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mardi, 18 novembre 2008

Sergio Zavoli

Rai, accordo Pd-Pdl: Zavoli candidato per la Vigilanza. (Corriere on line).

Si c'est vrai, c'est une bonne nouvelle.

Battaglia a Rwindi

Battaglia a Rwindi tra le forze governative congolesi e i ribelli guidati da Laurent Nkunda che avanzano su Goma.

Nessuno rispetta la tregua nel Nord Kivu.
Nel Nord Kivu i ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) guidati da Laurent Nkunda hanno ripreso la loro avanzata verso il capoluogo Goma, nonostante il cessate il fuoco formalmente accettato due giorni fa dallo stesso Nkunda in un incontro con l'inviato dell'Onu Olusegun Obasanjo, l'ex presidente nigeriano. Lo riferiscono testimonianze concordi citate dalle agenzie di stampa internazionali, precisando che i soldati governativi di Kinshasa hanno abbandonato la loro postazione a Rwindi, 130 chilometri a nord di Goma, dopo scontri con i ribelli del Cndp nei quali è stato fatto uso anche di armi pesanti.
Sempre secondo tali testimonianze, negli scontri non sono intervenuti i caschi blu della Monuc, la missione dell'Onu nella Repubblica Democratica del Congo, che ha una propria base proprio a Rwindi.
La battaglia di ieri ha dunque fatto guadagnare altro territorio ai ribelli nel Nord Kivu, provocando una nuova ondata di profughi in direzione di Goma, dove nelle ultime tre settimane si sono affollate un quarto di milione di persone in condizioni drammatiche. "Tutti hanno sparato per ore. I caschi blu non hanno fatto nulla. Che razza di cessate il fuoco è questo?", ha detto uno sfollato.
Secondo la Monuc sono stati i ribelli a violare la tregua, ma i miliziani di Nkunda accusano i governativi di quelle che definiscono provocazioni continue.
Da parte sua, Obasanjo prosegue nel suo tentativo di mediazione, ma per il momento la situazione non si sblocca. Nkunda pretende negoziati diretti con il presidente congolese Joseph Kabila, ma il Governo di Kinshasa è disposto solo a una nuova conferenza con tutti i gruppi della regione.
In ogni caso, Kabila sembra intenzionato a rispondere anche sul piano militare. Proprio ieri è stata annunciata la nomina un nuovo capo di stato maggiore interarmi. "Vista la necessità e l'urgenza, è stato nominato capo di stato maggiore il generale Didier Etumba Longomba" è scritto in un'ordinanza presidenziale letta ieri alla televisione di Stato. Didier Etumba Longomba sostituisce il generale Dieudonnè Kayembe.
La vicenda minaccia di superare la già spaventosa dimensione locale e di incendiare nuovamente l'intera regione africana dei Grandi Laghi. La Comunità di sviluppo dell'Africa australe (Sadc) si è detta disposta a inviare proprie truppe d'interposizione, ma sulla neutralità dei Paesi confinanti con la Repubblica Democratica del Congo la gran parte degli osservatori nutre forti dubbi. Tra l'altro, secondo testimonianze concordi, in Nord Kivu sono già presenti sia truppe rwandesi che affiancano i ribelli di Nkunda, sia forze angolane e zimbabwesi alleate del Governo di Kinshasa.
Al tempo stesso, da più parti si sollecita un intervento del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Nei giorni scorsi, anche il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon aveva chiesto al Consiglio di sicurezza di rafforzare con altri tremila caschi blu la Monuc, la quale con i suoi 17.000 effettivi è già la maggiore missione militare mai messa in campo dalle Nazioni unite.
Al Consiglio dell'Onu per i Diritti umani è stato invece rivolto ieri un appello da una quarantina di organizzazioni non governative (Ong) che hanno denunciato il pericolo di una catastrofe umanitaria nell'est della Repubblica Democratica del Congo.
In una lettera inviata al presidente di turno del Consiglio per i Diritti umani, l'ambasciatore nigeriano Martin Ihoeghian Uhomoibi, le ong hanno sollecitato la convocazione immediata di una sessione speciale dell'organismo. In particolare, le ong hanno chiesto al Consiglio di nominare un inviato speciale che riferisca sulla situazione dei diritti umani e raccomandi misure concrete per affrontarla. "Le ostilità nell'est della Repubblica Democratica del Congo hanno già provocato un devastante numero di morti. Dev'essere fatto tutto il possibile per impedire un ulteriore peggioramento di una situazione già drammatica. Il Consiglio dell'Onu per i Diritti umani non deve voltare le spalle alle vittime" si legge nella lettera delle ong.
Il Consiglio si riunisce in sessione speciale se 16 dei suoi membri lo richiedono al presidente e al segretariato. Dopo la formalizzazione della richiesta, la sessione speciale dev'essere convocata al più presto, in linea di principio non prima di due giorni e non dopo cinque giorni lavorativi. (L'Osservatore Romano del 19.11.08).

La Cgil di Treviso e gli immigrati

La Cgil della Marca chiede di sospendere i flussi d'immigrati. "Basta nuovi ingressi di stranieri, finché non saranno ricollocati quelli lasciati a casa in questi mesi dalle aziende". Esattamente quello che dice il ministro dell'Interno Roberto Maroni. La richiesta di Paolino Barbiero, segretario della Cgil di Treviso, accende un caso. Spiazza i sindacati e i partiti, prende in contropiede gli industriali e guadagna ovviamente gli applausi della Lega, che nella Marca governa quasi ovunque.
L'idea della Cgil di Treviso sarà formalizzata giovedì al "tavolo" sui problemi del lavoro convocato dalla Provincia. "Noi non chiederemo - precisa Barbiero - di bloccare totalmente i flussi d'ingresso. Partendo però dalla considerazione che nella nostra provincia sono ormai migliaia gli immigrati rimasti senza lavoro e molti di loro ora rischiano di venire espulsi o di rimanere sul territorio in condizione di clandestini, abbiamo chiesto alle autorità d'intervenire sul governo per sospendere i nuovi arrivi, finché non saranno riassorbiti i disoccupati stranieri. Oltre, ovviamente a quelli italiani".
La "molla" dell'iniziativa di Barbiero, insomma, è la paura delle ricadute sociali della recessione alle porte. Ma c'è anche, nella stessa Cgil veneta, un altro modo di guardare alla questione-immigrati. Il segretario regionale Emilio Viafora ha inviato al Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, una lettera ispirata dalla preoccupazione che le spinte xenofobe limitino i diritti degli stranieri. Viafora chiede al presule di "farsi promotore di una carta di principi, per sconfiggere fondamentalismi di ogni genere ed affermare la cultura della tolleranza". È la proposta di un'alleanza sindacato-Chiesa con l'obiettivo di "sconfiggere quell'immagine intollerante che il Veneto proietta di sé". Viafora non ritiene tuttavia in contraddizione la sua lettera con la richiesta di Barbiero. Anzi, la appoggia.
In provincia di Treviso vive una percentuale di stranieri doppia rispetto alla media nazionale. Nella Marca abitano oltre centomila immigrati, di cui 85 mila regolari. In occasione del "clic day" del dicembre 2007 furono presentate 13mila domande d'ingresso, rispetto ad una quota fissata di appena 3mila: di questi via libera teorici, finora a causa della lentezza delle procedure amministrative ne sono stati concessi solo mille. È questo il quadro che ha convinto la Cgil trevigiana a lanciare la sua idea: "Stop a nuovi ingressi. Prima regolarizziamo quei 13mila che vivono da clandestini nella nostra provincia. Poi fermiamoci. Se la Lega è d'accordo con me - dice Barbiero - ben venga, significa che si sono convertiti alla linea della Cgil".
Il segretario della Cgil di Treviso si riferisce alla richiesta di maxi sanatoria, ma la proposta di chiudere le frontiere di qui in avanti trova appoggi imbarazzanti. Il primo a dare ragione al segretario Cgil è il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, anch'egli trevigiano: "Ha ragione Barbiero. Finché non riusciremo a trovare un'alternativa di lavoro ai disoccupati italiani e stranieri, blocchiamo i nuovi ingressi". Applausi anche dal sindaco leghista di Treviso Gian Paolo Gobbo: "La posizione di Barbiero è giusta. Non possiamo essere noi a farci carico di un problema internazionale". Sia Gobbo sia il vice e "maestro" Giancarlo Gentilini sono comunque d'accordo con il blocco di due anni degli ingressi proposto dal ministro Maroni.
La mossa di Barbiero non è però piaciuta a Cisl e Uil. Che non ne contestano la sostanza, ma che non sia stata concordata. Infine, Unindustria: "Sì, la domanda di manodopera straniera è calata, ma il problema non è il blocco dei flussi, bensì la riforma del meccanismo degli ingressi, troppo macchinoso". (Repubblica on line del 18.11.08).

Pannella

Brano di un'intervista di Marco Pannella al Giornale e pubblicata oggi.
«Non sto insultando gratuitamente il Partito democratico: quando dico che sta mettendo in atto un comportamento tecnicamente eversivo, per sovvertire il risultato di un’elezione regolare, sono pronto a dimostrarlo anche in giudizio». Marco Pannella spiega di aver consultato anche i suoi avvocati, e che le pressioni del Pd (con il quale i radicali sono alleati, e del cui gruppo fanno parte i parlamentari pannelliani) per far dimettere il neo-eletto presidente della Vigilanza, Riccardo Villari, «configurano un reato punibile fino ai cinque anni», quello di attentato al funzionamento di organi costituzionali. E per impedire questo «comportamento delittuoso contro la virtù repubblicana» Pannella è pronto ad usare anche «le armi della non violenza» e ad attuare da oggi (previo parere dei suoi medici) «uno sciopero totale della fame e della sete» per «aiutare i garanti della legalità», a cominciare dal presidente della Repubblica.
Che c’entra Giorgio Napolitano, onorevole Pannella?
«Se per caso Villari si dovesse dimettere, come il suo partito lo invita a fare, si ritornerebbe alla situazione di caos precedente, e verrebbe lesa anche l’immagine del capo dello Stato, che un mese fa aveva parlato di “inderogabile obbligo costituzionale” cui il Parlamento doveva adempiere, sia sull’elezione del membro mancante della Consulta e sia sulla costituzione della commissione di Vigilanza».


Non mi capita spesso, ma stavolta condivido le posizioni del leader radicale.

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