jeudi, 31 juillet 2008

Iraq

Riguardo alla situazione in Iraq, riprendo dal numero odierno dell'Osservatore Romano:
Baghdad, 30. Il comandante delle truppe statunitensi in Iraq, generale David Petraeus, ha affermato ieri, citato dall'agenzia Reuters, che le truppe di Baghdad potrebbero assumere la responsabilità della sicurezza entro la fine del 2009. Il generale ha quindi tenuto a rilevare che nonostante si verifichino ancora sanguinosi attentati, il numero delle vittime delle violenze in Iraq continua a scendere: luglio, poi, si appresta a chiudere con un nuovo calo delle vittime civili.
Petraeus ha affermato: "Il fatto che il numero delle vittime sia stato basso ormai per oltre due mesi e mezzo, indica che la tendenza è duratura". Il generale americano, che si appresta a lasciare l'incarico a settembre, ha però messo in guardia sul fatto che i progressi possano venir ribaltati. "Al Qaeda, anche se significativamente ridimensionata - ha detto - può sempre far indossare un giubbotto esplosivo a qualcuno e spedirlo in mezzo alla folla". Ricorda l'agenzia Ansa che Petraeus, alla fine dell'estate, dovrà fare raccomandazioni al Pentagono e alla Casa Bianca sul proseguimento o meno della riduzione delle truppe americane in Iraq, oggi a quota 140.000.
Intanto, come segnala il quotidiano libanese Al Mustaqbal, a Baghdad sono tornati concerti musicali, esposizioni fotografiche, spettacoli di danza folcloristica, degustazioni di prodotti tipici: il tutto, come un segno beneaugurante di un ritorno alla normalità, nell'ambito della prima edizione della fiera "L'occhio riscopre", svoltasi in questi giorni nel parco cittadino di Zawraa. L'iniziativa è stata promossa dal comune di Baghdad e dalla fondazione culturale locale Al Mada.

Obiettivamente, mi pare che le cose, in quel Paese, vadano meglio di quanto dice la stampa di sinistra ed il candidato democratico Barack Obama.

Socialità

Se l'attuale opposizione (Pd, Ivd e Udc, sempre più coesi) vuole che ogni extracomunitario cominci a percepire l'assegno di solidarietà non appena arriva in Italia, lo dica chiaro. Lasciamo stare se sia giusto o meno; resta da vedere dove le Stato prenderà i soldi per pagare l'assegno agli italiani che, oltretutto, hanno, in grande maggioranza, anche versato dei contributi, a differenza degli extra comunitari che non hanno ovviamente versato niente.
E l'opposizione abbia anche il coraggio di dire che tutti coloro che dagli altri paesi vogliono venire in Italia, lo possono fare liberamente. E qui, di conseguenza, provvederà lo Stato a mantenerli. Vorrà dire che gli italiani andranno a stare in Africa. E speriamo che allora i vescovi italiani, guidati dal prode Tettamanzi, non ci vengano a dire che sono stati rispettati i diritti umani.

mercredi, 30 juillet 2008

Dagli amici...

Ci sono certi personaggi politico/intellettuali indubbiamente intelligenti. Stanno con una parte (maggioranza o minoranza, per sé, non conta) ma passano la maggior parte del loro tempo a criticarla. Certo lo fanno, dicono, per migliorarla e per impedirle di commettere errori. Fatto sta che, a loro modo di vedere, i loro amici politici non ne imbroccano una. Prima dimostrano che sbagliano i conti, perché questi critici sono soprattutto specializzati in economia, poi sbagliano i tempi e i modi dei provvedimenti. Insomma di quanto fanno i loro amici non gliene va bene una. Hanno però, sempre a mio parere, un difetto: sono capaci di dire quel che non si deve fare, ma non di dire quel che si deve. Invano ci si aspetta da loro proposte costruttive (a parte qualcuna del tutto ovvia e vaghissima); non ne hanno il tempo o la voglia. Però siamo pratici e seri: di criticare siamo capaci tutti. E' poi quando le cose si devono concretamente fare, con gli inevitabili compromessi della politica, che cominciano i guai. Fanno un po' come il povero Follini nella legislatura 2001/2006 con Berlusconi: ti sono amico, ma ogni mattina ti pesto i calli (politicamente, s'intende). Allora mi chiedo: un amico così è meglio perderlo o trovarlo? Secondo me, è meglio perderlo perché a criticare bastano già i tuoi avversari.
Già una volta sono stato tacciato di ipocrisia perché ho detto il difetto ma ho fatto i nomi. Sia. Ma nella trappoletta non cado. E nomi non ne farò nemmeno stavolta. Perché se uno è appena informato di politica sa bene a chi mi riferisco.

lundi, 28 juillet 2008

Il lodo

Dal blog Liberali per Israele a proposito del lodo Alfano. A firma di Stefano Zurlo.

«Alcuni funzionari del Sisde erano stati indagati per peculato dalla Procura di Roma. Alcuni di loro tirarono in ballo Scalfaro. Dissero che all’epoca in cui era ministro degli interni, quindi prima di diventare presidente, gestiva 100 milioni di lire al mese».
Una situazione esplosiva.
«A disinnescarla ci pensarono i magistrati della Procura di Roma, non il Parlamento, con un provvedimento mirato».
Che cosa accadde?
«Anzitutto quei funzionari furono messi sotto inchiesta per attentato agli organi costituzionali».
Risultato?
«Questi 007, rischiando una condanna pesantissima, decisero di tacere, come ci racconta Francesco Misiani che all’epoca era Pm a Roma nel libro La toga rossa. Ma non è questo il punto più importante».
E qual è?
«Il passaggio successivo».
Ovvero?
«Dopo una riunione cui parteciparono alcuni magistrati della Procura di Roma si stabilì di fermare l’indagine su Scalfaro».
Su che base?
«Sempre facendo riferimento all’articolo 289 del codice penale, quello che punisce severamente l’attentato agli organi costituzionali».
L’articolo 289 come il Lodo Alfano?
«Sì. L’articolo allora suonava così: “È punito con la reclusione non inferiore a dieci anni, qualora non si tratti di un reato più grave, chiunque commette atti diretti a impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente, al presidente della Repubblica” e ad altre cariche istituzionali” l’esercizio delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla legge”.
La Procura di Roma stabilì un’interpretazione assai estensiva del codice?
«Certo».
L’attentato agli organi costituzionali è un reato gravissimo: è stato contestato, per esempio, ai generali dell’Aeronautica militare che avrebbero mentito e depistato, ingannando il governo a proposito della strage di Ustica.
«Nel 1993 la Procura di Roma fu lodata da tutti per questo gesto che metteva il Quirinale al riparo delle tempeste. In pratica si fece leva sull’articolo 289 per sostenere che un’indagine avrebbe impedito alla presidenza della Repubblica di svolgere i propri compiti».
Quindi il procedimento fu sospeso?
«Certo, rimase congelato per sei anni. La controprova è che ripartì solo nel ’99, quando Scalfaro lasciò il Quirinale. E a quel punto fu rapidamente archiviato».

Risarcimenti

Gheddafi vuole essere indennizzato, per l'ennesima volta, per il periodo in cui la Libia è stata occupata dagli italiani. E pare che il governo voglia aderire alla graziosa richiesta. Ma allora l'Italia che è stata occupata per secoli da francesi, spagnoli e tedeschi deve chiedere anche lei il risarcimento. E' vero che noi non abbiamo energia, come petrolio, elettricità, eccetera eccetera, come arma di ricatto, ma qualcosa, anche se non sarà proprio facile, si può pensare. Allora sì che Sarko, Zapatero e Merkel dovranno mettere mano (e che conto con gli interessi!) al portafoglio. Allegri che, se la fortuna sorride, arrivano gli euro.

dimanche, 27 juillet 2008

Cattolici adulti

Sono anche comunisti e questo non sarebbe la fine del mondo perché, alla fine dei conti, sulla faccia della terra, i comunisti sono tanti. Alcuni di loro, i rossi-chic o rossi-cachemire o intellettuali rossi, solitamente vivono in paesi democratici dove sono liberi di dire ogni sorta di male del Paese che li ospita e delle sue libere istituzioni e sono sicuri di non essere perseguiti da nessuno per questo motivo. Altri lo sono per costrizione, come quelli che stanno in Cina, a Cuba, in Venezuela, oppure in Bielorussia e che del comunismo farebbero volentieri a meno. Ma costoro non riesco nemmeno a chiamarli comunisti: sono poveri sfortunati e basta. In conclusione quelli che desiderano il ritorno della stella rossa non sono pochi. Ma quelli che a me danno più fatidio sono quelli che vogliono coniugare comunismo e cattolicesimo: i così detti cattocomunisti. O cattolici adulti, secondo la famosa definizione di Romano Prodi. Pronti ad andare in chiesa e a farsi dare i voti dei compagni, dimentichi che se c'è una ideologia che più ha perseguitato i cristiani, questa è stata, ed è, quella comunista. Ma dato che gli fa comodo, tirano avanti come se niente fosse. Insomma sono quelli che si ispirano, per esempio, alla Bindi, alla Turco, oppure a Prodi ed a tutti i loro soci che io vedo come il fumo negli occhi. Un Bertinotti, anche se non ne condivido né idee né modo di fare, lo posso capire: è conseguente a quello che dice. Ma un cattocomunista non lo sopporto e sono pronto a suggerirgli di andare a vivere in Cina per gustare le delizie della vita all'ombra della falce e del martello. Ma so bene che non mi ascolterà: preferisce soffrire sotto il "regime" di Berlusconi.

samedi, 26 juillet 2008

Grillo

«Ma il capo dello Stato è in salute? Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria. La sua salute non è un fatto privato». Beppe Grillo dal suo blog non fa sconti al presidente Napolitano, 'reo' di aver firmato il disegno di legge sull'immunità alla alte cariche. «La salute può essere l'unica giustificazione del suo comportamento - prosegue il comico -. Si è pronunciato contro la spettacolarizzazione dei processi quando le procure sono sotto l'attacco del governo. Ha firmato senza battere ciglio il lodo Alfano. Una legge incostituzionale. Ha trascorso un sereno compleanno in piazzetta a Capri tra musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e Bokassa Bassolino». (Corsera on line)

Grillo ce l'ha con Napolitano e vuole vedere la sua cartella clinica. E io ce l'ho con Grillo e vorrei vedere anch'io la sua cartella clinica. Anzi, già che c'è, perché non la mette in rete? Anche lui è un personaggio pubblico.

Brunetta

La lettera del ministro Brunetta al Corriere della Sera la potete leggere qui. E' molto interessante.

vendredi, 25 juillet 2008

La mazza

Poi (Di Pietro) interviene sul Lodo Alfano: "Fatta la legge bisogna trovare il rimedio. Raccoglieremo le firme e attraverso il referendum abrogheremo questa legge che non serve allo Stato, ma solo a qualcuno". Poi afferra una bandiera tra la folla e aggiunge: "Ci vuole la mazza, ci vuole". Quel gesto e quelle parole provocano una valanga di reazioni.
"Di Pietro conferma la sua scelta per la violenza e per l'aggressione continua dell'avversario - dice Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - ma perché anche stavolta Veltroni e la sinistra restano zitti?". L'ex guardasigilli Roberto Castelli, oggi sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, lo paragona a Mussolini: "Di Pietro dice che serve la mazza? Qualcuno che in Italia la pensava così c'è già stato. Ma è finito appeso a testa in giù. Attenzione però, perché le mazzate si possono dare ma si possono anche prendere". (Repubblica on line).

La mazza, o il manganello, è linguaggio mussoliniano che l'ex pm farebbe meglio a non usare. A proposito, ma una volta costui non era vicino alla destra? Se è così, tutto si spiega.

jeudi, 24 juillet 2008

La verità

Trovo in un blog francese (Courage) una perla e la riporto: Toute vérité n'est pas bonne entendre, mais ce n'est par pour autant qu'il faut devenir sourd.
Mi pare davvero bella.

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