;/h2&gt; &lt;!--            &lt;span class=&quot;sign&quot;&gt;Source : AFP&lt;/span&gt; --&gt;
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<title>Les familles des victimes du vol AF 447 réunies à Rio</title>
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<updated>2009-11-07T21:11:52+01:00</updated>
<published>2009-11-07T21:11:52+01:00</published>
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<summary> Plusieurs centaines de personnes se sont réunies samedi lors d'une cérémonie...</summary>
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&lt;h2&gt;Plusieurs centaines de personnes se sont réunies samedi lors d'une cérémonie organisée en mémoire des 228 victimes du vol Rio-Paris du 1er juin. Certaines familles brésiliennes portaient des brassards pour dénoncer un «manque de transparence» de l'enquête française.&lt;/h2&gt; &lt;div class=&quot;texte&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/icones/coeur-.gif&quot; border=&quot;0&quot; /&gt; &lt;p&gt;Cinq mois après &lt;a href=&quot;http://www.lefigaro.fr/actualite-france/af-447.php&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;le terrible crash inexpliqué du vol AF 447&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; au-dessus de l'Atlantique, les familles cherchent à faire leur deuil. Samedi, plusieurs centaines de proches des 228 victimes du Rio-Paris du 1er juin ont assisté à une cérémonie du souvenir sobre et émouvante. Cet hommage, auquel ont aussi participé des responsables français et brésiliens et les dirigeants d'Air France, s'est voulu discret, à l'écart de la presse, à la demande des familles. Mais il a aussi été l'occasion pour des familles brésiliennes de manifester leur mécontentement face au «manque de transparence», d'après elles, de l'enquête française.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;«Cela a été une cérémonie imposante de dignité et de ferveur pour permettre aux familles de faire leur deuil», a déclaré à la presse le secrétaire d'Etat français à la Coopération Alain Joyandet, à l'issue de l'hommage. «Les familles ont été heureuses d'avoir pu mettre en commun cette douleur terrible», a-t-il ajouté, annonçant «qu'un mémorial érigé en France serait inauguré à la date anniversaire de l'accident», le 1er juin prochain.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La cérémonie s'est déroulée au belvédère Mirante do Leblon qui domine la mer, dans un quartier résidentiel du sud de Rio, en présence de quelque 500 proches des disparus et de plus d'une centaine de membres du personnel d'Air France. Une stèle a été dévoilée, constituée d'un panneau en cristal de plusieurs mètres, sur lequel ont été gravées 228 hirondelles - symbolisant les 228 victimes - qui paraissent s'envoler au-dessus de l'océan. La cérémonie a été simple : un acte œcuménique, une lecture de textes sacrés, des hommages lus par cinq familles, des musiques, une chanson écrite par l'épouse d'une victime. Et un moment très émouvant, selon un participant, quand les noms des 228 victimes ont été égrenés. Dans l'après-midi, les familles devaient embarquer à bord de bateaux et jeter des fleurs dans la baie de Rio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;h3&gt;Une nouvelle campagne de recherches en février&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Un porte-parole de l'association brésilienne des victimes, Maarten Van Sluys, a rapporté qu'une soixantaine de proches de Brésiliens portaient un brassard noir «pour manifester silencieusement contre le manque de transparence de l'enquête des autorités françaises». Cette association, qui dit représenter trente-huit des cinquante-huit familles des victimes brésiliennes, a publié une lettre ouverte pour réclamer plus d'informations sur l'enquête, ainsi que le versement d'indemnités supérieures aux 17.000 euros déjà versés par les assurances. A la fin de la cérémonie, Maarten Van Sluys a remis cette lettre au ministre français. «Tout le monde veut la vérité, le gouvernement français veut la vérité, le gouvernement brésilien et les familles aussi qui veulent continuer à faire leur deuil», lui a répondu Alain Joyandet, ajoutant qu'une nouvelle campagne de recherches aurait lieu en février. Le Figaro&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;
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<title>Intervista a Luciano Monari, vescovo di Brescia</title>
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<updated>2009-11-07T21:07:05+01:00</updated>
<published>2009-11-07T21:07:05+01:00</published>
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<summary>   Un omaggio al Concilio e a Paolo VI, il Papa del Concilio. Questo il...</summary>
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&lt;div class=&quot;articoliTesto&quot;&gt;&lt;span editcontrolheight=&quot;120&quot; id=&quot;_ctl0_MasterContent_Contenuto&quot;&gt;Un omaggio al Concilio e a Paolo VI, il Papa del Concilio. Questo il motivo centrale della visita di Benedetto XVI a Brescia. Il vescovo della diocesi lombarda, Luciano Monari, vicepresidente della Cei, lo ha ripetuto più volte nel cammino di preparazione all’evento di domani, che nasce dall’invito a Ratzinger nel 30° della morte di Montini (6 agosto 1978).&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style=&quot;color: #003388;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Quale dono costituisce e quale responsabilità comporta essere la diocesi di Paolo VI?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Nella sua biografia c’è un elemento dominante – risponde Monari –: l’amore delicato, profondo per la Chiesa. Montini ha consacrato la vita al servizio della Chiesa nella convinzione che fosse il modo più concreto per essere discepoli di Gesù. Brescia vive con gioia e fierezza l’aver dato alla Chiesa un pontefice che l’ha guidata nella stagione decisiva del Vaticano II. E sente la responsabilità di essere fedele alla sua visione piena, positiva della Chiesa: una Chiesa missionaria, che manifesta il mistero della presenza di Cristo nel mondo. Se penso alle congregazioni religiose nate a Brescia e attive nella missione, nell’educazione, nella sanità, se penso ai nostri fidei donum e alla ricchezza del nostro volontariato missionario, posso dire: sì, Brescia resta nel solco di Paolo VI.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style=&quot;color: #003388;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Quali ombre e luci, quali sofferenze e speranze recherà con sé Brescia all’incontro col Papa?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Brescia custodisce una grande tradizione di impegno sia sul piano dell’economia e del lavoro, sia su quello della partecipazione politica e democratica. Una vitalità che si vede anche nella Chiesa: le famiglie religiose, certo; il nostro clero secolare – nonostante il calo di vocazioni abbiamo ancora più di 800 preti e alcune decine di fidei donum. Ci misuriamo con le difficoltà di tutte le Chiese dell’Occidente: la secolarizzazione, innanzitutto. Fin dall’800 il laicato cattolico bresciano ha saputo affrontare la sfida di dare forma evangelica al vissuto della modernità, una sfida che ora chiama a dare risposte nuove. Anche il problema spinoso delle vocazioni sacerdotali chiede risposte nuove – penso alla straordinaria rete degli oratori, tipica della realtà bresciana, che comporta una presenza notevole di preti... Di fronte alle difficoltà il Signore ci chiama a una speranza più grande e ad una radicalità più profonda.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #003388;&quot;&gt;Ci sono parole e gesti che, in particolare, attendete dal Papa?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Dall’incontro col vescovo di Roma, centro della comunione della Chiesa, attendiamo un approfondimento della nostra identità di Chiesa diocesana e del senso di comunità. Gli chiediamo di aiutarci a essere testimoni del Vangelo nel mondo d’oggi. Ratzinger ci insegna la necessità di vivere tutte le dimensioni della vita tenendo aperte le porte a Dio e alla trascendenza. È la sua personale testimonianza che attendiamo: la coerenza del suo itinerario di fede e di pensiero è illuminante in un mondo – come diceva Paolo VI – che accetta i maestri se sono testimoni.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style=&quot;color: #003388;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Alla vigilia della visita, quali sintonie fra Montini e Ratzinger vale la pena di sottolineare?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Una somiglianza forte sta nella loro volontà di farsi carico del confronto fra il cristianesimo, la sua tradizione e il mondo contemporaneo. Questo fu il grande cruccio del Montini pontefice, ma anche del Montini arcivescovo di Milano – si pensi alla grande missione alla città, tentativo di far incontrare tutti i «vissuti contemporanei» con il Vangelo e i suoi testimoni. In Ratzinger vediamo il tentativo di leggere il cammino della modernità alla luce della fedeltà al Vangelo: di fronte a una cultura che si allontana dal riferimento alla verità per scegliere il primato della prassi, si rilancia la testimonianza di una fede cristiana che unisce verità e carità. Se Paolo VI ha voluto Ratzinger arcivescovo di Monaco, è perché ha visto in lui il teologo che avrebbe potuto offrire un magistero attento alle sfide culturali che la modernità pone alla Chiesa.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #003388;&quot;&gt;La prima tappa della visita del Papa sarà a Botticino, davanti alle spoglie di sant’Arcangelo Tadini, prete diocesano, parroco, fondatore delle Suore Operaie. Quale è il significato ecclesiale di questo gesto?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Uno dei crucci di Ratzinger è questo: il fatto che la sottolineatura del sacerdozio comune dei battezzati possa offuscare l’identità propria del ministero ordinato. Con l’omaggio a Tadini – nel corso dell’Anno Sacerdotale – il Papa ci ricorda che essere prete cattolico significa essere in una relazione sacramentale col mistero del Signore Risorto, che ti pone nella Chiesa e fra gli uomini come segno vivo della presenza di Cristo. Nasce da questa relazione d’amore con Gesù l’amore verso gli uomini che suscita risposte creative, come quelle date da Tadini al mondo del lavoro nell’età dell’industrializzazione.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style=&quot;color: #003388;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ultima tappa della giornata sarà Concesio, con l’inaugurazione della nuova sede dell’Istituto Paolo VI e la visita al fonte dove Montini venne battezzato...&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Questi luoghi dialogano fra loro. L’Istituto Paolo VI è il luogo della memoria storica e della rigorosa ricerca scientifica, indispensabile per una piena, profonda conoscenza della figura e del pensiero di Montini, così a lungo e ancor oggi gravata da pregiudizi e letture ideologiche. La visita al fonte ci ricorda che l’amore di Dio è il fondamento di ogni vita: la nostra come quella di un grande Papa come Montini.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style=&quot;color: #003388;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Al centro della giornata c’è la Messa in piazza Paolo VI, nel cuore di Brescia. Che cosa significa celebrare la Messa col Papa?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Significa sperimentare visibilmente quello che viviamo in ogni Messa: la comunione con il Papa, per il quale preghiamo ogni volta. Il Papa è il garante di quella comunione che unisce tutta la Chiesa e che l’Eucaristia crea e fonda. La Messa non è mai un fatto privato o di gruppo: è un evento che ci inserisce nella comunione della Chiesa universale. Avere il Papa fra noi sarà una gioia grande.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #003388;&quot;&gt;Domani sull’altare papale ci sarà un simbolo eminente della storia cristiana di Brescia: l’antica Croce dell’Orifiamma. Quella Croce alla quale, talvolta, l’Europa sembra voler negare cittadinanza nello spazio pubblico. Come poter essere testimoni credibili del mistero e del messaggio della Croce nella società laica e plurale del nostro tempo?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;Credo che per un cristiano la Croce – o meglio: il Crocifisso – sia il riferimento essenziale per due motivi. Il primo: perché è la rivelazione più incredibile dell’amore di Dio per noi. Quell’amore vissuto nella verità – come ci ricorda l’ultima enciclica di Ratzinger, la Caritas in veritate – è il fondamento dell’autentico sviluppo umano. E qui giungiamo al secondo motivo: quel Crocifisso ci dice anche la vera identità dell’uomo. Che non è un essere compiuto, perfetto, ma un essere limitato, che soffre, che può anche far soffrire. Ma soprattutto un essere che ama. E che è capace di pagare l’amore col sacrificio di sé. Il Crocifisso ci introduce in quel dinamismo di amore che ci chiama a prenderci cura gli uni degli altri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;dataFirma&quot;&gt;&lt;span id=&quot;_ctl0_MasterContent_Autore&quot;&gt;Lorenzo Rosoli. Avvenire&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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<title>La notte in cui vidi cadere il Muro</title>
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<summary>   Se non fosse per i pannelli che ricordano uno dei primi tragici tentativi...</summary>
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&lt;div class=&quot;articoliTesto&quot;&gt;&lt;span editcontrolheight=&quot;120&quot; id=&quot;_ctl0_MasterContent_Contenuto&quot;&gt;Se non fosse per i pannelli che ricordano uno dei primi tragici tentativi di fuga dalla Germania comunista, farei fatica a ritrovare l’ex passaggio di confine ad Invalidenstrasse, a poche centinaia di metri dal Reichstag che oggi ospita il parlamento tedesco sotto una grande cupola di cristallo. Fu qui che in mezzo ad una folla festante varcò il Muro, sulle spalle del padre. Rivedo ancora gli occhioni azzurri di quel bimbo. Oltrepassato il posto di guardia alzò lo sguardo verso il cielo come se all’Ovest avesse un colore diverso da quello plumbeo e grigio dell’Est. Una scena degna di un film di Fassbinder, un’immagine che più di ogni altra mi si è fissata nella memoria il giorno che crollò la Bastiglia rossa e ne uscirono i prigionieri di un regime dispotico e assurdo. Era il 1989, l’anno in cui il vento della libertà soffiava impetuoso. Ma nessuno s’immaginava che avrebbe buttato giù il muro della vergogna.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Ore venti di giovedì 9 novembre. Squilla il telefono, dall’altra parte del filo Giuliano Ragno, il nostro compianto vice-direttore che all’epoca era responsabile degli esteri. «Hanno appena annunciato che la Ddr apre le frontiere – grida con voce concitata –. È come se fosse caduto il Muro!». I dispacci d’agenzia non erano molto chiari, parlavano di nuove disposizioni in materia di viaggi all’estero e di liberalizzazione dei visti d’uscita per i cittadini della Germania comunista. Ma Giuliano era uno che la notizia l’afferrava al volo: «Il Muro non c’è più, corri subito a Berlino!». Il mattino dopo ero lì, taccuino in mano e cuore gonfio d’emozione. I mattoni e le lastre di cemento non erano spariti, così come il filo spinato, i cavalli di Frisia e le mine anti-uomo che da ventotto anni costituivano l’oscena barriera di separazione tra le due Germanie. Ma nel volgere di una notte erano diventati lugubri residui del passato, una sorta d’illusione ottica, inutile fondale per un teatro dell’orrore che non si recita più. Va in scena un altro spettacolo, incredibile e pazzesco, «Wahnsinn», come dicono i tedeschi.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Mi ritrovo circondato da una marea umana impressionante che si riversa oltre il Muro e inonda Berlino Ovest. Già nelle settimane precedenti 200mila tedeschi orientali erano fuggiti in Occidente attraverso l’Ungheria, un Paese formalmente socialista che aveva deciso d’aprire le sue frontiere con l’Austria. Contro il rigido comunismo prussiano si poteva solo «votare coi piedi», cioè scappare. Il 18 ottobre Erich Honecker, già capomastro del Muro e quindi dittatore incontrastato della Ddr, aveva dato le dimissioni. Gli era succeduto lo sfortunato Egon Krenz che affrontava col suo sorriso equino l’onda montante della protesta, mentre la grande fuga non accennava a diminuire. E nel tentativo di frenare il malcontento popolare il regime si decide a varare disposizioni meno restrittive per i viaggi all’estero. La sera del 9 novembre, dopo che si è diffusa la notizia della nuove modalità d’espatrio «senza motivi particolari», molti cittadini della Ddr si recano ai pochi punti di valico sotto gli sguardi increduli e stupefatti dei Vopos, le terribili guardie di frontiera educate allo Schiessbefehl, l’ordine di sparare a vista su chiunque tenti di saltare il Muro. Adesso però non sanno come comportarsi, chiedono istruzioni ma ricevono solo ordini confusi e contraddittori.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Cresce il nervosismo e così c’è chi decide d’alzare la sbarra permettendo alla gente di passare. Gli storici stanno ancora litigando su quale fu il primo posto di controllo dove venne aperta la frontiera più blindata d’Europa. Alla Bornholmer Strasse, poco prima di mezzanotte, si è sempre pensato (e sarà qui infatti che avranno luogo le celebrazioni del ventennale). No, il Muro cadde già alle otto e mezzo, alla Waltersdorfer Chaussée, all’estrema periferia sud-orientale della città, sostengono altri. Il dibattito conferma che l’evento più importante della storia del dopoguerra avvenne in modo del tutto imprevisto e casuale. Dalle finestre della sua residenza in Unter den Linden, il viale centrale di Berlino est, l’ambasciatore sovietico assiste, impotente e frastornato, al passaggio di migliaia di persone che si dirigono verso la Porta di Brandeburgo. Negli stessi minuti a Bonn, nell’ufficio della Cancelleria, il consigliere Eduard Ackermann chiama al telefono Helmut Kohl che si trova a Varsavia per una visita di Stato. «Continuava a chiedermi se fosse proprio vero quello che gli riferivo», ricorda Ackermann. C’è davvero di che stropicciarsi gli occhi davanti a quello che sta accadendo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Venerdì 10 novembre Berlino si risveglia sotto un tiepido sole autunnale scoprendosi pacificamente invasa da una folla ubriaca di felicità. Famiglie intere, giovani a coppie o in gruppo, scolaresche al completo, in autobus, in macchina o in bicicletta, qualcuno perfino a piedi, tutti vogliono assaggiare il frutto finora proibito della libertà. C’è chi piange per la commozione e chi alza le dita in segno di vittoria mentre oltrepassa il Muro, finalmente visto da vicino e dalla parte migliore. Ai valichi vengono salutati con applausi scroscianti dai berlinesi occidentali che in segno di benvenuto offrono fiori alle donne e boccali di birra schiumante agli uomini. La fredda e opulenta Berlino sprizza di gioia sincera mentre abbraccia calorosamente i cugini poveri dell’Est. Impossibile muoversi in città bloccata da ingorghi paurosi, con le rumorose e puzzolenti Trabant (l’auto col motore a due tempi simbolo della Ddr) che s’infilano tra Mercedes e Bmw.«È il caos più meraviglioso che avremmo potuto sognare – titola la Bild Zeitung –. Ringraziamo Dio». Sulla Ku-damm, la via elegante del centro, ho visto una Trabant tamponare una grossa Mercedes. Ne scende un signore distinto e cosa fa? Abbraccia il malcapitato che gli è andato addosso: «Non è niente», dice ridendo. Si sentono un po’ come dei marziani i cittadini dell’Est, approdati su un altro pianeta. «Ma qui è tutto colorato!» mi dice un ragazzo con gli occhi spiritati. Molti si fermano col naso schiacciato contro le vetrine, tutti fanno la fila davanti alle banche dove ricevono cento marchi a testa, la somma di benvenuto che la Bundesrepublik regala ai tedeschi della Ddr.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; C’è chi si precipita alla KaDeWe, mitico centro commerciale d’inizio Novecento, per comprarsi l’agognato paio di jeans. E c’è chi entra alla Gedachtniskirche, la chiesa ricostruita sulle rovine della seconda guerra mondiale, per ammirare le vetrate e dire una preghiera. Ma il culmine della festa è alla Porta di Brandeburgo, lungo il Muro preso d’assalto da migliaia di persone. Con picconi, scalpelli, persino a mani nude, cercano di portarsi via un souvenir di quello che ormai è un innocuo monumento alla guerra fredda. Balli, canti, brindisi e abbracci. È ormai notte fonda, vorrei andare a riposare ma ci rinuncio: l’hotel è lontano, il traffico è in tilt, le stazioni del metrò sono più affollate di uno stadio e di taxi neanche l’ombra. La festa durerà fino a domenica, un magico week end che non potrò mai dimenticare. Per tre giorni e tre notti Berlino, «callo sul piede americano da pestare a piacere», secondo la sprezzante definizione di Krusciov, è diventata l’ombelico di un mondo nuovo. Dopo le prime titubanze Kohl marcia deciso verso la riunificazione delle due Germanie. La Storia si è messa a correre e nessuno riuscirà più a fermarla.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;dataFirma&quot;&gt;&lt;span id=&quot;_ctl0_MasterContent_Autore&quot;&gt;dal nostro inviato a Berlino Luigi Geninazzi. Avvenire&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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<title>Per El Baradei nulla di preoccupante a Qom</title>
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<summary> Per El Baradei nulla di preoccupante  nel sito nucleare iraniano di Qom...</summary>
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&lt;h2&gt;Per El Baradei nulla di preoccupante&lt;br /&gt; nel sito nucleare iraniano di Qom&lt;/h2&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;blockquote&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Teheran, 6. Gli ispettori dell'Onu non hanno trovato &quot;nulla di cui preoccuparsi&quot; nell'impianto sotterraneo iraniano di arricchimento dell'uranio situato presso la città di Qom, di cui fino a poco tempo fa si ignorava l'esistenza. Lo ha dichiarato il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) Mohamed ElBaradei, in un'intervista al &quot;New York Times&quot;. Secondo El Baradei, gli ispettori inviati a Qom il 25 ottobre scorso hanno parlato del sito come di &quot;un bunker sotto la montagna per proteggere delle cose&quot; e sostanzialmente si tratta solo di &quot;un buco in una montagna&quot;.&lt;br /&gt; Il sito nucleare di Qom, la cui esistenza è stata rivelata dall'Iran all'Aiea nel settembre scorso, a tre anni dopo le prime segnalazioni dei servizi occidentali, ha alimentato i timori sugli sforzi di Teheran per sviluppare l'arma atomica. L'Iran ha però sempre ribattuto di arricchire l'uranio solo per usi civili.&lt;br /&gt; L'Aiea avrebbe però chiesto chiarimenti all'Iran anche a proposito di una serie di test condotti dai suoi ricercatori su testate nucleari di nuova generazione, basate su una tecnologia ufficialmente supersegreta utilizzata sia negli Stati Uniti sia in Gran Bretagna. Lo scrive il quotidiano britannico &quot;The Guardian&quot; nella sua edizione di oggi, citando &quot;documenti mai pubblicati&quot; che fanno parte di un dossier dell'Aiea. In tale dossier si afferma che gli specialisti iraniani avrebbero condotto esperimenti su testate del tipo &quot;a implosione&quot; molto più piccole di quelle tradizionali che possono essere montate più agevolmente su un vettore. Parte del dossier dell'Aiea era stato pubblicato lo scorso settembre dopo alcune rivelazioni allarmistiche venute dall'agenzia di stampa americana Associated Press. In quell'occasione l'Aiea aveva affermato che in Iran non risultavano in atto programmi segreti per la produzione di ordigni nucleari. Secondo l'agenzia di stampa britannica Reuters, né l'Aiea né le autorità iraniane hanno voluto fare commenti su quanto pubblicato da &quot;The Guardian&quot;.&lt;br /&gt; Per quanto riguarda il negoziato sul nucleare iraniano, nell'intervista al &quot;New York Times&quot; El Baradei ha spiegato anche di star esaminando la possibilità di compromessi per sbloccare lo stallo della trattativa tra Teheran e il gruppo cosiddetto 5+1 (i Paesi membri del consiglio di sicurezza dell'Onu più la Germania). Come noto, il negoziato si è bloccato per le obiezioni iraniane alla bozza di accordo presentata dall'Aiea. In merito, il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha chiesto nuovamente all'Iran di accettare le proposte dell'Aiea e del Gruppo 5+1 ribadendo che non ci saranno altre offerte. &quot;Come ho già detto, questo è un momento cruciale per l'Iran e a Teheran chiediamo di accettare queste proposte così come sono&quot;, ha detto la Clinton in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, in visita a Washington. &quot;Non ci saranno cambiamenti, il fulcro dell'accordo non può essere modificato&quot;, ha aggiunto Clinton, con la quale si è detto d'accordo il ministro tedesco.&lt;br /&gt; Secondo le proposte dell'Aiea, l'Iran dovrebbe inviare il 75 per cento del proprio uranio leggermente arricchito (fino al 5 per cento) alla Russia e alla Francia, che lo arricchiranno ulteriormente fino al 19 per cento, il livello necessario per utilizzarlo per fini civili, ma che esclude gli impieghi militari. L'Osservatore Romano&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Les Français se marient à plus de 30 ans</title>
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<summary> En 2008, le nombre d'unions a encore diminué, selon les chiffres publiés...</summary>
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&lt;h2&gt;En 2008, le nombre d'unions a encore diminué, selon les chiffres publiés vendredi par l'Insee.&lt;/h2&gt; &lt;div class=&quot;texte&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/icones/coeur-.gif&quot; border=&quot;0&quot; /&gt; &lt;p&gt;Les jeunes ne se marient plus&amp;nbsp;! À 20&amp;nbsp;ans, ceux qui s'aiment vivent parfois ensemble. Mais d'alliance officielle, point. Désormais, il faut avoir passé 30&amp;nbsp;ans pour songer au mariage. L'âge du premier mariage ne cesse de s'élever&amp;nbsp;: il a gagné un an depuis 2004&amp;nbsp;! Les hommes célèbrent en moyenne cette union à 32 ans et 6 mois et les femmes à 30&amp;nbsp;ans et 5 mois.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Si l'on tient compte des remariages, cet âge moyen augmente pour atteindre 36 ans et 1 mois pour les hommes et 33 ans et 3 mois pour les femmes, selon l'Insee, qui publiait vendredi le bilan nuptial de l'année&amp;nbsp;2008. Une union sur cinq est aujourd'hui une deuxième tentative. Les hommes divorcés s'unissent à nouveau à 48 ans et 3 mois en moyenne et les femmes à 44 ans et 8 mois.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;h3&gt;Concurrence du Pacs&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Après le XIXe&amp;nbsp;siècle, où l'on se mariait tard, une fois établi dans la vie, le XXe avait vu s'imposer les noces de jeunes, sésame de la vie en couple. «C'est au début des années 1970 que l'on s'est marié le plus jeune», rappelle France Prioux, directrice de recherches à l'Ined. Depuis, la tendance s'est inversée. «Toute la mise en union est retardée&amp;nbsp;: le premier couple, comme la vie commune. Enfin, le mariage vient confirmer une union établie&amp;nbsp;», détaille Xavier Niel, chef de la démographie à l'Insee. Encore n'est-il qu'une «forme possible du couple. Plus la voie majoritaire», insiste le démographe.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Si certains finissent par convoler lorsque les enfants sont là, d'autres se pacsent, à peu près au même âge. Enfin, beaucoup restent en concubinage. En 2008, le nombre de mariages a encore baissé. Quelque 265&amp;nbsp;400 unions ont été enregistrées en 2008, soit une baisse de 3&amp;nbsp;% par rapport à l'année dernière. Un reflux proche du plancher de 1995, année où les maires avaient célébré 261&amp;nbsp;813&amp;nbsp;mariages. «Même les divorcés se remarient moins», note France Prioux. La moitié convolait à nouveau dans les années&amp;nbsp;1980. Seuls 40&amp;nbsp;% le font maintenant. Enfin, le nombre de couples mixtes, où l'un des époux est de nationalité étrangère, baisse drastiquement. Il ne représente plus que 12,7&amp;nbsp;% des nouvelles unions enregistrées contre 16,8&amp;nbsp;% en 2003.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Se marier devient rare. Un acte d'amour, entouré de multiples précautions… qui n'empêchent pas les divorces&amp;nbsp;! «Autrefois, les notaires disaient&amp;nbsp;: l'idéal est de vivre en concubinage et de mourir mariés. Maintenant l'optique a changé&amp;nbsp;: on se marie après réflexion, on se quitte dès que l'amour cesse», résume France Prioux. En revanche, les pacs ont bondi pour atteindre 140&amp;nbsp;000 en 2008. Le phénomène de substitution gagne. Si l'on additionne les chiffres du mariage et du pacs, les officialisations augmentent. Le Figaro&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;
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<title>Finanza che non cambia</title>
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<updated>2009-11-07T10:30:17+01:00</updated>
<published>2009-11-07T10:29:00+01:00</published>
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<summary>  L’ India scambia dollari contro oro ceduto dal Fondo moneta­rio...</summary>
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&lt;p&gt;&lt;b style=&quot;FONT-WEIGHT: normal&quot;&gt;L’&lt;/b&gt;India scambia dollari contro oro ceduto dal Fondo moneta­rio internazionale e il prez­zo del metallo giallo vola al massimo storico. In 6 anni, la Cina ha raddoppiato in si­lenzio le riserve auree, altri emergenti fanno incetta di lingotti. Numeri piccoli, cer­to: l'India compra 200 ton­nellate per 6,7 miliardi di dollari, la merce è rara. Non torneremo al vecchio &lt;i&gt;gold standard ,&lt;/i&gt; ma la nuova feb­bre dell'oro segnala la ten­denza diffusa all’investimen­to delle riserve non più in valute occidentali ma in ma­terie prime: quasi che i beni reali stiano diventando la moneta di ultima istanza di fronte alla carta di cui Fede­ral Reserve e Bce hanno inondato il mondo sulla ba­se di un patto fiduciario or­mai traballante. Dice il mini­stro delle finanze indiano, Pranab Mukherjee: «Le eco­nomie americana ed euro­pea sono collassate». Le eco­nomie dove la finanza da serva si è fatta padrona per consentire a pochi di guada­gnare tantissimo indebitan­do i più.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Molti banchieri occiden­tali sono invece ottimisti. Le Borse si sono un po’ riprese e l ’investment &lt;i&gt;banking&lt;/i&gt; ma­cina di nuovo profitti e bo­nus. Non importa quanto a lungo l’economia reale deb­ba faticare per tornare ai li­velli, anche occupazionali, del 2007. E nemmeno se il debito degli Stati e delle fa­miglie sia ancora tutto lì, nella sua immane grandez­za. Nouriel Roubini parla di una nuova bolla? E’ la solita Cassandra. Come l’oste del proverbio, i banchieri torna­no a dirci che il loro vino è buono. La grande dimensio­ne è segno di modernità: al massimo, è sbagliata quella del vicino. La banca univer­sale resta il modello: presta­re al cliente, costruirci deri­vati come prima, assumere partecipazioni, metterselo in casa come socio amico, organizzarne le obbligazio­ni, speculare con i denari dei depositanti, tutto «crea valore per l’azionista». Sì, ci sono conflitti d’interesse, ma basta la &lt;i&gt;corporate gover­nance .&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;/i&gt;I governi, le banche centrali e le authority sembrano impotenti. Avevano promesso di voltare pagina, ma si sono infilati in nego­ziati inconcludenti su quan­to capitale in più serva al­l’esercizio del credito e su come si debbano pesare i ri­schi. E i banchieri inglesi, nonostante i fallimenti, resi­stono perfino alle blande idee della &lt;i&gt;Financial Servi­ces Authority .&lt;/i&gt; La rinascita degli anni Trenta, dice Gui­do Rossi nell’intervista di ie­ri a Daniele Manca, fu se­gnata dal &lt;i&gt;Glass Steagall Act ,&lt;/i&gt; che separava il credito commerciale dalla finanza, e dalla costituzione della Sec, l’Autorità di controllo di Wall Street. Il giurista in­voca — e a ragione — il ri­torno del diritto nel deserto creato dalla &lt;i&gt;deregulation ,&lt;/i&gt; il primato della politica alta in luogo delle alchimie tra regolati potenti e regolatori timidi se non complici. Ma le regole rooseveltiane eb­bero un senso in tanto e in quanto si accompagnarono a una politica economica che determinò una gigante­sca redistribuzione del red­dito dai ricchissimi alla clas­se media: il fondamento di una nuova cittadinanza. Al­la vigilia della crisi, l’Occi­dente era tornato a concen­trare la ricchezza nelle ma­ni degli &lt;i&gt;happy few ,&lt;/i&gt; pochi eletti, come negli anni Ven­ti del Novecento. Pensare al­le banche senza invertire il pendolo della distribuzione come strada maestra del ri­torno all’economia reale, ri­schia di essere una batta­glia persa.&lt;/p&gt; &lt;!-- google_ad_section_end --&gt; &lt;p class=&quot;footnotes&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.blogspirit.com/quotidiano/archivio/massimo_mucchetti.shtml&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #003366;&quot;&gt;Massimo Mucchetti. Corriere&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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<title>L'Udc correrà da sola</title>
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<updated>2009-11-07T10:23:04+01:00</updated>
<published>2009-11-07T10:23:04+01:00</published>
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<summary>  Il leader centrista vede Berlusconi:  manca condizione per larga alleanza...</summary>
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&lt;div class=&quot;catenaccio&quot; style=&quot;padding-bottom: 12px; padding-top: 12px;&quot;&gt;Il leader centrista vede Berlusconi:&lt;br /&gt; manca condizione per larga alleanza&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;articologirata&quot;&gt;ROMA&lt;br /&gt; Su un’ora e mezza di colloquio appena cinque minuti dedicati al tema delle regionali e di possibili alleanze fra Pdl e Udc. Il faccia a faccia fra Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini, del resto, difficilmente poteva andare diversamente: dopo un anno e mezzo senza vedersi, serve tempo per rompere il ghiaccio. Incontro positivo, ma interlocutorio lo definiscono non a caso dallo staff del Cavaliere. E gli stessi centristi ribadiscono che l’intenzione è ancora quella di correre soli alle elezioni di marzo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il presidente del Consiglio tiene la bocca chiusa. Le sue impressioni trapelano dall’entourage. E raccontano di un colloquio in cui i due si sono «annusati», cercando di capire cosa può ottenere l’uno dall’altro.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; A prendersi il palcoscenico ci pensa Casini. Definisce l’incontro «cordiale e utile» e nega problemi personali con il Cavaliere. Ma per bocca di Lorenzo Cesa ribadisce anche che la linea dell’Udc non cambia: alle regioanli, dice infatti il segretario, «andremo avanti da soli». Certo, aggiunge, ci potranno essere «eccezioni» da valutare con i dirigenti locali, ma è un tema su cui «ci aggiorneremo», precisa facendo intendere che ci saranno altri incontri.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Del resto, aggiunge Casini con un pizzico di malizia, di regionali si è discusso «non più di cinque minuti». Come dire: la partita non è che all’inizio. L’ex presidente della Camera intende sfruttare appieno la sua posizione di ago della bilancia in almeno 7 regioni su 13 chiamate al voto: a fargli la corte, infatti, non c’è solo il centrodestra ma anche il Pd. Ed è da questa posizione di forza che Casini vola alto, provando a dettare alcune condizioni: «Abbiamo sollecitato un forte impegno del governo per la candidatura di Massimo D’Alema» a mister Pesc e «abbiamo chiesto risorse più adeguate per le Forze dell’ordine».&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Quanto al tema caldo della riforma della giustizia, Casini ribadisce di non voler fare da salvagente a Berlusconi: «Abbiamo espresso la necessità di una riforma complessiva della giustizia», dice. Al tavolo, aggiunge, l’Udc si siede per fare riforme «nell’interesse di tutti» non per «evitare processi al premier».&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Se Casini parla, Berlusconi tace. E anche i deputati del Pdl, tranne rare eccezioni, non commentano le parole dei centristi. Segno che il premier non vuole in alcun modo mettere in pericolo il dialogo con reazioni che potrebbero spezzare quel filo faticosamente riannodato. È presto però per dire se tutto ciò porterà a risultati concreti. Il Cavaliere ha dato via libera ad alleanze a geometria variabile con i centristi, consentendo di fatto all’Udc di correre anche con il Pd. L’obiettivo è evitare che brutte sorprese nel voto di marzo minino la maggioranza.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Sono in pochi però a credere che il Cavaliere intenda andare oltre, trasformando una possibile alleanza sulle regionali in un rapporto più stabile. Qualcuno nel Pdl, prendendo spunto dalle parole del coordinatore Denis Verdini, pensa addirittura ad un allargamento della maggioranza con il conseguente ingresso dei centristi nel governo. Scenari che più di qualcuno nel Pdl liquida tuttavia come «fantapolitica». La trattativa con l’Udc si fermerà alle regionali, spiega un ministro, convinto che il rapporto fra il Cavaliere e Umberto Bossi sia troppo solido per essere incrinato da un riavvicinamento con Casini.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Sensazioni che sembrano confermate dal leghista Roberto Maroni, secondo il quale il faccia a faccia odierno non crea «nessun problema» al Carroccio. Più netto Luca Zaia, che definisce «inutile» parlare con l’Udc e rammenta che Bossi «vuole Veneto e Piemonte». Del resto, taglia corto un altro esponente della maggioranza, «Berlusconi non si è mai fidato di Casini, perchè dovrebbe farlo ora?». La Stampa&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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<name>Xavier</name>
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<title>Sì a Ponte e Expo, no a banda larga</title>
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<updated>2009-11-07T10:19:12+01:00</updated>
<published>2009-11-07T10:19:12+01:00</published>
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<summary> Il Cipe vara infrastrutture per 8,7 miliardi, il web resta fuori....</summary>
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&lt;h2&gt;Il Cipe vara infrastrutture per 8,7 miliardi, il web resta fuori. Confindustria: un danno per il Paese&lt;/h2&gt; &lt;div id=&quot;rectangle&quot;&gt;&lt;!-- OAS AD '180x150'begin --&gt; &lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt; &lt;/script&gt; &lt;!-- OAS AD '180x150' end --&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;ROMA —&lt;/b&gt; Gli 800 milioni di euro previsti per la banda lar­ga restano nel cassetto del go­verno. Il comitato intermini­steriale per la programmazio­ne economica (Cipe) ieri ha dato il via libera a progetti in­frastrutturali per 8,7 miliardi di euro, tra i quali il Ponte sul­lo Stretto e l’Expo 2015, ma nessuna risorsa è stata desti­nata al cosiddetto 'Piano Ro­mani' per portare la velocità di Internet a 20 megabit al 96% della popolazione. «Un fatto molto grave e un danno per la competitività del Pae­se », ha commentato il presi­dente di Telecom Italia e dele­gato da Confindustria per le comunicazioni Gabriele Gala­teri. «Come Confindustria — ha ricordato — abbiamo illu­strato in tutte le sedi l’essen­zialità di questo investimento per eliminare il digital divide nel Paese». Ma per adesso, no­nostante le assicurazioni fatte dal sottosegretario Gianni Let­ta appena mercoledì scorso e il richiamo ad agire del presi­dente dell’Authority Corrado Calabrò, non c’è niente da fa­re e bisogna attendere tempi migliori.&lt;b&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; BERLUSCONI SODDISFATTO -&lt;/b&gt; Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è comun­que mostrato molto soddisfat­to ricordando che «è doveroso comunicare che con questo provvedimento i fondi stanzia­ti dal Cipe per infrastrutture salgono a 23 miliardi». Molto critico, invece, sulle lungaggi­ni per aprire i cantieri. «In Ita­lia ci vogliono otto anni per far partire le opere — ha detto du­rante la conferenza stampa a Palazzo Chigi — non si può continuare così». Assente il mi­nistro dell’Economia Giulio Tremonti per un impegno in­ternazionale (il G20 in Sco­zia) è stato il collega allo Svilup­po Claudio Scajola a spezzare una lancia in favore della ban­da larga «che avrebbe un forte impatto come volano anti-cri­si ».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;I PROVVEDIMENTI -&lt;/b&gt; Gli altri provvedimenti ri­guardano 1,3 miliardi per il Ponte (si passa così alla fase di progettazione), circa 6 mi­liardi alla Lombardia tra Pede­montana (4,1) nuove linee di metro a Milano (1,7 miliardi), altri 200 milioni per l’Abruzzo, primo lotto da 500 milioni per il terzo valico (Genova-Rotter­dam), 1 miliardo per mettere in sicurezza molte aree della Si­cilia e altri 500 milioni per pic­cole opere tra cui la torre di controllo (58,3 milioni) per l’aeroporto di Palermo. Il sin­daco di Milano Letizia Moratti ha ricordato la ricaduta sulla città di questi stanziamenti che consentiranno entro il 2015 (la data dell’Expo) di am­pliare la rete della metropolita­na che passerà dagli attuali 76 chilometri e 88 fermate a 140 chilometri con 110 stazioni. I lavori riguardano la M4 (da Lo­renteggio a Sforza Policlinico sino a Linate) e la M5 (da Bi­gnami a Garibaldi sino a San Siro). Il boccone più grosso ri­guarda l’ok definitivo all’auto­strada Pedemontana che, en­tro il 2015, collegherà Varese con Bergamo: 67 chilometri di autostrada più 70 chilometri per connessioni locali. In mattinata il presidente di Confindustria Emma Marcega­glia si era augurata che l’an­nunciato taglio dell’Irap «sia solo un inizio insieme al taglio delle tasse per i lavoratori». Stesso auspicio sull’altro an­nuncio (fatto dal ministro del­l’Istruzione Mariastella Gelmi­ni) di potenziare le risorse de­stinate al credito di imposta per la ricerca e l’innovazione. Daniela Bracco, vicepresiden­te di Confindustria, ha voluto rammentare che «l’ultimo ban­do nazionale per la ricerca risa­le al 2005».&lt;/p&gt; &lt;!-- google_ad_section_end --&gt; &lt;p class=&quot;footnotes&quot;&gt;Roberto Bagnoli. Corriere&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<name>Xavier</name>
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<title>L'Islam radical en France</title>
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<updated>2009-11-07T10:01:11+01:00</updated>
<published>2009-11-07T09:45:00+01:00</published>
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<summary>   Dossier coordonné par Cyril Drouhet - Reportage Nadjet Cherigui (texte) et...</summary>
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&lt;div class=&quot;infos&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #999999;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;sign&quot;&gt;Dossier coordonné par Cyril Drouhet - Reportage Nadjet Cherigui (texte) et Axelle de Russé/Le Figaro Magazine (photos)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- &lt;div class=&quot;clear&quot;&gt;.&lt;/div&gt; --&gt;&lt;/div&gt; &lt;!-- infos --&gt; &lt;div class=&quot;photo&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/medias/2009/11/06/eafdb1d6-caf2-11de-93dc-2bd422d260d2.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt; &lt;!-- photo --&gt; &lt;h2&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/medias/2009/05/23/20090523PHOWWW00183.jpg&quot; border=&quot;0&quot; style=&quot;margin-top: 6px; width: 113px; float: left; height: 25px; margin-right: 10px;&quot; /&gt; La vision de ces silhouettes fantomatiques dans les rues dérange, surprend et effraie parfois. En France, le voile intégral est objet de polémiques. Pourtant, ces femmes ne sont que la partie la plus visible et la plus frappante de l'iceberg d'une mouvance appelée salafiste. Nous avons rencontré ces «puristes» de l'islam, pour qui les règles du quotidien ne peuvent se calquer que sur celles du prophète Mahomet. Quitte à faire fi des lois de la République...&lt;/h2&gt; &lt;div class=&quot;texte&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/icones/coeur-.gif&quot; border=&quot;0&quot; /&gt; &lt;p&gt;Ce reportage est un document. Un témoignage exceptionnel. Pour la première fois, en plein débat sur l'identité française, au moment même où le port du voile divise l'ensemble de la communauté musulmane, des femmes salafistes ont accepté de s'expliquer. De se livrer comme jamais et d'ouvrir leurs portes à des journalistes. Pour aller aussi loin, pour plonger ainsi au cœur de l'islam radical de France et gagner la confiance de ces femmes qui ne sortent que très rarement de chez elles, Nadjet Cherigui et Axelle de Russé ont négocié des semaines. Pas à pas. Puis, elles se sont immergées en profondeur, enquêtant comme personne n'avait réussi à le faire avant elles, en se plongeant dans un monde, semble-t-il, irrationnel, mais totalement codifié. Si certains salafistes ont accepté de jouer le jeu de la transparence, les accueillant chez eux, d'autres, notamment à proximité des mosquées les plus dures, les ont reçues avec des injures et parfois des menaces, leur interdisant même de prendre des photos dans des rues où la liberté de mouvement se restreint lentement. Pour approfondir ce voyage en terre inconnue, Le Figaro Magazine s'est aussi adressé au journaliste et écrivain Mohamed Sifaoui, spécialiste des mouvements intégristes. L'occasion de comprendre la nature réelle du &lt;a href=&quot;http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2009/11/07/01016-20091107ARTFIG00153--le-salafisme-en-10-questions-.php&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;salafisme&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, ce mouvement en plein essor qui attire à lui chaque année toujours plus de «convertis».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;photo&quot; style=&quot;width: 330px; float: right;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/medias/2009/11/06/155fa89c-cafa-11de-93dc-2bd422d260d2.jpg&quot; alt=&quot;En présence d'hommes étrangers à la famille, ou face à un appareil photo, Fatima porte le voile, même chez elle. Mais ce sont les mêmes gestes du quotidien, ceux d'une mère douce et attentive avec ses enfants.&quot; border=&quot;0&quot; style=&quot;width: 330px; height: 220px;&quot; /&gt;&lt;br /&gt; &lt;span class=&quot;leg&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #666666;&quot;&gt;En présence d'hommes étrangers à la famille, ou face à un appareil photo, Fatima porte le voile, même chez elle. Mais ce sont les mêmes gestes du quotidien, ceux d'une mère douce et attentive avec ses enfants.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;Tout commence simplement par un rendez- vous à quelques kilomètres de Paris, dans une petite ville de banlieue de l'Essonne. La cité, certes, est populaire, mais proprette. Aucun pitbull ni rottweiller à l'horizon. Ceux qui «tiennent» les halls sont de gentils retraités discutant pétanque bien au chaud. Fatima * nous reçoit chez elle. La jeune femme a fait le choix du minhaj (le chemin) salafi. Elle porte le jilbab (voir encadré p. 53), mais se voile intégralement lorsqu'elle est maquillée ou pour ne pas laisser apparaître son visage en photo. Derrière la porte, point de voile ni d'austérité, mais un accueil chaleureux et le sourire d'une beauté d'ébène au corps de liane. Elégante et féminine, la jeune femme a pris le soin d'accorder la couleur de ses boucles d'oreilles au bleu de son piercing au nez. Fatima, 23 ans, mère d'un bébé de six mois, nous invite gentiment à nous déchausser avant d'entrer. L'intérieur est impeccablement tenu, la décoration, ultraminimaliste. Pas de photo ni de tableau, aucune référence à l'islam si ce n'est quelques livres religieux reliés de dorures et soigneusement rangés dans un meuble du salon. Un épais rideau beige sépare la pièce principale du reste de l'appartement. « Cela nous permet de diviser l'espace lorsque je reçois mes amies. La mixité nous est interdite. Quand mes copines viennent prendre le thé ici, je baisse les rideaux et mon mari s'éclipse toujours dans une autre pièce.»&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;photo&quot; style=&quot;width: 330px; float: right;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/medias/2009/11/06/413fe5f8-cafa-11de-93dc-2bd422d260d2.jpg&quot; alt=&quot;A 29 ans à peine, déjà mère de quatre enfants, (Sephora, 11 ans, Shaïma 10 ans, Thaouban, 9 ans, Ajar, 7 ans), Kenza a de l'énergie à revendre sous son niqab.&quot; border=&quot;0&quot; style=&quot;width: 330px; height: 220px;&quot; /&gt;&lt;br /&gt; &lt;span class=&quot;leg&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #666666;&quot;&gt;A 29 ans à peine, déjà mère de quatre enfants, (Sephora, 11 ans, Shaïma 10 ans, Thaouban, 9 ans, Ajar, 7 ans), Kenza a de l'énergie à revendre sous son niqab.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;«L'école publique est incompatible avec mes principes religieux»&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Fatima, d'origine malienne, est née et a grandi en France dans une famille musulmane de huit enfants. Son cheminement vers plus de religion s'est fait naturellement, explique-t-elle. «Je suis la seule de la famille à avoir fait le choix du voile. J'ai lu le Coran, étudié la vie du Prophète et de ses femmes, qui sont pour moi des modèles à suivre. C'est ainsi qu'elles se couvraient, je fais de même. J'ai trouvé en l'islam les réponses à mes questions, le din (la religion) est simple et les interdictions sont claires. Il n'y a qu'à suivre ce que disent les textes.» Pour le reste, Fatima raconte une vie de jeune femme comme les autres. Elle surfe sur le net, apprécie le shopping et les sorties au resto avec les copines. « Mes amies sont de toutes origines et confessions. On parle de tout et n'importe quoi, même de sexe ! Tant que cela se passe entre filles, il n'y a pas de tabou », précise-t-elle. Convaincue de son choix, Fatima n'émet aucun doute. Sa voie est certaine, c'est celle des salafis et de la sunna (la tradition du Prophète). Elle n'osera exprimer qu'un regret : l'exclusion du monde du travail. Mais aussi une douleur : les regards pesants, les sarcasmes cruels et les insultes blessantes. « Je ne comprends pas un tel déferlement de haine, je ne suis en aucun cas en dehors des lois de la République, se persuadet- elle. Chaque fois que je suis sortie en sitar (voir encadré), j'ai accepté de me dévoiler pour les contrôles. La seule chose qui ne me convienne pas, c'est le modèle de l'école publique. C'est incompatible avec nombre de mes principes religieux. Pour ma fille, j'ai déjà commencé l'école à la maison quelques heures par jour et l'apprentissage des quelques sourates de base. Plus tard, elle ira dans une école privée musulmane. » Dans la République, point de salut !&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;La règle est claire : on baisse les yeux quand on s'adresse à son mari&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;photo&quot; style=&quot;width: 330px; float: right;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/medias/2009/11/06/94183ec4-cafa-11de-93dc-2bd422d260d2.jpg&quot; border=&quot;0&quot; style=&quot;width: 330px; height: 220px;&quot; /&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;Un bruit de serrure. Sur le pas de la porte, Yvon (son époux), accompagné de Bertrand, son frère jumeau, rentrent du travail. Aujourd'hui, Yvon a consenti une entorse à l'interdiction de la mixité afin d'échanger avec nous. Son épouse accepte également, mais rappelle que si la parole est libre, les règles, elles, sont claires : on doit baisser les yeux lorsque l'on s'adresse à son mari.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Rapidement, Yvon, en tenue de boulanger (c'est son métier), se retire pour réapparaître en kamis. Ce grand gaillard athlétique porte le cheveu court, la barbe longue et fournie comme il est de rigueur chez les « salafs ». Les deux frères «Français de souche, avec quelques origines juives», tiennent- ils à préciser se sont tous deux convertis à l'islam il y a huit ans. Une enfance difficile, le chômage, l'alcoolisme des parents, et puis très vite la délinquance. Vulnérables économiquement autant que socialement et psychologiquement, les jumeaux ont trouvé refuge dans les écrits salafs. Si eux s'en défendent, nombre de nouveaux convertis peuvent être la proie de ceux qui cherchent à attirer les plus égarés. «Nous étions des cas sociaux, l'islam nous a sauvés. Aujourd'hui, je ne me dégoûte plus. Si Dieu accueille le repenti et pardonne, je peux aussi me pardonner à moi-même.»&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Yvon et Fatima sont mariés depuis quatre ans, après une seule et unique rencontre bien codifiée et surveillée. La moukabala, «un genre de speed dating à la musulmane », confie Fatima en souriant. Dans le milieu, pas question de se fréquenter hors mariage. Ceux qui sont désireux de convoler en justes noces le font savoir à l'entourage. Le réseau s'active et les propositions arrivent. «Il s'agit d'être précis quant aux critères physiques, d'âge, de couleur de peau, etc., explique Fatima. Ensuite on se rencontre, toujours en présence d'un tuteur pour la femme (un père, un oncle, un frère...).»&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;photo&quot; style=&quot;width: 330px; float: right;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/medias/2009/11/06/c181ebf8-cafa-11de-93dc-2bd422d260d2.jpg&quot; alt=&quot;Visite chez le médecin.&quot; border=&quot;0&quot; style=&quot;width: 330px; height: 220px;&quot; /&gt;&lt;br /&gt; &lt;span class=&quot;leg&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #666666;&quot;&gt;Visite chez le médecin.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;Loin d'être un rendez-vous galant romantique, la moukabala est un moment important. Pas de place au coup de foudre ! La priorité : partager les mêmes valeurs. On parle donc éducation des futurs enfants, vie de couple, pratique de la religion. Chacun prend alors «librement» nous dit-on la décision de poursuivre ou non et peut renouveler l'expérience tant que l'âme soeur n'est pas trouvée. Beaucoup plus au sud, à quelques centaines de kilomètres, dans les rues d'un quartier populaire d'Avignon, Kenza, 29 ans, s'avance entièrement couverte de noir. Son niqab ne laisse apparaître que des yeux que l'on devine rieurs. Babouches aux pieds, la jeune femme marche d'un pas énergique. Drapée de noir, elle surprend par son enthousiasme et sa spontanéité. «Je n'ai aucun problème avec mon niqab dans la rue, s'exclame- t-elle. Moi, j'ai le voile dans la peau !» Kenza presse le pas, elle est attendue chez sa meilleure amie, Marie-France, pour une leçon culinaire autour du couscous. Marie- France est une quinqua coquette, dynamique et enjouée, mais aussi une très fervente catholique. «C'est notre amour de Dieu qui nous a réunies. La seule différence, c'est que je mange du porc contrairement à Kenza. Pour le reste nous avons les mêmes valeurs et la même façon de pratiquer : ils ont le ramadan, nous avons le carême... Quarante jours, en plus ! J'ai un bon coup de fourchette et je peux vous dire que j'en souffre !» s'exclame-t-elle avec l'accent parfumé de la Provence. Dans le salon, Sainte- Thérèse, la Vierge Marie, Jésus, les flacons d'eau bénite et autres crucifix partagent très naturellement l'espace avec le poster d'une bimbo à moitié nue. «Cela ne vous choque pas tout de même... ? se moque Marie-France. Je la trouve belle tout simplement...»&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La polémique autour du voile intégral, elle la refuse et défend son amie. «Toutes nos bonnes soeurs portent le voile ! Et n'oublions pas que, jusque dans les années 60, on ne mettait pas un pied dans une église sans se couvrir !» Etrange alliance de ces deux religions que bien des points opposent.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le temps passe. Kenza doit aller chercher ses enfants à la sortie de l'école. Puis c'est la prière en famille avec Allal, le père, sur le tapis du salon. Sereinement, Allal et Kenza racontent leur choix de vie. « Je n'ai jamais forcé ma femme à porter le voile. C'est en lisant les textes qu'elle a pris seule sa décision.» La jeune femme acquiesce : «D'ailleurs, quand on s'est connus je ne portais rien... ; ah si, une culotte ! lâche-t-elle dans un éclat de rire. En tant que musulmans, nous sommes tous salafs. Notre devoir est de suivre les pratiques du Prophète à la lettre et c'est ce que je fais.» L'heure tourne et les enfants se pressent autour de leur mère pour le jeu du soir. Près d'une heure de questions-réponses autour de l'islam, du Coran et du prophète Mahomet. « Il n'y a pas pire péché que d'obéir par obligation, explique Allal. Il est essentiel pour nous d'éduquer nos enfants à la religion et cela peut être aussi ludique, la preuve !»&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;photo&quot; style=&quot;width: 330px; float: right;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/medias/2009/11/06/114d4554-cafd-11de-93dc-2bd422d260d2.jpg&quot; border=&quot;0&quot; style=&quot;width: 330px; height: 220px;&quot; /&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;Quelques semaines plus tard en banlieue parisienne, à Gennevilliers. Le ton change. C'est jour de fête pour la communauté musulmane. La sublime mosquée tant attendue est enfin inaugurée. Dans la foule, Nadia, 40 ans. Cette mère de quatre enfants ne cache pas son émotion. « Cela fait près de dix ans que l'on attendait une mosquée plutôt que ces salles de prière aussi obscures que douteuses qui sont devenus des nids à salafs. Mes enfants viendront y suivre les cours de Coran donnés par l'association El Nour (La Lumière). Les éduquer, c'est le seul moyen de les protéger de toute manipulation idéologique.» Derrière l'inquiétude de cette mère de famille, il y a la colère d'une femme blessée. Mariée pendant près de quinze ans, Nadia a vu l'homme qu'elle aimait se transformer au point de ne plus le reconnaître. «Mon mari aimait la vie et sa famille jusqu'à ce qu'il commence à fréquenter des groupes de prière suspects et des forums de discussions salafistes. Très vite, il m'a reproché de travailler et d'être en contact avec d'autres hommes à l'extérieur. J'étais devenue sheitan (le diable). Il m'a quittée pour épouser le salafisme.»&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sur ses conseils, nous nous rendons dans l'une de ces mosquées qu'elle qualifie d'obscures. Au rez-de-chaussée, l'accueil des hommes est tout juste poli. L'étage réservé aux femmes est un espace exigu. L'atmosphère âpre, presque irrespirable, n'a rien à envier à l'ambiance. Au fond de la pièce, une femme voilée de noir fait les cent pas, récitant frénétiquement des versets du Coran. Trois jeunes filles, respectivement en niqab, sitar et jilbab (voir encadré) étudient à voix haute des passages du livre saint. Elles expriment des doutes quant à notre identité : «Vous pourriez être envoyées par les renseignements généraux», explique très sérieusement Salima du haut de ses 20 ans. Avec le même sérieux et un sourire glacial, elle dit ses certitudes quant à notre destinée de mécréants ou de catholiques (peu importe). L'issue sera forcément cruelle, douloureuse et inéluctable. «Vous brûlerez en enfer... à moins de vous convertir.» La jeune fille se ferme. L'échange s'arrête net. En sortant, quelques jeunes de la cité voisine nous interpellent, nous provoquent mais se ravisent très vite lorsque l'un d'entre eux lâche : «Laisse-les tranquilles, elles sortent de la mosquée !»&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;photo&quot; style=&quot;width: 330px; float: right;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/medias/2009/11/06/35aa5a04-cafd-11de-93dc-2bd422d260d2.jpg&quot; alt=&quot;Porter le voile ne signifie pas forcément l'exclusion. Beaucoup de femmes savent composer avec la modernité. Même le McDo est permis tant que l'on n'y consomme pas les viandes (non halal). Derrière cette apparente normalité, la plus grosse difficulté à gérer est de manger ses frites et profiter de son soda avec un niqab devant le visage.&quot; border=&quot;0&quot; style=&quot;width: 330px; height: 220px;&quot; /&gt;&lt;br /&gt; &lt;span class=&quot;leg&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #666666;&quot;&gt;Porter le voile ne signifie pas forcément l'exclusion. Beaucoup de femmes savent composer avec la modernité. Même le McDo est permis tant que l'on n'y consomme pas les viandes (non halal). Derrière cette apparente normalité, la plus grosse difficulté à gérer est de manger ses frites et profiter de son soda avec un niqab devant le visage.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;Un petit peu plus loin, aux abords de cette même mosquée, un très jeune couple s'avance. Lui est français et converti. Quant à son épouse, nous ne verrons d'elle que des mains délicates et soigneusement manucurées. Les échanges sont vifs, il n'est pas question «d'avoir à se justifier», «nous ne sommes pas des animaux», «laissez-nous vivre en paix». Bien plus virulente que son mari, la jeune femme n'a de cesse de répéter «excuse-moi, chéri», chaque fois qu'elle hausse le ton (les femmes n'ont pas le droit d'élever la voix). L'homme insiste sur un point : «Je ne tiens à vous dire qu'une chose. Nous sommes dirigés dans ce pays par des gens qui travaillent pour Satan.» Là encore, impossible de poursuivre, ils se sont déjà éloignés. Quand la doctrine est extrême, le dialogue devient impossible. Dans une librairie accolée à la mosquée, Thomas, derrière son comptoir, ne lève les yeux de son Coran que pour répondre à une cliente en quête d'un jilbab à sa taille. «J'ai un gros arrivage en provenance d'Arabie saoudite prévu la semaine prochaine, il y aura plus de choix.» Tenues islamiques et onguents au parfum d'Orient côtoient nombre de livres. Beaucoup de Coran de toutes les couleurs et de toutes les tailles. Pour le reste, l'essentiel des ouvrages proposés sont signés par les références de la pensée salafiste. Dans les rayons, des jeunes hommes barbus s'installent, plus pour lire qu'acheter. Thomas, le gérant, 26 ans, est né et a grandi dans un presbytère. Elevé dans une famille aux valeurs très catholiques (son frère a fait le séminaire), il a lu la Bible, la Torah, puis le Coran. Aucun doute pour lui : la vérité ne se trouve que dans ce dernier. Un choix et une conversion qu'il a payés le prix fort. Sa famille n'accepte pas et a rompu tout lien avec lui. «Je ne suis pas en colère, mon coeur ne leur sera jamais fermé s'ils veulent m'accepter comme je suis. Mais jamais je ne renoncerai à ma foi.» Thomas s'arrête, fait évacuer le magasin et baisse les rideaux pour quelques minutes. C'est l'heure de la prière.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Après la banlieue, retour à Paris dans une mosquée du XVIIIe arrondissement. Le lieu est un fief ostensiblement salafiste. Notre seule présence et nos questions provoquent une réaction en chaîne. D'abord quelques protestations, des invectives, et très vite viennent les menaces. L'argument ? La rue appartient aux fidèles et la loi, c'est eux. Francine n'est pas musulmane. Habitante du quartier, elle ne cache pas son exaspération et son inquiétude. «Depuis trois ans, tout a basculé ici. L'atmosphère devient très pesante pour les riverains et les passants. Tous les vendredis, la rue est fermée pour permettre aux fidèles de prier jusque sur le trottoir à cause du manque de place à l'intérieur. Je n'ai rien contre l'islam et les croyants, mais là, il s'agit d'autre chose, les comportements sont excessifs. Certains vont même jusqu'à empêcher les femmes de circuler dans la rue parce qu'il y a une mosquée et que l'espace doit être réservé à la seule gent masculine.» Dehors, l'ambiance est électrique. Sortant de la salle de prière, un homme nous interpelle. Complètement exalté, il confirme. «Nous sommes de plus en plus nombreux et bientôt nous vous laverons le cerveau !»&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;photo&quot; style=&quot;width: 493px; float: right;&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/medias/2009/11/06/b0afebe8-caf2-11de-93dc-2bd422d260d2.jpg&quot; border=&quot;0&quot; style=&quot;width: 493px; height: 311px;&quot; /&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;
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<name>Xavier</name>
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<title>Altra sparatoria a Orlando: 1 morto e 5 feriti</title>
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<updated>2009-11-06T20:57:28+01:00</updated>
<published>2009-11-06T20:57:28+01:00</published>
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<summary> Arrestato il presunto killer: Jason Rodriguez, 40 anni, si era rifugiato a...</summary>
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&lt;h2&gt;Arrestato il presunto killer: Jason Rodriguez, 40 anni, si era rifugiato a casa della madre. È un ex dipendente&lt;/h2&gt; &lt;div id=&quot;vxFlashPlayer&quot; style=&quot;float: left; margin-right: 20px;&quot;&gt; &lt;div class=&quot;vxFlashPlayerIMU&quot; id=&quot;vxFlashPlayerSyncIMUFrame&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;vxFlashPlayerIMU&quot; id=&quot;vxFlashPlayerStaticIMUFrame&quot;&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;ORLANDO&lt;/b&gt; - Un morto e cinque feriti: è il bilancio di una sparatoria nel Gateway Center, un palazzo di 16 piani che ospita uffici a Orlando, in Florida. Il presunto sparatore, Jason Rodriguez, di 40 anni, è stato arrestato dalle forze speciali dopo una caccia all'uomo durata alcune ore. Si era rifugiato a casa della madre dopo la fuga su Suv grigio. In passato era stato dipendente di uno degli uffici del complesso. Non si conoscono i motivi del suo gesto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;PANICO&lt;/b&gt; - La sparatoria è avvenuta tra l'ottavo e il dodicesimo piano del Gateway Center, intorno alle 11.30 ora locale. I presenti, presi dal panico, si sono chiusi nei propri uffici e hanno telefonato ai parenti per tranquillizzarli. Immediatamente ambulanze e mezzi dei vigili del fuoco sono arrivati nella zona, che è stata transennata dagli agenti. La sparatoria di Orlando avviene il giorno dopo quella della &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/esteri/09_novembre_05/texas-strage_c301a0c4-ca49-11de-9720-00144f02aabc.shtml&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #003366;&quot;&gt;base militare di Fort Hood, in Texas, dove ci sono state numerose vittime&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Corriere&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;right&quot; id=&quot;rectangle right&quot;&gt;&lt;!-- OAS AD '180x150'begin --&gt; &lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt; &lt;/script&gt; &lt;!-- OAS AD '180x150' end --&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;!-- google_ad_section_end --&gt; &lt;p class=&quot;footnotes&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<name>Xavier</name>
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<title>Le palmarès 2009 des préfectures</title>
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<updated>2009-11-06T18:52:35+01:00</updated>
<published>2009-11-06T18:52:35+01:00</published>
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<summary>   C'est désormais une tradition, chaque année, Marc le Fur, vice-président...</summary>
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&lt;div class=&quot;entete&quot;&gt; &lt;p&gt;C'est désormais une tradition, chaque année, Marc le Fur, vice-président de l'Assemblée nationale, publie son &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.lexpress.fr/region/dans-quelle-prefecture-attend-on-le-moins_699731.html&quot;&gt;classement des préfectures&lt;/a&gt;. Combien de temps pour un permis de conduire, un passeport ou une carte grise? La réponse, département par département.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;contenu-article&quot;&gt; &lt;p&gt;Pour la troisième année consécutive, le député (UMP) &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.marclefur.com/&quot;&gt;Marc Le Fur&lt;/a&gt; distribue bons points et bonnets d'âne aux différentes préfectures de France, à travers son Rapport sur l'administration générale et territoriale de l'Etat.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La méthode est simple: à partir des données fournies par le ministère de l'Intérieur, Marc le Fur mesure les temps d'attente moyens en préfecture pour l'obtention de différents titres, carte d'identité, permis de conduire, permis de construire,&amp;nbsp;de certificats d'immatriculation des véhicules...&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;encadre-200-left&quot;&gt; &lt;div class=&quot;entete-diap&quot;&gt;Retrouvez tous les chiffres de votre département ici, avec les temps d'attente:&lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;entete-diap&quot;&gt;-&amp;nbsp;Pour obtenir &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.lexpress.fr/region/les-temps-d-attente-pour-obtenir-une-carte-d-identite_826772.html&quot;&gt;une carte d'identité&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;entete-diap&quot;&gt;- Pour obtenir &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.lexpress.fr/region/les-temps-d-attente-pour-obtenir-une-carte-grise_826765.html&quot;&gt;une carte grise au guichet&lt;/a&gt;, ou &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.lexpress.fr/region/les-temps-d-attente-pour-obtenir-une-carte-grise-par-courrier_826768.html&quot;&gt;par courrier&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;entete-diap&quot;&gt;- Pour obtenir &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.lexpress.fr/region/les-temps-d-attente-pour-obtenir-un-permis-de-conduire_826771.html&quot;&gt;un permis de conduire&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;entete-diap&quot;&gt;-Pour obtenir un &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.lexpress.fr/region/les-temps-d-attente-pour-obtenir-un-passeport-electronique_826775.html&quot;&gt;passeport électronique&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;entete-diap&quot;&gt;-Pour obtenir &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.lexpress.fr/region/les-temps-d-attente-pour-obtenir-un-permis-de-construire_826777.html&quot;&gt;un permis de construire&lt;/a&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt; &lt;p&gt;Les résultats sont... surprenants. Si, par exemple, vous désirez obtenir &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.lexpress.fr/region/les-temps-d-attente-pour-obtenir-une-carte-d-identite_826772.html&quot;&gt;une nouvelle carte d'identité&lt;/a&gt;, il suffit d'un peu moins de deux jours en Corrèze quand il en faudra vingt dans les Bouches-du-Rhône!&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;title&quot;&gt;Le territoire de Belfort au top, le Gard fait un flop&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le député des Côtes-d'Armor relève que le Territoire de Belfort, la Lozère et la Nièvre composent le podium des départements où les files d'attente sont les moins démoralisantes. A l'autre bout du classement, le Gard, les Bouches du Rhône et la Gironde.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Au premier abord, ce palmarès peut paraître inutile: il est logique que les départements les moins peuplés arrivent en tête. Comme l'admet Marc le Fur, &quot;les petits départements sont toujours plus favorisés, car ils ont moins de demandes à traiter&quot;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Plus pertinentes, en revanches, les inégalités de dotations entre les différentes préfectures de France. &quot;Pourquoi un département comme le Pas-de-Calais compte une faible densité d'agents publics (3,17 pour 10 000 habitants), alors que la Meuse (7,89) ou les Hautes-Alpes (9,42) ont une densité d'agents beaucoup plus élevée?&quot; s'interroge le député.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Son rapport a donc le mérite de soulever la question cruciale des différences d'organisation entre départements. En revanche, il reste muet sur les réponses à y apporter.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&quot;Notre souci est de mettre en exergue ces réalités, aider les préfectures à se situer dans le temps et dans l'espace pour les motiver et de placer l'interrogation au niveau local, se justifie Marc le Fur. Aucune réflexion globale n'a été entamée sur la répartition des effectifs depuis notre précédent rapport, aucune inspection n'a été diligentée&quot;. Autrement dit, &quot;les préfectures s'en foutent!&quot;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;title&quot;&gt;Une future loi d'intéressement dans les administrations?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Mais le député refuse de s'apitoyer. Si les préfectures, malgré quelques efforts non négligeables, ne remédient pas d'elles-mêmes aux dysfonctionnements constatés, une loi pourra les y pousser.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Comme le révèle Marc le Fur, il réfléchit, avec d'autres élus, &quot;à des intéressements dans les administrations sur des critères tangibles (primes financières), non pérennes (pas d'acquis d'une année sur l'autre) avec des objectifs expliqués et dialogués.&quot;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le dispositif s'applique déjà pour la police ou la gendarmerie, depuis le passage d'un certain Nicolas Sarkozy au ministère de l'Intérieur: les forces de l'ordre reçoivent une prime si le nombre d'affaires solutionnées excède les objectifs.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pour le moment, Marc le Fur préfère ne pas donner de date pour une possible loi. Il se veut prudent: &quot;L'administration ne peut fonctionner dans une logique d'entreprise où les primes sont calculées en fonction du résultat. On pourrait plutôt raisonner en terme de délais, comme dans le rapport.&quot;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Cette année encore, ce palmarès ne dépassera donc pas le stade de la &quot;saine émulation ENTRE les préfectures&quot; pour atteindre celui de la &quot;saine émulation DANS les préfectures&quot;. L'Express&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;
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<title>La France ouvre ses archives diplomatiques de 1989</title>
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<updated>2009-11-06T18:49:22+01:00</updated>
<published>2009-11-06T18:49:22+01:00</published>
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<summary> Des proches de François Mitterrand redoutent une mise en cause de l'ancien...</summary>
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&lt;h2&gt;Des proches de François Mitterrand redoutent une mise en cause de l'ancien président au regard de l'histoire.&lt;/h2&gt; &lt;div class=&quot;texte&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/icones/coeur-.gif&quot; border=&quot;0&quot; /&gt; &lt;p&gt;C'est une première&amp;nbsp;: à quelques jours de &lt;a href=&quot;http://www.lefigaro.fr/international/mur-de-berlin.php&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;l'anniversaire de la chute du mur de Berlin&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, la France va anticiper l'ouverture de ses archives diplomatiques concernant cet événement clé de l'histoire contemporaine. Dès lundi prochain, une quinzaine de kilomètres linéaires de documents conservés à La Courneuve et à Nantes seront accessibles aux chercheurs, grâce à une dérogation ministérielle rendue possible par la loi du 15 juillet 2008. Les archives de la chute du Mur n'auraient normalement pu être consultables qu'en 2014.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'initiative en revient à Pierre Lellouche, qui, le 22 septembre dernier à Verdun, avait plaidé pour un «nouvel agenda franco-allemand». Parlant de la chute du Mur, celui qui était alors conseiller diplomatique de Jacques Chirac à la Mairie de Paris, avait déploré un «rendez-vous manqué» entre la France et l'Allemagne. Allant plus loin et évoquant le rôle de François Mitterrand, il avait également regretté que l'ex-chef de l'État n'ait alors pas «su accueillir l'Allemagne au moment où elle se libérait du joug soviétique».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pour certains observateurs, il ne fait guère de doute que le secrétaire d'État aux Affaires européennes a cherché à appuyer là où cela fait mal - mettre en lumière l'attitude notoirement réticente vis-à-vis de la réunification allemande de François Mitterrand - en rendant possible de façon anticipée l'exploitation des archives de la période. D'autant plus qu'en septembre dernier, la publication par les Britanniques d'une sélection de leurs archives avait mis au jour des propos pour le&amp;nbsp;moins salés de l'ex-président socialiste. L'Allemagne risque «de gagner davantage de terrain que Hitler», avait déclaré François Mitterrand à Margaret Thatcher.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Parmi les proches de François Mitterrand, notamment Hubert Védrine et Jacques Attali, on soupçonne fortement une manœuvre pour inculper François Mitterrand au regard de l'histoire. «Oui à l'ouverture des archives, mais une ouverture complète, incluant les archives présidentielles conservées à la Bibliothèque nationale, afin d'avoir une vision d'ensemble qui montrera que, dans l'ensemble, toute cette affaire a été bien gérée», réagit Hubert Védrine.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Selon Pierre Lellouche, «en 1989, 70&amp;nbsp;% des Français étaient en faveur de la réunification allemande; ils étaient en avance sur leurs dirigeants». «C'était une période dominée par&amp;nbsp;les peurs, ces peurs appartiennent au passé», a-t-il déclaré jeudi, en se félicitant de l'ouverture des archives. Des milliers de télégrammes diplomatiques et de documents vont être mis à la disposition des historiens et permettront de préciser la ligne diplomatique de la France durant ces mois où basculèrent les certitudes.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le 14 novembre 1989, moins d'une semaine après la chute du Mur, le secrétaire général du Quai d'Orsay François Scheer recevait l'ambassadeur de &lt;a href=&quot;http://www.lefigaro.fr/international/2009/06/30/01003-20090630ARTFIG00340-ces-allemands-nostalgiques-du-paradis-perdu-de-rda-.php&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;RDA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; pour lui exprimer la position française. «Le président a déclaré que la réunification ne lui faisait pas peur», disait-il alors. «Cela ne signifie pas que nous voulons que la réunification se fasse maintenant et n'importe comment. Mais la France ne sera pas un obstacle», ajoutait le diplomate, sur la ligne prônée par de Gaulle depuis 1959&amp;nbsp;: «La réunification est le destin du peuple allemand.»&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ceci n'excluait pas les préjugés hérités du passé et les craintes d'une remise en cause des frontières orientales de l'Allemagne. «&lt;a href=&quot;http://www.lefigaro.fr/international/2009/10/31/01003-20091031ARTFIG00310--l-autre-chancelier-de-l-unite-.php&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;Kohl est capable de tout&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, il se voit le maître», soulignait Margaret Thatcher, évoquant même le spectre d'un «nouvel Anschluss», lors d'un dîner à l'ambassade de France, au printemps 1990, dont le compte rendu figure dans les archives du Quai d'Orsay. Le Figaro&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;
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<title>Vers des augmentations de salaires en 2010</title>
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<updated>2009-11-06T18:45:26+01:00</updated>
<published>2009-11-06T18:45:26+01:00</published>
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<summary> En France, la hausse serait de l'ordre de 2,7% contre une moyenne de 1%...</summary>
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&lt;h2&gt;En France, la hausse serait de l'ordre de 2,7% contre une moyenne de 1% cette année, selon une enquête réalisée par le cabinet ECA International.&lt;/h2&gt; &lt;div class=&quot;texte&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/icones/coeur-.gif&quot; border=&quot;0&quot; /&gt; &lt;p&gt;Une bonne nouvelle pour les salariés. En 2010, les salaires devraient être revus à la hausse, après des stagnations ou de petites augmentations cette année, selon l'enquête «&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.eca-international.com/showpressrelease.aspx?ArticleID=7025&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;Tendances des salaires 2009/2010&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;», réalisée par le cabinet ECA International, grâce à des données collectées auprès de 297 multinationales dans plus de cinquante pays. Concrètement, en France, les salariés peuvent ainsi espérer une progression de leur rémunération de 2,7%, contre 1% en 2009. «Les moyennes annoncées pour 2010 ne sont certes pas revenus au niveau des augmentations accordés en 2008. Toutefois ces prévisions sont plutôt optimistes», explique Frédéric Franchi de ECA International. Cependant, en tenant compte de l'inflation, les salariés français devraient bénéficier d'une hausse de salaire réel de l'ordre de 1,6% en 2010, soit le double de cette année. En outre, alors que 41% des entreprises ont gelé les salaires en 2009, pour 2010, seules 7% des entreprises interrogées envisagent de le faire.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;h3&gt;Augmentation de 3,5% en Europe&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;D'une manière générale, en Europe, l'enquête prévoit une augmentation de 3,5% en 2010, contre 2,2% cette année. Dans le détail, les hausses atteindraient 3% au Royaume-Uni et en Italie, 2,5% (contre 1,5%) en Allemagne et en Espagne (contre respectivement 1,3% et 1,9% en 2009). La Russie est le pays européen où les rémunérations vont le plus progresser (+10%), suivi de la Bulgarie (+7%) et la Roumanie (+6%). Les salariés finlandais et portugais sont les plus mal lotis avec 2% d'augmentation de salaires prévues pour l'année prochaine. Des prévisions toutefois en progression de 1,5% et 1,6%.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Au niveau international, les salaires devraient grimper de 4,8%, contre 3,1% cette année. Les salariés vénézuéliens seraient les plus chanceux avec des prévisions de l'ordre de 28% (en nette hausse par rapport aux 18% en moyenne cette année). Mais si l'on compare la hausse de salaire au niveau de l'inflation, la progression réelle pour ces salariés sera en fait la plus basse du classement, à -1,7%. Aux Etats-Unis, les entreprises tablent sur des hausses de salaires de l'ordre de 3%, soit le double des augmentations accordées en 2009. Le Figaro&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;
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<title>La justice suspend un système de dénonciation au travail</title>
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<summary> Le logiciel informatique utilisé par l'entreprise Benoist Girard permettait...</summary>
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&lt;h2&gt;Le logiciel informatique utilisé par l'entreprise Benoist Girard permettait à ses salariés de dénoncer des actes illégaux, mais aussi des faits relevant de la vie privée.&lt;/h2&gt; &lt;div class=&quot;texte&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/icones/coeur-.gif&quot; border=&quot;0&quot; /&gt; &lt;p&gt;Retour à la sérénité dans les couloirs de l'entreprise Benoist Girard. C'est avec soulagement que les salariés du fabricant de prothèse d'Hérouville-Saint-Clair (Calvados) ont accueilli la nouvelle : le tribunal de grande instance de Caen, conformément à leur demande, a décidé de suspendre vendredi l'utilisation du logiciel de dénonciation entre collègues qu'avait mis en place leur hiérarchie depuis dix mois.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ce «système d'alerte professionnelle» crée un «trouble manifestement illicite», a estimé le juge des référés. La société, une filiale de l'entreprise américaine Stryker, a un mois pour faire cesser cette pratique ou devra s'acquitter d'une amende de 300 euros par salarié et par jour si le système n'est pas suspendu après cette date. Selon nos informations, l'entreprise devrait faire appel de cette décision.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Les dispositifs d'«alerte professionnelle» via Internet sont apparus en France peu après avoir été rendu obligatoire aux Etats-Unis, par la loi Sarbanes-Oxely de 2002. Suite au scandale de la faillite d'Enron - dont les opérations spéculatives avaient été masquées en bénéfices via des manipulations comptables - le gouvernement avait décidé que toute société cotée en bourse devait mettre en place un système de dénonciation des actes illégaux.&lt;/p&gt; &lt;h3&gt;1.300 entreprises en France ont un logiciel de dénonciation&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;En France, cette pratique n'est pas inscrite dans la loi mais est apparue à travers une circulaire, dans le cadre de la loi informatique et liberté. Une société qui souhaite faire appel à ce système n'a qu'à faire une déclaration à la Commission nationale informatique et libertés (Cnil). A l'heure actuelle, 1.300 entreprises ont fait la démarche.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Selon la circulaire française et la loi américaine, le champ de délation doit se limiter aux domaines «financier, comptable, bancaire et lutte contre la corruption». Or le site ethicspoint.com mis à la disposition des 280 salariés de Benoist-Girard permettait également de renseigner sur d'autres sujets, tels que la maladie d'un collègue ou encore la consommation de stupéfiants.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;«Imaginez un peu l'ambiance au sein de l'entreprise», explique au figaro.fr l'avocate du CE de Benoist Girard, Elise Brand. «Les salariés avaient le sentiment d'être épiés en permanence, le climat n'était plus du tout serein». Ils ne sont pas opposés à la pratique, mais trouvent impensable «que cela puisse également concerner leur vie privée et le secret médical». Le Figaro&lt;/p&gt; &lt;/div&gt; &lt;!-- google_ad_section_end() --&gt;&lt;!-- Template : Outils.php --&gt; &lt;p&gt;&lt;script src=&quot;/scripts/tooltip/tooltip.js&quot; type=&quot;text/javascript&quot;&gt; &lt;/script&gt;&lt;/p&gt;
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<title>La Poste: la gauche contrarie le gouvernement</title>
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<summary> Majoritaires dans l'hémicycle vendredi, les sénateurs de l'opposition ont...</summary>
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&lt;h2&gt;Majoritaires dans l'hémicycle vendredi, les sénateurs de l'opposition ont fait passer une série d'amendements visant à conforter le caractère public de l'entreprise. Au grand dam de la majorité.&lt;/h2&gt; &lt;div class=&quot;texte&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/icones/coeur-.gif&quot; border=&quot;0&quot; /&gt; &lt;p&gt;Après Hadopi, La Poste. La gauche avait déjà profité de son surnombre à l'Assemblée &lt;a href=&quot;http://www.lefigaro.fr/politique/2009/04/09/01002-20090409ARTFIG00460-le-parlement-rejette-la-loi-sur-le-telechargement-.php&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;pour voter au printemps contre le projet de loi Création et Internet&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; présenté par le gouvernement, à la surprise générale. Cette fois, c'est le Sénat qui est venu contrarier les desseins gouvernementaux.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Les sénateurs de l'opposition, majoritaires en nombre dans l'hémicycle vendredi , lors de la discussion du projet de loi de réforme du statut de la Poste, ont ainsi fait passer une série d'amendements contre l'avis du gouvernement et de la droite. Ces amendements concernent l'article 2 du texte et visent à conforter le caractère public de l'entreprise. Cet article stipule que «La Poste et ses filiales constituent un groupe public qui remplit des missions de service public et exerce d'autres activités dans les conditions définies par la présente loi et par les textes qui régissent chacun de ses domaines d'activité». Les cinq amendements présentés par le PS et les Verts et qui ont été adoptés précisent notamment que La Poste et ses filiales constituent «un groupe unique entièrement public». L'un d'entre eux souligne que les «missions de service public s'exercent du lundi au samedi, dans le respect des intérêts des usagers». Un autre insère un alinéa indiquant que «les réseaux postaux ont une dimension territoriale et sociale importante qui permet l'accès universel à des services locaux essentiel». Selon le sénateur Martial Bourquin (PS), cette précision «garantit le financement par l'Etat de services locaux».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La gauche sénatoriale, toujours très mobilisée, continue de harceler la majorité en multipliant les prises de parole sur chaque amendement. Plus de 450 amendements restaient en discussion vendredi à la mi-journée. Le débat a été prolongé à samedi et dimanche si nécessaire. L'opposition joue la montre. Si le texte n'est pas voté cette semaine, il sera difficile pour le gouvernement, étant donné l'ordre du jour surchargé par les projets de budgets 2010 et la réforme des collectivités, de le boucler avant la fin de l'année. Or, &lt;a href=&quot;http://www.lefigaro.fr/societes/2009/10/31/04015-20091031ARTFIG00853-la-reforme-de-la-poste-arrive-au-senat-.php&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;le projet de loi prévoit la transformation de La Poste en société anonyme&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; à capitaux publics au 1er janvier 2010. Le Figaro&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;
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<title>Marseille: la plus grande mosquée de France en 2011</title>
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<published>2009-11-06T18:36:28+01:00</published>
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<summary> Le permis de construire délivré, reste à boucler le financement du plus...</summary>
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&lt;h2&gt;Le permis de construire délivré, reste à boucler le financement du plus grand édifice musulman de France.&lt;/h2&gt; &lt;div class=&quot;texte&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/icones/coeur-.gif&quot; border=&quot;0&quot; /&gt; &lt;p&gt;Le projet de la grande mosquée de Marseille fait aujourd'hui un pas symbolique. Le sénateur-maire UMP, Jean-Claude Gaudin, a remis à la communauté musulmane le permis de construire de ce lieu de culte qui sera édifié dans les quartiers nord. L'élu, d'abord opposé au projet, a estimé, en 2001, qu'il ne pouvait priver d'un lieu de culte décent les 200&amp;nbsp;000 Marseillais musulmans, soit le quart de la population. Le sujet est sensible et l'extrême droite, en perte de vitesse, a fait de son opposition totale à «la mosquée cathédrale» son principal cheval de bataille.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Mais Jean-Claude Gaudin tient bon. «Il a été le premier à dire, je veux une mosquée pour les musulmans de Marseille», souligne le président de l'association La mosquée de Marseille, Nourredine Cheikh, un ancien chef d'entreprise halal.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Gaudin a favorisé le rassemblement d'une communauté diverse et divisée dans une association qui désormais gère le dossier. La ville lui a consenti un bail emphytéotique et lui délivre aujourd'hui un permis de construire.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;«C'est un grand jour. C'est l'acte de naissance de notre mosquée. A nous désormais de l'élever», commente satisfait Nourredine Cheikh.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Les fidèles, qui disposent aujourd'hui de 63 lieux de cultes dans la ville, souvent bricolés dans des rez-de-chaussée d'HLM ou dans des petites salles de quartier, pourront être fiers d'un lieu vaste et beau. Les 8&amp;nbsp;600 m² du terrain des anciens abattoirs de Saint-Louis donnent la possibilité de construire une grande salle de prière mais également une école théologique, une bibliothèque, un restaurant, une librairie et un amphithéâtre.&lt;/p&gt; &lt;h3&gt;Minaret de 25 mètres&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;L'édifice sera revêtu de verre cristallisé et de pierre blanche de Croatie ayant servi pour la Maison-Blanche ou le pont des Soupirs à Venise. La salle de prière, l'une des plus grandes d'Europe, aura une &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.lamosqueedemarseille.org/projet.aspx&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;superficie de 3&amp;nbsp;500 m²&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; permettant d'accueillir un maximum de 7&amp;nbsp;000 personnes. «Ce sera un phare avec &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.lamosqueedemarseille.org/projet.aspx&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;un minaret&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; de 25 mètres diffusant un jet de lumière pour appeler à la prière avec une valeur symbolique forte de reconnaissance», commente Maxime Repaux, l'architecte. L'appel sonore à la prière se fera uniquement à l'intérieur de l'édifice.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;De nombreuses étapes restent à franchir. Il faut réunir les 22&amp;nbsp;millions nécessaires à la construction. Nourredine Cheikh est serein&amp;nbsp;: «Une quinzaine de pays riches nous ont assurés de leur aide, indique-t-il. Maintenant qu'on a le permis de construire on va pouvoir avancer.» Une souscription publique a également été lancée. La pose de la première pierre est annoncée pour le 21&amp;nbsp;avril 2010 et l'inauguration pour la fête de l'Aïd en novembre&amp;nbsp;2011.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Toutefois, les adversaires de la mosquée ne désarment pas. Le MNR et le Front national, qui ont attaqué le bail et ont été déboutés, ont fait appel. En outre, la Ligue du Sud, conduite par le maire d'Orange Jacques Bompard (MPF) pour les régionales, a annoncé un nouveau recours. «Le loyer, trop bas, s'assimile à une aide à la construction, ce qui est contraire à la loi sur la laïcité. Il n'y a donc pas lieu de donner un bail. Donc si le bail est nul, le permis de construire l'est aussi», assure Ronald Perdomo, l'avocat de la Ligue du Sud. Le Figaro&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;
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<title>Dalla graffetta all'eco-design</title>
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<updated>2009-11-06T18:33:04+01:00</updated>
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<summary>   La buona progettualità ha sempre seguito linee che oggi si potrebbero...</summary>
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&lt;div class=&quot;articoliTesto&quot;&gt;&lt;span editcontrolheight=&quot;120&quot; id=&quot;_ctl0_MasterContent_Contenuto&quot;&gt;La buona progettualità ha sempre seguito linee che oggi si potrebbero ascrivere al concetto di equilibrio ambientale, già da prima che sorgesse l’attenzione per il riciclaggio e per la qualità dei materiali che sempre più caratterizza la cultura contemporanea. Paolo Tamborrini, ricercatore del Politecnico di Torino, ha recentemente pubblicato un volume sul concetto di ecologia applicato al progetto &lt;em&gt;Design sostenibile. Oggetti, sistemi e comportamenti&lt;/em&gt;, (Electa, 224 pagine, 42,00 euro), in cui si trovano aspetti sorprendenti, tra cui l’affermazione che la sostenibilità era praticata dai buoni designer ben prima che questa fosse percepita quale un imperativo sociale. Nelle prime pagine del volume si trova un’immagine della graffetta: il fermaglio in fil di ferro che consente di tenere assieme vari fogli e che da sempre campeggia nei cassetti e sulle scrivanie. Brevettato dal norvegese Johann Vaaler nel 1899 e perfezionato pochi anni più tardi dall’azienda inglese Gem Manufactoring (che ha prodotto un modello arrotondato così da garantire che lo stress sui fogli si riducesse) è uno di quegli oggetti tanto comuni da passare totalmente inosservati, ma è stato inventato, disegnato, prodotto: prima non c’era. E consente di organizzare meglio il lavoro e di tenere ordine tra appunti e scartoffie. Ottiene un notevole risultato con un minimo sforzo, il che è il nocciolo della sostenibilità: evitare lo spreco.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; «Alcuni buoni designer, come Bruno Munari, Enzo Mari, Gio Ponti, hanno operato ante litteram secondo i principi della &quot;sostenibilità&quot; - argomenta Tamborrini -. Il loro approccio ancora oggi può insegnare molto, perché questa non è misurabile solo sul metro della riciclabilità o della funzionalità». Ed ecco quindi che tra gli esempi di design sostenibile troviamo la sedia superleggera che Gio Ponti ha firmato nel 1951, presentandola come esempio di riduzione all’essenzialità: «una sedia-sedia senza aggettivi e di prezzo basso». Un oggetto archetipico privo di fronzoli, con una struttura che risponde alle linee di forza e pertanto si realizza utilizzando il minimo di materiale: minima azione, massimo risultato (già Leibniz aveva molto argomentato in merito, ma non è detto che un designer attinga a tali suggestioni). E la riduzione quantitativa di materiale (in questo caso il legno) risponde ai criteri della sostenibilità.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il rispetto ambientale, così apparentemente diffuso, è veramente assimilato nell’attività di design? «No, ancora oggi moltissimi vanno alla ricerca del &quot;bello&quot; senza badare alla funzionalità: questo avviene soprattutto là dove più forte è la pressione delle mode, sia nella produzione di abiti, sia nella produzione di arredi. Non a caso nel Salone del Mobile si nota ancora un prevalere di ricerche formali volte a colpire anzitutto l’aspetto emotivo. Ma occorre fare attenzione: il problema è trovare il giusto mezzo tra funzionalità, risparmio energetico in tutta la filiera produttiva, riciclabilità dei materiali, semplicità nel disegno da un lato e dall’altro lato il valore estetico; perché se manca questo, l’oggetto perde molta parte del suo significato».&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Insomma, il tema della sostenibilità è complesso e variegato. «Un po’ perché le leggi tendono in questa direzione, un po’ perché il pubblico mostra una sensibilità sempre maggiore verso l’ambiente, oggi le aziende tendono a produrre oggetti in cui è ottimizzato il numero di componenti e l’origine dei materiali. Ma si richiede un passo ulteriore: è tutto il sistema produttivo e di utilizzo che dovrebbe essere informato alla sostenibilità. È esemplare il caso delle lavatrici: sono più o meno come quelle di 40 anni fa, eccetto che oggi sono di classe &quot;A+&quot;, cioè consumano meno energia. Un’ipotesi di cambiamento reale è quello proposto con la lavatrice &quot;Biologic&quot;: non più il solito cestello ruotante che, agitando il bucato, lava e risciacqua, bensì una piccola centrale in cui le piante assolvono alla funzione di purificare l’acqua in un ciclo continuo ma necessariamente lento: l’acqua purificata passa nei comparti lavaggio e risciacquo, quindi nel contenitore delle piante per la purificazione prima di ricominciare il ciclo. Il ciclo è &quot;automatico&quot;, ma secondo ritmi dettati dal tempo necessario alle piante per purificare l’acqua. Sostenibilità riguarda non solo i designer, ma uno tutto stile di vita».&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Anche il &quot;Solar Cookit&quot; utilizza l’energia presente in natura… «È un kit acquistabile in rete e che si usa là dove c’è molto sole: secondo il principio degli specchi ustori i fogli di alluminio riflettente, piegabili e apribili, fanno convergere i raggi solari così da surriscaldare un contenitore. Oltre che per cuocere, serve per purificare l’acqua tramite ebollizione». Lo stesso obiettivo è ottenuto da &quot;Solar Bottle&quot;, un contenitore che surriscalda l’acqua tramite l’esposizione al sole (per capire l’importanza del problema si consideri che centinaia di migliaia di bambini muoiono prematuramente per via di infezioni contratte dall’acqua non potabile). «Sono esempi di tecnologie appropriate per ambienti specifici, quali le zone desertiche africane dove non c’è energia e l’acqua è poca e spesso infetta. Perché il design sostenibile non è &quot;globale&quot;, ma &quot;locale&quot;».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;dataFirma&quot;&gt;&lt;span id=&quot;_ctl0_MasterContent_Autore&quot;&gt;Leonardo Servadio. Avvenire&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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<title>C'è un mondo di giovani che non fa notizia</title>
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<updated>2009-11-06T18:29:48+01:00</updated>
<published>2009-11-06T18:29:48+01:00</published>
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<summary>   La scarna notizia di cronaca non è considerata di quelle che appassionano...</summary>
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&lt;div class=&quot;articoliTesto&quot;&gt;&lt;span editcontrolheight=&quot;120&quot; id=&quot;_ctl0_MasterContent_Contenuto&quot;&gt;La scarna notizia di cronaca non è considerata di quelle che appassionano l’opinione pubblica: il presidente Napolitano, contestualmente alla consegna dell’onorificenza di &quot;Cavaliere del Lavoro&quot; a 25 esponenti della società civile, ha insignito altrettanti giovani, tra quelli diplomati nelle scuole superiori, del titolo di &quot;Alfiere del Lavoro&quot;. Il riconoscimento viene conferito ogni anno agli studenti che hanno conseguito migliori risultati sia nel corso della loro carriera scolastica che all’esame di Stato.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Dicevamo che l’evento non è destinato a suscitare la curiosità morbosa che si scatena in occasione dei tristi episodi di bullismo e di gratuita violenza di cui sono periodicamente protagonisti i nostri giovani. Eppure non può sfuggire, all’osservatore avvertito, che è proprio in questi aspetti positivi dell’universo giovanile, senza dubbio meno appariscenti ma niente affatto banali, che risiede il futuro della nostra società.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Sì, ci sono ragazzi e ragazze – anzi più ragazze che ragazzi, stando alle statistiche – che si impegnano nello studio, con costanza e con ottimi risultati. E non sono solo quelli premiati dal presidente della Repubblica. Essi sono la punta di un iceberg ben più consistente, se è vero che ad essere in possesso dei requisiti minimi richiesti - la media di 8/10 in ciascuno dei cinque anni degli studi superiori e 100/100 all’esame finale - erano in 1.376 (898 ragazze e 478 ragazzi). Sono dati che dovrebbero far riflettere chi è abituato a parlare dei giovani in termini solo problematici e a sottolineare, con costernazione, la diversità (sempre in negativo) che li separa dai loro coetanei di cinquant’anni fa. Certo, che quelli di oggi siano molto differenti dai ragazzi e dalle ragazze di ieri è indubbio.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Ma è veramente sicuro che non abbiano valori, come oggi spesso si dice? Che i loro atteggiamenti, a volte provocatori e certamente di rottura rispetto a stili consolidati del passato, non nascondano un modo diverso di voler prendere sul serio la vita e di cercarne il significato? O non siamo forse noi adulti che dovremmo dedicare un po’ più di tempo e di attenzione ad ascoltarli – cosa che ci risulta sempre più difficile, travolti come siamo da frenetici ritmi di vita –, per cercare di capirli?&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Queste domande acquistano uno specifico rilievo se ci riferiamo all’esperienza scolastica. I ragazzi premiati – e i tanti altri che avrebbero potuto esserlo – sono studenti che sfatano il luogo comune dell’alunno disimpegnato e ignorante. Non sono stati indegni della scuola. Se mai, c’è da chiedersi se la scuola sia stata degna di loro. Troppe volte ancora, nel nostro sistema d’istruzione, le eccellenze vengono mortificate e appiattite in nome di una malintesa &quot;uguaglianza&quot;, di cui il &quot;6 politico&quot; del Sessantotto è stato il triste trionfo e che ancora oggi ispira certi stili educativi. È giusto, naturalmente, che la scuola si prenda cura di chi è in difficoltà, motivandolo e sostenendolo nel recupero. Ma c’è anche da valorizzare chi le motivazioni le ha e mostra di volerle tradurre in un impegno corrispondente.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Su questa strada, per fortuna, si stanno già facendo dei passi significativi. Nelle scuole si vanno diffondendo dei &quot;corsi di eccellenza&quot; che hanno questo obiettivo. Dobbiamo sperare che diventino sempre più numerosi. E, soprattutto, che nelle ore curricolari si faccia in classe un lavoro atto a suscitare sempre più negli alunni l’interesse a frequentarle. È stato notato che quando entrano nel mondo scolastico i bambini sono pieni di domande, di stupore, di curiosità e che quando ne escono, invece, appaiono talvolta stanchi e spenti. Forse siamo noi educatori, non i ragazzi, il vero nodo dell’«emergenza educativa» di cui giustamente si comincia a parlare. I giovanissimi &quot;Alfieri del Lavoro&quot; premiati dal capo dello Stato sono lì, col loro esempio di serietà, a ricordarci che i ragazzi di oggi non sono da &quot;recuperare&quot;, ma probabilmente nella stragrande maggioranza sono da aiutare a crescere bene.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;dataFirma&quot;&gt;&lt;span id=&quot;_ctl0_MasterContent_Autore&quot;&gt;Giuseppe Savagnone. Avvenire&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
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<title>Ocse: c'è ripresa, Italia al top</title>
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<updated>2009-11-06T18:26:15+01:00</updated>
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<summary> Berlusconi in Consiglio dei ministri: «Superata la Gran Bretagna, siamo la...</summary>
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&lt;h2&gt;Berlusconi in Consiglio dei ministri: «Superata la Gran Bretagna, siamo la sesta nazione più ricca al mondo»&lt;/h2&gt; &lt;table align=&quot;left&quot; width=&quot;1&quot; class=&quot;foto-v-left&quot;&gt; &lt;tbody&gt; &lt;tr&gt; &lt;td&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt; &lt;/table&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;ROMA&lt;/b&gt; - L'Italia ha ormai sorpassato la Gran Bretagna per Prodotto interno lordo e quindi è ormai la sesta nazione più ricca tra i paesi industrializzati dal mondo. Silvio Berlusconi, riferiscono alcuni presenti, interviene al Consiglio dei ministri per fare alcune considerazioni sullo stato di salute dell'economia nazionale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;L'OCSE E LA RIPRESA, ITALIA AL TOP -&lt;/b&gt; Ad avvalorare le dichiarazioni del premier sulla situazione economica italiana ci sono i dati che riguardano l'area Ocse. Secondo l'Organizzazione parigina infatti, non solo il superindice registra un nuovo rialzo a settembre (di 1,3 punti rispetto ad agosto, e di 3,4 punti su settembre 2008), ma, in questo quadro, l'Italia è il Paese che mostra l'incremento maggiore su base annua (+10,8 punti), con un'economia giudicata «in espansione», mentre su base mensile si registra un +1,3. Su base congiunturale, il Paese che mostra un incremento maggiore è invece la Germania (+2 punti, e +5,7 punti rispetto al 2008). Le uniche economie che rispetto a settembre dello scorso anno risultano in calo sono il Giappone (-0,7 punti), il Brasile (-7,1 punti) e la Russia (-6,7 punti).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;«IL PEGGIO È PASSATO»&lt;/b&gt; - Lo stesso Berlusconi, durante la conferenza stampa al termine del Cdm, ha commentato i dati Ocse: «Ci sono forti segnali di ripresa, basta vedere i dati dell'Ocse», ha detto il premier. «Il peggio della crisi è alle spalle - ha aggiunto -. La crisi ha segnato più di altri la Gran Bretagna, essendo la sua economia basata sulla finanza» ed ha portato l'Italia «al terzo posto in Europa» come contribuenti e «siamo sesti nelle Nazioni Unite. Insomma, non possiamo lamentarci» perché «non va malissimo».&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;right&quot; id=&quot;rectangle right&quot;&gt;&lt;!-- OAS AD '180x150'begin --&gt; &lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt; &lt;/script&gt; &lt;!-- OAS AD '180x150' end --&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;IL PRESSING SUI MINISTRI&lt;/b&gt; - La ripresa economica del nostro Paese, ha spinto il premier, riferiscono fonti ministeriali, a lanciare un monito in Cdm agli uomini di governo: sarebbe il caso che i risultati e le cose positive che stiamo facendo vengano fatti valere. Il presidente del Consiglio avrebbe infatti chiesto ai colleghi di dare risalto a quanto di buono questo esecutivo sta realizzando e ha realizzato in sedici mesi. Corriere&lt;/p&gt;
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<name>Xavier</name>
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<title>Maroni: cellule terroriste pronte a colpire</title>
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<updated>2009-11-06T18:22:52+01:00</updated>
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<summary> Il ministro dell'Interno: «Dopo Milano il quadro è cambiato. Fino a ieri...</summary>
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&lt;h2&gt;Il ministro dell'Interno: «Dopo Milano il quadro è cambiato. Fino a ieri facevano solo raccolte di fondi»&amp;nbsp;&lt;/h2&gt; &lt;div id=&quot;rectangle&quot;&gt;&lt;!-- OAS AD '180x150'begin --&gt; &lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt; &lt;/script&gt; &lt;!-- OAS AD '180x150' end --&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;MILANO - Il ministro dell'Interno Roberto Maroni lancia un allarme sul terrorismo di matrice islamica che in Italia non ha precedenti. «Pensiamo che ci possano essere cellule in Italia che si formano, finanziano e addestrano per fare attentati da noi» ha detto Maroni. E ha aggiunto che in Italia, dopo &lt;a href=&quot;http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_ottobre_12/attentato-caserma-perrucchetti-ordigno-esplosivo-1601867714388.shtml&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #565656;&quot;&gt;l'attentato di Milano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, «il quadro è cambiato». «Ne ho parlato ieri al G6 di Londra - ha spiegato - : c'è un'evoluzione che mi preoccupa molto nel nostro Paese, dopo il fatto di Milano». La vicenda del kamikaze libico, per Maroni, «segna una svolta nella presenza di queste attivitá in Italia».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;CAMBIO DI STRATEGIA&lt;/b&gt; - le parole del ministro riguardano un possibile cambio di strategia delle cellule terroristiche in Italia. Fino all'attentato di Milano, ha sostenuto Maroni, «in Italia le cellule raccoglievano fondi e facevano reclutamento per azioni da compiere all'estero». Ora «il quadro è cambiato» anche se «non siamo ancora al fenomeno dell'&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;homegrown terrorist&lt;/span&gt;, come in Gran Bretagna e in Spagna. Ma ci siamo molto vicini». Qui si innesca un tema caro alla Lega, ovvero la battaglia contro la cittadinanza «facile» per gli extracomunitari. Il ministro sottolinea che, se fosse stata giá in vigore la legge sulla cittadinanza che riduce i tempi per l'ottenimento da dieci a cinque anni, l'attentatore libico «sarebbe stato un cittadino italiano». Ma la preoccupazione vera è un'altra, ovvero il livello di organizzazione delle cellule e i loro collegamenti all'estero: «Siamo molto preoccupati. Non c'è Al Qaeda in Italia, ma cellule che vi fanno riferimento e in qualche modo hanno ottenuto l'autorizzazione da Al Qaeda. È un fenomeno che stiamo ancora investigando».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;PRIORITÀ&lt;/b&gt; &lt;b&gt;E FONDI&lt;/b&gt; - Anche in considerazione di questo allarme, rimane l'esigenza di più fondi per la sicurezza chiesti nei giorni scorsi dal ministro. Maroni ha incontrato stamani il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che gli ha assicurato il suo «totale impegno» per maggiori risorse da destinare alla forze dell'ordine: lo ha riferito ai giornalisti lo stesso Maroni che si è detto molto soddisfatto. «Stamani con Berlusconi a margine del Cdm - ha spiegato poi Maroni - abbiamo parlato di questo e lui mi ha assicurato il suo totale impegno per garantire maggiori risorse al comparto sicurezza. Non so - ha proseguito - se è frutto della mia dichiarazione dell'altro giorno &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/09_novembre_04/maroni-risorse-sicurezza-voto-con-opposizione_6fc0d204-c940-11de-a52f-00144f02aabc.shtml&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #003366;&quot;&gt;(quando aveva detto di essere pronto a votare con l'opposizione &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;ndr&lt;/span&gt;.)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; ma se è così ben venga». «Il fatto che il premier abbia riconosciuto che la sicurezza è in cima delle priorità del governo italiano - ha concluso - è un fatto molto positivo».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;MAFIA&lt;/b&gt; - Intanto il Viminale sta predisponendo un piano contro la mafia in dieci punti e dovrebbe essere pronto entro qualche settimana. «Stiamo predisponendo - ha detto il ministro - un piano contro la mafia in dieci punti che presenterò al presidente del Consiglio nelle prossime settimane». Corriere&lt;/p&gt; &lt;!-- google_ad_section_end --&gt; &lt;p class=&quot;footnotes&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;table align=&quot;left&quot; width=&quot;1&quot; class=&quot;foto-h-left&quot;&gt; &lt;tbody&gt; &lt;tr&gt; &lt;td&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt; &lt;/table&gt;
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<name>Xavier</name>
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<title>Napolitano alle toghe: serve dialogo per le rioforme</title>
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<updated>2009-11-06T18:23:54+01:00</updated>
<published>2009-11-06T18:20:00+01:00</published>
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<summary> Invito all'Associazione nazionale magistrati: «Sia aperta al dialogo». Sul...</summary>
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&lt;h2&gt;Invito all'Associazione nazionale magistrati: «Sia aperta al dialogo». Sul caso Mesiano: serve confronto rispettoso&amp;nbsp;&lt;/h2&gt; &lt;div id=&quot;rectangle&quot;&gt;&lt;!-- OAS AD '180x150'begin --&gt; &lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt; //&lt;![CDATA[ &lt;!--   // --&gt; //]]&gt; &lt;/script&gt; &lt;!-- OAS AD '180x150' end --&gt;&lt;/div&gt; &lt;p&gt;ROMA - Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano invita l'Anm a dialogare sulla giustizia «in vista di riforme né occasionali né di corto respiro». Iniziative - scrive il capo dello Stato in una lettera al presidente del sindacato dei magistrati Luca Palamara - «che auspicano tutti coloro che hanno a cuore un soddisfacente esercizio della fondamentale funzione di presidio della legalità, al servizio del cittadino e dei suoi diritti, nel rispetto reciproco e nella leale collaborazione tra tutte le istituzioni».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;PREOCCUPAZIONE&lt;/b&gt; - Napolitano chiede all'Anm di «guardare a tutti i motivi e gli aspetti della crisi del sistema giustizia, offrendo, con rigore, con misura e senza scendere sul terreno dello scontro, la sua disponibilità a concreti contributi propositivi, come un interlocutore attento e credibile, fermo nella difesa dei principi fondamentali di indipendenza e autonomia, di cui sono e resto garante, ma sempre aperto al dialogo e all'ascolto». Napolitano risponde così al presidente dell'Associazione nazionale magistrati, che &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_16/mesiano-servizio-mattino-cinque-fnsi_462cbd36-ba3b-11de-9645-00144f02aabc.shtml&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #565656;&quot;&gt;a sua volta gli aveva scritto una lettera il 16 ottobre&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; dopo l'attacco della trasmissione &lt;i&gt;Mattino 5&lt;/i&gt; di Mediaset contro &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_20/mesiano-partica-csm_91455a84-bd5c-11de-a737-00144f02aabc.shtml&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #565656;&quot;&gt;il giudice Raimondo Mesiano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. «Non ho bisogno di dirle - scrive il presidente della Repubblica - come susciti viva preoccupazione anche in me l'acuirsi della tensione tra le istituzioni della Repubblica, e in particolare tra quelle in cui s'incarnano i rapporti tra politica e giustizia. A questo tema dedicai l'intervento di apertura della seduta del Csm del 14 febbraio 2008».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;«ATTACCO INQUIETANTE»&lt;/b&gt; - Parlando del caso Mesiano, Napolitano sottolinea che «nell'affrontare la vicenda dell'attacco mediatico - di cui io stesso non ho mancato di rilevare il carattere &quot;inquietante&quot; - il Consiglio Superiore della Magistratura ha auspicato il ritorno a un confronto che rimanga in una &quot;misura di civiltà e rispetto reciproco&quot;. È un invito equilibrato e sereno, che condivido». «Se, per un verso, la recente decisione della Corte Costituzionale (la bocciatura del lodo Alfano, &lt;i&gt;ndr&lt;/i&gt;) è stata l'occasione per rinnovare gli attacchi e le invettive nei confronti della magistratura e di singoli giudici - aveva scritto Palamara - è davvero incredibile assistere a una inedita opera di denigrazione mediatica di un magistrato. Non crediamo che esistano precedenti simili in Italia, per denigrare una persona e delegittimare una funzione essenziale e delicata per la civile convivenza in uno Stato di diritto».&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;b&gt;PUNTO DI RIFERIMENTO&lt;/b&gt; - Il presidente Napolitano ha inoltre inviato ad Armando Spataro, primo firmatario di &lt;a href=&quot;http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/22/Lettera_Quirinale_300_magistrati_giuristi_co_8_091022025.shtml&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #003366;&quot;&gt;un appello sottoscritto da magistrati e giuristi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, una lettera con la quale ha trasmesso copia della risposta all'Anm. «Comprendo bene i motivi di grave e diffusa preoccupazione di cui lei e tutti i firmatari dell'appello vi siete fatti portatori - scrive - e la ringrazio per la certezza che vi muove di avere in me un punto di riferimento solido e sicuro a difesa dell'indipendenza della giurisdizione. È questo un principio che il mio mandato costituzionale mi impone di tutelare: e lo faccio con piena convinzione, anche nel rivolgermi col dovuto equilibrio a tutti i soggetti coinvolti in un confronto, di cui da tempo tenacemente invoco la serenità e la misura, sulla crisi del sistema giustizia». Corriere&lt;/p&gt; &lt;table&gt; &lt;tbody&gt; &lt;tr&gt; &lt;td&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt; &lt;tbody&gt; &lt;tr&gt; &lt;td&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt; &lt;/tbody&gt; &lt;/table&gt;
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<title>Un cadre au chomage s'affiche sur un panneau publicitaire</title>
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<updated>2009-11-06T12:38:40+01:00</updated>
<published>2009-11-06T12:38:40+01:00</published>
<category term="Presse" scheme="http://www.blogspirit.com/ns/types#category" />
<summary> Pour accélérer sa recherche d'emploi, un cadre nantais au chômage depuis...</summary>
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&lt;h2&gt;Pour accélérer sa recherche d'emploi, un cadre nantais au chômage depuis huit mois s'affiche depuis jeudi en 4 par 3 sur un panneau publicitaire, le long d'une route fréquentée de Loire-Atlantique.&lt;/h2&gt; &lt;div class=&quot;texte&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/icones/coeur-.gif&quot; border=&quot;0&quot; /&gt; &lt;p&gt;Aux grands maux, les grands remèdes. Au chômage depuis huit mois, Bernard Mauriange a décidé de faire sa propre publicité pour retrouver un emploi. Depuis jeudi, cet ex-directeur marketing opérationnel de 53 ans, s'affiche en effet en 4 par 3 sur un panneau publicitaire, sur la route de Clisson, à Vertou, au sud de Nantes (Loire-Atlantique), relate &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.ouest-france.fr/actu/actuDet_-Le-chomeur-nantais-s-affiche-pour-trouver-un-job_39382-1143591_actu.Htm&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;«Ouest France»&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Sur le panneau, on peut y lire le slogan suivant : «Directeur commercial audacieux cherche entreprise même profil», complété de son portrait géant et de son numéro de téléphone. «&lt;i&gt;Il y avait un panneau publicitaire libre sur cette route très passagère. J'ai joint le propriétaire. Il a aimé ma démarche et m'a offert cet emplacement pour un mois&lt;/i&gt;», explique Bernard Mauriange dans le quotidien régional.&lt;/p&gt; &lt;h3&gt;La diffusion d'une bande annonce sur Youtube&lt;/h3&gt; &lt;p&gt;Après son licenciement économique, le quinquagénaire a été pris en charge par un cabinet de reclassement. «&lt;i&gt;Vous êtes comme un produit à vendre. Il faut arriver en tête de gondole pour attirer l'acheteur&lt;/i&gt;», lui déclare une consultante. A l'aise et plein d'aplomb, il trouve alors très vite son ton : l'audace. Il décroche des partenaires pour imprimer des brochures qu'il envoie aux entreprises et distribue lui-même des plaquettes dans les 1ères classes des TGV. «&lt;i&gt;Le regard des autres est amusant, vous avez de tout, celui qui vous prend pour un fou, celui qui s'en fout totalement, mais aussi des gens extrêmement disponible&lt;/i&gt;», poursuit le quinquagénaire. Amateur de «buzz marketing», Bernard Mauriance épluche les annonces pour cadre sur internet, crée &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://www.bernardmauriange.com/&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;son propre site&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; et &lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://aparsa.blog.ouestjob.com/&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;son blog&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; . Grâce à ses partenaires, Bernard Mauriange va occuper la tête d'affiche à Vertou pour un mois. Prochaine étape, en cas d'échec : la diffusion d'une bande annonce sur Youtube.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'initiative de Bernard Mauriange pour décrocher un emploi n'est pas sans rappeler l'opération publicitaire du &lt;a href=&quot;http://www.lefigaro.fr/sport/2009/04/01/02001-20090401ARTFIG00102-le-perchiste-romain-mesnil-se-vend-sur-ebay-.php&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #3165b0;&quot;&gt;perchiste Romain Mesnil&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, en mars dernier. A la recherche d'un sponsor, il avait dans un premier temps fait une vidéo dans laquelle il courrait nu dans les rues de Paris puis s'est mis en vente sur Ebay. Le Figaro&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;
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<title>Quand le VIH inactivé soigne une maladie rare du cerveau</title>
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<id>tag:xavier.blogspirit.com,2009-11-06:1849010</id>
<updated>2009-11-06T12:33:28+01:00</updated>
<published>2009-11-06T12:28:00+01:00</published>
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<summary>   Martine Perez    .  --&gt;          Le Pr Patrick Aubourg au côté du Dr...</summary>
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&lt;div class=&quot;infos&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #999999;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;sign&quot;&gt;Martine Perez&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- &lt;div class=&quot;clear&quot;&gt;.&lt;/div&gt; --&gt;&lt;/div&gt; &lt;!-- infos --&gt; &lt;div class=&quot;photo&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/medias/2009/11/06/3d925292-caa0-11de-93dc-2bd422d260d2.jpg&quot; alt=&quot;Le Pr Patrick Aubourg au côté du Dr Nathalie Cartier-Lacave (à gauche) et d'Adèle Ophèltes, aide-soignante.&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;br /&gt; &lt;span class=&quot;leg&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #666666;&quot;&gt;Le Pr Patrick Aubourg au côté du Dr Nathalie Cartier-Lacave (à gauche) et d'Adèle Ophèltes, aide-soignante.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;!-- photo --&gt; &lt;h2&gt;Le virus du sida, transformé et inactivé, a été utilisé comme «cheval de Troie» par l'équipe du professeur Patrick Aubourg. Grâce à la thérapie génique, les médecins ont réussi à freiner l'évolution, en général inéluctable, de l'adrénoleucodystrophie chez deux enfants traités il y a maintenant plus de deux ans et demi.&lt;/h2&gt; &lt;div class=&quot;texte&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.lefigaro.fr/icones/coeur-.gif&quot; border=&quot;0&quot; /&gt; &lt;p&gt;Le professeur Patrick Aubourg, directeur d'une unité de recherche à l'Inserm et médecin à l'hôpital Saint-Vincent-de-Paul, à Paris, dans le service du Pr Pierre Bougnères, a voué une grande partie de sa vie à une maladie génétique rare, l'adrénoleucodystrophie. Il peut aujourd'hui avoir toutes les raisons d'être heureux. Et, avec lui, les familles concernées par cette affection grave du cerveau qui peut transformer rapidement de jeunes enfants, apparemment en bonne santé, en grabataires.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il vient en effet, avec le Dr Nathalie Cartier-Lacave qui travaille avec lui à l'unité 745 de l'Inserm et bien d'autres collaborateurs, d'obtenir des résultats très encourageants pour trois enfants malades soignés avec succès par une thérapie génique leur transférant le gène normal qui leur manquait.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Aujourd'hui, la prestigieuse revue américaine Science publie le détail précis des résultats obtenus pour les deux premiers patients ainsi traités. Ses travaux ouvrent la voie de la guérison pour tous les enfants affectés par ce mal terrible, pour peu qu'ils soient pris en charge précocement. Au-delà, d'autres pathologies pourraient bénéficier de cette thérapie originale utilisant comme support rien moins que le virus du sida totalement désactivé. Bien sûr, pour conjurer le sort, Patrick Aubourg estime qu'il faudra encore plus de recul, suivre encore très longtemps ces enfants pour s'assurer qu'ils n'auront pas de complications à long terme. Mais c'est déjà un début de victoire contre l'adversité qu'il vient de remporter avec son équipe et ceux qui lui ont fait confiance.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;C'est au début des années 1980 que Patrick Aubourg, alors jeune chef de clinique, commence à s'intéresser à cette maladie aux multiples facettes, en mettant au point le premier test biochimique capable de la diagnostiquer. En 1989, sous le coup d'une intuition et à partir de quelques éléments expérimentaux, il découvre avec Pierre Bougnères, alors qu'il n'existe aucun traitement, que l'adrénoleucodystrophie peut être soignée par une greffe de moelle osseuse à condition que le mal soit dépisté suffisamment tôt. Les deux chercheurs font réaliser la même année, par le Pr Claude Griscelli de l'hôpital Necker-Enfants malades, à Paris, la première greffe de moelle osseuse avec donneur compatible chez un enfant atteint d'adrénoleucodystrophie, mais sans lésion cérébrale évoluée. Aujourd'hui, l'ex-malade âgé de 29 ans va bien et rend visite une fois par an au Pr Aubourg qui lui a évité un destin tragique. Depuis, l'équipe réalise entre trois et cinq greffes de moelle par an. Mais l'intervention est lourde, avec un risque de rejet, et des taux d'échec et de décès non négligeables.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La découverte en 1993, avec Jean-Louis Mandel, professeur à la faculté de médecine de Strasbourg, du gène responsable de l'adrénoleucodystrophie qui code pour un transporteur d'acides gras (voir infographie ci-dessus), va amener Patrick Aubourg et son équipe de Saint-Vincent-de-Paul à explorer une nouvelle voie thérapeutique&amp;nbsp;: la thérapie génique. Il ne s'agit rien moins que de transférer aux enfants malades le gène normal pour remplacer celui, pathologique, qui ne fonctionne pas.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pendant des années, les médecins vont chercher, tester, tâtonner, se tromper parfois, avant de trouver le moyen sûr et efficace de faire pénétrer au cœur de certaines cellules du malade, le gène normal qui bloquera les lésions cérébrales. C'est le virus du sida transformé et inactivé qui jouera ce rôle de «cheval de Troie»&amp;nbsp;! À la fin des années 1990, des chercheurs du Salk Lake Institute aux États-Unis et des scientifiques français élaborent, de manière expérimentale, un vecteur à partir du VIH expurgé de ses gènes de virulence, capable d'intégrer le gène normal et de le transférer dans le noyau des cellules du malade.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Encore faut-il trouver une entreprise de biotechnologie susceptible de le fabriquer. Amber Salzman, une jeune maman américaine dont les enfants sont atteints d'adrénoleucodystrophie, comme ceux de ses trois sœurs, rentre en contact avec les chercheurs français. Elle travaille au plus haut niveau dans une grosse société pharmaceutique et se plie en quatre pour convaincre la firme californienne Cellgenesis de s'investir dans la production du gène-médicament. Celle-ci fait alors travailler à temps plein 20 personnes jusqu'à la mise au point du vecteur en 2004, date où elle décide d'arrêter. Mais le précieux vecteur est disponible pour cinq patients et, fin 2005, l'équipe française obtient l'autorisation de le tester.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;«En pratique, les cellules souches du patient sont prélevées, cultivées avec des facteurs de croissance avant d'être infusées avec le vecteur porteur du gène pendant moins de 24&amp;nbsp;heures, explique Nathalie Cartier-Lacave. Puis 95&amp;nbsp;% des cellules porteuses du gène sont congelées, pendant que des tests de sécurité sont effectués sur les 5&amp;nbsp;% restants. Ce n'est qu'à partir de ce moment-là que l'autogreffe peut être réalisée par perfusion de ces cellules transformées dans l'organisme du patient. L'intérêt par rapport à la greffe de moelle osseuse, c'est qu'il n'y a pas de risque de rejet.»&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Au total, trois jeunes malades, tous d'origine espagnole, ont reçu le gène salvateur. Le premier a été traité le 11&amp;nbsp;septembre 2006, le second il y deux ans et demi et le troisième un an plus tard. «Toute la difficulté est de prendre en charge les enfants assez tôt, avant qu'ils ne souffrent de troubles graves, car les lésions, une fois installées, sont irréversibles, explique le Pr Aubourg. Il faut savoir aussi que, comme avec les greffes de moelle osseuse, l'effet thérapeutique n'apparaît qu'environ 14 mois plus tard et que pendant ce temps, les effets pervers de la maladie progressent.»&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Aujourd'hui, les deux premiers malades traités vont bien, leur état de santé et notamment leurs compétences cérébrales, qui se dégradaient progressivement, se sont stabilisées. Ils sont capables d'aller à l'école et d'avoir une vie norm ale. S'agissant du troisième, il est encore trop tôt pour se prononcer. Certes, une complication tardive est toujours possible. Personne ne peut présager de l'avenir. Pour l'instant, ces résultats impliquant plusieurs équipes de l'Inserm, l'Assistance publique des hôpitaux de Paris, l'université Paris-Descartes, l'association ELA et l'Association française contre les maladies (AFM-organisatrice du Téléthon) pourraient presque être qualifiés de magiques s'il n'y avait derrière près d'une vingtaine d'années de travail et d'abnégation de la part des médecins et des équipes soignantes. Le défi désormais consiste à dépister tous les enfants porteurs de la maladie, afin de les traiter avant l'apparition des lésions, si bien sûr les promesses, incroyables jusqu'alors, de cette thérapie ne sont pas démenties. Le Figaro&lt;/p&gt; &lt;/div&gt; &lt;!-- google_ad_section_end() --&gt;&lt;!-- Template : Outils.php --&gt; &lt;p&gt;&lt;script src=&quot;http://www.blogspirit.com/scripts/tooltip/tooltip.js&quot; type=&quot;text/javascript&quot;&gt; //&lt;![CDATA[ &lt;!--  &lt;!    // --&gt;// --&amp;gt; //]]&gt; &lt;/script&gt;&lt;/p&gt;
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<name>Xavier</name>
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<title>La confessione di Cavour</title>
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<updated>2009-11-06T12:39:27+01:00</updated>
<published>2009-11-06T09:13:00+01:00</published>
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<summary> La confessione  di uno scomunicato   &amp;nbsp;      Si apre il 5 novembre a...</summary>
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&lt;h2&gt;La confessione&lt;br /&gt; di uno scomunicato&lt;/h2&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;blockquote&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;i&gt;Si apre il 5 novembre a Villa Cagnola di Gazzada (Varese) un convegno sul tema &quot;Libertà religiosa e laicità dello Stato&quot;, organizzato dall'Istituto Superiore di Studi Religiosi e dalla Fondazione Ambrosiana Paolo VI. Pubblichiamo la conclusione dell'intervento del rettore della Pontificia Università Lateranense.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;center&gt;&lt;b&gt;di Rino Fisichella&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/center&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Nel suo &lt;i&gt;Il Tevere più largo&lt;/i&gt; Giovanni Spadolini riporta un fatto storico che riguarda Cavour, il grande teorico della formula &quot;libera Chiesa in libero Stato&quot;. &quot;Una mattina del 1856, entrando nello studio di Cavour, il conte Ruggero Gabaleone di Salmour lo trova di un umore eccezionalmente buono, quasi con una punta di ostentata allegria. &quot;Camillo, perché tu sia così allegro stamane bisogna che tu abbia concluso un buon affare&quot;, gli dice col suo tono affettuosamente confidenziale, il valoroso funzionario. &quot;Sì, il migliore affare della mia vita&quot;, ribatte pronto Cavour. &quot;Ho avuto la parola d'onore del mio curato, il padre Giacomo, che quando lo chiamerò al mio letto di morte verrà ad amministrarmi i sacramenti, senza esigere nulla che io non possa consentire con onore&quot;&quot;. La testimonianza è dello stesso Salmour, l'uomo che aveva accompagnato l'ascesa di Cavour dal ministero delle Finanze a quello degli Esteri. Ed è una testimonianza insospettabile, che acquisterà tutto il suo significato e valore solo cinque anni più tardi, in quel tragico crepuscolo del 5 giugno 1861 in cui padre Giacomo varcherà il portone del palazzo Cavour e somministrerà al grande statista morente il viatico portato da Santa Maria degli Angeli, dietro una folla salmodiante e piangente; folla di semplici, folla di umili e di credenti. Com'è che il conte pensa alla morte? Se lo domanda, stupito, lo stesso fedelissimo conte di Salmour. &quot;Davvero:&amp;nbsp; tu mi burli (...) pensare adesso alle precauzioni religiose!&quot;; sono le precise parole con cui il Salmour risponde alle confidenze del grande ministro. E il conte, perdendo per un momento la piega di sorriso che illumina il suo volto abitualmente così teso:&amp;nbsp; &quot;No, non ti burlo; ma non voglio che mi accada come al nostro povero Santa Rosa&quot;.&lt;br /&gt; L'ombra di Santa Rosa perseguita &quot;milord Camillo&quot;, lo statista cosmopolita e scettico che ha abbandonato le pratiche religiose fin da giovanissimo ma senza mai rinunciare all'ispirazione cristiana - inseparabile per lui dalla stessa visione liberale del mondo. Santa Rosa è uno dei ministri che nel gabinetto D'Azeglio del 1850 ha sottoscritto la legge sull'abolizione del foro ecclesiastico, la famosa &quot;legge Siccardi&quot;; è uno dei ministri, un tipico moderato del vecchio Piemonte, che per l'adesione a quell'atto di governo si è visto rifiutati i sacramenti religiosi pochi mesi più tardi, in ossequio alle censure ecclesiastiche che con lui avevano colpito tutti i membri del ministero. &quot;Non voglio espormi a uno scandalo simile - confidava Cavour al Salmour - sono cattolico e voglio morire nella mia religione&quot;. Nel 1856, quando il conte pronunciava quelle parole, nessuno poteva certo prevedere che di lì a un lustro, proprio il 25 marzo 1861, Cavour sarebbe stato colpito dalla scomunica maggiore del Pontefice Pio IX insieme &quot;a tutti gli autori, promotori, consiglieri e complici dell'attentato commesso contro la Santa Sede&quot; (per l'annessione delle Marche e dell'Umbria seguita a quella delle legazioni romagnole). Ma una istintiva fiducia lo accompagnava. &quot;Ora eccomi tranquillo - diceva sempre al Salmour - il curato è un santo e un galantuomo, e manterrà la sua parola&quot;.&lt;br /&gt; Quel povero e candido francescano, che conosceva l'altezza morale del conte, manterrà infatti la sua parola. Quando la nipote, la prediletta Giuseppina Alfieri di Sostegno, accennò allo zio ormai agonizzante che padre Giacomo era arrivato e gli domandò con voce discreta e sommessa:&amp;nbsp; &quot;Desiderate riceverlo un momento?&quot;, il conte capì immediatamente e, dopo un momento di raccoglimento, strinse la mano della pupilla e le rispose con tono inconsuetamente fermo:&amp;nbsp; &quot;Fallo entrare&quot;. La voce di Cavour si era già fatta fioca e quasi rauca; momenti di allucinazione si alternavano a pause di lucidità. Le sofferenze erano crescenti; le cure inutili. Gli assurdi salassi lo avevano ulteriormente sfibrato; neppure il suo &quot;medico&quot; collega di governo e di lotte politiche, l'amico Luigi Carlo Farini, gli aveva potuto consigliare un rimedio adatto. Eppure il conte trovò la forza per restare solo, mezz'ora, con padre Giacomo, per prepararsi, attraverso la confessione, alla somministrazione del viatico che poche ore più tardi gli sarà portato dalla sua chiesa prediletta, dalla chiesa che lo aveva visto fanciullo e non lo aveva mai perduto.&lt;br /&gt; Cosa si siano detti in quella mezz'ora padre Giacomo e Cavour, non fu mai rivelato. Il povero frate francescano subì, per quell'atto di suprema misericordia cristiana, i fulmini della curia papale, i rimbrotti spietati di Antonelli e dell'entourage antonelliano; ma non violò neppure per un attimo il sigillo sacramentale consacrato nella confessione. Chiamato a Roma, il giorno successivo alla morte del conte, per rendere ragione di quell'assoluzione concessa a uno scomunicato maggiore senza chiedergli la solenne ritrattazione delle colpe commesse verso la Chiesa - la stessa ritrattazione che era stata domandata invano al ministro Santa Rosa - ribatté con assoluta fermezza che egli era vincolato a un segreto, a un segreto che poteva sciogliere solo davanti a Dio. Perfino Pio IX, il Papa&amp;nbsp;che pur aveva in grande stima Cavour, chiamò al redde rationem il parroco di Santa Maria degli Angeli, perse la sua calma paterna, si abbandonò a uno dei non rari momenti di collera. Nulla piegò l'intrepido sacerdote:&amp;nbsp; né il Papa né il tribunale dell'Inquisizione davanti al quale fu tradotto il giorno successivo. Resistenza che disarmò tutti, che piegò lo stesso cardinale Antonelli. &lt;i&gt;Ad evitandum scandalum majus&lt;/i&gt;, la Santa Sede consentì al povero frate di tornare a Torino, non senza avergli imposto - e fu amara punizione - la rinuncia al ministero di parroco, l'abbandono della cura di anime.&lt;br /&gt; Sennonché padre Giacomo conservò con sé il suo segreto:&amp;nbsp; il segreto che squarciava il futuro del secolo nuovo. Col suo atto, il silenzioso frate di Santa Maria degli Angeli aveva impedito che la frattura fra coscienza cattolica e coscienza nazionale diventasse completa e insanabile, proprio in quel momento supremo del Risorgimento che fu segnato dalla morte di Cavour. Con quel suo gesto di cristiana carità, il &quot;frate galantuomo&quot;, di cui, solo, Cavour si fidava, aveva le vie al superamento dell'opposizione cattolica e dell'intransigenza laicista, aveva anticipato il periodo di quella &quot;conciliazione silenziosa&quot;. All'indomani mattina, alle cinque e mezzo del 6 giugno, dopo la visita notturna del re, quando le condizioni del conte erano ormai disperate, padre Giacomo tornò ancora una volta al capezzale del morente. È Giuseppina Alfieri di Sostegno che racconta:&amp;nbsp; &quot;Il conte lo riconobbe, gli strinse la mano e disse:&amp;nbsp; &quot;Frate, frate, libera Chiesa in libero Stato!&quot;. Furono le sue ultime parole. Il curato gli amministrò il sacramento dei moribondi in mezzo ai singhiozzi della famiglia, degli amici, dei domestici&quot;. &quot;Oggi - commenta Spadolini - a cent'anni dalla morte di Cavour, è giunta l'ora di riaprire quei testi, di rimeditare quelle toccanti parole. C'è dentro tutto il segreto della storia italiana. Della storia di ieri ma anche di quella di domani. Il segreto per cui l'Italia diventò una libera nazione e potrà continuare a restarlo. A patto di non dimenticare quegli insegnamenti, di non smarrire quei valori supremi. Valori di coscienza:&amp;nbsp; più forti di ogni retorica, più tenaci di ogni oblio&quot; (pp. 33-42).&lt;br /&gt; Il racconto, se mai ce ne fosse bisogno, è un inno alla coscienza che niente e nessuno potranno mai debellare tanto è radicato nell'intimo di ogni persona come sigillo della presenza di Dio. La Chiesa ha codificato la coscienza come principio cardine di ogni genuina verità e coerente libertà. Mantenere vivo e dinamico questo richiamo sarà sempre, in ogni caso e nonostante tutto, la vera conquista nel rispetto della dignità della persona e di ogni individuo. Questa coscienza che deve essere rispettata e formata alla libertà, nutrendosi di verità e vivendo di carità, è quanto la Chiesa chiede che venga mantenuta libera come condizione di progresso e di autentico futuro carico di senso. L'Osservatore Romano&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<name>Xavier</name>
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<title>I profughi di Equatoria</title>
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<updated>2009-11-06T09:11:34+01:00</updated>
<published>2009-11-06T09:11:34+01:00</published>
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<summary>       Migliaia di profughi  dalla regione congolese  di Equatoria...</summary>
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&lt;center&gt;&lt;a name=&quot;10&quot;&gt;&lt;/a&gt; &lt;h2&gt;&lt;a name=&quot;10&quot;&gt;&lt;b&gt;Migliaia di profughi&lt;br /&gt; dalla regione congolese&lt;br /&gt; di Equatoria&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/h2&gt; &lt;br /&gt;&lt;/center&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;blockquote&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Brazzaville, 5. Migliaia di profughi si sono riversati negli ultimi giorni nella Repubblica del Congo dalla confinante Repubblica Democratica del Congo per sfuggire alle violenze riprese nella regione di Equatoria. La radio statale di Brazzaville ha riferito che sono 13.000 i profughi scappati nell'ultima settimana dagli scontri nella zona di Dongo, nel distretto di South Umbangia, a circa duecento chilometri da Gemena, il capoluogo nella provincia di Equatoria, e riversatisi oltre il confine.&lt;br /&gt; In dichiarazioni rilasciate a Radio Opaki, l'emittente della Monuc, la missione dell'Onu nella Repubblica Democratica del Congo, il commissario distrettuale Jean Baptiste Lumbwe ha detto che Dongo resta sotto il controllo del gruppo di giovani del villaggio di Enyele, che la settimana scorsa si sono scontrati con le forze di polizia inviate sul posto per l'insorgere di tensioni tra loro e gli abitanti del villaggio di Monzaya. Secondo fonti ufficiali ci sarebbero stati undici morti, compresi sette poliziotti, ma fonti diverse parlano di 34, 47 o addirittura ottanta morti.&lt;br /&gt; All'origine delle tensioni ci sono decennali recriminazioni tra i due villaggi per lo sfruttamento di un lago molto pescoso. Lumbwe ha aggiunto che nessun agente sarà nuovamente inviato sul posto e che l'incarico di negoziare con i rivoltosi è stato affidato a un gruppo di anziani di Kungu e Dongo. Da Kinshasa, il primo ministro Adolphe Muzito si è detto favorevole ad avviare una commissione speciale per la gestione della crisi e per indagare sugli scontri.&lt;br /&gt; Lumbwe ha anche negato quanto sostenuto dal governatore ad interim della provincia di Equatoria, Guy Inenge, anch'egli intervistato da Radio Opaki, secondo il quale quella che ha definito la piccola ribellione degli Enyele potrebbe essere stata pilotata da politici a Kinshasa.&amp;nbsp;L'Osservatore Romano&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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<title>Mahmoud Abbas ne se représentera pas</title>
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<updated>2009-11-06T09:06:55+01:00</updated>
<published>2009-11-06T09:06:55+01:00</published>
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<summary>   Le président de l'Autorité palestinenne a annoncé lors d'une allocution...</summary>
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&lt;div class=&quot;entete&quot;&gt; &lt;p&gt;Le président de l'Autorité palestinenne a annoncé lors d'une allocution télévisée qu'il ne briguerait pas un autre mandat. Une décision qui n'a rien d'une stratégie de négociation, a-t-il précisé.&lt;/p&gt; &lt;/div&gt; &lt;div class=&quot;contenu-article&quot;&gt; &lt;p&gt;Mahmoud Abbas a annoncé jeudi soir qu'il ne souhaitait pas briguer un nouveau mandat à la &lt;a target=&quot;_self&quot; href=&quot;http://www.lexpress.fr/actualite/monde/proche-orient/chronologie-de-la-palestine-1947-2009_496101.html&quot;&gt;présidence de l'Autorité palestinienne&lt;/a&gt;, en faisant part de sa déception face à l'attitude des Etats-Unis, trop sensibles à ses yeux aux &lt;a target=&quot;_self&quot; href=&quot;http://www.lexpress.fr/actualite/monde/obama-reunit-abbas-et-netanyahu-a-new-york_789259.html&quot;&gt;arguments d'Israël sur les conditions d'une relance des négociations de paix&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La présidentielle et des législatives ont été programmées pour le 24 janvier, en Cisjordanie. Le Hamas, qui contrôle la bande de Gaza, a rejeté l'appel d'Abbas à des élections.&lt;/p&gt; &lt;div class=&quot;encadre-img-400-left&quot;&gt;Le président de l'Autorité palestinienne, Mahmoud Abbas, a confirmé jeudi soir qu'il n'avait pas l'intention de briguer un nouveau mandat à la présidence de l'Autorité autonome palestinienne lors de l'élection programmée pour janvier.&lt;/div&gt; &lt;p&gt;Mahmoud Abbas a été élu triomphalement à la présidence palestinienne en janvier 2005, quelques semaines après la mort de Yasser Arafat.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le président palestinien et chef de l'OLP, qui a aujourd'hui 74 ans, a souligné dans son intervention télévisée, depuis le siège de l'Autorité palestinienne, à Ramallah, que sa décision ne s'apparentait en rien à une stratégie de négociation. Certains de ses propos, toutefois, ont semblé ménager une certaine marge de manoeuvre.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;title&quot;&gt;&quot;Rien à voir avec quelque marchandage ou quelque manoeuvre&quot;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Illustration de son mécontentement face à une concession faite la semaine dernière aux Israéliens, sur la colonisation, par la secrétaire d'Etat américaine Hillary Clinton, Abbas a salué les efforts de l'administration Obama pour la cause de la paix, tout en ajoutant: &quot;&lt;em&gt;Nous avons été surpris de voir (les Américains) pencher pour la position israélienne.&lt;/em&gt;&quot;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&quot;&lt;em&gt;J'ai indiqué à nos frères de l'OLP que je n'avais aucune envie de me présenter à la prochaine élection&lt;/em&gt;&quot;, a dit le dirigeant palestinien, tout en estimant qu'il était toujours possible de parvenir à une solution à deux Etats avec Israël.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&quot;&lt;em&gt;Cette décision n'a rien à voir avec quelque marchandage ou quelque manoeuvre&lt;/em&gt;&quot;, a-t-il affirmé. &quot;&lt;em&gt;J'espère que l'on comprendra bien que c'est ma position, tout en notant qu'il y a d'autres mesures possibles, que je prendrai.&lt;/em&gt;&quot;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Après cette annonce, Hillary Clinton a déclaré qu'elle comptait bien continuer à travailler avec lui dans &quot;&lt;em&gt;quelque nouvelle fonction&lt;/em&gt;&quot;. &quot;&lt;em&gt;Il a réaffirmé son engagement personnel à faire tout son possible pour parvenir à une solution à deux Etats pour résoudre le conflit israélo-palestinien (...) J'espère continuer à travailler avec le président Abbas, dans quelque nouvelle fonction que ce soit&lt;/em&gt;&quot;, a-t-elle dit à Washington.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;title&quot;&gt;&quot;Affaire intérieurs au &lt;a target=&quot;_self&quot; href=&quot;http://www.lexpress.fr/actualite/monde/proche-orient/hamas-fatah-une-reconciliation-reportee_782023.html&quot;&gt;Fatah&lt;/a&gt;&quot;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Pour l'analyste Samir Aouad, Abbas fait de la sorte pression sur les Etats-Unis: &quot;&lt;em&gt;Il est sérieux quand il dit: 'Maintenant ça suffit: soit vous prenez en compte la souffrance des Palestiniens, soit je cesse de continuer d'oeuvrer pour la cause de la paix'.&lt;/em&gt;&quot;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Beaucoup doutent au bout du compte qu'il y ait bel et bien des élections, estimant en outre que si elles ont lieu, elles n'auront pas de légitimité, déclarent les analystes.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&quot;&lt;em&gt;Le président est très mécontent de la position américaine et de l'insistance d'Israël à poursuivre l'expansion des colonies, tout en négociant&lt;/em&gt;&quot;, a-t-on dit jeudi de source proche d'Abbas. &quot;&lt;em&gt;Il veut démissionner mais nous ne le lui permettrons pas, parce que nous n'avons pas de solution alternative.&lt;/em&gt;&quot;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Mahmoud Abbas avait prévenu le président américain Barack Obama qu'il envisagerait de se retirer si Washington n'obtenait pas d'Israël un gel de la colonisation juive à Jérusalem et en Cisjordanie, déclarait-on déjà dans son entourage le 27 octobre.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le président palestinien reproche au chef de la Maison blanche d'avoir fait machine arrière en renonçant à exiger d'Israël un gel total de la colonisation, en préalable à la reprise des négociations de paix avec l'Etat juif.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Après le refus catégorique de Netanyahu de concéder un tel gel lors de sa rencontre avec Obama et Abbas en septembre à New York, Barack Obama s'est borné à appeler Israël à la &quot;&lt;em&gt;retenue&lt;/em&gt;&quot; et les Palestiniens à reprendre malgré tout les pourparlers de paix.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;En visite le week-end dernier à Jérusalem, Hillary Clinton a confirmé cette volte-face en priant Abbas de ne plus subordonner la reprise des pourparlers à l'arrêt de la colonisation, un appel repris à son compte par Benjamin Netanyahu.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&quot;&lt;em&gt;Les négociations sont paralysées et le résultat de l'intransigeance israélienne et du rétropédalage de l'Amérique est qu'il n'y a pas d'espoir de reprise à l'horizon&lt;/em&gt;&quot;, avait alors estimé Nabil Abou Rdaïnah, porte-parole d'Abbas.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A Gaza, un porte-parole du Hamas, Samli Abou Zouri, a déclaré que l'initiative d'Abbas relevait des affaires intérieures du Fatah, le mouvement nationaliste qu'il dirige. L'Express&lt;/p&gt; &lt;/div&gt;
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