jeudi, 12 février 2009
I funerali di Eluana
Funerali in chiesa ma senza genitori
oggi in Carnia l'ultimo saluto
PALUZZA (UDINE) - Papà Beppino per una volta non vuole decidere al posto degli altri. "Fate voi, davvero", ha detto ai parenti. Il consulto è stato breve e si è concluso con un sospiro di sollievo: va bene, i funerali ci saranno, oggi alle 14, nella chiesa di San Daniele, vicino al cimitero.
Dalla procura è arrivato nel pomeriggio di ieri il nulla osta alla sepoltura, "la salma può essere liberata", ha detto il procuratore Antonio Biancardi. Anche per la Chiesa di Udine - il vescovo Pietro Brollo aveva parlato di "preghiere nelle parrocchie e non di manifestazioni nelle piazze" - non esiste "nulla in contrario, se questa è la volontà della famiglia". Insomma, va bene ai funerali, in forma privata, anche se "a je in veritad", a dire le cose come stanno, nella sua testa Beppino aveva prefigurato un'altra scena. Un grande silenzio, lui accanto a Sati, mano nella mano, con qualche parente e il pensiero più profondo per Eluana.
Appena s'è affacciato dalla grande casa chiara del fratello, s'è reso conto che è impossibile. Neve e sole, qua nella Valle del But, quasi al confine con l'Austria, le cime bianche delle Alpi Carniche. In poche ore la popolazione di Paluzza è aumentata del cinque per cento circa: ai poco più di duemila abitanti si sono aggregati almeno cento giornalisti, con i furgoni, le antenne satellitari, le dirette, i microfoni che spuntano ovunque. Un inferno per questi montanari, orgogliosi delle quattro medaglie d'oro alle Olimpiadi dei fratelli Di Centa, molto riservati anche con i turisti che vanno sui camminamenti delle "portatrici carniche", che durante la Grande Guerra si caricavano nelle gerle le munizioni da portare in quota. C'è tra questi tornanti un caos così poderoso da convincere Armando Englaro, il fratello formato extralarge di Beppino, a non farsi vedere in giro. E a parlare con il parroco, don Tarcisio, solo via cellulare.
Unica conseguenza concreta: con la sua scorta di carabinieri, ieri Beppino ha raggiunto a Udine il primario Amato De Monte, ha stretto la mano all'uomo, al padre che stava accanto a Eluana, e ha salutato Gabriele Renzulli, uno dei politici che con Ferruccio Saro l'ha più aiutato, restando nell'ombra, per evitare le possibili "ritorsioni" della politica romana. Forse, vedere quei due l'ha convinto a dire di sì "al desiderio di mio fratello, un desiderio umano, semplice e di alto livello". E papà Beppino deve aver pensato anche a Eluana, sa che non dovrebbe dispiacerle una benedizione. Era credente. Anzi, dettaglio che proprio ora non deve sparire dalla memoria, qualche tempo prima del suo incidente, Eluana andò a trovare in ospedale un amico finito in coma. All'uscita si guardò bene dal pronunciare alcune delle crudeli baggianate che si sentono in questi giorni sulla vita e sulla malattia. Andò in chiesa con un'altra certezza. Entrò per accendere una candela alla Madonna e pregò perché se lo portasse via, quel suo amico che l'ha preceduta nel non-mondo dello stato vegetativo: "Prega per noi peccatori, ora e nell'ora della nostra morte", non ci si inginocchia con queste parole nei vespri?
Papà Beppino non ha voglia d'inginocchiarsi. Ha camminato tanto, forse troppo. Infatti al funerale ha fatto sapere che non ci saranno né lui né la moglie. Troppo clamore, troppi riflettori. "Nata a Lecco il 25 novembre 1970, in stato vegetativo il 18 gennaio 1992, morta infine a Udine il 9 febbraio 2009, forse bisognerebbe scrivere così, sulla lapide, per uscire dagli equivoci", dice un amico di famiglia, guardando le croci che spuntano sulla frazione di Naulina.
Gli obiettivi sono puntati a tarda sera sulla statale carnica 52, ma Eluana è ancora nella camera mortuaria dell'ospedale di Udine. "Papà Beppino - dice don Tarcisio - non voleva che si radunasse il popolo del clamore". Aldo Maieron, il sindaco, per il momento rassicura gli investigatori: "forest", giornalisti a parte, non ce ne sono. E se pure il parroco soffre "per la vittoria della cultura della morte", forse, con le sue mani larghe, da lavoratore, sa che non è così facile oltrepassare con giudizi severi le soglie delle case.
Sabato scorso aveva chiamato lui Beppino, chiedendogli di "mantenere aperto il dialogo". E la famiglia Englaro non l'ha chiusa, la porta: nemmeno questa volta. (La Repubblica on line).
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L’eutanasia, vecchio complice di memoria hitleriana,
con Hiroscima e Nagasaki hanno segnato il XX° secolo
all’insegna dell’impoverimento del valore umano.
Il disastro ambientale, l’odio razziale e religioso,
complici per iniqua sorte, ne hanno accresciuto il disvalore.
Il testamento biologico, neologismo illogico, è l’ultimo valore aggiunto,
e maggior causa dell'inversione di tendenza che ha aperto il nuovo millennio
all'insegna dell’accelerazione di ciò che più d'ogni cosa l’umanità invece dovrebbe temere: l'entropia.
Ed è che l’uomo, rilegato nelle fasce del suo stesso pensiero involutivo,
vede nella “buona morte” il trionfo di un pseudo libero arbitrio.
Ed è così che un padre crede di “ricostruirsi” demolendo il figlio.
La vita è mia e la gestisco come voglio io.
La vita è un dono di Dio e quindi indisponibile.
Visione laica del libero arbitrio, e visione fideistica religiosa.
Ma c'è un'altra visione sulla quale nessuno si sofferma a considerare:
La Mente profonda dell'uomo.
Là dove il VERO LIBERO ARBITRIO non riconosce la volontà espressa dalla ragione del senso comune legata da mille condizionamenti sì che di veramente “libero” non c’è quasi niente.
Così, mentre l’Es e l’Io, nemici per antico destino, si contendono la sorte di ciò che non appartiene né alla ragione comune, né alla fede religiosa;
l’uomo del XXI secolo, anziché guardare all’Oriente che indica l’alba, il sorgere dell’Uomo Nuovo si pone ad occidente delle sue stesse possibilità che ne segna invece il tramonto per riscoprire l’eutanasia ed inventare il testamento biologico.
Che la morte di Eluana illumini la mente degli uomini a bandire ogni forma di intervento che porti a determinarne volontariamente la fine.
Che questa speranza faccia il giro del mondo affinché non resti utopia!
Ecrit par : michelangelo | mardi, 30 juin 2009
Ti ringrazio di vero cuore per il commento che condivido pienamente. Arriverderci e scrivi ancora.
Ecrit par : Xavier | mercredi, 01 juillet 2009
Michelangelo, non sai quanti la pensano come te ma hanno paura di dirlo! La gente sa bene cosa è successo a Eluana, che cosa le hanno fatto. La gente sa bene che era una ragazza disabile, come migliaia di altri disabili, non una malata terminale. Nessuna macchina la teneva in vita. Una domanda a tutti coloro ch eleggono: pensateci bene, non conoscete ognuno di voi un disabile anche grave? Un tetraplegico? Un malato di Alzheimer? Un cerebroleso dalla nascita? Pensate: da oggi basterebbe tenerlo senza bere una settimana e oplà, morto. Problema risolto (specie per chi lo deve assistere. E per le casse dello Stato). Pensateci bene: non vi ricorda niente? Fermiamoci. Non toeniamo indietro nella storia!
Ecrit par : lucia | mercredi, 23 septembre 2009
Grazie, cara Lucia, per il tuo commento e per la condivisione del pensiero di Michelangelo. Mi fa grande piacere sapere che tanti sono del tuo parere. Scrivi ancora e arrivederci.
Ecrit par : Xavier | jeudi, 24 septembre 2009
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