vendredi, 03 juillet 2009
Il sacerdozio cattolico
Il sacerdozio esige senso del dovere
e spirito di sacrificio
di Gianluca Biccini "Le società moderne sono diventate allergiche ai concetti di dovere e spirito di sacrificio", due nozioni che invece da sempre "appartengono al patrimonio comune di tutte le grandi religioni". Hanno preso spunto da questa premessa le riflessioni che l'arcivescovo Jean-Louis Bruguès, segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica, ha offerto giovedì sera, 2 luglio, ai partecipanti all'incontro annuale del Servizio europeo per le vocazioni, in corso a Roma.
All'appuntamento, che culmina sabato 4 con l'udienza di Benedetto XVI, intervengono i responsabili per le vocazioni delle Conferenze episcopali d'Europa, coordinati dal vescovo polacco Wojciech Polak. L'organismo - che esiste a livello informale da una ventina d'anni e ha la propria magna charta nel documento finale del Congresso sulle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, svoltosi a Roma nel 1997 - è stato approvato nel 1999.
Le giornate, scandite da momenti di preghiera e da celebrazioni comuni, hanno per tema ""Seminatori del Vangelo della vocazione": una Parola che chiama e che invia". E proprio all'icona biblica del seminatore, che consente di tracciare itinerari concreti di pastorale vocazionale, ha fatto riferimento monsignor Bruguès durante la messa a chiusura della prima sessione. Un'omelia incentrata su tre idee-guida: il richiamo, nel contesto generale delle vocazioni del popolo di Dio, al fatto che ogni vocazione è sempre particolare e personalizzata. Ciò significa - ha spiegato - che gli animatori del settore devono sottolineare la dignità personale di ogni vocazione. "Abramo è solo Abramo e nessun altro quando viene chiamato da Dio".
Per il secondo aspetto il presule francese ha parlato dell'episodio evangelico della guarigione del paralitico. "Cristo - ha puntualizzato - gli restituisce un'integrità esteriore, ma anche interiore". Ciò significa che le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata sono "chiamate a essere veramente noi stessi. Il Signore ci conosce meglio di quanto non ci conosciamo noi stessi - ha suggerito il vescovo domenicano - e ci invita a trovare i veri e autentici noi stessi". Infine: "Non si può realizzare il piano di Dio se non attraverso il sacrificio". In un tempo che tende a rimuovere questo termine, se non a considerarlo "sospetto", il sacrificio diviene "luogo di scambio dove avviene l'incontro tra il divino e l'umano. Il sacrificio è il mezzo particolare per il quale offriamo al Signore la nostra libertà personale e riceviamo in cambio tutta la forza di Dio".
Da qui la conclusione: "Non è un caso che il Papa abbia scelto per iniziare l'Anno sacerdotale la festa più sacrificale che c'è: quella del Sacratissimo Cuore di Gesù. Ora auspichiamo che da questo anno il Popolo di Dio possa riscoprire il gusto, il sapore e anche il posto giusto del sacerdozio". Quindi, richiamando la propria appartenenza all'Ordine dei predicatori, ha confidato ai presenti un sogno: quello che dopo l'Anno sacerdotale venga indetto un Anno della vita consacrata.
Stamane, venerdì 3, è stato il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, il vescovo Mariano Crociata, a presiedere l'Eucaristia. "L'incontro con la nostra personale chiamata - ha detto - non avviene in uno spazio disincarnato e spiritualistico, come di fronte a un Dio solamente interiore". Al contrario "si compie nell'orizzonte di fede delineato dalla vita e dalla esperienza della Chiesa". Per il presule infatti c'è sempre "una mutua implicazione tra vocazione e Chiesa". Per questo "vocazione ed esperienza ecclesiale non si possono confondere e tuttavia si richiedono l'una con l'altra".
Relazioni e testimonianze di taglio biblico e pedagogico-pastorale stanno caratterizzando i lavori, apertisi con l'intervento della biblista Rosanna Virgili su "Vangelo della vocazione e le dinamiche della chiamata e della risposta". Da questi primi interventi emerge come la nuova situazione culturale dell'Europa richieda un nuovo modo di pensare alle vocazioni: Gesù, per esempio, all'inizio del proprio ministero scelse i suoi discepoli non tra i dottori della legge ma tra semplici pescatori, che divennero "pescatori di uomini". L'Osservatore Romano
21:20 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Trema la sede del G8
Magnitudo di 4.1, la gente in strada. Trema la sede del summit. Il premier: «Preoccupato, ma nessun allarme»
L'AQUILA - Una nuova forte scossa a L'Aquila e un allarme dell'ambasciata Usa che invita gli americani presenti in Italia a «fare attenzione». Sale la tensione a cinque giorni dall'inizio del vertice del G8 in programma nel capoluogo abruzzese.
LA SCOSSA - La nuova scossa di terremoto è stata avvertita molto distintamente a L'Aquila poco dopo le 13. La gente è uscita subito dagli uffici e dalle abitazioni riversandosi per le strade. Per ora non sono segnalati danni a persone o cose. La scossa è stata registrata alle 13:03 dall'Istituto nazionale di geofisica che ha rilevato una magnitudo di 4.1. Le località prossime all'epicentro della nuova scossa sono il comune capoluogo, Pizzoli e Barete. Secondo i rilievi cartografici del centro sismologico Euro-mediterraneo, l'epicentro della nuova scossa è a un chilometro dalla Caserma della Guardia di Finanza di Coppito che ospiterà gli Otto Grandi. All'interno della scuola, il sisma ha fatto vibrare tutta la struttura in cemento armato. Sono scattati gli allarmi delle auto parcheggiate nella zona. Poco prima di mezzogiorno un'altra scossa di magnitudo 3.6 aveva colpito la zona di Collimento, Villagrande e L'Aquila. A quasi tre mesi dal devastante terremoto che ha colpito l'Abruzzo, la terra continua dunque a tremare.
BERLUSCONI: «SCIAME PREOCCUPA» - Il premier Silvio Berlusconi, che durante il Cdm a Palazzo Chigi ha informato i ministri della nuova scossa (definita «di poco inferiore» rispetto a quella che ha provocato il disastro lo scorso 6 aprile, anche se in realtà il sisma distruttivo fu molto più potente), ha detto che le continue scosse impediscono i rientri nelle case ma al momento non c'è nessun allarme per il G8. «Stiamo facendo tutto il possibile per riportarli a casa, il problema è questo sciame sismico» ha ripetuto il premier.
NUBIFRAGIO - Come se non bastasse, sull'Aquila si è abbattuto un violento nubifragio. La pioggia battente ha allagato le strade e ancora una volta le tendopoli dove migliaia di sfollati saranno ancora una volta alle prese con gravissimi disagi. Nelle vie centrali della città si sono formate lunghe file.
ALLARME AMBASCIATA USA - In vista del G8, alla paura per la nuova scossa si aggiunge il "warden message" diramato dall'ambasciata Usa a Roma, che invita i cittadini statunitensi ad essere «particolarmente attenti da questo momento, fino al vertice del G8 a L'Aquila». Gli americani residenti ed in viaggio a Roma e in tutta Italia vengono messi in guardia da diverse manifestazioni già in programma «nei prossimi dieci giorni» che «potrebbero interessare siti americani o di altri paesi del G8». Nello specifico, i cittadini americani vengono sollecitati ad evitare l'area intorno a Vicenza dal 3 al 5 luglio. Il 4 luglio, proprio a Vicenza - informa l'avviso - ci sarà una grande manifestazione alla base militare Usa Dal Molin. Inoltre, il 5 ed il 6 luglio è stata indetta, dalle 24.00 alle 03.32 (l'ora del terremoto del 6 aprile) una fiaccolata nel centro de L'Aquila. «Un evento - spiega il messaggio - che si prefigura pacifico». Il 7 luglio - si informano ancora i cittadini americani in Italia - ci sarà una grande manifestazione a Piazza Barberini (la stazione Metro - viene evidenziato - più vicina alla sede diplomatica Usa della Capitale). Diverse centinaia di partecipanti intendono «dare il benvenuto» ai leader del G8 con musica ad alto volume. Un evento, questo, organizzato dai Comitati di base (Cobas) e altre sigle sindacali autonome. «Le autorità italiane avvisano che, anche se esistono potenziali problemi durante la dimostrazione, non si aspettano atti di violenza». Infine, il messaggio segnala «azioni comunicative in programma nel centro di Roma l'8 e il 9 luglio e una dimostrazione a L'Aquila il 10 luglio, alla fine dei lavori del vertice». Da ultimo i cittadini Usa vengono invitati a monitorare con regolarità il sito dell'ambasciata e sollecitati a registrarsi presso ambasciata e sedi consolari per essere in grado di ricevere aggiornamenti in tempo reale. Corriere
19:07 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Putin e Obama
"Legato a logiche da Guerra fredda".
La replica: "Falso, io guardo avanti"
Iieri il presidente americano aveva accusato Putin di non capire che lo stile Guerra Fredda è ormai superato e che gli Stati Uniti non stanno cercando un rapporto di antagonismo ma desiderano invece essere partner della Russia su un’ampia gamma di questioni, da quella energetica alla lotta al terrorismo. L’inquilino della Casa Bianca aveva invece elogiato il presidente russo Dmitri Medvedev, col quale si è incontrato in aprile a Londra, che «comprende invece bene che l’approccio stile Guerra Fredda è ormai superato». Obama incontrerà sia il presidente Medvedev sia il premier Putin nella sua visita a Mosca dal 6 all’8 luglio, prima di recarsi in Italia per il G8.
Putin ha fatto notare che se gli Usa vogliono davvero fare progressi nelle relazioni con la Russia, allora devono offrire non buone intenzioni, ma fatti concreti. Come la revoca del progetto di scudo antimissile in Europa centro-orientale e la revisione della politica di allargamento verso Est della Nato. «Questo sarebbe un vero grande passo avanti», ha detto Putin alla stampa, come riporta Ria Novosti. Puntualizzate un paio di questioni, il capo del governo russo poi concede: «La Russia è aperta ad una efficace interazione con gli Usa e nutre grandi speranze nella visita di Obama». «Per quanto riguarda stare con un piede nel passato, e l’altro avanti, qui in Russia c’è un modo di dire non esattamente letterario: non sappiamo stare in piedi con le gambe incrociate. Noi stiamo saldi, con i piedi ben piazzati e lo sguardo sempre al futuro», ha detto Putin, rispondendo a una richiesta di commento alle dichiarazioni di Obama.
Il premier ha tuttavia sostenuto di non avere letto le affermazioni del presidente americano. E da Obama, ha fatto notare, si aspetta di ascoltare «qualche novità su come uscire dalla crisi mondiale, tenendo conto che buona parte delle riserve valutarie le teniamo in dollari». Buoni propositi con un pizzico di vetriolo, come quando ha commentato la dichiarata volontà di Obama di costruire relazioni «più efficaci» con Mosca, su base paritaria. «Molti punti di vista corrispondono - ha osservato Putin - e spesso si integrano. Se i partner americani rinunceranno all’installazione di nuovi complessi militari in Europa, dello scudo antimissile in Europa oppure se rivedranno la politica di allargamento dei blocchi politico-militari, o meglio ancora vi rinunceranno, allora ci sarà un grande passo avanti» nei rapporti bilaterali. La Stampa
19:03 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Gregorio Magno
Il Papa che ha inventato l'Europa
di Claudio Leonardi Tra i padri dell'Europa senz'altro dovremmo annoverare il papa Gregorio Magno, "realmente santo e grande", come scrisse Jacob Burckhardt. Egli comprese che il tempo dell'antico era finito e un tempo nuovo iniziava; comprese che le distruzioni della guerra greco-gotica e poi l'arrivo dei longobardi in Italia nel 568 non segnavano la fine, ma l'inizio di una nuova epoca della storia dell'uomo, un'epoca che all'inizio faticherà a mostrare il profilo della civiltà, ma poi sarà grande, germanica e latina, cristiana ed eroica.
Fuori dalla cerchia degli specialisti non si sa molto di Gregorio. La cultura scolastica gli dedica un paragrafo nei libri di storia dei licei e nei nuovi programmi neanche quello, e di lui si saprà quanto potrà venire dalla benevolenza intelligente di qualche insegnante. Eppure vi è nei nostri anni un desiderio di conoscere il Medioevo, per conoscere la nostra stessa identità, e il Medioevo non può che partire da Gregorio. Il ministero dei Beni Culturali ha dedicato un Comitato nazionale per celebrare il XIV centenario della morte, e certo uno dei frutti maggiori di questa iniziativa è un'opera che arriva solo ora, dopo anni di meticolosa cura; un'opera destinata a rimanere a lungo di riferimento, utile per l'informazione e utile per la ricerca. Si tratta di una vera e propria Enciclopedia gregoriana (a cura di Giuseppe Cremascoli e Antonella Degl'Innocenti, Firenze, Sismel Edizioni del Galluzzo, 2008, pagine 416, euro 220; per informazioni, www.sismel.it). La sua consistenza è subito rappresentata da alcuni numeri. Basterà ricordare che l'Enciclopedia raccoglie 267 voci, redatte da 73 specialisti di tutto il mondo e si dovrà notare che ciascuna di queste voci costituisce una breve monografia di riferimento, con bibliografia critica e richiami sempre precisi alle fonti pertinenti. Per fare qualche esempio - che certo sacrificherà l'immagine dell'opera, ma pure ne evocherà le dimensioni e l'interesse - dirò che troviamo voci dedicate alla storia politica e sociale (come quella dedicata al patrimonio di san Pietro da Girolamo Arnaldi, sulla politica e sulla povertà, di Sofia Boesch, o sui longobardi e sui goti di Stefano Gasparri); troviamo voci dedicate al significato di Gregorio nella storia della liturgia (curate da Giacomo Baroffio), della stilistica latina (Luigi Ricci), dell'iconografia; voci che spiegano il ruolo di Gregorio nell'evoluzione e nell'applicazione del diritto canonico (Lisania Giordano e Giorgio Picasso). Sono considerati gli incroci di civiltà con il mondo ebraico (grazie al contributo di Gilbert Dahn), con il mondo illirico (Rajko Bratoz), con il mondo slavo (Cristiano Diddi) e con il mondo bizantino (con i contributi di Antonio Carile e di Lelia Cracco Ruggini).
E si occupano ancora di temi teologici, con particolare riguardo al rapporto con la tradizione patristica, Antonino Isola, Claudio Moreschini ed Emanuela Prinzivalli. Del rapporto di Gregorio con la tradizione letteraria pagana, si occupa invece Ubaldo Pizzani.
Tutte le opere dovute a Gregorio hanno nell'Enciclopedia un'accurata presentazione che documenta la loro situazione sul piano filologico e il loro significato letterario e teologico (tra le altre notiamo le voci dovute a Lucia Castaldi, a Paolo Chiesa, a Giuseppe Cremascoli e Francesco Santi).
Sono pure presentate le epitomi e i florilegi delle opere gregoriane (con articoli di Fabiana Boccini e della cara amica Gabriella Braga, recentemente scomparsa), le loro versificazioni (Mauro Donnini, Francesco Stella), le traduzioni e i volgarizzamenti, in modo che la fortuna di Gregorio è ricostruita nella pratica concreta degli strumenti della scuola, della predicazione e della vita spirituale, oltre che nella continuità delle grandi impostazioni dottrinali. Il significato di Gregorio nella storia della santità e dell'agiografia è pure valutato (in particolare con gli articoli di Giuseppe Cremascoli, Mauro Donnini e Oronzo Limone). Tutti i principali personaggi storici e letterari coinvolti nell'opera di Gregorio hanno poi una loro voce o sono recuperabili negli indici. Si potrà studiare la sua politica a proposito di ciascuna regione d'Italia ed è ricostruito l'intervento gregoriano verso molte nazioni europee, valutando anche la sua opera nelle grandi città. E ancora andrebbero ricordati molti altri autori e molti temi.
L'Enciclopedia è dunque una sorprendente fonte di informazione su un momento decisivo della storia europea, ma mi piace anche sottolineare come di Gregorio emerga ora un vero profilo teologico, che nella storiografia recente risultava ancora sfocato e secondario rispetto ad altri temi storici.
Si sa che tra il iv e il v secolo la teologia cristiana giunge a una matura formulazione dogmatica e si è spesso portati a sottovalutare l'apporto teologico dovuto ai tempi immediatamente successivi.
In realtà Gregorio mostra un livello di autocoscienza teologica specifico e superiore al passato, nel senso che la sua riflessione e la sua esperienza arricchiscono la comprensione della fede e la coscienza del suo contenuto, perché le consapevolezze dogmatiche che la Chiesa aveva acquisito sono in lui liberate dal rischio di essere ridotte a mere categorie concettuali - per altro fortemente influenzato dalle categorie elleniche - o di essere vissute come mere categorie dell'intimità; esse offrono ora gli elementi fondamentali di un linguaggio profetico: la teologia della Trinità e dell'Incarnazione acquistano in Gregorio la loro funzione propria di illuminare la storia e riflettendosi nella storia perdono ogni residuo concettualismo e si comprendono come dati teologici, giungendo alla loro verità specifica, di formulazione nell'intelletto dell'uomo dell'amore divino. Di questo lavorio teologico, l'esegesi biblica gregoriana porta il maggior segno e il Medioevo lo avrà sempre presente.
Si dovrà allora salutare con grande soddisfazione quest'opera dovuta ad Antonella Degl'Innocenti e a Giuseppe Cremascoli: possiamo essere loro grati per lo strumento d'erudizione che si deve alle loro cure e per il punto di riferimento che stabiliscono nel panorama della storia della teologia cristiana, che molto gioverà agli studi futuri. L'Osservatore Romano
19:00 Publié dans Saggi | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Il cardinal Morone
«Quando leggo un libro
io piglio quello che è buono»
Si chiuderà il 26 luglio presso il Museo Diocesano Tridentino la mostra "L'uomo del Concilio", organizzata in occasione del 500° anniversario della nascita del cardinale Giovanni Morone. Pubblichiamo uno stralcio da uno dei saggi del catalogo.
di Alessandro Paris Il 31 maggio 1557, in piena notte, il cardinal Carafa irrompeva nella residenza romana del cardinal Morone, seguito da "forse venti soldati", per comunicargli che "la mente di Nostro Signore era che esso andasse prigione in Castello". Pur aggiungendo che "a lui doleva di haverli a far tale ambasciata", il Carafa rapidamente ordinava all'autorevole porporato "che facesse chiamar un cameriero suo, che consignasse a giudici et notarii deputati tutti li suoi libri et scritture, et così fu fatto". Mentre veniva condotto nelle prigioni inquisitoriale di Castel Sant'Angelo e la sua piccola corte rinchiusa precauzionalmente in una camera ("dove stettero col bargello un gran pezzo"), si iniziò freneticamente "a inventariare tutto il studio del cardinal insieme con le scritture, nelle quali, per quello che gli giudici hanno hauto a dire, non trovano se non cose bone".
Nell'interrogatorio del 24 settembre 1557 il Tribunale dell'Inquisizione mostrò al Morone un "libello cooperto colore granato continente libros Prophetarum", subito riconosciuto dal cardinale che ne rivendicò anche le annotazioni marginali: "Questo libretto è mio" e "ce ho scritto io". L'attenzione dei giudici si concentrò su una sua glossa e altri appunti che parevano suggerire una consonanza dei suoi orientamenti religiosi con le dottrine protestanti. Morone cercò di respingere simili accuse, sottolineando di aver profuso ogni impegno durante le sue missioni diplomatiche in Germania per sostenere la nascente controversistica cattolica, in modo da "cavar li articoli falsi accioché, facendosi il concilio, si potessero impugnar più facilmente", ricordando tra l'altro che alla raccolta di libri protestanti in vista di una loro confutazione aveva contribuito anche "il reverendissimo Tridentino vecchio", quel Bernardo Cles che disponeva di una ricca e aggiornata biblioteca, in cui non mancavano i libri religiosi che da nord transitavano lungo la via del Brennero.
Al di là del suo darsi da fare in Germania per procurarsi libri eterodossi da inoltrare a Roma, occorre anche chiedersi con che atteggiamento mentale Morone ne scorresse le pagine, che cosa vi cercasse e vi trovasse: "Quando io leggo un libro - avrebbe risposto il cardinale - o odo una predica, io piglio quello che è buono et che può fare edificatione et non soglio iudicare se l'è qualche male, perché o non lo adverto per inconsideratione o non lo cognosco per ignorantia. Ma quando vi fusse qualche cosa mala, che io lo sapesse, io non lo approvaria. Et che in questo libro ve sia qualche cosa cattiva può essere, ma io non l'ho in memoria".
Questo atteggiamento aperto e selettivo scaturiva senza dubbio anche dalla convinzione che fosse necessario percorrere una nuova via per varare un'autentica riforma della Chiesa. E fu proprio tale convinzione a nutrire l'avversione politica e i sospetti teologici di Gian Pietro Carafa, ai cui occhi il Morone diventò il simbolo (accanto a Reginald Pole) di una generazione che inutilmente aveva cercato di conoscere e capire, prima di confutare, motivazioni religiose della profonda frattura aperta dalla Riforma protestante. A questo proposito il cardinale milanese riconobbe che tutti quegli "andamenti delli libri" di cui si era reso protagonista potevano "haver partorito qualche ombra presso molti, et massime presso librari et ligatori et altri che sapevano o havevano inteso ch'io li haveva, ma non sapevano ch'io li poteva havere et la causa".
La stessa biblioteca moroniana offrì agli inquisitori numerosi spunti per corroborare i loro sospetti sull'adesione del cardinale alle dottrine maturate nel gruppo valdesiano poi raccoltosi intorno al cardinal d'Inghilterra e a Marcantonio Flaminio nella cosiddetta Ecclesia viterbiensis nel 1541. Abili e sfuggenti furono le risposte del Morone, che insistette a sua discolpa sulla confusione dottrinale e i molteplici fermenti di riforma che avevano percorso gli anni trenta e quaranta.
Per questo, nel riferirsi all'esoterica allusività degli scritti valdesiani, si premurò di far presente agli inquisitori la necessità di riconoscere la sua buona fede, in un contesto politico-religioso in cui il principio di ortodossia era a dir poco fluttuante, ammettendo di non aver saputo discernere limpidamente la verità dall'errore: "Voglio dir che quando un libro par bona et non è proibito, havendo qualche cosa mala dentro, è facil cosa ch'uno, etiam più dotto di me, s'inganni et non adverta li errori. Ma io non diffendo il libro et lascio la censura alla sede apostolica, la quale io voglio sempre seguitar, et io lo voglio haver per reprobo in tutti quelli punti che si trovano contra la verità catholica. Et perché intorno a questi libretti possono esser occorsi diversi accidenti, delli quali non ho così particolar memoria, mi rimetto in tutto alla verità". L'Osservatore Romano
18:57 Publié dans Saggi | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Les Vingt-Sept et les ambassadeurs iraniens
Les membres de l'Union européenne entendent ainsi protester contre la détention d'employés locaux de l'ambassade britannique à Téhéran et la répression des opposants.
Sur le papier, cette proposition britannique, jugée radicale par plusieurs membres pays de l'UE, avait peu de chance d'aboutir. Pourtant, vendredi, chacun des 27 pays a accepté de convoquer de façon coordonnée les ambassadeurs iraniens en Europe, pour notamment protester contre l'arrestation et la détention de neuf employés locaux de l'ambassade britannique à Téhéran.
La République islamique, qui a l'intention de les traduire en justice, les accuse d'avoir fomenté les troubles ayant suivi la réélection contestée de Mahmoud Ahmadinejad le mois dernier.
Londres de son côté se dit très préoccupé par l'annonce de ces poursuites et entend tout faire pour obtenir la libération de ces employés. Deux d'entre eux sont en effet toujours détenus vendredi.
Londres s'est dit très préoccupé par l'annonce de ces poursuites et entend tout faire pour obtenir la libération de ces employés. Deux d'entre eux sont en effet toujours détenus vendredi. «Nous demandons des clarifications urgentes aux autorités iraniennes concernées», a indiqué le ministre britannique des Affaires étrangères, David Miliband, qui s'est dit certain que les employés mis en cause «n'avaient pas pris part à des actions impropres ou illégales».
La décision de convoquer les ambassadeurs iraniens a été arrêtée lors d'une réunion d'ambassadeurs des Vingt-Sept à Bruxelles et devrait être mise en œuvre «dans le courant de la journée», selon un diplomate européen.
Dans un communiqué, le ministre suédois des Affaires étrangères Carl Bildt, dont le pays assure la présidence de l'UE, a estimé que «l'approche progressive (de l'UE) en direction de l'Iran fonctionnait».
Vers une restriction des visas ?
Une nouvelle réunion est prévue la semaine prochaine pour étudier d'autres mesures, visant également à dénoncer la répression des contestataires perpétrée par la République islamique. Mais jusqu'à présent, les Européens n'avaient pas réussi à se mettre d'accord sur une réaction concertée, tant ils sont partagés entre les partisans de la fermeté et ceux qui redoutent de s'aliéner définitivement les «durs» du régime iranien.
Parmi les autres mesures envisagées, Bruxelles pourrait restreindre l'octroi de visas à certains dignitaires du régime ou membres du gouvernement, croit savoir le Financial Times Deutschland (FTD) de vendredi. Leur obtention serait «rendue plus difficile tant qu'ils continuent à rendre la vie difficile aux Britanniques sur place», selon un diplomate européen. «Nous discutons d'une révision de notre approche en matière de demandes de visas pour les officiels iraniens et de l'option de ne pas les traiter jusqu'à nouvel ordre», a confirmé une autre source diplomatique.
À ce stade, les Européens n'iraient donc pas aussi loin que l'interdiction pure et simple de visa d'entrée qu'ils avaient dans le passé décrétée contre le président du Bélarus, Alexandre Loukachenko, ou à l'égard de 203 Zimbabwéens, dont le président Robert Mugabe et sa femme Grace. Selon le FTD, cette décision pourrait intervenir la semaine prochaine. Le Figaro
18:53 Publié dans Presse | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Le MoDem: les alliances possibles en 2012
Un mois après l'échec de leurs listes aux européennes, certains cadres centristes posent la question de la participation à des primaires communes avec le PS et les Verts.
Au parti socialiste, tout le monde y pense. Certains n'hésitent pas à donner leur avis personnel, même si Martine Aubry a renvoyé la question à après les régionales de 2010. Au MoDem, en revanche, le sujet reste tabou. Du moins officiellement. Parler de «primaires» pour la présidentielle de 2012, dit-on, serait prématuré.
Du bout des lèvres, un élu centriste reconnaît que «cela équivaudrait à reconnaître que François Bayrou ne serait plus forcément le premier opposant naturel à Nicolas Sarkozy». Depuis le «traumatisme» du 9 juin, où les listes du parti centriste étaient arrivées loin derrière celles des Verts et du PS, il n'en demeure pas moins que certains cadres orange reconnaissent en privé se poser aujourd'hui la question.
Deuxième vice-présidente du MoDem, Corinne Lepage est la seule à avoir brisé le tabou. La semaine dernière, à l'occasion d'un «chat» avec les lecteurs du journal Le Monde, la nouvelle eurodéputée a posé la question des primaires. «Pour ma part, si des primaires étaient organisées entre tous les opposants potentiels à Nicolas Sarkozy, je pense que François Bayrou devrait se poser la question de savoir s'il ne souhaite pas y participer», a-t-elle expliqué.
Un membre du conseil national du MoDem admet également se poser la question. «Si le PS et les Verts acceptent de jouer le jeu, c'est-à-dire d'ouvrir leur primaire à l'ensemble des opposants à Nicolas Sarkozy sans se limiter à la seule gauche : pourquoi pas ?», s'interroge-t-il.
«Déplacé et prématuré»
À l'évocation de cette question, la première vice-présidente du MoDem, Marielle de Sarnez, laisse éclater un rire. «Cette question est déplacée et totalement prématurée. Ce n'est pas dans le calendrier», assure-t-elle. Pour cette proche de François Bayrou, «ce n'est pas en créant le club de tous les opposants à Nicolas Sarkozy qu'on répondra aux attentes des Français !» Et de clore le sujet : «Avant de parler primaires, posons-nous d'abord la question du programme.»
Samedi, à Paris, les trois cents membres du conseil national du MoDem sont convoqués pour «tirer les leçons» de la séquence des européennes et jeter les bases de sa rénovation dans la perspective des régionales. Officiellement, donc, pas question de parler d'une éventuelle participation à des primaires avec la gauche pour 2012.
Comme de coutume, ce conseil national se tiendra à huis clos. Depuis le 9 juin, le président du MoDem s'est lui-même astreint au silence. «Très affecté» par le score de ses listes, selon un proche, Bayrou entend se donner du temps. Au moins vis-à-vis des médias. Car s'il a déserté les plateaux de télévision, le chef centriste multiplierait en revanche les rencontres avec des membres de la société civile. Sauf surprise - «on ne sait jamais ce que l'actualité réserve», confiait-t-il dernièrement -, il ne devrait pas sortir de son silence avant l'université d'été de son parti, prévue à la Grande Motte début septembre. Le Figaro
18:49 Publié dans Presse | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
2 mld di € per l'Abruzzo
È tornato a preoccupare lo sciame sismico nell'Aquilano. Da stanotte, infatti, la terra ha tremato 5 volte. Le scosse più forti alle ore 3,14 di magnitudo 3.4, alle 11,43 di 3.6 e alle 13,03 di magnitudo 4.1. Con epicentro localizzato tra Arischia e Paganica. La paura è tanta, al punto che la gente ad ogni sussulto reagisce scappando anche si trova in spazi aperti. Impensierisce soprattutto il fatto che l'intensità sia in crescendo.
Intanto si annunciano novità sul fronte della ricostruzione: «Gli aquilani avranno a disposizione
2 miliardi di euro, sostanzialmente a fondo perduto, per ricostruire le proprie abitazioni». Lo ha detto il
presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi dopo che questa mattina i vertici della Cassa depositi e prestiti e dell'Abi hanno sottoscritto un protocollo «assai innovativo, ideato dal governo nazionale, che prevede l'erogazione di mutui fino a 2 miliardi di euro sostanzialmente a fondo perduto a favore della ricostruzione dell'Aquila per coloro che dovranno intervenire sulle abitazioni. Grazie a un complicato meccanismo di credito di imposta lo Stato farà fronte a oneri a questi mutui e i cittadini non dovranno
restituire alcunchè». Avvenire
18:46 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Vocazione maggioritaria o niente Pd
E ribadisce: «Io sono e resterò fuori»
E comunque, sottolinea, «trovo paradossale tutta questa discussione sulla vocazione maggioritaria. Per me o c’è vocazione maggioritaria o non c’è il Pd». Dopo la "bufera" di ieri, oggi Debora Serracchiani è tornata a spiegare, ma con toni meno tranchant, perchè abbia deciso di appoggiare Franceschini: «Si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo anche appoggiando Franceschini. Lo voglio fare dicendo che c’è una parte di partito cui dobbiamo tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a me».
Al fianco di Franceschini si è schierato l’ex segretario Ds, Piero Fassino: «Franceschini vuole scommettere sull’innovazione in ogni campo, non nuovismo mediatico dell’ultima ora. Per questo non basta proporre quello che si è fatto fin qui, serve coraggio». Quanto a Sergio Chiamparino, Fassino osserva: «La candidatura di Chiamparino sarebbe stata autorevole, forte, ma c’era il rischio di un logoramento e di una non comprensione da parte dell’opinione pubblica torinese». Il sindaco di Torino, che ha scelto di non scendere in campo come terzo sfidante, tiene invece a precisare «non faccio parte di nessuna delle due squadre in campo. Il mio unico impegno attivo nel partito adesso è a livello locale, per la piattaforma attorno all’attuale segretario regionale. L’anno prossimo abbiamo le regionali e più si è uniti meglio è». I "quarantenni" del Lingotto non sciolgono la riserva su una loro possibile candidatura, ma non rinunciano all’idea di scendere in campo: Giuseppe Civati, il giovane dirigente del Pd lombardo conferma di stare «lavorando alla terza soluzione. E questa terza soluzione ci sarà». La Stampa
08:02 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Le CAC 40 cède 3,13%
La place parisienne s'est enfoncée en milieu d'après-midi suite à la nette accélération des destructions d'emplois en juin aux Etats-Unis et à l'évolution négative des marchés américains.
Le CAC 40 chute de 3,13% à 3116,41 points, effaçant ainsi tous les précieux gains engendrés la veille. Les investisseurs attendaient avec crainte les chiffres de l'emploi américain. Hélas pour eux, ces derniers se sont révélés plus mauvais qu'attendu. L'économie américaine a en effet détruit 467.000 emplois en juin, soit beaucoup plus que les 345.000 de mai. Les analystes tablaient quant à eux sur 365.000 emplois détruits. Le taux de chômage aux Etats-Unis s'établit désormais à 9,5% de la population active. Suite à ces mauvais résultats, les marchés américains ont immédiatement pris la voie de la baisse dès l'ouverture des échanges, entraînant encore un peu plus le CAC 40 dans son sillage. L'autre statistique du jour est passée inaperçue : les commandes industrielles aux Etats-Unis ayant augmenté en mai pour le deuxième mois de suite, de 1,2% par rapport à avril, selon les chiffres officiels corrigés des variations saisonnières publiés jeudi. Les investisseurs ont également snobé la décision de la Banque centrale européenne de maintenir ses taux inchangés, à 1%.
Toutes les valeurs du CAC 40 ont terminé dans le rouge. Celles de l'automobile ont plongé : Peugeot a lâché 5,42% et Renault 4,80%.
Dexia (+2,59%) a finalisé la vente de sa filiale, le rehausseur de crédit américain FSA, à Assured Guaranty. Par ailleurs, la banque a annoncé la démission de quatre membres de son conseil d'administration : Denis Kessler, André Levy-Lang, Bernard Lux et Jan Renders. Le conseil a coopté Stefaan Decraene, Christian Giacomotto, Robert de Metz et Bernard Thiry pour les remplacer.
Alcatel-Lucent (-5,76%) va lancer le premier DSL «vert». Sa plate-forme Isam permet de fournir au grand public les débits garantis les plus élevés sur réseau de cuivre, en réduisant de 25 % la consommation d'énergie.
Le chiffre d'affaires neuf mois de Trigano (+2,54%) a baissé de 31,2% à 494,6 millions d'euros, mais la société constate «des signes d'amélioration» du marché des camping-cars et caravanes en France et en Allemagne en avril et mai. Plusieurs brokers ont donc relevé leurs recommandations sur le titre après cette précision. Le Figaro
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