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samedi, 30 août 2008
Cristiani in India
Leggiamo una parte dell'articolo di Vittorio E. Parsi pubblicato il 27 scorso su Avvenire. Ci dice il motivo della persecuzione dei cristiani in India.
La più grande democrazia del mondo. È questa la definizione che viene normalmente associata all’India. Sarebbe oggi ingeneroso e comunque sbagliato dimenticarla, o metterla radicalmente in discussione. E però appare doveroso interrogarsi sulla qualità di questa democrazia e sulla direzione che essa sta prendendo.
Nell’Unione indiana vige la separazione dei poteri, l’indipendenza della funzione giudiziaria, un pluripartitismo non di facciata e la stampa è libera. Allo stesso tempo, però, la corruzione diffusissima e la conduzione spesso mafioso-clientelare della vita politica in singoli stati, unite alla sostanziale impunità di cui godono le azioni violente delle formazioni estremiste, rischiano di svuotare il significato concreto della democrazia indiana.
In particolar modo, desta allarme il crescere della violenza settaria, che prende di mira in particolar modo i cristiani – responsabili di assistere i dalit, i fuori casta, vera base schiavistica del sistema piramidale sul quale è tradizionalmente organizzata la società indù – ma anche musulmani e buddisti.
Ciò che sta avvenendo in India con frequenza e intensità preoccupanti mostra il lato oscuro della medaglia della conquista di un’indipendenza illuminata dall’azione non violenta del Mahatma Gandhi, nella cui stessa parabola esistenziale, con la sua tragica conclusione, è racchiuso simbolicamnte il carico di contraddizioni di questo straordinario paese: dalla riscoperta della cultura tradizionale e dell’economia di villaggio, fino alla scelta di vivere come l’ultimo degli ultimi, al tentativo di preservare l’unità e la pluralità religiosa dell’antico Raji britannico, alla morte violenta per mano di un estremista indù.
A distanza di oltre sessant’anni dall’indipendenza, oggi sono proprio le posizioni che vorrebbero un’India solo ed esclusivamente indù a fare sempre più proseliti. Movimenti come la Rashtriya Swayamsevak Sangh sono espressione di una cultura nazistoide, che predica con la violenza la falsa equazione tra indiani e indù, nonostante il fatto che vivano in India più musulmani che in gran parte dei paesi islamici.
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