mercredi, 01 juillet 2009

Sarkozy promet de nouvelles surprises

Devant un millier de militants UMP réunis mardi à Courbevoie, Nicolas Sarkozy a affirmé vouloir compléter encore le gouvernement, une semaine après le remaniement.

«Je serai amené à prendre de nouvelles initiatives qui surprendront tout le monde.» Il a suffi que Nicolas Sarkozy prononce cette phrase devant un millier de militants UMP réunis à huis clos, mardi midi, à Courbevoie, dans son ancien fief des Hauts-de-Seine, pour accréditer l'hypothèse de nouvelles nominations gouvernementales.

Le remaniement n'est, semble-t-il, pas terminé. «Le président va laisser le gouvernement s'installer. Après quoi, il complétera à un moment ou un autre son équipe», précise-t-on à l'Élysée. Car Sarkozy n'a pas renoncé à l'ouverture et espère toujours enrôler de nouvelles recrues, à entendre ses amis des Hauts-de-Seine. Une trentaine de maires et de conseillers généraux de la majorité départementale, dont Patrick Devedjian et Jean Sarkozy, ont déjeuné, en petit comité, sur la terrasse de l'Élysée. «Nicolas était en forme, très chaleureux et content de retrouver sa famille des Hauts-de-Seine», confie un maire.

Un peu plus tôt devant les militants, Sarkozy s'était livré à l'un de ses exercices préférés en vantant le bilan de ses deux premières années. Entouré de Xavier Bertrand et de la tête de liste aux régionales en Ile-de-France, Valérie Pécresse, le chef de l'État s'est réjoui de la victoire aux européennes : «La première pour une majorité au pouvoir depuis 1979 !»«On a gagné parce qu'on est rassemblé et ouvert aux autres sensibilités de la majorité. Plus nos adversaires sont sectaires, plus nous devons nous montrer ouverts.» Il a défendu ­longuement les mérites de l'ouverture «qui nous a aidés à gagner», a-t-il dit.

Sarkozy a en revanche jeté un froid quand il a justifié les raisons qui l'ont amené à remanier son gouvernement ce qui a provoqué entre autres le départ de deux des quatre ministres des Hauts-de-Seine. À la tribune, le président n'a pas prononcé les noms d'André Santini et de Roger Karoutchi, pourtant sur l'estrade.

 

«Je suis très fier de Jean»

 

«Je dois faire vivre la majorité. Il faut savoir entrer et être prêt à partir. Je suis parfaitement conscient du fait que ne plus être au gouvernement peut générer des déceptions mais je veillerai à ce que chacun puisse s'y retrouver», a-t-il confié avant de plaider pour le «renouvellement» et «l'appel à de nouveaux talents».

Conscient d'avoir été un peu sec, Sarkozy s'est dirigé à la sortie vers Karoutchi et Santini et leur a glissé un mot d'encouragement. Le cas de l'ex-secrétaire d'État aux Relations avec le Parlement est réglé puisqu'il sera nommé aujourd'hui ambassadeur auprès de l'OCDE. Quant au maire d'Issy-les-Moulineaux, il pourrait récupérer son fauteuil de député des Hauts-de-Seine au détriment de Frédéric Lefebvre. Ce retour à l'Assemblée alimente du coup l'hypothèse d'une arrivée au gouvernement du porte-parole de l'UMP.

Le chef de l'État a profité de son passage dans les Hauts-de-Seine pour féliciter… son fils Jean, conseiller général de Neuilly. «Je suis très fier de Jean, a-t-il dit sous les applaudissements. Ce qu'il fait pour le département est formidable. J'aime les Hauts-de-Seine et je ne m'en désintéresse pas. De toute façon, je n'ai pas le choix. Car si vous gagnez, c'est grâce à vous et si vous perdez, c'est à cause de moi.»

Les oreilles du maire de Neuilly, Jean-Christophe Fromantin, ont sifflé : «Je suis atterré qu'un maire d'une ville de 60 000 habitants qui se dit de la majorité présidentielle n'ait pas daigné appeler à voter pour la liste UMP aux européennes», a fermement regretté Sarkozy. Avant de promettre à Valérie Pécresse de la soutenir à «100 %» l'an prochain aux régionales. Le Figaro

Trasporti pericolosi

L’ultimo aggiornamento del Rid, il regolamento europeo, entra in vigore oggi in tutti gli Stati membri, tranne l’Italia: manca il decreto

Sulle ferrovie italiane ogni giorno circola­no in media trentacinque treni che tra­sportano merci pericolose. Innanzitutto convogli carichi di Gpl come quello che ha causato la tragedia di Viareggio, ma poi anche cisterne di acido solforico, propilene, benze­ne. Treni che viaggiano sulla rete ordinaria, in orari che possano scongiurare soste in stazio­ni o centri abitati e la cui attività è regolata da severe norme internazionali ed europee. La «bibbia» comunitaria in materia è il cosiddet­to Rid, il Regolamento internazionale per il tra­sporto ferroviario di merci pericolose. L’ulti­mo aggiornamento, approvato lo scorso an­no, dovrebbe entrare in vigore oggi in tutti gli Stati membri. Ma non in Italia: ancora manca il decreto attuativo. Un passaggio che però, sottolineano dal ministero dei Trasporti, «non ostacola il recepimento automatico delle nuo­ve disposizioni che non interessano in ogni ca­so il trasporto di Gpl».

 

I convogli sotto osservazione
I dati di Ferrovie riferiti al 2008 rivelano che le merci pericolose trasportate in treno rappresentano il 7% di tutte quelle che viaggia­no su rotaia: tre milioni di treni/chilometro (unità di misura che moltiplica il numero dei treni per la distanza percorsa da ogni convo­glio) su un totale di 50 milioni. Vale a dire: dei 700 treni merci che circolano ogni giorno, 35 trasportano sostanze pericolose. Di questi i più numerosi sono quelli con un carico di Gpl: 10-12 nella stagione invernale, 6-7 in quella estiva. Attraversano l’Italia da Ovest a Est e da Nord a Sud. Stazioni di partenza: i de­positi di Marsiglia, le raffinerie di Trecate, San­nazzaro de’ Burgondi o Livorno. Punti d’arri­vo: il Sud Italia ma anche, sempre più, i Paesi dell’Est. La sostanza a rischio maggiormente traspor­tata su rotaia è il Gpl. Tra le più pericolose in assoluto c’è l’acido solforico: in media viaggia­no due treni al giorno con questo carico. C’è poi il propilene: un treno al giorno per cinque giorni la settimana. Lo zolfo liquido: due con­vogli a settimana. E poi ci sono i carri di benze­ne, toluolo, ammoniaca, cloro.

Le normative
La loro identificazione avviene secondo un codice Onu: un numero di quattro cifre sopra il quale, nei cartelli arancione che indicano il trasporto a rischio, ve ne sono altre due che dichiarano anche il tipo di pericolo. Il Rid sud­divide queste sostanze in nove classi. Il regola­mento — che è il corrispettivo dell’Adr che di­sciplina il trasporto su gomma — governa il trasporto ferroviario di merci pericolose in 43 Stati. L’Italia ne ha sottoscritto la prima versio­ne nel 1999. Quella relativa al Gpl (la 90/EC del novembre 2006) è stata recepita un anno fa. Mentre l’ultimo aggiornamento (la 68/EC del giugno 2008), in vigore da oggi in tutti i Paesi Ue, non ha ancora un decreto attuativo.

Le regole
Le novità introdotte per innalzare le misure di sicurezza hanno come obiettivo quello di uniformare gli standard comunitari e di crea­re un mercato unico per i servizi di trasporto di merci pericolose. Introduce inoltre una nuo­va catalogazione delle sostanze e prescrizioni aggiuntive per il loro trasporto. Ad oggi le di­rettive recepite e le disposizioni di Ferrovie dettano regole che vanno dalla costruzione dei vagoni (in materiale e di spessore diverso in base alle sostanze trasportate) ai controlli e ai piani di emergenza da adottare in caso di incidente. I convogli, per quando speciali, viaggiano sulla rete ferroviaria ordinaria. Di giorno e spesso di notte. «Hanno fasce orarie programmate per evitare che i treni sostino nelle stazioni o nei centri abitati», spiegano da Ferrovie. È previsto il rispetto di una determi­nata distanza tra vagone e vagone, ma anche tra convoglio e convoglio per scongiurare i ri­schi di collisione.

Le competenze
Spetta alla società committente predisporre una sorta di carta di identità del materiale tra­sportato. Un documento che consegna alla so­cietà che effettua il trasporto su vagoni specia­li. Quattro i principali gruppi che si dividono il mercato europeo: la tedesca Vtg, la francese Ermewa, l’austro-tedesca Gatx e la svizzera Va­scosa. I loro vagoni sono immatricolati nel Pa­ese d’origine e sottoposti a revisioni periodi­che. A loro volta queste società, attraversando i confini Ue, consegna­no i documenti di cari­co e affidabilità dei ma­teriali alle imprese fer­roviarie dei Paesi che devono attraversare: nel nostro caso Trenita­lia. Dal momento del­l’accettazione del cari­co fino alla sua conse­gna l’impresa deve as­sicurare l’attuazione di quanto previsto dal Rid: ammissibilità e conformità del trasporto, documentazione prescritta. «Vengono inoltre effettuati control­li visivi sui vagoni presi in carico attraverso responsabili della sicurezza: controlli sui cep­pi, sullo stato delle balestre, sullo stato com­plessivo del carro». Sua è la responsabilità del locomotore. Il gestore dell’infrastruttura ferro­viaria (Rfi) vigila invece sulla predisposizione dei piani di emergenza interni alle stazioni di smistamento e assicura un accesso rapido a tutte le informazioni in caso di incidente.

L’intreccio di responsabilità
Le competenze si intrecciano. E si confon­dono ancora di più con la liberalizzazione del trasporto. «Con la liberalizzazione si pone cer­tamente un problema di standard di sicurez­za », afferma il vicepresidente della Commis­sione europea e commissario ai Trasporti An­tonio Tajani. «Per quanto riguarda le verifiche credo si debba cominciare a valutare il chilo­metraggio piuttosto che il tempo intercorso tra un controllo e l’altro». Aggiunge il presi­dente uscente della Commissione Trasporti Ue: «Una volta i vagoni erano solo di Ferrovie o Sncf, oggi le società private sono diverse. Il leasing è la norma. Bisogna potenziare le com­petenze dell’Agenzia ferroviaria europea». Una direttiva comunitaria approvata lo scor­so 16 dicembre prevede che ogni singolo vago­ne ferroviario abbia un suo responsabile della manutenzione accreditato dalle autorità di si­curezza nazionali. L’applicazione della nuova norma, però, non è prevista che per il 2012.

Alessandra Mangiarotti. Il Corriere

 

Parla l'arcivescovo Castellani

«Ho visto le case deva­state, le macchine fuse, la disperazione negli occhi della gente. Sono inti­mamente provato da questa triste giornata per la città di Viareggio». Rientrato in diocesi da Roma ieri mattina all’alba, l’arcivescovo di Lucca, Italo Castellani, si è subito recato sui luoghi della tragedia, presso la Stazione Ferroviaria di Viareggio. Durante tutta la giorna­ta di ieri ha poi incontrato le auto- rità, i soccorritori, la gente.

Eccellenza che situazione ha tro­vato?
L’esplosione ha segnato cose e per­sone, ho visto qualcosa di orribile, una distruzione che non si può im­maginare. Ho trovato il dolore ma anche una solidarietà diffusa. La disponibilità e l’apertura dei via­reggini infatti, mi ha profonda­mente commosso e una volta di più mi ha mostrato la grande ge­nerosità di questa popolazione e il suo coraggio».

Molte persone le ha già incontra­te altre le visiterà in questi giorni, cosa le chiedono, come si rivolgo­no a lei?
Ora è il momento del conforto ai superstiti, è il momento di lenire, per quanto possibile, la sofferenza e lo smarrimento di fronte a tale e­vento. A volte basta un abbraccio, una carezza, una parola. Una be­nedizione. E poi c’è bisogno di aiu­to materiale. Molti sono preoccu­pati per la propria casa, altri chie­dono da mangiare. Altri ancora, tra quelli incontrati la mattina, non aveva­no ancora ben chia­ro cosa fosse succes­so. In serata inizierò a visitare i ricoverati all’Ospedale Versilia, e farò visita alle fa­miglie dei deceduti. Questo è l’impegno che ho preso per i prossimi giorni. Vedendo la situazione ho messo subito a disposizione anche il mio appartamento a Viareggio per gli sfollati. Mi hanno detto che c’è bi­sogno di spazi, bisogna aiutare.

I soccorsi?
Va detto che la Protezione Civile e tutte le autorità stanno appron­tando le misure necessarie. Rin­grazio davvero tutti i soccorritori che cercano con professionalità di fare ciò di cui c’è bisogno. A loro ho già assicurato una particolare e personale intenzione di preghiera di ringraziamento e sostegno su quanto fatto in queste ore e su quanto continueranno a fare. Poi ho chiesto a tutte le comunità del­la mia diocesi di pregare per quan­ti sono stati colpiti da questo e­vento ».

La Chiesa locale come sta reagen­do?
I parroci di Viareggio, che ho in­contrato nella mattina di ieri, si so­no subito attivati per i soccorsi. Coordinati dalla Caritas diocesa­na, hanno subito messo a disposi­zione posti letto, sale parrocchiali, possibi­lità di mangiare qual­cosa. La comunità dei frati francescani del­la Parrocchia di S. An­tonio a Viareggio è stata tra le prime ad intervenire subito do­po l’esplosione. La lo­ro casa dista poche centinaia di metri dal luogo della disgrazia. Ma oltre l’aspetto materiale, qui sen­tiamo tutti la necessità di pregare e di offrire al Signore le nostre in­tenzioni, le nostre lacrime, le no­stre speranze. Incoraggiato poi dal­le vicinanza del Santo Padre, che ringrazio per il telegramma di cor­doglio inviatomi, insieme ai par­roci abbiamo indetto per questa sera mercoledì 1 luglio una veglia di preghiera alle ore 21 nella Chie­sa di San Paolino a Viareggio. Sarà un primo momento in cui faremo memoria di tutte le vittime e pre­gheremo per tutti quanti sono sta­ti colpiti.
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