vendredi, 31 octobre 2008

L'inferno di Goma

Sessantamila profughi a Goma circondata dai ribelli del Nord Kivu.

Kinshasa, 30. Almeno sessantamila profughi si sono riversati nelle ultime ore a Goma, il capoluogo della regione orientale congolese del Nord Kivu. La città è ormai circondata dalle milizie ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp), guidato dall'ex generale dissidente, Laurent Nkunda, mentre l'Onu non nasconde il timore di un allargamento del conflitto.
"L'esercito regolare è in ritirata in direzione di Bukavu, nel confinante Sud Kivu, mentre qui a Goma, dove ci sono stati diversi morti nei saccheggi delle truppe in ritirata, ci sono decine di migliaia di profughi nelle strade", ha detto questa mattina a "L'Osservatore Romano" don Mario Pérez, responsabile del centro Don Bosco di Ngangi Goma.
Nel centro, tre religiosi e due religiose salesiane, tre volontari italiani e uno francese, assistono centocinquanta bambini rimasti privi delle famiglie e stanno ora accogliendo quanti più profughi possibile. Don Pérez ha parlato con il nostro giornale mentre stava portando in ospedale due donne che avevano partorito in strada.
Secondo l'alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr), dal vicino campo profughi di Kibati sono fuggite 45.000 persone, mentre altre 20.000 avevano lasciato nei giorni scorsi i villaggi più a nord investiti dall'avanzata dei ribelli. Le agenzie dell'Onu e le organizzazioni non governative (ong) umanitarie non sono in grado di fronteggiare l'emergenza. Don Pérez ha anzi confermato che a causa dei combattimenti è incominciato lo sgombero del personale civile dell'Onu e delle ong, mentre la Monuc, la missione militare dell'Onu, sta inviando più caschi blu possibile nell'area per proteggere la popolazione.
Nkunda ha dichiarato ieri sera un ennesimo cessate il fuoco unilaterale e ha fermato l'avanzata delle sue milizie che nell'ultima settimana avevano conquistato diverse località. Oggi, però, si è detto intenzionato a entrare a Goma entro due o tre giorni. Tra i feriti dei giorni scorsi c'è anche una suora spagnola che ha perso entrambe le gambe in un bombardamento a Rutshuru. Don Pérez ha detto che l'ambasciata spagnola a Kinshasa sta organizzandone il trasferimento.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato ieri, dopo una riunione d'emergenza, l'offensiva dei ribelli, in una dichiarazione che peraltro "prende atto dell'annuncio di Laurent Nkunda di un immediato cessate il fuoco". Al tempo stesso, si chiede al Governo di Kinshasa di "assicurarsi che non ci sia alcuna cooperazione tra l'esercito regolare e le Fdlr", le Forze democratiche di liberazione del Rwanda (ribelli hutu rwandesi riparati oltre confine dopo il genocidio dei tutsi in Rwanda del 1994).
La precisazione non è casuale. Nkunda, che il Governo congolese considera non solo alleato, ma manovrato dal Rwanda, accusa a sua volta le autorità di Kinshasa di complicità con le Fdlr, con le quali le sue milizie si sono più volte scontrate. Il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon si è detto allarmato per le violenze che potrebbero avere "conseguenze atroci su base regionale", a conferma dei timori che la crisi possa travalicare la già spaventosa dimensione interna e provocare un nuovo conflitto internazionale nell'area dei Grandi Laghi. (L'Osservatore Romano del 31.10.08).


Trackbacks

Voici l'URL pour faire un trackback sur cette note : http://xavier.blogspirit.com/trackback/1656898

Ecrire un commentaire