samedi, 07 novembre 2009
L'Udc correrà da sola
Il leader centrista vede Berlusconi:
manca condizione per larga alleanza
manca condizione per larga alleanza
ROMA
Su un’ora e mezza di colloquio appena cinque minuti dedicati al tema delle regionali e di possibili alleanze fra Pdl e Udc. Il faccia a faccia fra Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini, del resto, difficilmente poteva andare diversamente: dopo un anno e mezzo senza vedersi, serve tempo per rompere il ghiaccio. Incontro positivo, ma interlocutorio lo definiscono non a caso dallo staff del Cavaliere. E gli stessi centristi ribadiscono che l’intenzione è ancora quella di correre soli alle elezioni di marzo.
Il presidente del Consiglio tiene la bocca chiusa. Le sue impressioni trapelano dall’entourage. E raccontano di un colloquio in cui i due si sono «annusati», cercando di capire cosa può ottenere l’uno dall’altro.
A prendersi il palcoscenico ci pensa Casini. Definisce l’incontro «cordiale e utile» e nega problemi personali con il Cavaliere. Ma per bocca di Lorenzo Cesa ribadisce anche che la linea dell’Udc non cambia: alle regioanli, dice infatti il segretario, «andremo avanti da soli». Certo, aggiunge, ci potranno essere «eccezioni» da valutare con i dirigenti locali, ma è un tema su cui «ci aggiorneremo», precisa facendo intendere che ci saranno altri incontri.
Del resto, aggiunge Casini con un pizzico di malizia, di regionali si è discusso «non più di cinque minuti». Come dire: la partita non è che all’inizio. L’ex presidente della Camera intende sfruttare appieno la sua posizione di ago della bilancia in almeno 7 regioni su 13 chiamate al voto: a fargli la corte, infatti, non c’è solo il centrodestra ma anche il Pd. Ed è da questa posizione di forza che Casini vola alto, provando a dettare alcune condizioni: «Abbiamo sollecitato un forte impegno del governo per la candidatura di Massimo D’Alema» a mister Pesc e «abbiamo chiesto risorse più adeguate per le Forze dell’ordine».
Quanto al tema caldo della riforma della giustizia, Casini ribadisce di non voler fare da salvagente a Berlusconi: «Abbiamo espresso la necessità di una riforma complessiva della giustizia», dice. Al tavolo, aggiunge, l’Udc si siede per fare riforme «nell’interesse di tutti» non per «evitare processi al premier».
Se Casini parla, Berlusconi tace. E anche i deputati del Pdl, tranne rare eccezioni, non commentano le parole dei centristi. Segno che il premier non vuole in alcun modo mettere in pericolo il dialogo con reazioni che potrebbero spezzare quel filo faticosamente riannodato. È presto però per dire se tutto ciò porterà a risultati concreti. Il Cavaliere ha dato via libera ad alleanze a geometria variabile con i centristi, consentendo di fatto all’Udc di correre anche con il Pd. L’obiettivo è evitare che brutte sorprese nel voto di marzo minino la maggioranza.
Sono in pochi però a credere che il Cavaliere intenda andare oltre, trasformando una possibile alleanza sulle regionali in un rapporto più stabile. Qualcuno nel Pdl, prendendo spunto dalle parole del coordinatore Denis Verdini, pensa addirittura ad un allargamento della maggioranza con il conseguente ingresso dei centristi nel governo. Scenari che più di qualcuno nel Pdl liquida tuttavia come «fantapolitica». La trattativa con l’Udc si fermerà alle regionali, spiega un ministro, convinto che il rapporto fra il Cavaliere e Umberto Bossi sia troppo solido per essere incrinato da un riavvicinamento con Casini.
Sensazioni che sembrano confermate dal leghista Roberto Maroni, secondo il quale il faccia a faccia odierno non crea «nessun problema» al Carroccio. Più netto Luca Zaia, che definisce «inutile» parlare con l’Udc e rammenta che Bossi «vuole Veneto e Piemonte». Del resto, taglia corto un altro esponente della maggioranza, «Berlusconi non si è mai fidato di Casini, perchè dovrebbe farlo ora?». La Stampa
Su un’ora e mezza di colloquio appena cinque minuti dedicati al tema delle regionali e di possibili alleanze fra Pdl e Udc. Il faccia a faccia fra Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini, del resto, difficilmente poteva andare diversamente: dopo un anno e mezzo senza vedersi, serve tempo per rompere il ghiaccio. Incontro positivo, ma interlocutorio lo definiscono non a caso dallo staff del Cavaliere. E gli stessi centristi ribadiscono che l’intenzione è ancora quella di correre soli alle elezioni di marzo.
Il presidente del Consiglio tiene la bocca chiusa. Le sue impressioni trapelano dall’entourage. E raccontano di un colloquio in cui i due si sono «annusati», cercando di capire cosa può ottenere l’uno dall’altro.
A prendersi il palcoscenico ci pensa Casini. Definisce l’incontro «cordiale e utile» e nega problemi personali con il Cavaliere. Ma per bocca di Lorenzo Cesa ribadisce anche che la linea dell’Udc non cambia: alle regioanli, dice infatti il segretario, «andremo avanti da soli». Certo, aggiunge, ci potranno essere «eccezioni» da valutare con i dirigenti locali, ma è un tema su cui «ci aggiorneremo», precisa facendo intendere che ci saranno altri incontri.
Del resto, aggiunge Casini con un pizzico di malizia, di regionali si è discusso «non più di cinque minuti». Come dire: la partita non è che all’inizio. L’ex presidente della Camera intende sfruttare appieno la sua posizione di ago della bilancia in almeno 7 regioni su 13 chiamate al voto: a fargli la corte, infatti, non c’è solo il centrodestra ma anche il Pd. Ed è da questa posizione di forza che Casini vola alto, provando a dettare alcune condizioni: «Abbiamo sollecitato un forte impegno del governo per la candidatura di Massimo D’Alema» a mister Pesc e «abbiamo chiesto risorse più adeguate per le Forze dell’ordine».
Quanto al tema caldo della riforma della giustizia, Casini ribadisce di non voler fare da salvagente a Berlusconi: «Abbiamo espresso la necessità di una riforma complessiva della giustizia», dice. Al tavolo, aggiunge, l’Udc si siede per fare riforme «nell’interesse di tutti» non per «evitare processi al premier».
Se Casini parla, Berlusconi tace. E anche i deputati del Pdl, tranne rare eccezioni, non commentano le parole dei centristi. Segno che il premier non vuole in alcun modo mettere in pericolo il dialogo con reazioni che potrebbero spezzare quel filo faticosamente riannodato. È presto però per dire se tutto ciò porterà a risultati concreti. Il Cavaliere ha dato via libera ad alleanze a geometria variabile con i centristi, consentendo di fatto all’Udc di correre anche con il Pd. L’obiettivo è evitare che brutte sorprese nel voto di marzo minino la maggioranza.
Sono in pochi però a credere che il Cavaliere intenda andare oltre, trasformando una possibile alleanza sulle regionali in un rapporto più stabile. Qualcuno nel Pdl, prendendo spunto dalle parole del coordinatore Denis Verdini, pensa addirittura ad un allargamento della maggioranza con il conseguente ingresso dei centristi nel governo. Scenari che più di qualcuno nel Pdl liquida tuttavia come «fantapolitica». La trattativa con l’Udc si fermerà alle regionali, spiega un ministro, convinto che il rapporto fra il Cavaliere e Umberto Bossi sia troppo solido per essere incrinato da un riavvicinamento con Casini.
Sensazioni che sembrano confermate dal leghista Roberto Maroni, secondo il quale il faccia a faccia odierno non crea «nessun problema» al Carroccio. Più netto Luca Zaia, che definisce «inutile» parlare con l’Udc e rammenta che Bossi «vuole Veneto e Piemonte». Del resto, taglia corto un altro esponente della maggioranza, «Berlusconi non si è mai fidato di Casini, perchè dovrebbe farlo ora?». La Stampa
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