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mardi, 30 septembre 2008

Le religioni

E' molto interessante leggere "Il tempo delle religioni" di Lucetta Scaraffia dall'Osservatore Romano.

Le religioni sono tornate nel dibattito internazionale. L'ennesima conferma viene dall'ultimo numero di "Aspenia", rivista dell'Aspen Institute Italia, dedicato al ritorno delle religioni nell'ambito pubblico, sul piano soprattutto della politica globale. Si tratta in sostanza di un aperto riconoscimento del fatto che il xxi secolo - entrate in crisi le ideologie del Novecento - si profila come un tempo delle religioni, tanto da far tramontare la vecchia idea secondo cui il progresso e la modernizzazione avrebbero segnato inesorabilmente la scomparsa della dimensione religiosa. Questo può essere considerato un segnale importante: l'autorevole rivista, infatti, affronta con serietà il problema del rapporto fra religione e politica, sia nei dibattiti tra esponenti politici italiani - tra Giulio Tremonti e Massimo D'Alema, tra Giuliano Amato e Gaetano Quagliariello - sia negli articoli dedicati alla situazione di singole aree del mondo, traendone conclusioni nuove e interessanti.
In sostanza, alle religioni viene attribuito un ruolo primario nella civilizzazione, nell'indirizzare gli esseri umani anche su temi politico-sociali. Un ruolo che si è fatto decisivo con l'emergere dei temi bioetici nel dibattito politico: non più considerate come agenti di disturbo e portatrici di pensiero unico, le religioni si vedono invece riconosciuto un ruolo positivo nelle dinamiche culturali. A ricevere la maggiore attenzione - e questa è la novità più interessante - è senza dubbio la religione cristiana e, al suo interno, il cattolicesimo.
Questo risulta con evidenza dagli articoli dedicati nella rivista alla conversione di Tony Blair - che si accompagna al sorpasso del numero dei cattolici sugli anglicani in Gran Bretagna - o da quelli dedicati alla ripresa ortodossa della Russia. Una ripresa, secondo il sociologo Roman Lunkin, che per molti aspetti resta tuttavia un enigma: "La popolazione, pur essendo ortodossa fino al midollo, non desidera imparare la legge di Dio". In questa situazione si collocano i rapporti, costanti e complessi, tra la Chiesa cattolica e il Patriarcato di Mosca, e quelli con la Santa Sede, che stanno molto a cuore al Cremlino.
E se in Francia per ora non si vede un aumento dei cattolici, la svolta imposta da Nicolas Sarkozy con il suo progetto di laicità positiva e il suo rispetto per i credenti - "l'uomo che crede è un uomo che spera" - segna indubbiamente l'inizio di una nuova fase. Persino in Cina vi sono segnali di ripresa delle fedi, sia come rinascita del confucianesimo sia come adesione al cristianesimo, e forse, secondo Richard Madsen, anche al buddismo tibetano.
In America latina il fattore più interessante è la diffusione del movimento pentecostale, sinora visto con diffidenza dal mondo cattolico. Ma oggi - scrive Marco Vincenzino - cattolici e pentecostali potrebbero allearsi, almeno sul piano politico, per contenere la minaccia del crescente secolarismo. Peccato che in questo panorama manchi un articolo sull'India, oggi purtroppo al centro dell'attenzione mondiale per le crescenti violenze e le ricorrenti intolleranze contro i cristiani.
Il fascicolo si conclude con una serie di saggi - di Adriano Pessina, di Angelo Maria Petroni e di Ignazio Marino - sul ruolo della religione di fronte alle questioni bioetiche. "Il tema del progresso biologico è il primo grande interrogativo intellettuale e politico che si pone dopo la fine dell'ideologia socialista", scrive Petroni, ribadendo come Marino la sua posizione di liberale progressista. Pessina rivendica invece "il contributo sostanziale che la religione cattolica offre su questi temi", individuato nel ricondurre la discussione "all'esigenza di stabilire la verità, e non solo salvaguardare ogni possibile opzione". Interventi diversi e interessanti, anche se forse non del tutto bilanciati: ma di solito, sulle riviste cosiddette laiche, non viene data la parola ad alcun cattolico.
Particolarmente significativi sono i saggi che analizzano l'operato di Benedetto XVI. Il rabbino Jacob Neusner lo confronta con il ruolo politico di Wojtyla: "Così come Giovanni Paolo Ii identificò il punto critico del mondo contemporaneo nella minaccia posta dal comunismo alla dignità umana, allo stesso modo il suo successore Benedetto XVI ha colto il problema del giorno nella minaccia alla dignità dell'umanità rappresentata dalla trivializzazione della vita e dalla corruzione della moralità. Il Papa santifica l'intelletto e si appella alla ragione e all'intelligenza per affrontare le sfide morali del mondo contemporaneo".
Nuova e importante è infine l'analisi di Sandro Magister sul ruolo internazionale svolto dal "Papa dell'Occidente", perché capovolge il giudizio comune sugli effetti del discorso di Ratisbona: pericoloso secondo i canoni del realismo geopolitico, il discorso ha fatto invece sbocciare fra Chiesa cattolica e mondo islamico un dialogo che "non c'era mai stato e sembrava impensabile", come dimostrano la lettera dei 138 saggi musulmani e l'accelerazione dei rapporti diplomatici con l'Arabia Saudita. Un modo diverso di intervenire nella politica internazionale da quello a cui aveva abituato Giovanni Paolo Ii, ma altrettanto incisivo, confermato anche dallo sviluppo dei rapporti tra Santa Sede e Stati Uniti e, più in generale, dalla trasformazione della diplomazia in "un'arte della speranza".
Molte cose, nel dibattito pubblico, stanno insomma cambiando sul tema delle fedi, e in particolare sul ruolo della Chiesa cattolica. Anche se non sembra accorgersene chi è rimasto a lamentarsi delle pericolose ingerenze della Chiesa.


lundi, 29 septembre 2008

Lilli Gruber

Madame Gruber (che conduce Otto e mezzo sulla 7) mi è personalmente antipatica, ma questo non conta visto che ognuno ha i suoi gusti. Molto più grave è il fatto che ieri Dino Boffo su Avvenire le abbia fatto un pesante rimprovero. Ha detto che la signora Gruber critica senza leggere. Per una giornalista è un rimprovero che non può passare sotto silenzio. Ed infatti la Gruber concede oggi un'intervista al Corriere on line in cui cerca di difendersi. Ma, mi pare che lo faccia con deboli argomenti che lasciano tutto come prima.
Credo che qualcuno, ed io con loro, incominci a rimpiangere Giulianone Ferrara.

Osterreich

Le parti d'extrême droite FPÖ fait un bond de 7 points à 18% et le parti populiste BZÖ de Jörg Haider est crédité de 11%, largement plus du double de son score de 2006 (4,1%). Quant aux Verts, de justesse troisième formation politique en 2006, ils sont relégués au 5e rang avec 9,8% des voix.
Ainsi, si l'on additionne les voix de l'extrême droite FPÖ et du parti populiste BZÖ, l'extrême droite dépasse son score historique de 1999 lorsque le parti de Jörg Haider, avant qu'il scissionne du FPÖ pour former le BZÖ, avait obtenu 26,9% des voix.
En revanche, le Parti social-démocrate SPÖ, fondé en 1885, et les démocrates-chrétiens du Parti du peuple (ÖVP) enregistrent leurs plus mauvais scores historiques, non seulement depuis la fin de la guerre de 1939-45, mais même de l'histoire de la République issue en 1918 de l'Empire austro-hongrois. (Dal Figaro on line 29.09.08).

Hanno voluto far votare i sedicenni credendo di risolvere i loro problemi politici e questi sono i risultati. Ciò dimostra che l'allargamento della base elettorale non è servita a niente, se non forse a rinforzare la destra.

dimanche, 28 septembre 2008

Austriaci euroscettici

Ecco il commento del Figaro sulle elezioni austriache odierne.

L'eurosepticisme déjà vainqueur des législatives
C'est un Parlement autrichien plus eurosceptique que jamais qui risque de sortir des urnes ce dimanche. Que ce soient les sociaux-démocrates du SPÖ, qui devraient arriver en tête du scrutin, le Parti de la liberté (FPÖ) de Heinz Christian Strache, la troisième force politique du pays, ou encore l'Alliance pour l'avenir de l'Autriche (BZÖ) de Jörg Haider, tous ont en commun un euroscepticisme affirmé.
Une goutte d'eau a fait déborder le vase. Sociaux-démocrates et conservateurs, aux commandes de la «grande coalition» depuis 2006, avaient bien du mal à s'entendre sur les réformes économiques, mais sur la politique européenne, ils étaient d'accord. Jusqu'à la fameuse lettre ouverte du chancelier, Alfred Gusenbauer, et de Werner Faymann, son successeur à la tête du Parti social-démocrate, adressée à la Kronen Zeitung, quotidien populaire comptant trois millions de lecteurs, soit 43 % de la population autrichienne. Le 26 juin, alors que les Irlandais viennent de rejeter le traité de Lisbonne, les deux dirigeants proposent que toute modification des traités européens qui touchera aux intérêts autrichiens devra dorénavant être acceptée par référendum. Une volte-face spectaculaire, qui permet au SPÖ d'obtenir le soutien du premier quotidien d'Autriche, mais qui signera la fin de la «grande coalition».
Mercredi soir, une résolution de modification de la Constitution en ce sens, déposée par le parti d'extrême droite FPÖ, a obtenu une majorité absolue au Parlement autrichien, mais n'a pas franchi la barre des deux tiers des voix nécessaire pour tout changement constitutionnel. Peu importe. De l'avis général, le nouveau tournant européen des sociaux-démocrates sera payant lors du scrutin de dimanche. «Ils vont perdre quelques intellectuels, commente Georg Hoffmann-Ostenhof, éditorialiste au magazine Profil. Mais ils vont séduire de nombreux électeurs partis grossir les rangs de l'extrême droite. C'est d'abord un calcul politique, mais cela montre aussi qu'une certaine partie de la classe politique ne comprend pas l'Europe.»
Heinz Christian Strache et ses diatribes contre la «dictature» de Bruxelles et le «teuro» (amalgame d'euro et de «teuer», cher en allemand) responsable de l'inflation, Werner Faymann s'affirmant «proeuropéen, mais pas béni-oui-oui»… Dans la course aux voix, c'est à qui se montrera le plus eurosceptique. «En face, les conservateurs évitent soigneusement le sujet», déplore le politologue Anton Pelinka. «L'hostilité à l'Europe est devenue une force puissante en Autriche», confirme l'analyste Thomas Hofer.
Alors qu'en 1994 les deux tiers d'entre eux avaient approuvé l'adhésion à l'Union européenne, les Autrichiens ne sont plus que 36 %, aujourd'hui à juger positive l'appartenance de leur pays à l'UE (contre 52 % en moyenne dans l'Union). L'un des taux les plus bas parmi les Vingt-Sept, alors que de nombreuses études démontrent que le pays a été l'un des plus grands bénéficiaires de l'adhésion et de l'élargissement !
Depuis les sanctions européennes contre Vienne, prises après l'entrée au gouvernement, en 2000, de l'extrême droite de Jörg Haider, la méfiance des Autrichiens envers l'Union n'a fait que croître. «On lui reproche la bureaucratie, le manque de proximité avec les citoyens, le néolibéralisme, la dictature des grands pays contre les petits, l'immigration en provenance de l'Est…», explique Georg Hoffmann-Ostenhof. «La crise du Caucase, où l'UE a joué un rôle important, aurait été un exemple positif, mais personne ne l'a utilisé !», regrette Anton Pelinka.



samedi, 27 septembre 2008

Il pareggio

Repubblica dà questo giudizio sul duello televisivo di stanotte tra McCain e Obama: un sostanziale pareggio. Ma, poi, aggiunge un'ultim'ora in cui dice che Obama ha vinto ai punti. Tenendo conto del fatto che troppo spesso questo giornale scambia i suoi desideri con la realtà e tenendo anche conto che tutti gli altri quotidiani dicono che è stato un pareggio, non credo che ci siano dubbi: è stato un pari. Il che non toglie che Obama sia in vantaggio nei sondaggi. Mi aspettavo che vincesse di netto e con un gran margine. Sarà per la prossima volta.

vendredi, 26 septembre 2008

Rimprovero al Governo

Si legge da molte parti che l'Osservatore Romano abbia tirato le orecchie al Governo italiano. Faccio seguire la prima parte dell'articolo (l'unica in cui viene nominata l'Italia) di Vittorio Nozza, direttore nazionale di Caritas Italia sul foglio vaticano. Giudichi il lettore se si tratta appunto di un rimprovero. Ed in ogni caso di Nozza e non del Papa di cui viene solo riportato il pensiero.

-Restrizioni, ostacoli, barriere. Sono i segnali che arrivano dal Parlamento europeo e dal patto per l'immigrazione e il diritto d'asilo che dovrebbe essere adottato dal vertice europeo dei capi di Stato e di Governo del prossimo 15 ottobre. Con possibili eccezioni e corsie preferenziali per i lavoratori altamente specializzati. Un giro di vite anche in Italia sui ricongiungimenti e per i richiedenti asilo. Tolleranza zero contro gli irregolari, ma anche qui con eccezioni in base alle nostre convenienze. Tendenze che non meravigliano in questo primo segmento del terzo millennio in cui c'è sempre meno memoria e scarsa speranza. In cui la vita è sempre più "usa e getta", più che curata e vissuta. Con i deboli e i poveri costretti a pagare due volte.
Le recenti parole del Papa, di compassione per le tragedie nelle quali si concludono i tentativi degli immigrati di approdare alle nostre coste e di appello ai Paesi occidentali affinché mettano in atto politiche di soccorso, sono però un invito a valutare criticamente le scelte che criminalizzano l'immigrazione indesiderata. Parole che devono interrogarci sulle contraddizioni delle politiche di chiusura delle frontiere e sulla necessità di prestare al fenomeno migratorio una maggiore e più qualificata attenzione e progettualità.
Le migrazioni mettono a nudo principalmente due problemi: la giustizia distributiva e la giustizia politica. Circa il primo problema è palese che la povertà, il sottosviluppo e la disperazione di molte persone sono drammatici. Spesso queste situazioni portano le persone ad intraprendere rischiosi viaggi verso l'Europa, che per molti finisce con la morte. L'unica soluzione, a questa che è una vera tragedia umanitaria, è che i Paesi del primo mondo adottino politiche globali di giustizia redistributiva.
L'appello del Papa all'Europa affinché accolga gli irregolari pone un secondo problema di giustizia politica. Cioè la capacità di parlare e operare di impasto tra dignità e giustizia. E qui la ricerca del bene comune, cioè la politica, deve fare la sua parte, riaffermando il primato della persona umana. La politica infatti è creazione di opinioni non tenute al guinzaglio dell'opinione corrente; è capacità e coraggio di influire sul giudizio politico dei cittadini; è azione capace di operare affinché si determinino cambiamenti nell'opinione pubblica imperante.
Intristisce quando, dal mondo politico, arrivano segnali contrari che - per mitigare le frustrazioni di chi vede riflesse nell'altro, nel diverso le proprie insicurezze - alimentano un clima di paura e di intolleranza. Tanto che nella dimensione locale del vivere si accentuano tendenze di chiusura autarchica e di arroccamento sociale. Le solidarietà si accorciano sempre più, mentre si moltiplicano affermazioni, intenzioni e decisioni che incrementano l'orientamento ad attuare una sorta di principio di indesiderabilità per chi bussa alla porta e di riconduzione generalizzata dell'immigrazione alla questione sicurezza. Gli orientamenti corrono il rischio di essere oscurati da questa logica emergenziale, mentre alcune questioni di fondo attendono di essere definite in un quadro limpido di solidarietà e di legalità.-

Niente di nuovo

Il pm Fabio De Pasquale ha sollevato un'eccezione di costituzionalità del Lodo Alfano (la legge entrata in vigore lo scorso luglio e che riguarda l'immunità per le quattro cariche più alte dello Stato) nel processo che vede imputato, fra gli altri, il premier Silvio Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset. (Corsera on line 26.09.08).

Deciderà il Tribunale e, probabilmente, la Consulta. Bisogna dire che se questa è una notizia, non è però una novità. Credo che tutti sapessero che l'eccezione sarebbe stata posta.

jeudi, 25 septembre 2008

Sarah Palin

Secondo i socialgiacobini (come dice il blogger di Guerre Civili) del Corriere della Sera, Sarah Palin sarebbe stata sottoposta ad un rito magico da parte del vescovo di una setta dell'Alaska. E sul sito del Corriere si può vedere il filmato. Ma si sono tirati la zappa sui piedi. Intanto il video non mi pare altro che uno spot elettorale democratico, ovviamente contrario alla Palin. E poi non si tratta di una setta, ma di una chiesa protestante dove non ci sono né vescovi e neppure preti, ma solo predicatori come da tutti gli altri protestanti. Ad un certo punto il predicatore invita la Palin a raggiungerlo con altri due che invocheranno con lui dal Signore la benedizione per Sarah di fronte all'assemblea dei fedeli. Tutto qui. Questo avviene in tutte le chiese protestanti del mondo. Nessuno rito magico, nessuna stregoneria: solo l'invocazione di una benedizione. Queste cose stupiranno forse quelli del Corsera, ma non gli americani che a queste cerimonie sono più che abituati. Stiamo freschi se qualcuno crede che questo video screditerà la candidata repubblicana. Ci vuol altro. Magari la Palin, con McCain, perderà le elezioni, ma non per queste sciocchezze. Tra l'altro le fa anche Obama nella sua chiesa.

mercredi, 24 septembre 2008

Ricaricare le pile

Sono reduce di un viaggetto in Francia dove sono andato a rivedere questo vecchio e grande Paese così simile, in apparenza, all'Italia, ma, nello stesso tempo, così lontano. Stavolta sono andato nel Midi dove per acquistare un giornale bisogna aspettare che apra il supermercato (invariabilmente mai prima delle otto e mezza). E dove i giornali locali non si occupano quasi per niente della politica parisienne e costano molto meno dei grandi giornali nazionali, d'altronde molto poco letti. Dove mi pare che si sia conservato il gusto di fermarsi sull'uscio a fare quattro chiacchiere. Non so se sia stato colpa del ritorno chez moi, ma l'atmotsfera mi sembrava in ogni senso più pratica e più distesa che in Italia. Insomma, per farla breve, sono andato ad annusare l'aria di casa e a ricaricare le pile.
A proposito, in Italia (ed a Parigi) si fa un gran parlare di Sarko. Qui quasi niente. Che sia colpa della vendemmia?

dimanche, 21 septembre 2008

Per fortuna

Pare che ieri, 20 settembre, a nessuno sia venuto in mente di celebrare la famosa breccia di Porta Pia. Gli italiani l'hanno proprio scampata bella.

Update. Debbo ricredermi.
Roma, 20 set - Distratto dalla cerimonia per la Breccia di Porta Pia viene derubato del portafogli da una nomade bosniaca. Vittima il 1° Segretario dell'Ambasciata Usa a Roma. (OMNIROMA).

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