lundi, 05 janvier 2009
Integrazione economica per l'Africa
Si moltiplicano le iniziative degli organismi regionali. Integrazione economica per l'Africa di Pierluigi Natalia.
Progressi importanti sulla via dell'integrazione economica tra diversi Paesi dell'Africa ci sono stati nell'anno appena trascorso, ma si tratta di un processo ancora lungo e difficile. Paradossalmente, proprio in Africa, il continente più ai margini della grande finanza internazionale, la crisi globale dei mercati finanziari in atto minaccia di avere ripercussioni più pesanti sull'economia reale.
L'aspetto dell'integrazione economica costituisce in ogni caso un possibile scudo in questa situazione che vede l'Africa penalizzata e che minaccia di aggravare le già devastanti crisi del continente. In questo senso, per esempio, si è espresso di recente il presidente della Commissione dell'Unione africana Jean Ping, sottolineando la necessità di azioni concrete per sostenere l'integrazione e, dunque, le possibilità del continente di fronteggiare la crisi.
"Bisogna osare, credo che con la volontà possiamo riuscire", ha detto Ping in un'intervista rilasciata lo scorso dicembre al settimanale francese "L'International Magazine". Ping, ex ministro degli Esteri del Gabon, alla guida dell'organismo panafricano dallo scorso febbraio, ritiene che il mondo sia completamente cambiato e che nei rapporti internazionali i grandi insiemi regionali siano destinati ad aver un peso sempre maggiore. In questo senso, c'è il pericolo che l'Africa possa accumulare nuovi ritardi. "Organizziamo seminari, tavole rotonde e riunioni - dice Ping - ma l'Unione africana non è solo questo: oltre la riflessione serve l'azione, un'azione fatta di programmi e strumenti".
In ogni caso, se appare ancora lontana un'integrazione globale africana, sul modello di quella che si sta attuando nell'Unione europea e alla quale ha fatto riferimento lo stesso Ping, non mancano progressi a livello macroregionale. Nel 2008, in particolare, sono stati raggiunti due accordi importanti. Il primo è quello sottoscritto in luglio, durante il xXVIii vertice della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (Sadc), e l'altro è quello firmato in ottobre, nella capitale ugandese Kampala, durante una riunione tra i rappresentanti di tre organismi regionali e ben 26 Paesi.
La nascita di un'area di libero commercio tra i 14 Paesi membri della Sadc prevede l'abolizione dei dazi sulle importazioni di circa l'85 per cento dei beni e dei servizi. Con questa misura, la Sadc fa un passo significativo verso il raggiungimento dei suoi obiettivi finali, cioè la creazione di una piena unione doganale nel 2010, la formazione di un mercato comune entro il 2015 e il lancio di una moneta dell'Africa australe l'anno successivo.
Alla conferenza di Kampala che il 21 e 22 ottobre ha riunito i direttivi della Sadc, della Comunità dell'Africa orientale (Eac) e della Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Ecowas), è stata decisa la creazione di un gruppo di lavoro incaricato di definire entro sei mesi le tappe per la creazione di un mercato comune che si estenderebbe a 26 Paesi. "Il processo cui diamo inizio ha detto a Kampala il presidente sudafricano Kgalema Motlanthe - rappresenta un passo avanti storico per l'adempimento degli obblighi concordati con l'Unione africana".
Come detto, segnali positivi non cancellano però gli ostacoli. Le profonde e persistenti divergenze per dimensioni, capacità, livello di sviluppo economico e interessi nazionali che si registrano tra i Paesi dell'Africa rendono loro estremamente difficile adottare politiche coerenti e coordinate.
Su questo pesa, oltre alla mancanza di una forte volontà politica, anche un cronico deficit di infrastrutture continentali. Nell'intervista citata, era stato proprio Ping a ricordare alcuni progetti ambiziosi, che potranno rivelarsi la cartina da tornasole dei progressi del continente: da una nuova università panafricana, verso la quale sia giapponesi che indiani "si sono mostrati molto interessati", a tre grandi opere autostradali approvate ma finite poi "in un cassetto". Proprio le reti Lagos - Mombasa, Città del Capo - Il Cairo e Dakar - Gibuti, sostiene Ping, esemplificano per molti aspetti le difficoltà dell'integrazione continentale: "La maggior parte dei tronconi nazionali è già pronta, ma bisogna decidere sulle congiunzioni transfrontaliere".
Passi importanti potrebbero essere compiuti questo mese, quando ad Addis Abeba si riunirà il vertice dei capi di Stato e di Governo dell'Unione africana. Tra i temi in agenda, c'è il rafforzamento dei poteri della Commissione, un nodo che può essere sciolto solo dai Paesi membri. (L'Osservatore Romano del 04.01.09).
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