lundi, 09 mars 2009

Civili stremati nello Sri Lanka

A causa del conflitto

Allo stremo i civili
nello Sri Lanka di Francesco Citterich

Sono sempre più gravi le notizie che provengono dalle zone nordorientali dello Sri Lanka dove infuriano i combattimenti tra l'esercito governativo e i guerriglieri secessionisti delle Tigri per la liberazione dell'Eelam tamil (Ltte). Una violenza senza freni, che colpisce soprattutto la popolazione civile. La conferma è arrivata dalle Nazioni Unite, che hanno denunciato ancora una volta le enormi difficoltà di chi vive soprattutto nel distretto settentrionale di Mullaittivu, l'ultimo lembo di territorio ancora sotto il controllo dei ribelli separatisti. E nella zona è atteso da un giorno all'altro l'attacco conclusivo dell'esercito.
Un portavoce dell'Onu nel Paese asiatico ha detto che molti civili - alcune stime parlano di oltre duecentocinquantamila persone, la maggior parte dei quali bambini e anziani - stanno letteralmente morendo di fame e di stenti, definendo quella in corso nello Sri Lanka una catastrofe umanitaria sconvolgente. La situazione è disperata, perché da settimane manca di tutto: cibo, acqua potabile e medicine. Solo una minoranza delle persone intrappolate dal fuoco incrociato dei belligeranti sono riuscite tra enormi difficoltà ad attraversare la linea del fronte verso territori più sicuri. In una lettera inviata nei giorni scorsi al ministero della sanità di Colombo, il responsabile regionale dei servizi sanitari di Mullaittivu ha affermato che nell'ospedale da lui diretto arrivano ogni giorno tredici cadaveri di persone morte di fame e malattie.
Da quando l'esercito governativo ha intensificato l'offensiva per costringere alla resa le ultime sacche di resistenza dei ribelli separatisti dell'Ltte - dichiarata organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, dall'Australia, dall'India, dal Canada e dai ventisette Paesi dell'Unione europea - in tutta la zona dove si combatte non sono più stati inviati gli aiuti umanitari.
L'imponente avanzata bellica è scattata all'indomani del rifiuto del Governo di Colombo di negoziare un cessate il fuoco, come richiesto dai ribelli. Una proposta che il portavoce del ministero della Difesa aveva liquidato come ridicola, commentando una missiva che il leader dell'ala politica dell'Ltte aveva inviato alle Nazioni Unite e agli osservatori internazionali di Stati Uniti, Giappone, Norvegia e Unione europea, nella quale sosteneva che i guerriglieri tamil erano pronti a sedersi al tavolo delle trattative per giungere ad una tregua.
Le Tigri conducono da oltre venticinque anni una sanguinosa lotta armata contro il Governo di Colombo per l'indipendenza di uno stato federato tamil nelle regioni settentrionali e orientali dell'isola dell'Oceano indiano. Nei giorni scorsi, i guerriglieri separatisti hanno denunciato che almeno settanta civili, tra cui ventuno bambini, sarebbero stati uccisi dai colpi di artiglieria sparati dall'esercito nel nordest del Paese. Tra le vittime ci sarebbe anche un operatore cingalese del Comitato internazionale della Croce Rossa, ucciso da una granata mentre cercava di aiutare un gruppo di civili feriti a salire a bordo di un traghetto dell'organismo umanitario.
In una nota diffusa dal Palazzo di Vetro, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, si è detto estremamente preoccupato per il crescente numero di vittime civili nel conflitto, sottolineando l'urgente bisogno di porre fine agli scontri a fuoco senza ulteriori perdite di vite umane e nuove distruzioni. Ban Ki-moon ha esortato le parti in lotta a sospendere immediatamente i combattimenti per consentire ai civili di lasciare le zone interessate e consentire l'accesso alle varie organizzazioni umanitarie. In particolare, il segretario generale delle Nazioni Unite ha intimato ai ribelli secessionisti dell'Ltte - uno dei gruppi terroristici più efficaci nell'intero panorama internazionale del dopoguerra - di interrompere il reclutamento forzato di bambini, mentre alle autorità del Paese ha chiesto di risolvere i problemi all'origine del conflitto. Analogo appello per fermare subito le ostilità era stato lanciato nei giorni scorsi anche dai ministri degli Esteri dell'Unione europea. Al momento, però, non sembrano esserci margini per avviare una trattativa. In una recente intervista, il ministro degli Esteri di Colombo ha infatti dichiarato che il Governo non accetterà altro che la capitolazione completa delle Tigri per la liberazione dell'Eelam tamil, accusati, tra l'altro, di usare i civili come scudi umani.
Il sanguinoso conflitto civile nello Sri Lanka sembra, dunque, essere giunto all'epilogo. E la sempre più probabile sconfitta definitiva dei ribelli aprirà nuovi scenari politici. L'esito delle elezioni che si svolgeranno nel 2010 sarà senza dubbio condizionato dalla vittoria contro le Tigri tamil. In questo contesto, è molto probabile che l'Esecutivo decida di anticipare il voto a quest'anno, al fine di capitalizzare la vittoria delle forze armate e permettere al presidente della Repubblica di consolidare l'autorità politica. (L'Osservatore Romano)


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