lundi, 25 mai 2009
Avis - Avviso
Le blog est fermé jusqu'au 2 Juin. Au revoir.
Il bog sarà chiuso fino al 2 Giugno. Arrivederci.
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Se la star va sul Web
| LUCIA ANNUNZIATA | |
| Noi giornalisti siamo tutti egocentrici. Anzi per dirla tutta, ognuno di noi - dal principiante al vecchio notista - si sente una star, unica e irripetibile. Per cui, confesso, quando il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, manager fra i più autorevoli (nonché fra i più simpatici) del settore editoriale, ha detto a Bagnaia, «i cimiteri sono pieni di persone indispensabili», mi si è gelato il sangue. Il presidente Confalonieri parlava di Mentana, fino a poche ore fa grande star dell’informazione proprio di Mediaset, ma tutti sappiamo riconoscere una campana quando suona per ognuno di noi. Pausa. Respiro. Non preoccupatevi. Non intendo ora addentrarmi nella questione se Mentana sia o meno una vittima di censura politica. Personalmente penso che lo sia. Ma in questo caso, non è di questo che voglio parlare. Il presidente di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani, con la sua affermazione ha in realtà dato voce a una opinione molto condivisa, e non da poco tempo, dagli editori in tutto il mondo. L’idea che l’epoca delle grandi firme, dei Grandi Giornalisti, sia arrivata alla sua fine. Una idea affiorata sulle acque di quel meraviglioso fiume dell’innovazione tecnologica che ha cambiato la nostra vita, lo splendente flusso delle notizie h24, le dirette, i satelliti, la banda larga, la immediatezza del luogo-non luogo. Che bisogno c’è di giornalisti, quando abbiamo la possibilità di stare ovunque, sempre, con un semplice click? La domanda riecheggia da anni nelle nostre redazioni, e finora è sempre più o meno finita nei seminari sull’informazione di cui il mondo è pieno. E lì sarebbe rimasta, se la caduta economica a picco del settore dell’editoria (tra gli altri) non l’avesse recuperata come il Santo Graal. Oggi l’editoria internazionale, in testa l’imprenditore dalle uova d’oro Rupert Murdoch - e, pare, anche l’editoria italiana raccolta a Bagnaia - vuole passare su Internet, e vuole far pagare i contenuti. Il ragionamento funziona più o meno così: le notizie sono più o meno le stesse, prodotte da un alveare operoso ma senza nome dei vari media, e saranno dunque inevitabilmente gratis. Altro sono i contenuti e questi si faranno pagare. Dunque meno giornalisti per lavorare al corpaccione unico delle news generali, e poche pepite d’oro da far pagare care. Se si aggiunge al costo finale l’assenza della carta, con tutti gli enormi benefici anche per la «sostenibilità» (altra parola da «seminario»), voilà. A parte la complicata distinzione fra contenuti e notizie che ha già dato vita a una disputa annosa e non meno divisiva di quella sulla essenza del corpo di Cristo fra Ario e Atanasio, la domanda rimane sempre la stessa: ma che razza di contenuti sono questi da spingere a comprare in una rete gratuita e zeppa di notizie un particolare accesso a una particolare testata? Fino ad oggi nel mondo ci sono vari esempi di successo online. L’informazione economica, che è assolutamente necessaria, di Bloomberg, dei servizi speciali del Ft, o di Economist o di WSJ, e che riesce, in parte, a farsi pagare. Nell’informazione politico-generalista, ci sono esempi di altissimo livello, come «politico.com», da tutti guardato come esempio: ma anche questo sito, pur fatto da superfirme superpagate, al momento per sfidare Washington Post e New York Times rimane gratuito. Per farci pagare l’accesso al Web avremo dunque bisogno di offrire grandi cose. Notizie esclusive (scoop, si diceva quando eravamo ingenui)? Le analisi migliori? Storie senza pari? Risate irripetibili? Informazioni senza le quali non possiamo uscire? Qualunque di queste cose sia, per essere acquistate dovranno essere, appunto, uniche, irripetibili, migliori, senza pari, impossibili da ignorare. E chi farà questi strepitosi «contenuti», se non strepitosi giornalisti? Ecco, così, tanto per indicare un dettaglio. Non parliamo dunque di Mentana, ma parliamo di Fiorello. Persino lui, che è una vera grande star, se messo dentro il tritacarne di una Tv da pagare non raccoglie milioni ma solo decine di migliaia di spettatori. Figuriamoci se spendo un euro per andarmi a leggere un testo di cui non conosco nemmeno l’autore. La Stampa | |
07:44 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Il Papa: solidarietà ai precari
ai lavoratori in cassa integrazione»
Oltre ai temi del lavoro e della crisi, il papa ha toccato quello della pace, spaziando dalla Terrasanta alla seconda guerra mondiale e dell’immigrazione, invitando a porre attenzione «all’uomo fragile, alle persone disabili e agli immigratì. Benedetto XVI, giunto a Cassino in elicottero e accolto, fra gli altri, dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, ha poi raggiunto in papamobile la piazza principale di Cassino, nel giorno i cui si celebrano i 65 anni dal bombardamento che rase al suolo la città. Dalla piazza, che da oggi porta il suo nome, ha celebrato una messa davanti a circa 20 mila fedeli. In prima fila, anche il neoriconfermato segretario della Cisl Raffaele Bonanni e il vicepresidente della commissione europea Antonio Tajani.
Nell’omelia rivolta ai fedeli, molti dei quali dipendenti del grande stabilimento della Fiat di Cassino o dell’indotto, il papa ha espresso solidarietà ai lavoratori in difficoltà per la crisi economica, precari, disoccupati, in cassa integrazione, «o addirittura licenziati». «So quanto sia critica la situazione di tanti operai» ha detto invitando «a ricercare, con il contributo di tutti, valide soluzioni alla crisi occupazionale». Ed ha poi parlato della famiglia, «insidiata nelle radici stesse della sua istituzione», e che «ha urgente bisogno di essere meglio tutelata», favorendo anche l’impiego dei giovani. Al Regina Coeli, la preghiera che sostituisce l’Angelus fino alla fine del mese, giorno di Pentecoste, il papa si è invece soffermato soprattutto sui temi della pace, definendola «un dono di dio» affidato, però, «all’impegno umano». Al termine della messa, il pontefice ha inaugurato, con il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, un centro di accoglienza per senzatetto. La Stampa
07:41 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Le tre offerte sono insufficienti
boccia i piani: servono più garanzie.
Marchionne: massimo 2mila esuberi.
La Bild: «La Merkel appoggia la Fiat»
Ma sull’edizione domenicale del tabloid di Springer, l’ad di Fiat rassicura: con noi nel peggiore dei casi si prevedono al massimo 2mila esuberi in Germania. Il ministro cristiano sociale Guttenberg, che doveva essere a Roma oggi, ma che all’ultimo momento ha annullato il viaggio, ha affermato alla Bams: «Ci troviamo ora con tre offerte per il rilevamento di Opel. Ma questo non significa che una di queste automaticamente e per forza abbia effetto». Con queste carenze, «un’insolvenza regolata sarebbe chiaramente la soluzione migliore, anch’essa potrebbe aprire delle possibilità per il futuro di Opel», ha ribadito.
Un sostegno «indiretto» a Fiat arriva invece dalla cancelliera tedesca Angela Merkel (Cdu). Secondo informazioni della Bild am Sonntag, la leader conservatrice boccia l’offerta fatta dal gruppo austriaco-canadese Magna, con il partner russo Sberbank Rossii, nel caso in cui all’impianto Opel di Bochum, nel Land Nord Reno Westfalia, siano tagliati 2.200 posti. L’ad di Fiat Sergio Marchionne inserisce «il turbo» e in un’intervista a Bild am Sonntag promette: almeno 23-25mila posti di lavoro in Germania restano garantiti. Il manager della casa automobilistica torinese ammette, tuttavia, che la sua azienda incontra «ancora alcune riserve» in Germania, ma «a differenza degli altri concorrenti, il nostro piano è un baluardo contro l’esodo della tecnologia automobilistica dalla Germania e dall’Italia». E ancora: «I nostri numeri sono onesti e non nascondono i costi che alla fine finiranno sulle teste dei contribuenti tedeschi».
Il «Fiat-Chef» in concreto, riassume Bild am Sonntag, garantisce che «nel caso più sfavorevole in Germania si taglierebbero al massimo 2mila posti di lavoro nell’integrazione di Opel in un gruppo unitario senza debiti con la Fiat». Per Marchionne «il nostro piano soddisfa al meglio tutti i criteri. Chiunque, anche in politica, padroneggia l’aritmetica, può provarlo». Il Lingotto si dichiara inoltre a favore della "Mitbestimmung", la cogestione sindacale. Fiat, sottolinea Bams, dispone, a differenza degli altri offerenti, di un sufficiente ed elevato cash flow di oltre tre miliardi di euro all’anno. A questo vanno aggiunti 1,5 miliardi di euro provenienti dalle sinergie con Gm Europe, Opel inclusa, che ci consentiranno di restituire le garanzie statali al più tardi entro 5 anni. In un’altra intervista a Der Spiegel, rilanciata oggi dalla Stampa, Marchionne attacca Magna: «Se uno dei miei venisse da me con un piano simile, il giorno dopo si ritroverebbe senza lavoro».
Per l’amministratore delegato della Fiat «Magna si comporta come se avesse scoperto la Russia, mentre probabilmente conosciamo meglio noi quel mercato. Il mercato automobilistico russo è crollato del 50% negli ultimi sei mesi e non può assorbire le scorte di Opel senza mettere a rischio l’industria locale». Ottimista sulla trattativa in corso tra il Lingotto e la casa automobilistica tedesca, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che ieri, a margine dell’incontro con il segretario Usa all’Energia Steven Chu a Roma, ha affermato che l’offerta della Fiat «sul piano industriale è di maggiore prospettiva». La Stampa
07:38 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Riforma delle Camere
avanti con la riforma delle Camere
«Uniti per difendere il Parlamento».
Di Pietro: «Prima firmate la sfiducia»
Continua a far discutere la proposta del premier Berlusconi di chiamare a raccolta i cittadini e presentare un testo di iniziativa popolare per ridurre il numero di deputati e senatori. Oltre al Pdl anche la Lega plaude al Cavaliere e si dice pronta a sostenere la riforma mentre nell’opposizione, dopo il richiamo di Dario Franceschini all’unità nell’azione di contrasto al governo, si registra una certa tensione tra Pd e Idv.
La Lega si dice soddisfatta sottolineando, tra l’altro, che la riforma proposta da Berlusconi è la stessa che aveva tentato di far andare in vigore il Carroccio incappando però nella bocciatura del referendum. «Bravo Berlusconi! Una settimana fa si era meritato la tessera della Lega ad honorem - si complimenta il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli - oggi dimostra di essere un militante. Infatti dopo aver sostenuto i respingimenti del ministro Maroni, ora sostiene la proposta di riduzione del numero dei parlamentari, proposta che abbiamo fatto votare quattro volte in Parlamento e che fu poi affossata dalla sinistra con il referendum e per di più lo fa con il coinvolgimento del popolo». E anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si dice pronto alla raccolta delle firme sul testo di iniziativa popolare.
Non solo, il titolare della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, attribuisce alla proposta sul Parlamento un valore fortemente simbolico. «È un nuovo inizio costituente del nostro Paese», dice. E il vice presidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, assicura che la maggioranza andrà avanti da sola se l’opposizione dice no. Intanto il Pd ribadisce la necessità di un’azione di opposizione unitaria e stigmatizza il comportamento di Antonio Di Pietro che ieri ha chiuso alla proposta di un tavolo comune di tutto il centrosinistra. «Appare sconcertante - attacca il presidente dei deputati del Pd, Antonello Soro - il comportamento dell’onorevole Di Pietro in questo ore: il suo diniego ad un momento di condivisione per la scelta delle forme più efficaci di opposizione appare irragionevole e dettato da un mediocre desiderio di conflitto nei confronti del principale partito dello schieramento del centrosinistra». E sia il segretario del Pd, Franceschini che Massimo D’Alema invitano l’ex pm e i suoi a evitare le divisioni e gli egoismi: «Questo - dicono - non è il momento».
Di Pietro, però, va dritto per la sua strada, si dice anche disponibile a un tavolo comune delle opposizioni, ma a patto che Udc e Pd accettino di siglare la mozione di sfiducia che l’Idv presenterà martedì in Parlamento nei confronti del presidente del Consiglio a seguito del ’caso Mills’. «Siamo favorevoli - dice il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi - alla massima compattezza delle opposizioni. Non vogliamo polemiche. Questo è il momento dei fatti e non delle parole e per questo lanciamo un appello accorato al Pd e anche all’Udc di sottoscrivere una mozione di sfiducia». L’Udc, invece, continua a sfidare Berlusconi sulla questione del ddl popolare sui parlamentari e sceglie di non insistere più di tanto sul caso Noemi («se Berlusconi non vuole rispondere è un problema suo», dice Casini). «Siamo disponibili - dice il leader centrista - a ridurre anche a 100 il numero dei parlamentari; assicuriamo il nostro voto a favore. Basta che Berlusconi non si smentisca come per l’abolizione delle province». Una posizione questa sulla quale, comunque, le opposizioni sembrano essere tutte d’accordo. La Stampa
07:35 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
dimanche, 24 mai 2009
Lait: comment les éleveurs organisent les blocages
A Saint-Aignan-de-Couptrain, en Mayenne, une quarantaine de camions sont retenus par les éleveurs depuis mercredi, qui refusent la baisse de 30% des cours.
A Saint-Aignan-de-Couptrain, village de 376 habitants du nord de la Mayenne Place de l'église, une ambiance particulière règne depuis mercredi sur la place de l'église, d'habitude paisible. Plus de 40 camions laitiers stationnent, arrivés «escortés» par des éleveurs laitiers. «Nous sillonnons les alentours à trois ou quatre voitures. Dès que nous repérons un camion, nous arrêtons le chauffeur et lui demandons de nous suivre jusqu'ici», explique Stéphane, l'un des agriculteurs «rabatteurs». «Nous n'avons pas trop le choix, soupire Pierric, chauffeur routier. J'ai essayé de m'échapper et ils m'ont rattrapé au rond-point suivant. J'ai bien été obligé de les suivre. Les gendarmes ne voulaient que je reste immobilisé sur la route car je bloquais la circulation. J'aurais pris un PV sinon !».
Ainsi Saint-Aignan-de-Couptrain est-il devenu le symbole mayennais du mouvement de grogne contre la baisse de 30% en un an des prix du lait. La dernière mobilisation de ce type ici remonte à 1973. «Nos parents ont aussi manifesté pour des meilleurs prix du lait, se souvient Benoît Montiège, éleveur. A l'époque il leur fallait 12 000 litres de lait pour se payer une Deux chevaux, aujourd'hui il leur en faudrait plus de 16 000 litres».
Sur la place, un parking de fortune a été installé derrière la buvette et le barbecue, point de ralliement des agriculteurs qui montent la garde pour éviter que leurs «prises» ne reprennent la route. Ils se relayent toutes les quatre heures et en ce pont de l'Ascension, femmes et enfants sont venus gonfler les troupes. Saucisses, viande froide, salade piémontaise, tarte aux poires… : le ravitaillement est installé sur une table de jardin et partagé avec les chauffeurs routiers. Histoire de les faire patienter.
Certains d'entre eux ont réussi à rentrer chez eux pour le week-end en dételant leur tracteur et laissant sur place la remorque. Mais une petite dizaine d'autres est coincée sur place. Il y a ainsi «P'tit Max» de Nancy, Patrice du Luxembourg ou encore deux espagnols des Asturies, Borja et Ramiro. «Je viens livrer de la crème à la laiterie voisine, avant d'aller charger près de Parthenay du lait crû pour livrer à Central Lechera Asturiana», explique Borja, routier de 23 ans qui prend son mal en patience en surfant sur Internet. Son camion rouge carmin, façon «truck» américain, détonne avec les camions blancs traditionnels. Comme il ne parle que quelques mots de français, il se mélange peu au groupe. Mais un collègue espagnol, pris avec lui, lui tient compagnie.
A une heure du matin, la mobilisation ne faiblit pas. Deux volontaires viennent de rentrer : «On a arrêté deux camions, l'un venait d'Allemagne pour aller livrer des crèmes dessert chez Lidl en Bretagne. On a disctribué les chocolats liégeois et les crèmes à la vanille aux automobilistes». Sous le regard des gendarmes…
La maire du village passe de temps en temps pour voir si cela ne dégénère pas. «Je regrette d'avoir été mise sur le fait accompli, déplore Geneviève Blanchard. Mais je comprends les raisons de ce mouvement». Le mouvement devrait durer jusque lundi après-midi. Le Figaro
18:03 Publié dans Presse | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Mogadiscio: 57 mila profughi in fuga dalla guerra
I morti sarebbero circa duecento e i feriti un migliaio: sono soprattutto civili rimasti intrappolati nelle case
NAIROBI - I violentissimi combattimenti che infuriano da due settimane a Mogadiscio tra miliziani che sostengono il Governo Federale di Transizione (TFG) guidato dal presidente Shek Sharif Shek Ahmed, e i ribelli fondamentalisti dell'Hizbul Islam e del loro braccio armato Al Shebab (gioventù in arabo) appoggiati con armi e munizioni dall'Eritrea, hanno causato una nuova ondata di profughi. L' Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati calcola che solo venerdì siano scappate i dalle loro case 8.000 persone. Il numero totale di gente in fuga ha raggiunto quota 57 mila.
I NUMERI - Ecco la distribuzione:
19 mila si sono rifugiati sulla strada che da Mogadiscio porta ad Afgoi.
23 Mogadiscio nei campi alla periferia della capitale o in zone lambite dai combattimenti Tra l'altro:
7.500 a Daynile
4.800 nel quartiere di Karan
4.600 nella zona doi Dhakenley
2.700 nelle aree di Wadajir e Medina
15 mila sfollati sono scappati nel basso e medio Shebele, basso Giuba e verso la città di Galkayo
I profughi arrivano:
19 mila dal quartiere di Yaqshid dove infuriano maggiormente i combattimenti
11 mila da Wardigley
5.300 da Hawl Wadag
4.400 da Bondere ormai ridotto a un cumulo di macerie da 18 anni di guerra 2.000 da Shibis
SCONTRO FINALE - Secondo fonti somale (anche ospedaliere) il numero di morti rasenta i 200 e i feriti (molti dei quali gravi) un migliaio. Si tratta soprattutto di civili rimasti intrappolati nelle loro case distrutte dai bombardamenti o presi tra due fuochi. A fianco del TFG sono scesi i gruppi sufi, tradizionalisti e ortodossi ma pacifisti e non violenti: hanno imbracciato le armi contro i duri e puri che vogliono imporre il Corano a colpi di cannonate e a sventagliate di mitra. L'esito della battaglia è ancora incerto anche se sul terreno i fondamentalisti sembrano avere la meglio. A difesa del Governo ci sono anche 4000 soldati ugandesi e burundesi della forza di pace dell'Amisom, la missione dell'Unione Africana in Somalia. Stamattina le armi hanno taciuto: «Solo sporadici colpi - ha confidato al Corriere un residente che si trovava nel quartiere centrale di Hamar Waine (la città vecchia una volta stupenda e ora ridotta a un cumulo informe di macerie) -. Segno che si stanno tutti preparando allo scontro finale». malberizzi@corriere.it
18:02 Publié dans Stampa | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Fusillade dans un temple sikh à Vienne
Une trentaine de personnes ont été blessées, dont neuf grièvement, par balles et par des coups de couteaux lors d'un affrontement ce midi dans un temple sikh à Vienne, a annoncé la police, mettant en avant une querelle religieuse.
Selon un porte-parole de la police, Michael Takacs, la situation a dégénéré lors du sermon d'un gourou, Shri Guru Ravidas Sabha, spécialement venu d'Inde, dans ce temple situé dans le 15e arrondissement de la capitale autrichienne. "Six personnes n'étaient pas d'accord. L'une a sorti une arme à feu, les autres des couteaux. Les six personnes ont été maîtrisées par des membres de la communauté et grièvement blessées", a déclaré M. Takacs cité par la radio publique Ö1.
Selon lui, un des agresseurs est en danger de mort. Les six agresseurs ont été arrêtés. Les policiers ont aussi saisi au moins trois douilles sur les lieux.
Quelque 200 personnes assistaient à la cérémonie lorsque l'affrontement a éclaté.
Les blessés ont été évacués à bord de trois hélicoptères vers différents hôpitaux, ont précisé les services de secours.
La querelle religieuse au sein de la communauté durerait depuis plusieurs années, selon un témoin de la scène, Jasuf Kalder, interrogé par l'agence autrichienne APA.
D'après M. Kalder, le temple situé dans la Pelzgasse 17, ouvert depuis fin décembre 2005, est en conflit avec d'autres temples de Vienne. Ces communautés étaient en désaccord avec le gourou venu dans la Pelzgasse. Toujours selon ce témoin, la police avait été informée des difficultés entourant cette visite.
La communauté sikh, dont les hommes portent traditionnellement le turban et un poignard à la ceinture, compte une dizaine de milliers de membres en Autriche et 25 millions dans le monde, la majorité vivant dans le nord de l'Inde. Le Figaro
17:52 Publié dans Presse | Lien permanent | Commentaires (0) | Trackbacks (0) | Envoyer cette note
Le radici dell'attuale pontificato
L'inscindibile legame tra obbedienza e libertà
di Mariano Dell'Omo
Benedettino Vicearchivista dell'abbazia di MontecassinoA chi non conosceva il lungo itinerario umano e spirituale del cardinale Joseph Ratzinger, la scelta del nome Benedetto al momento della sua elezione a Papa in quel pomeriggio romano del 19 aprile 2005, prima che egli stesso potesse spiegarne la genesi con la consueta limpidezza della sua parola, poteva apparire singolare se non straordinaria. In realtà, basta scorrere il volume della sua autobiografia La mia vita. Ricordi (1927-1977) - Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, pagine 122, euro 16,53 - per cogliere come già nel fanciullo Joseph si delineasse ben presto quel paesaggio interiore che lo avrebbe condotto molti anni dopo, una volta eletto Papa, a preferire a tutti gli altri il nome di Benedetto, il santo fondatore di Montecassino e patriarca dei monaci d'Occidente. Lo spazio della liturgia attrasse infatti in modo avvincente l'interesse del fanciullo Ratzinger: "Questo misterioso intreccio di testi e di azioni (...) cresciuto nel corso dei secoli dalla fede della Chiesa. Portava in sé il peso di tutta la storia ed era, insieme, molto di più che un prodotto della storia umana", scrive in quei suoi Ricordi. E questo mondo gli divenne familiare proprio grazie alla mediazione di un benedettino, Anselm Schott abate di Beuron, che aveva pubblicato il messale in lingua tedesca corredandolo di commenti, sì da avvicinare alla comprensione della messa anche un pubblico semplice e intuitivo come quello dei ragazzi. E il cardinale ricordava come egli ricevette appunto "uno Schott per bambini, in cui erano già riportati i testi più importanti della liturgia; poi lo Schott della domenica, in cui la liturgia della domenica e dei giorni festivi era riportata integralmente, e, infine, il messale quotidiano completo". E continuava: "Ogni nuovo passo che mi faceva entrare più profondamente nella liturgia era per me un grande avvenimento. I volumetti che di volta in volta io ricevevo erano qualcosa di prezioso, come non potevo sognarne di più belli. Era un'avventura avvincente entrare a poco a poco nel misterioso mondo della liturgia".
È questa l'Opus Dei, l'Opera di Dio, la Sua lode, che occupa un posto privilegiato e primario nella vita del monaco benedettino, sempre memore di quel che san Benedetto afferma nella Regola (capitolo 43, 3): Nihil Operi Dei praeponatur (all'Opera di Dio non si anteponga nulla). Altamente significativo è il fatto che solo in un altro caso Benedetto adotta lo stesso sintagma nihil praeponere, quando afferma in modo apodittico il primato di Cristo nella vita del monaco (capitolo 4, 21): Nihil amori Christi praeponere (nulla anteporre all'amore di Cristo). La preghiera liturgica, l'Opus Dei è lo spazio stesso nel quale Cristo si fa presente in un triplice modo, secondo il pensiero ben noto di sant'Agostino che tanto pervade quello di san Benedetto: "L'unico salvatore del corpo mistico, il Signore nostro Gesù Cristo, Figlio di Dio, è colui che prega per noi, che prega in noi e che è pregato da noi. Prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio" (Expositio in psalmos, 85, 1). Allora ben si comprende quel che scriveva il cardinale Ratzinger, sull'onda dei suoi giovanili ricordi, circa quella lontana eco benedettina con la quale egli avrebbe via via sempre più sintonizzato la sua esperienza di sacerdote, di vescovo e infine di Papa: "L'inesauribile realtà della liturgia cattolica mi ha accompagnato attraverso tutte le fasi della mia vita; per questo, non posso non parlarne continuamente".
Del resto l'infanzia e l'adolescenza del futuro Pontefice trascorsero in un ambiente particolarmente segnato dall'impronta benedettina, e quindi dalla cultura liturgica che la caratterizza, se solo si richiami alla memoria che Traunstein, il piccolo centro abitato dov'egli viveva, nei pressi della frontiera con l'Austria, è situato a soli trenta chilometri da Salisburgo, la città mozartiana per eccellenza, tanto influenzata dalla storica abbazia benedettina di San Pietro, fondata nel secolo vii da san Ruperto apostolo dei bavaresi. L'Austria e la Baviera sono profondamente marcate dalla presenza di tanti monasteri di regola benedettina, a tal punto che ancor oggi le congregazioni monastiche austriaca e bavarese, che fanno parte della Confederazione dell'Ordine di San Benedetto, comprendono rispettivamente dodici e undici monasteri, alcuni dei quali, come ad esempio Weltenburg in diocesi di Ratisbona, e Scheyern nell'arcidiocesi di Monaco e Frisinga, erano ben conosciuti dal sacerdote e professore di teologia, poi cardinale Ratzinger.
Il contesto nel quale con più ampiezza il cardinale, ormai da diversi anni prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, delineò come in un vasto affresco tutta la sua idea del mondo benedettino, del suo contributo alla civiltà umana e spirituale dell'Europa in particolare, è sicuramente il libro-intervista che dalle sue parole si venne formando proprio a Montecassino nei giorni dal 7 all'11 febbraio dell'anno 2000, uscendo poi l'anno successivo col titolo quasi programmatico: Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio (Joseph Ratzinger, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, pagine 432, euro 23,69). Quel segmento di tempo tanto breve quanto intenso fu vissuto, come scrisse nella prefazione lo stesso cardinale Joseph Ratzinger, in un'atmosfera di pace: "La quiete del monastero, il calore dimostrato dai monaci e dall'abate, l'atmosfera favorevole alla preghiera e la riverente solennità della liturgia ci furono di grande aiuto". Egli rispose in quell'occasione alle tante domande postegli dal giornalista e scrittore Peter Seewald, lasciando così affiorare in quelle pagine la sua visione monastica, le speranze che egli nutriva circa l'attualità dell'ideale di Benedetto.
In primo luogo ciò che colpiva il futuro Papa era la casuale coincidenza temporale - per lui "estremamente significativa" - nell'anno 529, "tra la chiusura dell'Accademia ateniese, simbolo dell'educazione nell'antichità classica, e l'inaugurazione del monastero di Montecassino, che fu, per così dire, l'accademia della cristianità. La chiusura dell'Accademia platonica è il simbolo del declino di un mondo. L'impero romano è in decomposizione, a Occidente è già stato smembrato e non esiste più in quanto tale. Con esso un'intera cultura minaccia di affondare nell'oblio, ma Benedetto la custodisce gelosamente e insieme la fa rinascere, compiendo così un'opera che soddisfa in pieno il motto benedettino: succisa virescit - ciò che viene reciso germoglia di nuovo. Alla frattura corrisponde in qualche misura un nuovo inizio".
Quando il cardinale Ratzinger alcuni anni dopo assunse, quale successore di Giovanni Paolo II, il nome di Benedetto, è credibile che pensasse anch'egli a "un nuovo inizio". Come san Benedetto egli stesso deve aver intuito la possibilità che la Provvidenza gli offriva di dare al suo pontificato un esordio augurale e profetico, da cui potesse, come sta già avvenendo, scaturire una nuova cultura e una nuova opera di rigenerazione cristiana per il mondo intero.
Non a caso egli era da tempo ben consapevole dell'attualità della Regola di san Benedetto, un viatico esistenziale offerto non solo ai monaci ma a tutti gli uomini ben disposti ad accettarsi, a "dimorare presso di sé", a tacere, ad ascoltare, e perciò a trovare la pace. In quei giorni di serena contemplazione e di proficuo lavoro a Montecassino, nel costruire quel libro-intervista egli riconosceva che "la Regola benedettina è l'esempio lampante del fatto che ciò che davvero rispecchia la natura umana non invecchia", e da vero maestro il cardinale Ratzinger si faceva esegeta finissimo di un testo, la Regola, che ha avuto tanti illustri e santi commentatori. Egli si aggiungeva al novero di quella schiera, illuminando le prime parole del prologo alla Regola: Obsculta, o fili, praecepta magistri (Ascolta, o figlio, gl'insegnamenti del maestro), ed esortando con accento magistrale e tono paterno "a recuperare l'idea che l'ascolto faccia parte della vita - visto che il servizio divino è in gran parte permettere a Dio di entrare nella nostra vita e ascoltarlo. Come disciplina, misura e ordine, così anche ubbidienza e libertà sono inscindibili, e anche la capacità di sopportazione reciproca nel nome della fede non è solo una Regola fondamentale di una comunità monastica ma, assieme a tutti gli altri elementi che abbiamo nominato, è anche ingrediente essenziale di qualsiasi forma di convivenza umana. È una regola radicata nella natura umana e capace di sintetizzare l'essenza umana perché ha guardato e ascoltato al di là dell'umano e ha percepito il divino. L'uomo si umanizza appunto laddove è toccato da Dio".
Come è tutto più chiaro ora, come appare naturale, coerente, espressiva di una diuturna fedeltà al carisma benedettino, la scelta di chiamarsi Benedetto! Quella sera del 19 aprile di cinque anni orsono, restammo felicemente sorpresi per quel nome, che poi è divenuto sempre più e sempre più sarà l'emblema di un Papa che ama contemplare la bellezza di Dio, che vuole farla percepire a noi tutti, e che ha individuato nel messaggio suadente, fermo e dolce al tempo stesso, del patriarca Benedetto, il mezzo per orientare nuovamente l'umanità sulla via dell'ascolto con l'orecchio del cuore, perché tu uomo di questo splendido e tormentato tempo, egli sembra dirci paternamente, ad eum per oboedientiae laborem redeas, a quo per inoboedientiae desidiam recesseras - perché tu possa per la fatica dell'obbedienza ritornare a Colui dal quale ti eri allontanato per l'inerzia della disobbedienza - (Regola, prologo, 2).
È emblematico che tra le ultime parole ufficiali del cardinale Joseph Ratzinger Decano del Sacro Collegio, mentre le condizioni fisiche del Papa Giovanni Paolo II si aggravavano di ora in ora, vi siano quelle dedicate a Benedetto da Norcia, pronunziate il 1° aprile del 2005, a Subiaco, dov'egli ricevette il "Premio San Benedetto" promosso dalla Fondazione "Vita e famiglia". Egli si rivolgeva all'Europa nella crisi delle culture, a quel continente europeo che l'apostolo della Germania, il monaco san Bonifacio, aveva contribuito a edificare cristianamente nel lontano secolo vIII. Rileggendo quel testo non possiamo non vedervi l'annunzio di una svolta, un presagio di quel varco che il Signore della storia misteriosamente stava aprendo all'orizzonte dell'umanità: "Abbiamo bisogno di uomini come Benedetto da Norcia il quale, in un tempo di dissipazione e di decadenza, si sprofondò nella solitudine più estrema, riuscendo, dopo tutte le purificazioni che dovette subire, a risalire alla luce, a ritornare e a fondare Montecassino, la città sul monte che, con tante rovine, mise insieme le forze dalle quali si formò un mondo nuovo. Così Benedetto, come Abramo, diventò padre di molti popoli".
Nell'imminenza della sua venuta a Cassino e Montecassino il 24 maggio, risplendono di viva luce queste parole di speranza del futuro Papa, il primo a essere eletto nel terzo millennio, all'alba di un nuovo mondo, di quella rinnovata civiltà, che egli auspica sia finalmente la civiltà dell'amore. L'Osservatore Romano
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La police va pouvoir pirater les ordinateurs des voyous
EXCLUSIF - La loi d'orientation de MAM va autoriser la pose de mouchards pour capter des données informatiques.
Les voyous bientôt piégés par leurs ordinateurs ? La loi d'orientation pour la sécurité, dite Lospi 2, présentée par Michèle Alliot-Marie en Conseil des ministres mercredi prochain, va donner à la police le droit de pirater, le plus légalement du monde, les données informatiques pour lutter contre le crime organisé.
L'article sur «la captation de données informatiques» autorise en effet les OPJ «commis sur commission rogatoire à mettre en place un dispositif technique ayant pour objet, sans le consentement des intéressés, d'accéder, en tous lieux, à des données informatiques, de les enregistrer, les conserver et les transmettre, telles qu'elles s'affichent sur un écran pour l'utilisateur». Le tout «sous le contrôle du juge d'instruction».
Concrètement, la police judiciaire pénétrera chez le suspect aidée d'un serrurier, de jour comme de nuit. Elle posera sur sa machine une clé de connexion, sorte de clé USB qui s'enfiche à l'arrière ou, mieux, à l'intérieur, sur l'un des ports disponibles. Et le mouchard renverra les données vers les ordinateurs des autorités. Rien n'empêchera désormais la police d'installer à distance des logiciels pirates, sortes de chevaux de Troie, qui la renseigneront en temps réel sur tout ce qui entre et sort d'un PC ou d'un Mac.
Ce superpouvoir, que s'arrogent les services secret, sera bien sûr accordé à la PJ uniquement dans les affaires les plus graves (terrorisme, pédophilie, meurtre, torture, trafic d'armes et de stupéfiants, enlèvement, séquestration, proxénétisme, extorsion, fausse monnaie, blanchiment et aide à l'entrée et séjour d'un étranger), dès lors que les faits sont commis en bande.
Car aussi surprenant que cela puisse paraître, la justice, qui peut placer des caméras et des micros partout, n'avait aucun droit d'accès aux ordinateurs, sanctuarisés par un vide juridique. Certes, elle pouvait exiger des informations auprès des fournisseurs d'accès à Internet. Mais le résultat était parfois aléatoire. Surtout, elle ne pouvait pas capter les conversations des trafiquants qui communiquent désormais via leur ordinateur grâce au protocole du logiciel Skype, entièrement crypté.
La Lopsi de MAM fixe les nouvelles règles du jeu. Le service enquêteur doit préciser l'infraction qui justifie le recours à cette technique et le lieu ou elle va intervenir. L'espionnage pourra durer quatre mois, renouvelables une fois. Le mouchard pourra être posé dans un lieu privé, un véhicule, un bureau. A l'exception des cabinets d'avocats, de notaires, d'huissiers, de médecins et des entreprises de presse. Même interdiction concernant le domicile des magistrats, avocats et parlementaires.
Le juge des libertés et de la détention veillera au respect des procédures de pose et de récupération du matériel. Car il faudra revenir le chercher aussi discrètement qu'il fut posé.
Parmi la trentaine d'articles de la Lopsi 2, que Le Figaro s'est procurée (le reste concernant des adaptions à l'Outre-mer), figure une autre petite révolution : la gendarmerie va pouvoir faire tourner ses ordinateurs pour débusquer des suspects par rapprochement de fichiers concernant «toute infraction punie d'au moins cinq ans d'emprisonnement». Ces «fichiers d'analyse sérielle» doivent faire grimper le taux d'élucidation. Il suffira qu'un individu se soit trouvé à chaque fois ou presque là où une infraction a été commise, piégé par son mobile, sa carte bleue, un témoignage recueilli en procédure. Et son compte sera bon. Les délinquants multicartes suractifs sont dans le collimateur. Le Figaro
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