jeudi, 02 juillet 2009

Combattimenti a Mogadiscio

L'esercito regolare respinge un attacco degli insorti islamici

Ancora violenze a Mogadiscio
Continua la fuga di civili


 

Mogadiscio. Peggiorano giorno dopo giorno le condizioni della popolazione civile a Mogadiscio, la capitale della Somalia sottoposta dallo scorso 7 maggio ai ripetuti scambi di artiglieria tra le forze governative e gli insorti islamici. I combattimenti più violenti sono concentrati nei quartieri meridionali di Yaqshid, Derkenley e Karan, dove la gente appena può fugge verso i già affollati campi profughi allestiti alla periferia della capitale. Secondo stime dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, solo nella scorsa settimana ben 26.000 persone hanno abbandonato Mogadiscio per timore dei combattimenti.
L'esercito regolare ha ieri respinto un attacco delle milizie islamiche - ritenute collegate al gruppo terroristico Al Qaeda - nello strategico quartiere Kazan della capitale, le cui colline dominano il porto e Villa Somalia, sede della presidenza. L'assalto armato ha avuto luogo forse non casualmente ieri, nel giorno in cui la Somalia festeggia l'anniversario dell'indipendenza, e - secondo gli osservatori internazionali - doveva rappresentare il primo passo sulla strada dell'attacco finale degli insorti islamici. Molti analisti, infatti, prevedevano potesse avvenire in questi giorni, mentre il presidente del nuovo corso internazionalmente riconosciuto, l'islamico moderato Sheick Sherif Sheick Ahmed, è a Sirte, in Libia, per partecipare al vertice dell'Unione africana (Ua). Da Sirte, il presidente della Commissione Ua, Jean Ping, ha detto che quella somala è attualmente la peggiore crisi in Africa e il numero di armi in circolazione costribuisce ad alimentare il rischio di ulteriori scontri e attentati ai danni della popolazione civile. Preoccupazione per la situazione della sicurezza nel Paese africano è stata espressa anche dagli Stati membri dell'Autorità governativa per lo sviluppo. L'Osservatore Romano 

 

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