jeudi, 05 novembre 2009

Inondazione

Vietnam inondato

 

 

 

Ha Noi, 5. Si aggravano ora dopo ora le conseguenze nel Vietnam del passaggio della tempesta tropicale Miranae. Finora le vittime accertate sono novanta, ma molte zone centrali del Paese asiatico sono tuttora inaccessibili a causa delle inondazioni provocate dalle piogge torrenziali, che hanno accompagnato Miranae. Proprio per questo si teme che ci possano essere altri morti.
Particolarmente c0lpita la provincia centrale di Phu Yen, attraversata dal fiume Ha Than, straripato in più punti e dove centinaia di case sono state completamente sommerse dalle acque. Gravi danni sono stati segnalati anche nelle province di Gia Lai e di Binh Dinh. Decine di migliaia gli sfollati, mentre centinaia di persone sono sui tetti delle loro abitazioni in attesa di aiuto. Le incessanti piogge e le forti raffiche di vento rendono però estremamente difficoltoso il lavoro delle squadre di soccorso. Per portare acqua potabile e generi di prima necessità alle popolazioni sono stati usati mezzi anfibi dell'esercito. Le autorità hanno deciso lo sgombero immediato di oltre ventimila abitanti dei villaggi costieri, mentre oltre cinquemila ettari di risaie sono ormai inutilizzabili.
Prima di abbattersi con inaudita violenza sul Vietnam centrale, la tempesta tropicale Miranae aveva provocato una ventina di morti nelle Filippine e in Cambogia. L'Osservatore Romano 

 

Lo stop alla banda larga blocca il Paese

Il piano di sviluppo da 800 milioni è stato bloccato

MILANO - «Ancora una volta si dimostra come il Governo non racconti tutta la verità e soprattutto non abbia idee chiare su come far uscire il nostro Paese dalla crisi». Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, commentando l'annuncio del blocco di 800 milioni per il piano di sviluppo della banda larga nel nostro Paese sino a data da destinarsi. Un blocco che, secondo il rappresentante sindacale, non aiuta di certo il rilancio del Paese.
Le motivazioni di questa scelta, riferisce infatti Solari in una nota, «consisterebbero, secondo quanto riferito dal Governo, nella priorità che lo stesso vuole dare agli interventi sugli ammortizzatori sociali in nome di una presunta centralità dell'occupazione: non sarà certamente la Cgil a negare la gravità della situazione e la necessità di concentrare le risorse a tutela dei redditi e dell'occupazione, tuttavia gli investimenti bloccati dal Governo sono necessari per rilanciare lo sviluppo del Paese e la sua modernizzazione tecnologica». Questi investimenti però, spiega Solari, servono proprio «alle imprese, soprattutto quelle più piccole, che si vogliono sviluppare, alle famiglie per rapportarsi alla Pubblica amministrazione, ai giovani per studiare e utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione».

 

CRITICHE ANCHE DALLA UIL - «Non siamo d'accordo sullo stop ai fondi per lo sviluppo della banda larga: dalla crisi si esce rilanciando competitività e sviluppo e sarebbe sbagliato contrapporre le tutele occupazionali indispensabili in questa fase di crisi alle iniziative necessarie a consentire una più rapida uscita dalla crisi stessa». Anche Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, critica la scelta del governo del Governo di congelare i fondi per lo sviluppo della banda larga. «Uno dei punti nodali della ripresa della competitività del sistema Italia - si legge nel comunicato - è quello di realizzare il traguardo dei 2 Megabit al secondo per tutti gli italiani entro il 2012, così come indicato sia dal piano del vice ministro Paolo Romani, sia soprattutto nel progetto di digitalizzazione di tutta la pubblica amministrazione predisposto dal ministro Renato Brunetta».

MELANDRI: "GOVERNO INCAPACE" - Duro anche il commento dell’ex ministro Giovanna Melandri, ora responsabile Cultura del Pd: «la notizia del blocco di 800 milioni per il piano di sviluppo della banda larga nel nostro Paese sino a data da destinarsi è l’ennesimo segno dell’assoluta incapacità del Governo di affrontare seriamente la crisi". Corriere

 

Rémunération de Sarkozy: 19 508,21€

Le montant exact de la rémunération mensuelle de Nicolas Sarkozy comme président de la République est de 19.508,21 euros net en 2009, selon le rapport du député PS Jean Launay sur les crédits alloués à l'Elysée en 2010, examinés aujourd'hui à l'Assemblée nationale. "Le montant mensuel brut (soumis à cotisation) de la rémunération du président de la République s'élève en 2009 à 21.133,37 euros, y compris une indemnité de fonction de 4.226,22 euros. Cela correspond à un montant mensuel net de 19.508,21 euros", peut-on lire dans ce rapport. Globalement, la dotation "Présidence de la République" pour 2010 est de 112,534 millions d'euros, "en hausse apparente de 0,18% et en réalité (à périmètre constant) de 1,2%" par rapport à 2009, "ce qui correspond au montant estimé de l'inflation", indique M. Launay. Le Figaro

Rama Yade politique préférée des Français

Figaro Magazine

En difficulté au sein de la majorité présidentielle, Rama Yade voit sa cote de popularité renforcée en novembre, suivie par Bernard Kouchner, Dominique Strauss-Kahn et Bertrand Delanoë. C'est ce que révèle le dermier baromètre politique du Figaro Magazine.

 


 

 

Pas d'effets Le Pen

 

Tout en bas du classement, Jean-Marie Le Pen ne profite pas personnellement de la mauvaise séquence présidentielle. Malgré l'accumulation des polémiques (Roman Polanski, Frédéric Mitterrand, Jean Sarkozy...), le patron du Front national ne décolle pas, même si localement les dirigeants de l'UMP ressentent une poussée de l'électorat populaire en faveur du FN.

 

Le retour de Royal

 

Ségolène Royal serait-elle en train d'amorcer un retour en force ? En gagnant 3 points dans le baromètre de novembre, la présidente de Poitou-Charentes arrête une chute qui avait démarré au lendemain de sa défaite de mai 2007. Recentrée sur sa Région, moins pugnace sur les polémiques, mais toujours présente sur l'actualité sociale, Ségolène Royal s'est aussi détachée des batailles internes du Parti socialiste. Est-ce cette distance avec le PS qui lui permet de remonter ainsi, notamment à gauche ? En tout cas, elle redevient la personnalité de gauche la plus populaire parmi les sympathisants PS (55, + 4 points).

 

Pécresse séduit les Verts

 

La candidate UMP aux régionales d'Ile-de-France démarre sa campagne sous de bons auspices : + 4 points en un mois dans le baromètre. Les sympathisants UMP la soutiennent logiquement en nombre (46, + 7 points), mais le plus important pour la ministre, c'est la progression de sa cote chez les sympathisants des Verts : + 15 points ! De bon augure pour le scrutin de mars, à condition que ce regain de popularité se transforme en bulletins de vote.

 

Mitterrand en chute libre

 

La polémique sur la « mauvaise vie » de Frédéric Mitterrand vaut au ministre de la Culture une chute sans précédent dans le baromètre : 12 points en un mois. La chute est encore plus sévère chez les sympathisants de l'UMP ( 18) et chez ceux du MoDem ( 16). S'il a réussi à sauver les meubles médiatiquement, les dégâts sont plus importants politiquement

» L'intégralité du baromètre politique Figaro Magazine réalisé par TNS Sofres/Logica (en pdf)  Le Figaro Magazine

Parla Berlusconi

Berlusconi: «Al riguardo si sono dette tante calunnie». E sulla D'Addario: arrivò all'ultimo a una festa

ROMA - «Non ho avuto alcuna relazione con la signorina Noemi. Al riguardo si sono dette e scritte soltanto calunnie». Lo sostiene Silvio Berlusconi nell'ultimo libro di Bruno Vespa, di cui anche oggi sono state distillate alcune anticipazioni, parlando delle vicende emerse dopo la pubblicazione da parte del settimanale «Chi» delle immagini che ritraevano il premier alla festa di compleanno della 18enne di Casoria. Nello stesso contesto, il Cavaliere spiega anche al conduttore di Porta a Porta la sua versione dell'incontro con Patrizia D'Addario, la escort che aveva raccontato di avere trascorso una serata a Palazzo Grazioli, sua residenza privata a Roma. Secondo la versione di Berlusconi, la D'Addario, una sua amica e l'imprendiore pugliese Gianpaolo Tarantini di fatto si «imbucarono» ad una festa tenuta a casa sua: «C'era una cena con molte persone organizzata dalle militanti di dei club "Forza Silvio" e "Meno male che Silvio c'è"» alla quale «all'ultimo momento ci si infilò anche Tarantini con due sue ospiti». Le dichiarazioni di Berlusconi sono una sorta di risposta indiretta alle famose 10 domande postegli per mesi da Repubblica. Il quotidiano insisteva appunto sui suoi rapporti con Noemi e sulla vicenda D'Addario, ma anche sulla possibile candidatura al Quirinale, sull'utilizzo a fini propri dei servizi segreti, sulle sue condizioni di salute, sui voli di Stato.

 

«QUIRINALE? NON CI HO MAI PENSATO» - «Non ho mai pensato di candidarmi alla presidenza della Repubblica - ha detto il Cavaliere in relazione ad una sua supposta aspirazione a sostiture Napolitano al termine del settennato - . Come molti ricorderanno, ho ripetutamente indicato, a titolo di suggerimento affinché dal Parlamento possa essere compiuta la scelta migliore, un candidato che ritengo sia il migliore in assoluto (Gianni Letta, nda)».

«NON APPROFITTO DEI SERVIZI SEGRETI» - Il leader del Pdl affronta poi la questione dell'utilizzo improprio dei servizi di sicurezza per carpire informazioni su testimoni, magistrati e giornalisti: «I violenti attacchi contro di me - ha commentato il premier - , sempre avulsi da ogni attinenza alla realtà e frutto solo di preconcetta ostilità, sono sotto gli occhi di tutti. Ma non ho certo mai pensato di impiegare queste risorse contro alcuno. Solo menti distorte e disoneste possono pormi una simile domanda, immaginandosi comportamenti che probabilmente sarebbero i loro se si trovassero al mio posto».

«LA MIA SALUTE? PARLANO I FATTI» - Berlusconi smentisce poi di essere in precari di salute, ricordando a dimostrazione della sua forma fisica tutti gli impegni che ha affrontato negli ultimi sedici mesi. «Le mie condizioni di salute - ha spiegato -, a parte un fastidioso torcicollo ormai debellato e la scarlattina che ho avuto a fine ottobre, sono quelle che mi hanno permesso di proseguire e completare sedici mesi di fittissimi impegni». Ovvero: «170 incontri internazionali, 25 vertici multilaterali, 9 vertici bilaterali, 80 conferenze stampa, 66 consigli dei ministri, 91 interventi e discorsi pubblici a braccio. Cosa avrei fatto se non fossi stato ammalato?».

I VOLI DI STATO - Un'altra vicenda che lo ha visto coinvolto negli ultimi mesi era stata quella dell'utilizzo privato dei voli di Stato riservati alla funzione istituzionale esercitata. «La magistratura ha già archiviato la pratica al riguardo. Io non ho mai utilizzato "voli di Stato" in modo non lecito - si legge infine nel libro -. Faccio altresì presente - afferma ancora Berlusconi - che il mio gruppo dispone di ben cinque aerei che io posso utilizzare in qualunque momento». Corriere

Anche Calearo lascia il Pd

L'ex presidente di Federmeccanica, scelto da Veltroni come capolista nel Veneto: «Mai stato di sinistra»

VICENZA - Anche Massimo Calearo starebbe per lasciare il Partito democratico. L'annuncio ufficiale dovrebbe arrivare venerdì. L'ex presidente di Federmeccanica avrebbe già annunciato la sua intenzione al segretario del Pd, Pierluigi Bersani, al quale avrebbe spiegato che il partito, dopo le primarie che hanno dato a Bersani la poltrona di segretario, non corrisponderebbe più alla sua storia personale e, soprattutto, al progetto di Veltroni di un partito moderato e riformatore. Calearo, schierato con Dario Franceschini al congresso, aveva più volte nelle scorse settimane definito quello di Bersani un progetto che «guarda al passato. Io di sinistra non lo sono mai stato».

 

«MI HANNO CHIAMATO LORO» - Calearo è entrato in Parlamento dopo essersi presentato alle ultime elezioni come capolista per il Partito democratico nella circoscrizione Veneto 1, fortemente voluto da Veltroni. È presidente del Gruppo Calearo, che produce antenne per auto e antenne mobili ad alta tecnologia per le telecomunicazioni. Dal 2003 al 2008 è stato presidente dell'Associazione industriali di Vicenza e dal 2004 al 2008 è stato anche presidente di Federmeccanica. Alla Camera aveva sempre mantenuto un profilo indipendente: «Essendo figlio di mio padre non ho un papà nel partito. Grazie a Dio faccio quello che voglio. Mi hanno chiamato loro, non ho chiesto io di andarci. Mi sento libero», aveva dichiarato.

COMMENTI - Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari: «Posso capire Calearo. Si vede che anche lui condivide le idee di Rutelli sul pericolo che il Pd sta correndo. Mi auguro di essere smentito nei prossimi mesi dalla politica di Bersani». «L'abbandono del Pd di Calearo era annunciato», ha commentato Giustina Destro, parlamentare del Pdl, ed ex sindaco di Padova. «In passato mi era sembrato più leghista che del Pd. Ora mi auguro che che possa entrare nel Pdl». Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento e tra i promotori del Nuovo Centro: «Non è un segnale di crisi del Pd o un preannuncio di scissione, ma un'evoluzione del quadro politico. L'assetto bipolare mostra segni di stanchezza: ci sono persone che avvertono questa difficoltà e cercano vie di uscita». Corriere

 

La Polonia a D'Alema: il suo passato sarebbe un problema

Il rappresentante polacco: «Ha trascorsi comunisti».
Poi la precisazione: da Varsavia nessun veto

BRUXELLES - I Paesi dell'Est europeo ex comunisti non vogliono un ex comunista come prossimo ministro degli Esteri dell'Unione europea. Lo ha detto Tombinski, ambasciatore della Polonia presso la Ue a Bruxelles, parlando dell'ipotesi della candidatura di Massimo D'Alema al posto di Alto rappre­sentante degli Affari esteri del­l'Unione europea istituita dal Trattato di Lisbona. «D'Alema è un problema», ha dichiarato Tombinski. Poi però è arrivato il chiarimento del suo portavoce: «Sarebbe meglio avere una persona la cui autorità non può essere contestata a causa delle sue appartenenze politiche passate». Nel concreto, ha spiegato, la Polonia non si oppone ad alcuna candidatura.

CANDIDATI
- D'Alema è una delle personalità il cui nome è stato avanzato per coprire la carica. L’ambasciatore ha detto che «gli organi d'informazione italiani hanno parlato molto di D’Alema, ma il suo nome non è stato fatto al Consiglio Ue. Però è stato menzionato più volte in passato come affidabile e autorevole». Alla domanda su cosa pensasse di David Miliband, attuale ministro degli Esteri britannico e in prima posizione secondo gli scommettitori inglesi, Tombinski ha risposto che «Milliband è il nome più pronunciato, anche perché le possibilità di Tony Blair stanno diminuendo ma potrebbe anche ritornare, niente è escluso». Crescono intanto le quotazioni del premier belga Herman Van Rompuy, del premier olandese Jan Peter Balkenende, che per l'ambasciatore di Varsavia, «sta facendo campagna in modo molto attivo attraverso i suoi collaboratori».

BERLUSCONI - Secondo alcune indiscrezioni, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe chiamato le cancellerie europee per spiegare che quella dell'esponente del Pd «è una candidatura forte». Secondo quanto si apprende il Cavaliere avrebbe sentito diversi leader europei, tra cui Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Non solo: il presidente del Consiglio avrebbe sondato anche altre cancellerie, come quella inglese e quella portoghese. Contatti aperti (anche tra Berlusconi ed esponenti del Partito socialista europeo) per portare D'Alema a Bruxelles. Il ministro degli Esteri Franco Frattini al riguardo ha ribadito la posizione del governo italiano: «Se emergesse in concreto la proposta del Partito socialista europeo di D'Alema, noi la sosterremmo con convinzione. È chiaro che avere un italiano in un posto così importante è comunque un onore e un orgoglio per l'Italia». Corriere

 

 

Afghanistan: l'ONU se retire partiellement

L'ONU va évacuer temporairement tout son personnel expatrié "non essentiel" d'Afghanistan, après l'attaque sanglante des talibans la semaine dernière contre une maison d'hôtes abritant du personnel des Nations unies, a déclaré aujourd'hui un porte-parole de l'organisation.

"Quelque 600 employés non afghans vont temporairement déménager", a déclaré Dan McNorton, porte-parole de l'ONU à Kaboul. "Les seules personnes qui vont rester sont considérées comme du personnel essentiel", a-t-il ajouté. Quasiment toutes les 600 personnes concernées vont quitter le pays, même si une petite partie d'entre elles pourrait déménager en Afghanistan même, a expliqué M. McNorton. "Cela vise à assurer la sécurité de tout notre personnel en Afghanistan."

Il a précisé que la décision serait régulièrement réexaminée et est valable pour "un certain nombre de semaines, tandis que la sécurité sera renforcée" en Afghanistan même. Dans un communiqué, les Nations unies ont indiqué qu'elles restaient "totalement engagées pour aider toute la population afghane, comme elles l'ont été depuis plus d'un demi-siècle".

Le 28 octobre, trois kamikazes avaient attaqué la maison d'hôtes Bekhtar, au centre de Kaboul. Cinq expatriés de l'ONU avaient été tués, ainsi que deux policiers afghans. Les assaillants avaient tous péri. Les talibans avaient revendiqué l'attaque, et les autorités ont également accusé al-Qaida d'être impliqué. Le secrétaire général de l'ONU Ban Ki-moon, venu lundi et mardi à Kaboul, avait rencontré des conseillers chargés de la sécurité pour discuter de l'attaque contre la maison d'hôtes. Il avait déclaré que l'ONU ne se laisserait pas détourner par des actes de violence de son travail dans ce pays. Le Figaro

Libres comme l'air, direction RFA

Après une première tentative infructueuse, Peter et Doris Strelzyk quittent la RDA par les airs, le 16 septembre 1979. Accompagnés de leurs enfants, âgés de 11 et 15 ans, et d'une famille d'amis, ils s'envolent à bord d'une montgolfière qu'ils ont eux-mêmes assemblée. Leur aventure sera transposée au cinéma dans La Nuit de l'évasion (1981).

"Une montgolfière, ce n'est pas compliqué à fabriquer. Il suffit d'avoir de bonnes notions de physique et de mathématiques, ce qui était mon cas. J'avais reçu une formation de mécanicien aéronautique durant mon service militaire. Pendant des semaines, ma femme et moi avons sillonné la RDA pour nous procurer le matériel en pièces détachées, notamment des bouteilles de gaz, un brûleur et 850 mètres carrés de tissu, que nous avons acheté en petites quantités, afin de ne pas éveiller l'attention.

"La nuit du 3 juillet fut celle du grand départ. A 1 heure du matin, nous nous sommes rendus en voiture dans une prairie isolée, à 12 kilomètres de la frontière. Avec mon fils, je m'étais entraîné plusieurs fois, de nuit, à déplier rapidement la nacelle. Nous avons ensuite gonflé le ballon à l'air chaud avant de nous envoler, à la vitesse ascensionnelle de 3 mètres par seconde. Hélas! le ciel s'est rapidement couvert. Et, au contact des nuages, à 1900 mètres d'altitude, la toile s'est mouillée et nous avons perdu de l'altitude plus tôt que prévu. Après trente-quatre minutes de vol, nous avons atterri en catastrophe dans une forêt sans savoir si nous étions, ou non, passé à l'Ouest.

"Sur le sol, dans l'obscurité, mon fils a trouvé un papier d'emballage... est-allemand. Nous nous trouvions dans une zone interdite, à quelques centaines de mètres de la première rangée de barbelés du Rideau de fer. Sans perdre notre sang-froid, nous avons parcouru 20 kilomètres à travers champs, jusqu'à notre véhicule. Et nous avons regagné la maison dans la plus grande discrétion. Nous avons immédiatement décidé de tenter un second départ. De toute façon, les autorités ne tarderaient pas à découvrir notre montgolfière, abandonnée sur place.

Après un premier échec, nous avons immédiatement décidé de tenter un second départ

"Le 16 septembre 1979, dans l'après-midi, le temps était à l'orage mais à la radio bavaroise, la météo annonçait un vent du Nord. Je me suis dit: "C'est pour aujourd'hui."

"Lors de ce deuxième essai, un couple d'amis et leurs deux enfants nous accompagnaient. Nous n'avons emporté aucun bagage, hormis quelques photos. Avant le décollage, j'ai perdu la moitié de ma barbe en allumant le brûleur, qui a lâché une flamme d'au moins 10 mètres de hauteur. Un peu plus tard, alors que nous volions déjà, un morceau de la toile a pris feu. J'ai réussi à éteindre ce début d'incendie avec un extincteur. Mais un trou dans le tissu provoquait une déperdition de chaleur. Nous avons dû pousser le volume de gaz dégagé, et les sept bouteilles que nous avions emportées se sont vidées plus vite que prévu! Là encore, l'atterrissage a été brutal.

"Les femmes et les enfants se sont cachés dans un bosquet pendant qu'avec mon ami Günter nous avons cherché à savoir où nous avions atterri. Une voiture de police est arrivée sur la route. Quand j'ai demandé: "Sommes-nous à l'Ouest?" Ils ont répondu: "Non, vous êtes en Haute-Franconie!" [NDLR : un district en Bavière].

"Fous de joie, nous avons déclenché la fusée éclairante destinée à prévenir nos femmes et nos enfants du succès de l'expédition. La suite n'a pas toujours été facile. Ma soeur et mon frère ont été emprisonnés par ma faute. Après la chute du Mur, aux archives de la Stasi, j'ai pu lire mon dossier, lourd de 25 kilos. J'ai compris que les services est-allemands m'avaient espionné sans relâche à l'Ouest, pour tenter de me nuire. Et ils ont cherché à me supprimer." L'Express

Bachelot admet une vaccination "timide"

Mais la ministre de la Santé se réjouit que d'ores et déjà "50.000 personnes" se soient fait vacciner à l'hôpital et parle d'une "très bonne accélération".

Roselyne Bachelot (Sipa)

Roselyne Bachelot (Sipa)

Le vaccin contre la grippe A ne fait pas des émules. La ministre de la santé Roselyne Bachelot a admis jeudi 5 novembre que le mouvement de vaccination contre la grippe H1N1 était encore "timide", se réjouissant cependant que d'ores et déjà "50.000 personnes" se soient fait vacciner à l'hôpital.
"A l'Assistance publique-Hôpitaux de Paris 10% des personnels sont vaccinés", a indiqué la ministre sur RTL. Elle a affirmé qu'il y avait "une très bonne accélération".

La population convoquée le 12 novembre


Roselyne Bachelot a rappelé que le processus de vaccination commencerait pour la population générale le 12 novembre et que "six millions de personnes seront convoquées" à cette date, au premier chef les personnes les plus fragiles et l'entourage des nourrissons.
En ce qui concerne le vaccin lui-même, elle a réitéré que "peut-être une seule dose sera nécessaire". "Cette information a besoin d'être confirmée", a-t-elle dit, rappelant que pour les enfants en particulier il faudrait toujours deux doses.
La ministre a indiqué encore que "beaucoup de pays" qui "n'ont pas pris leurs précautions" demandaient à la France de leur "revendre des vaccins". Mais, a-t-elle dit, "je ne veux pas leur vendre tant que je ne suis pas sûre par une constatation clinique que l'immunité donnée par la première dose et qui est déjà importante est bien durable".

(Nouvelobs.com)

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