lundi, 06 octobre 2008

Lepanto

Domani saranno 437 anni dalla storica battaglia, detta anche delle Curzolari (in turco İnebahtı). Lo scontro avvenne appunto il 7 ottobre 1571 tra le flotte dell'Impero ottomano e della cristiana Lega Santa: che riuniva forze navali di Venezia, della Spagna, del Papato, di Genova, dei Cavalieri di Malta e del Ducato di Savoia.
La battaglia si concluse con una schiacciante vittoria delle forze alleate, guidate da Don Giovanni d'Austria, su quelle ottomane di Mehmet Alì Pascià, che perse la vita nello scontro. Il Papa di allora, Pio V che poi divenne santo, attribuì la vittoria all'intercessione della santa Vergine del Rosario che salutò col titolo di Auxilium Christianorum. L'appellativo è rimasto nelle Litanie lauretane che si recitano ancora oggi in onore della Madonna. Qualcuno pensa che senza la vittoria di Lepanto, gran parte dell'Europa sarebbe caduta in mano ottomana.

Spero che sia ancora lecito ricordarla.


Magazine

Ho davanti un magazine patinato francese che ha per sottotitolo: maschio, bello, intelligente. Non si può dire che i redattori siano modesti. Ma mi sembrano anche presuntuosi dato che tra i consigli che vengono dati ai lettori c'è quello di mettere la camicia nei pantaloni. Il che è, ovviamente un problema della massima importanza per la vita e per le sorti del mondo.
Non mi resta da osservare che l'intelligenza si riduce proprio a poco, talvolta.

dimanche, 05 octobre 2008

Iraq

Suona una tromba nel tiepido autunno iracheno e il piccolo muro di Fadil viene giù. Solo poche decine di metri di cemento. «Ma non mi ricordo una cosa simile — dice al Corriere Abu Haider, 37 anni — E' la prima volta, un buon segno». Le telecamere della tv Al Hurra, finanziata dagli americani, riprendono: ecco il capo delle milizie sunnite, Khaled al-Qaisi, che dà la mano allo sceicco sciita Faris Abdel Hassan. «Siamo un'unica famiglia», dice il primo. «Siamo tutti iracheni» gli fa eco l'altro. La gente canta, si preparano i piatti di riso e carne. Uomini armati vegliano sulla festa (rischio kamikaze di Al Qaeda), kalashnikov abbassati verso terra. Sarà pure una «photo-opportunity», quella gru che rimuove i blocchi di cemento fatti in Kurdistan, sarà la volontà del governo di mostrare che è cominciato il lento ritorno verso la convivenza pacifica tra comunità ed etnie diverse. Certo Al Qaeda non ha cessato le sue azioni assassine. A settembre sono morti circa 350 iracheni (una cifra comunque enorme), contro gli oltre 700 di un anno fa. Le tensioni settarie potrebbero riaccendersi.
Non esiste «il» muro di Bagdad come esisteva il muro di Berlino, o quello di Cipro. A Bagdad i muri sono l'arredo urbano — si fa per dire — più diffuso, le uniche costruzioni su cui si sia investito a pioggia: muri tra i quartieri sciiti e sunniti, muri a proteggere le strade-corridoio, muri intorno a moschee, alberghi, ospedali, ville-fortino, muri sul lungo fiume, quelli che separano una carreggiata dall'altra per «contenere» le auto kamikaze.
Le chiamano «linee di pace». Agli inizi del 2007 una squadra di marines andò a Belfast per studiare la lezione irlandese dei separè tra cattolici e protestanti. Le autorità dell'Ulster caldeggiarono il loro utilizzò in Iraq: «Servono a ridurre la violenza — disse il vice capo della polizia —. Anche se poi c'è il rischio che restino per anni». Qualcosa è cambiato. Il surge americano, il risveglio sunnita, il ridimensionamento del signore della guerra sciita Moqtada Al-Sadr. Il piccolo muro di Fadil è caduto, per primo, quasi in sordina. Cadessero altri, più strategici, farebbero più rumore: la muraglia di Adhamiya, roccaforte sunnita in riva al Tigri (dove ieri è stato ucciso il capo bombarolo di Al Qaeda). O quella nuova di zecca che divide (e indebolisce) Sadr City, regno delle milizie sciite di Moqtada. Ci vorranno anni prima di vedere le gru da quelle parti. Ma tra gli iracheni che a migliaia nei giorni dell'Eid hanno affollato il parco di Al Zawra, la più popolare e sicura delle mete festive di Bagdad, lo squillo di Fadil non è passato inascoltato. Abu Haider tre giorni fa ha aperto un nuovo caffè in città. Nome? Luxury, all'americana. «Il lusso più grande, per noi, è camminare per strada senza paura. Forse ora ce lo possiamo permettere». (Fonte: Corriere on line 05.10.08).

Un'altra buona notizia da quello sventurato Paese.

Libera caccia

Doppiette senza freni. Si comincerà a sparare ad agosto, quando ancora il periodo della riproduzione non si è concluso, e si finirà a fine febbraio, colpendo i migratori protetti dall'Europa. Nel mirino finiranno peppole, fringuelli, corvi e cormorani, tutte specie tutelate dalla direttiva 409 di Bruxelles. E i cacciatori non saranno più vincolati al territorio di residenza, come è previsto dalla legge attuale per evitare una pressione squilibrata sul territorio e sulla fauna, ma per 15 - 30 giorni all'anno potranno concentrarsi a loro piacimento, magari nella zona di passaggio dei migratori.
E' questo il profilo della nuova legge sulla caccia proposta dal pdl: una controriforma organica che spazza via la legge quadro del 1992 (la 157) che per 16 anni ha garantito la mediazione tra la situazione precedente (una caccia ad alto impatto ambientale) e le richieste di un fronte abolizionista che molti sondaggi danno per maggioritario. Il testo, che nascerà dalla fusione di due disegni di legge convergenti (uno a firma del senatore Domenico Benedetti Valentini, l'altro dei senatori Valerio Carrara, Laura Bianconi e Franco Asciutti) sarà discusso nei prossimi giorni in Parlamento.
"Qualche parlamentare del Pdl pensa evidentemente che per la caccia sia giunto il momento della restaurazione, ma io penso che all'interno del centro destra siano in molti a considerare una sciocchezza la caccia senza regole", commenta Roberto Della Seta, capogruppo del Pd in commissione Ambiente del Senato. "Se questi ddl passassero, l'Italia si ritroverebbe isolata dal contesto normativo europeo e si vanificherebbe il lavoro prezioso di dialogo, confronto, spesso di collaborazione tra mondo venatorio, comunità scientifica, ambientalisti, organizzazioni agricole che ha consentito di sottrarre il tema della caccia a una guerra di religione e di farne un buon esempio di politiche condivise e positive". (Da Repubblica on line del 04.10.08).

Oh, adesso sì, finalmente si potrà andare a caccia sul serio. Senza tanti balzelli. E si potrà sparare a tutto. Così si fa. Complimenti al ministro dell'Ambiente e, perché no, anche al presidente del Consiglio. Così un governo dimostra di saper governare. Ed il rispetto dell'ambiente? Non sanno nemmeno cos'è.

samedi, 04 octobre 2008

Ancora Renzo Bossi

Per fargli ripetere l’esame? «Sarà la commissione a dover decidere il da farsi. Ma non so bene come funzioni: è un caso che, almeno da noi, non si era mai verificato». In realtà, il Tar della Lombardia ancora non si è pronunciato. È accaduto invece che il ministero abbia voluto «autotutelarsi ». Ove per autotutela si intende la facoltà di un’amministrazione di correggersi qualora si accorga di aver commesso un errore. Spiegano infatti da viale Trastevere che «così come accade in molte altre situazioni », la direzione regionale ha esaminato il ricorso e «preso atto delle illegittimità segnalate». Appunto in sede di autotutela, «la direzione ha riconvocato il presidente e l’intera commissione per procedere all’esame di tutti i profili di illegittimità prospettati nel ricorso e assumere i provvedimenti conseguenti». Quali siano, non si sa: «Non si può dire prima del riesame». Ad ogni buon conto, la commissione in luglio bocciatrice e dal 13 ottobre riesaminatrice di se stessa, non sarà lasciata sola: «La direzione dell’Ufficio scolastico nominerà un ispettore che seguirà lo svolgimento delle operazioni da parte della commissione. E preparerà una relazione sulla legittimità delle procedure adottate».

Così la spiega il Corriere. Ma è un pasticcio e per niente simpatico. Tutta questa confusione per un ragazzo bocciato. Dove nemmeno il ministro dell'Istruzione ci fa una gran figura. Perché, è lecito chiedersi, se fosse stato un ragazzo comune, cioè non figlio di Umberto Bossi, avrebbero mandato un ispettore?

Il giovane Bossi

Renzo Bossi, figlio di Umberto, il capo della Lega, è stato bocciato agli esami di maturità scientifica. E che ha fatto la famiglia Bossi che un certo rilievo mediatico ce l'ha e che dovrebbe sentire il bisogno di dare il buon esempio? Non ha accettato la bocciatura ed ha fatto ricorso al TAR come ormai fanno tantissimi genitori che sono poi sono biasimati dai media perché non accettano le decisioni dei professori. Il TAR gli ha dato ragione, ma solo in parte, ed il ragazzo dovrà ripetere la prova. La ministra Gelmini di fronte a questo atteggiamento ha sentito il bisogno di andare a Gemonio da Bossi per tentare di chiarire la situazione. Secondo me ha fatto molto male. Renzo Bossi non è un alunno speciale, è un ragazzo come tanti che è stato bocciato. E che bisogno c'è che il ministro si scomodi e vada ad inchinarsi davanti al padre?Insomma, se in Italia c'è democrazia, bisogna che tutti la pratitchino: piccoli o grandi che siano. La democrazia e l'uguaglianza è nei fatti, non nelle parole.

vendredi, 03 octobre 2008

Come fedele indù provo vergogna

Riporto l'intervento di Shashi Tharoor dalla newsletter di Sandro Magister.

Ci sono fondamentalmente due tipi di politica in India: la politica della divisione e la politica dell'unità. La prima è di gran lunga la più diffusa, con politici che fanno a gara nel tagliare e spezzettare l'elettorato in sempre più piccole configurazioni di casta, di lingua e di religione, nel migliore dei casi per chiamare tali identità particolaristiche a portare i loro voti.
Ma ciò che è accaduto nelle scorse settimane nell'Orissa e poi nel Karnataka, e che minaccia di scatenarsi nei distretti tribali del Gujarat, è un ulteriore degrado della nostra vita politica. Le aggressioni alle famiglie cristiane, le devastazioni vandaliche dei loro luoghi di preghiera, la distruzione delle case e dei mezzi di sussistenza, gli stupri brutali, le mutilazioni e le persone bruciate vive di cui si è avuta notizia, non hanno niente a che fare con le credenze religiose, né quelle delle vittime, né quelle degli aggressori. Tutto ciò è invece parte di uno spregevole progetto politico il cui più vicino equivalente può essere trovato nelle bombe fatte esplodere da mujahiddin indiani a Delhi, Jaipur e Ahmedabad, in ospedali, in mercati e in campi di gioco. Entrambi gli atti sono antinazionali; entrambi mirano a dividere il paese contrapponendo le persone secondo le rispettive identità religiose; ed entrambi calcolano di ricavare profitto politico da una simile polarizzazione.
Abbiamo il dovere di non lasciare che l'una o l'altra forma di terrorismo vinca.
Le bande criminali dell'Orissa cercano di uccidere i cristiani e di distruggere le loro case e chiese per terrorizzare la gente e per trasmettere il messaggio: "Questo non è il tuo posto". Come siamo arrivati a far sì che una terra che è stata rifugio di tolleranza per le minoranze religiose nel corso della sua storia sia caduta così in basso? Quella dell'India è una civiltà che, per millenni, ha offerto riparo e soprattutto libertà religiosa e culturale a ebrei, parsi, musulmani e cristiani di tante confessioni. Il cristianesimo è arrivato in india con san Tommaso apostolo, il famoso Tommaso "del dubbio". Egli approdò sulle coste del Kerala prima del 52 dopo Cristo e fu accolto sulla riva dal suono del flauto di una fanciulla ebrea. Egli fece molti convertiti, così che oggi vi sono degli indiani i cui antenati divennero cristiani molto prima che tanti europei scoprissero il cristianesimo, e anche prima che i banditori dell'odierno sciovinismo indù prendessero coscienza di essere essi stessi indù. L'India in cui il richiamo del muezzin abitualmente si mescola col canto dei mantra nei templi, e in cui il rintocco delle campane delle chiese accompagna la recita dei versi del guru Granth Sahib, è l'India di cui tutti possiamo essere fieri. Ma c'è anche l'India che ha raso al suolo la moschea di Ayodhya, che ha scatenato i pogrom nel Gujarat e che ora rovescia il suo odio su quel 2 per cento di popolazione che è fatto di cristiani.
Come fedele indù provo vergogna per ciò che stanno facendo persone che dichiarano di agire a nome della mia fede. Sono sempre stato orgoglioso di appartenere a una religione di straordinario respiro ed ampiezza di visione; una religione che riconosce tutte le vie di adorazione di Dio come ugualmente valide, anzi, la sola grande religione nel mondo che non pretende di essere l'unica vera religione. Il fondamentalismo induista è una contraddizione in termini, dal momento che l'induismo è una religione senza "fondamentali", in cui non esiste qualcosa di simile all'eresia. Come osa un manipolo di santoni immiserire la sublime maestà dei Veda e delle Upanisad con il ristretto fanatismo del loro marchio identitario politico? Perché gli indù dovrebbero consentire loro di ridurre l'induismo a vociante autoesaltazione di hooligan da stadio, di prendere una religione di immensa tolleranza e ridurla a violenza sciovinista?
L'induismo, con la sua apertura, è rispetto per la diversità, è accettazione di tutte le altre fedi, è l'unica religione che è sempre stata capace di affermare se stessa senza minacciare le altre. Ma questo non è ciò che l'Hindutva vomita nelle diatribe piene d'odio dei suoi politici. Induismo autentico è quello di Swami Vivekananda, il quale, al Parlamento Mondiale delle Religioni a Chicago nel 1893, argomentò meravigliosamente l'umanesimo liberale che sta nel cuore del suo e del mio credo. Vivekananda affermò che l'induismo sta "sia per la tolleranza che per l'accettazione universale, perché non solo noi crediamo in un universale rispetto, ma accettiamo tutte le religioni come vere". Egli citò un inno: "Come le diverse correnti che hanno le loro sorgenti in luoghi diversi mescolano le loro acque nel mare, così, o Dio, i differenti sentieri che gli uomini percorrono secondo le loro differenti tendenze, per quanto diversi appaiano, tortuosi o diritti, tutti guidano a Te". La visione di Vivekananda – riassunta nel credo Sarva Dharma Sambhava – è in realtà il genere di induismo praticato dalla grande maggioranza degli indù, la cui istintiva accettazione delle altre fedi e forme di adorazione è da tempo l'impronta vitale dell'indianità.
Vivekananda non ha fatto nessuna distinzione tra le azioni degli indù come popolo (ad esempio il garantire asilo) e le loro azioni come comunità religiosa (tolleranza delle altre fedi): per lui, la distinzione era irrilevante poiché l'induismo è sia una civilizzazione, sia un insieme di credenze religiose. "Gli indù hanno le loro colpe – aggiungeva Vivekananda – ma sono sempre per punire i loro corpi e mai per tagliare le gole dei loro vicini. Se un indù fanatico brucia se stesso sulla pira, egli mai accenderà il fuoco dell'Inquisizione".
È triste che queste tesi di Vivekananda siano contraddette nelle strade da coloro che gridano di far rivivere la sua fede nel suo nome. "Questi indù militanti", ha osservato Amartya Sen, presentano l'India come "un paese di idolatri intolleranti, di fanatici deliranti, di devoti agguerriti e di assassini religiosi". Discriminare l'altro, aggredire l'altro, uccidere l'altro, distruggere il luogo di culto dell'altro non fa parte del dharma indù così meravigliosamente predicato da Vivekananda. Perché mai le voci dei capi religiosi indù non si alzano in difesa di questi fondamenti dell'induismo?

E' Obama

Il blog The Rigth Nation assegna 185 voti elettorali a McCain, 286 a Obama ed ovviamente 67 restano da assegnare. Dato che per diventare presidenti Usa occorrono 270 voti elettorali, è chiaro che Obama ha già vinto la partita, se quelle previsioni sono vere. Per cui, secondo il blog citato, le elezioni di novembre sono una mera formalità.

Palin vs Biden

La Palin è andata meglio del previsto. Se lo dice Repubblica, vuol proprio dire che è vero. Il Corriere, per suo conto, non dice niente: dice solo che c'è stato il dibattito e questa non mi pare una grande notizia. Inutile cercare un commento dal Giornale on line. Lì si svegliano alle nove e le news più fresche sono quelle del giorno prima. Alla tele (Sky) dicono che probabilmente non cambierà l'andamento dei sondaggi, ma che non è andata male. Vedremo.

jeudi, 02 octobre 2008

Balzo di Obama

Ecco l'opinione del Figaro sui sondaggi di opinione tra McCain e Obama all'inizio di ottobre, ad un mese circa dalle elezioni. Il vantaggio di Obama pare incolmabile.

Avantage Obama. Le candidat démocrate à la Maison-Blanche survole toutes les dernières enquêtes d'opinion, reléguant à 5 voire 9 points derrière son rival républicain John McCain. Deuxième fournée de sondages réalisés après le premier débat télévisé entre les deux politiciens, ils confirment que le sénateur de l'Illinois en est apparu comme le vainqueur. Cette poussée unanime s'observe aussi bien au niveau national que dans les Etats clés où se jouera le scrutin du 4 novembre. Sur l'ensemble des Etats-Unis, l'enquête du Pew Research Center accorde sept points d'avance à Barack Obama, à 49% contre 42% pour son adversaire. Il y a encore trois semaines, un sondage donnait les deux candidats pratiquement à égalité : 46% pour Barack Obama contre 44% à John McCain qui sortait auréolé et requinqué de la convention républicaine de Saint Paul. Jamais l'élu métis n'a bénéficié d'une telle avance depuis juin
L'écart entre deux hommes est tout aussi significatif dans l'enquête du magazine Time qui crédite Barack Obama de 50% contre 43% au sénateur du l'Arizona et l'étude du New York Times et CBS où John McCain accuse un retard de 9 points, 40 contre 49%. Surtout cette domination démocrate s'est accentuée dans les principaux « swing states » où le natif de Hawaï franchit parfois la barre des 50%. Selon le sondage de Quinnipiac, le sénateur de l'Illinois est crédité de 51% d'intentions de vote contre 43% pour son adversaire en Floride, où s'était décidée l'élection de 2000, de 50% d'intentions de vote contre 42% dans l'Ohio et de 54% contre 39% en Pennsylvanie. Or depuis 1960, aucun prétendant à la Maison-Blanche n'a remporté la bataille sans gagner au moins deux de ces trois Etats clefs. Une enquête du Time et la chaîne CNN, plébiscite Barack Obama dans quatre autres Etats clefs dits « modérés » : le Minnesota, le Missouri, le Nevada et la Virginie qui n'a pas basculé pour le parti de l'Âne depuis 1964. Selon le Pew, trois facteurs expliquent la progression du candidat démocrate: sa performance jugée «excellente ou bonne» lors du débat télévisé de vendredi, les électeurs modérés ont apprécié ses rapprochements avec John McCain. Le candidat démocrate inspire confiance pour résoudre la crise financière. Enfin Sarah Palin, qui affrontera jeudi soir dans un débat Joe Biden, son rival démocrate à la vice-présidence, a également eu un effet négatif sur la campagne McCain. 51% des Américains estiment que la gouverneure de l'Alaska , qui d'atout est devenue handicap après de récentes prestations télévisées décevantes, n'est pas qualifiée pour éventuellement devenir présidente des Etats-Unis.
L'avance de Barack Obama s'élargit et s'enracine. Time note que 23% des électeurs de John McCain affirment encore pouvoir changer d'avis contre seulement 15% des sympathisants démocrates. Enfin, l'élu de l'Illinois creuse sa popularité chez les femmes et possède désormais une avance de 17 points chez les électrices (55% contre 38%).
Malgré les remarques des patrons des instituts de sondages qui rappellent qu' «il est difficile de trouver une présidentielle avec un écart aussi net en fin de campagne et qu'il n'y pas d'exemple d'une telle remontée dans les 50 dernières années », le camp McCain s'accroche. Minimisant les sondages, Nicolle Wallace, directrice de la communication, a souligné que le sénateur de l'Arizona savait que cette élection constituerait «un défi» dans une période de crise et avec un parti républicain «historiquement impopulaire».

Il ghanese

Pare che il ventiduenne ghanese di colore Emmanuel Bonsu Foster sia stato picchiato dai vigili di Parma. Almeno questo è quello che sostiene lui. Adesso le inchieste ci diranno se è vero e se è vero che è stato insultato con l'appellativo di negro. Ma comunque sia, quello che non riesco a capire è perché, anche nel caso che il ragazzo fosse davvero uno spacciatore di droga, sia stato malmenato. Forse che picchiandolo sarebbe diventato meno spacciatore? Che si arresti uno spacciatore lo trovo logico, che lo si colpisca con pugni o calci, lo trovo una mostruosità. La galera la giustifico, le botte proprio no. La legge deve valere per tutti e soprattutto per quelli che la rappresentano.

mercredi, 01 octobre 2008

La carabiniera di Santoro

Margherita Granbassi, carabiniere ed asso del fioretto (bronzo a Pechino) è stata invitata da Michele Santoro a fare da aiuto nella trasmissione Anno Zero. Lei prima ha accettato senza avere il permesso del Comando dell'Arma. Quando si è accorta che stava facendo una cosa scorretta per un carabiniere, si è precipitata a chiedere il permesso. Il Comando generale lo ha concesso e pare che anche il ministro della Difesa fosse d'accordo. Si è parlato addirittura di partecipazione non retribuita. Dopo la prima trasmissione, il Comando dell'Arma ci ha ripensato ed ha ritirato il permesso. Col risultato che la nostra Granbassi ha detto che piuttosto di abbandonare Santoro, esce dai carabinieri. Come andrà a finire non so. Mi pare solo che l'amore per Santoro sia superiore a quello per i carabinieri. Quando si dice il fascino della Tv.

mardi, 30 septembre 2008

Le religioni

E' molto interessante leggere "Il tempo delle religioni" di Lucetta Scaraffia dall'Osservatore Romano.

Le religioni sono tornate nel dibattito internazionale. L'ennesima conferma viene dall'ultimo numero di "Aspenia", rivista dell'Aspen Institute Italia, dedicato al ritorno delle religioni nell'ambito pubblico, sul piano soprattutto della politica globale. Si tratta in sostanza di un aperto riconoscimento del fatto che il xxi secolo - entrate in crisi le ideologie del Novecento - si profila come un tempo delle religioni, tanto da far tramontare la vecchia idea secondo cui il progresso e la modernizzazione avrebbero segnato inesorabilmente la scomparsa della dimensione religiosa. Questo può essere considerato un segnale importante: l'autorevole rivista, infatti, affronta con serietà il problema del rapporto fra religione e politica, sia nei dibattiti tra esponenti politici italiani - tra Giulio Tremonti e Massimo D'Alema, tra Giuliano Amato e Gaetano Quagliariello - sia negli articoli dedicati alla situazione di singole aree del mondo, traendone conclusioni nuove e interessanti.
In sostanza, alle religioni viene attribuito un ruolo primario nella civilizzazione, nell'indirizzare gli esseri umani anche su temi politico-sociali. Un ruolo che si è fatto decisivo con l'emergere dei temi bioetici nel dibattito politico: non più considerate come agenti di disturbo e portatrici di pensiero unico, le religioni si vedono invece riconosciuto un ruolo positivo nelle dinamiche culturali. A ricevere la maggiore attenzione - e questa è la novità più interessante - è senza dubbio la religione cristiana e, al suo interno, il cattolicesimo.
Questo risulta con evidenza dagli articoli dedicati nella rivista alla conversione di Tony Blair - che si accompagna al sorpasso del numero dei cattolici sugli anglicani in Gran Bretagna - o da quelli dedicati alla ripresa ortodossa della Russia. Una ripresa, secondo il sociologo Roman Lunkin, che per molti aspetti resta tuttavia un enigma: "La popolazione, pur essendo ortodossa fino al midollo, non desidera imparare la legge di Dio". In questa situazione si collocano i rapporti, costanti e complessi, tra la Chiesa cattolica e il Patriarcato di Mosca, e quelli con la Santa Sede, che stanno molto a cuore al Cremlino.
E se in Francia per ora non si vede un aumento dei cattolici, la svolta imposta da Nicolas Sarkozy con il suo progetto di laicità positiva e il suo rispetto per i credenti - "l'uomo che crede è un uomo che spera" - segna indubbiamente l'inizio di una nuova fase. Persino in Cina vi sono segnali di ripresa delle fedi, sia come rinascita del confucianesimo sia come adesione al cristianesimo, e forse, secondo Richard Madsen, anche al buddismo tibetano.
In America latina il fattore più interessante è la diffusione del movimento pentecostale, sinora visto con diffidenza dal mondo cattolico. Ma oggi - scrive Marco Vincenzino - cattolici e pentecostali potrebbero allearsi, almeno sul piano politico, per contenere la minaccia del crescente secolarismo. Peccato che in questo panorama manchi un articolo sull'India, oggi purtroppo al centro dell'attenzione mondiale per le crescenti violenze e le ricorrenti intolleranze contro i cristiani.
Il fascicolo si conclude con una serie di saggi - di Adriano Pessina, di Angelo Maria Petroni e di Ignazio Marino - sul ruolo della religione di fronte alle questioni bioetiche. "Il tema del progresso biologico è il primo grande interrogativo intellettuale e politico che si pone dopo la fine dell'ideologia socialista", scrive Petroni, ribadendo come Marino la sua posizione di liberale progressista. Pessina rivendica invece "il contributo sostanziale che la religione cattolica offre su questi temi", individuato nel ricondurre la discussione "all'esigenza di stabilire la verità, e non solo salvaguardare ogni possibile opzione". Interventi diversi e interessanti, anche se forse non del tutto bilanciati: ma di solito, sulle riviste cosiddette laiche, non viene data la parola ad alcun cattolico.
Particolarmente significativi sono i saggi che analizzano l'operato di Benedetto XVI. Il rabbino Jacob Neusner lo confronta con il ruolo politico di Wojtyla: "Così come Giovanni Paolo Ii identificò il punto critico del mondo contemporaneo nella minaccia posta dal comunismo alla dignità umana, allo stesso modo il suo successore Benedetto XVI ha colto il problema del giorno nella minaccia alla dignità dell'umanità rappresentata dalla trivializzazione della vita e dalla corruzione della moralità. Il Papa santifica l'intelletto e si appella alla ragione e all'intelligenza per affrontare le sfide morali del mondo contemporaneo".
Nuova e importante è infine l'analisi di Sandro Magister sul ruolo internazionale svolto dal "Papa dell'Occidente", perché capovolge il giudizio comune sugli effetti del discorso di Ratisbona: pericoloso secondo i canoni del realismo geopolitico, il discorso ha fatto invece sbocciare fra Chiesa cattolica e mondo islamico un dialogo che "non c'era mai stato e sembrava impensabile", come dimostrano la lettera dei 138 saggi musulmani e l'accelerazione dei rapporti diplomatici con l'Arabia Saudita. Un modo diverso di intervenire nella politica internazionale da quello a cui aveva abituato Giovanni Paolo Ii, ma altrettanto incisivo, confermato anche dallo sviluppo dei rapporti tra Santa Sede e Stati Uniti e, più in generale, dalla trasformazione della diplomazia in "un'arte della speranza".
Molte cose, nel dibattito pubblico, stanno insomma cambiando sul tema delle fedi, e in particolare sul ruolo della Chiesa cattolica. Anche se non sembra accorgersene chi è rimasto a lamentarsi delle pericolose ingerenze della Chiesa.


lundi, 29 septembre 2008

Lilli Gruber

Madame Gruber (che conduce Otto e mezzo sulla 7) mi è personalmente antipatica, ma questo non conta visto che ognuno ha i suoi gusti. Molto più grave è il fatto che ieri Dino Boffo su Avvenire le abbia fatto un pesante rimprovero. Ha detto che la signora Gruber critica senza leggere. Per una giornalista è un rimprovero che non può passare sotto silenzio. Ed infatti la Gruber concede oggi un'intervista al Corriere on line in cui cerca di difendersi. Ma, mi pare che lo faccia con deboli argomenti che lasciano tutto come prima.
Credo che qualcuno, ed io con loro, incominci a rimpiangere Giulianone Ferrara.

Osterreich

Le parti d'extrême droite FPÖ fait un bond de 7 points à 18% et le parti populiste BZÖ de Jörg Haider est crédité de 11%, largement plus du double de son score de 2006 (4,1%). Quant aux Verts, de justesse troisième formation politique en 2006, ils sont relégués au 5e rang avec 9,8% des voix.
Ainsi, si l'on additionne les voix de l'extrême droite FPÖ et du parti populiste BZÖ, l'extrême droite dépasse son score historique de 1999 lorsque le parti de Jörg Haider, avant qu'il scissionne du FPÖ pour former le BZÖ, avait obtenu 26,9% des voix.
En revanche, le Parti social-démocrate SPÖ, fondé en 1885, et les démocrates-chrétiens du Parti du peuple (ÖVP) enregistrent leurs plus mauvais scores historiques, non seulement depuis la fin de la guerre de 1939-45, mais même de l'histoire de la République issue en 1918 de l'Empire austro-hongrois. (Dal Figaro on line 29.09.08).

Hanno voluto far votare i sedicenni credendo di risolvere i loro problemi politici e questi sono i risultati. Ciò dimostra che l'allargamento della base elettorale non è servita a niente, se non forse a rinforzare la destra.

dimanche, 28 septembre 2008

Austriaci euroscettici

Ecco il commento del Figaro sulle elezioni austriache odierne.

L'eurosepticisme déjà vainqueur des législatives
C'est un Parlement autrichien plus eurosceptique que jamais qui risque de sortir des urnes ce dimanche. Que ce soient les sociaux-démocrates du SPÖ, qui devraient arriver en tête du scrutin, le Parti de la liberté (FPÖ) de Heinz Christian Strache, la troisième force politique du pays, ou encore l'Alliance pour l'avenir de l'Autriche (BZÖ) de Jörg Haider, tous ont en commun un euroscepticisme affirmé.
Une goutte d'eau a fait déborder le vase. Sociaux-démocrates et conservateurs, aux commandes de la «grande coalition» depuis 2006, avaient bien du mal à s'entendre sur les réformes économiques, mais sur la politique européenne, ils étaient d'accord. Jusqu'à la fameuse lettre ouverte du chancelier, Alfred Gusenbauer, et de Werner Faymann, son successeur à la tête du Parti social-démocrate, adressée à la Kronen Zeitung, quotidien populaire comptant trois millions de lecteurs, soit 43 % de la population autrichienne. Le 26 juin, alors que les Irlandais viennent de rejeter le traité de Lisbonne, les deux dirigeants proposent que toute modification des traités européens qui touchera aux intérêts autrichiens devra dorénavant être acceptée par référendum. Une volte-face spectaculaire, qui permet au SPÖ d'obtenir le soutien du premier quotidien d'Autriche, mais qui signera la fin de la «grande coalition».
Mercredi soir, une résolution de modification de la Constitution en ce sens, déposée par le parti d'extrême droite FPÖ, a obtenu une majorité absolue au Parlement autrichien, mais n'a pas franchi la barre des deux tiers des voix nécessaire pour tout changement constitutionnel. Peu importe. De l'avis général, le nouveau tournant européen des sociaux-démocrates sera payant lors du scrutin de dimanche. «Ils vont perdre quelques intellectuels, commente Georg Hoffmann-Ostenhof, éditorialiste au magazine Profil. Mais ils vont séduire de nombreux électeurs partis grossir les rangs de l'extrême droite. C'est d'abord un calcul politique, mais cela montre aussi qu'une certaine partie de la classe politique ne comprend pas l'Europe.»
Heinz Christian Strache et ses diatribes contre la «dictature» de Bruxelles et le «teuro» (amalgame d'euro et de «teuer», cher en allemand) responsable de l'inflation, Werner Faymann s'affirmant «proeuropéen, mais pas béni-oui-oui»… Dans la course aux voix, c'est à qui se montrera le plus eurosceptique. «En face, les conservateurs évitent soigneusement le sujet», déplore le politologue Anton Pelinka. «L'hostilité à l'Europe est devenue une force puissante en Autriche», confirme l'analyste Thomas Hofer.
Alors qu'en 1994 les deux tiers d'entre eux avaient approuvé l'adhésion à l'Union européenne, les Autrichiens ne sont plus que 36 %, aujourd'hui à juger positive l'appartenance de leur pays à l'UE (contre 52 % en moyenne dans l'Union). L'un des taux les plus bas parmi les Vingt-Sept, alors que de nombreuses études démontrent que le pays a été l'un des plus grands bénéficiaires de l'adhésion et de l'élargissement !
Depuis les sanctions européennes contre Vienne, prises après l'entrée au gouvernement, en 2000, de l'extrême droite de Jörg Haider, la méfiance des Autrichiens envers l'Union n'a fait que croître. «On lui reproche la bureaucratie, le manque de proximité avec les citoyens, le néolibéralisme, la dictature des grands pays contre les petits, l'immigration en provenance de l'Est…», explique Georg Hoffmann-Ostenhof. «La crise du Caucase, où l'UE a joué un rôle important, aurait été un exemple positif, mais personne ne l'a utilisé !», regrette Anton Pelinka.



samedi, 27 septembre 2008

Il pareggio

Repubblica dà questo giudizio sul duello televisivo di stanotte tra McCain e Obama: un sostanziale pareggio. Ma, poi, aggiunge un'ultim'ora in cui dice che Obama ha vinto ai punti. Tenendo conto del fatto che troppo spesso questo giornale scambia i suoi desideri con la realtà e tenendo anche conto che tutti gli altri quotidiani dicono che è stato un pareggio, non credo che ci siano dubbi: è stato un pari. Il che non toglie che Obama sia in vantaggio nei sondaggi. Mi aspettavo che vincesse di netto e con un gran margine. Sarà per la prossima volta.

vendredi, 26 septembre 2008

Rimprovero al Governo

Si legge da molte parti che l'Osservatore Romano abbia tirato le orecchie al Governo italiano. Faccio seguire la prima parte dell'articolo (l'unica in cui viene nominata l'Italia) di Vittorio Nozza, direttore nazionale di Caritas Italia sul foglio vaticano. Giudichi il lettore se si tratta appunto di un rimprovero. Ed in ogni caso di Nozza e non del Papa di cui viene solo riportato il pensiero.

-Restrizioni, ostacoli, barriere. Sono i segnali che arrivano dal Parlamento europeo e dal patto per l'immigrazione e il diritto d'asilo che dovrebbe essere adottato dal vertice europeo dei capi di Stato e di Governo del prossimo 15 ottobre. Con possibili eccezioni e corsie preferenziali per i lavoratori altamente specializzati. Un giro di vite anche in Italia sui ricongiungimenti e per i richiedenti asilo. Tolleranza zero contro gli irregolari, ma anche qui con eccezioni in base alle nostre convenienze. Tendenze che non meravigliano in questo primo segmento del terzo millennio in cui c'è sempre meno memoria e scarsa speranza. In cui la vita è sempre più "usa e getta", più che curata e vissuta. Con i deboli e i poveri costretti a pagare due volte.
Le recenti parole del Papa, di compassione per le tragedie nelle quali si concludono i tentativi degli immigrati di approdare alle nostre coste e di appello ai Paesi occidentali affinché mettano in atto politiche di soccorso, sono però un invito a valutare criticamente le scelte che criminalizzano l'immigrazione indesiderata. Parole che devono interrogarci sulle contraddizioni delle politiche di chiusura delle frontiere e sulla necessità di prestare al fenomeno migratorio una maggiore e più qualificata attenzione e progettualità.
Le migrazioni mettono a nudo principalmente due problemi: la giustizia distributiva e la giustizia politica. Circa il primo problema è palese che la povertà, il sottosviluppo e la disperazione di molte persone sono drammatici. Spesso queste situazioni portano le persone ad intraprendere rischiosi viaggi verso l'Europa, che per molti finisce con la morte. L'unica soluzione, a questa che è una vera tragedia umanitaria, è che i Paesi del primo mondo adottino politiche globali di giustizia redistributiva.
L'appello del Papa all'Europa affinché accolga gli irregolari pone un secondo problema di giustizia politica. Cioè la capacità di parlare e operare di impasto tra dignità e giustizia. E qui la ricerca del bene comune, cioè la politica, deve fare la sua parte, riaffermando il primato della persona umana. La politica infatti è creazione di opinioni non tenute al guinzaglio dell'opinione corrente; è capacità e coraggio di influire sul giudizio politico dei cittadini; è azione capace di operare affinché si determinino cambiamenti nell'opinione pubblica imperante.
Intristisce quando, dal mondo politico, arrivano segnali contrari che - per mitigare le frustrazioni di chi vede riflesse nell'altro, nel diverso le proprie insicurezze - alimentano un clima di paura e di intolleranza. Tanto che nella dimensione locale del vivere si accentuano tendenze di chiusura autarchica e di arroccamento sociale. Le solidarietà si accorciano sempre più, mentre si moltiplicano affermazioni, intenzioni e decisioni che incrementano l'orientamento ad attuare una sorta di principio di indesiderabilità per chi bussa alla porta e di riconduzione generalizzata dell'immigrazione alla questione sicurezza. Gli orientamenti corrono il rischio di essere oscurati da questa logica emergenziale, mentre alcune questioni di fondo attendono di essere definite in un quadro limpido di solidarietà e di legalità.-

Niente di nuovo

Il pm Fabio De Pasquale ha sollevato un'eccezione di costituzionalità del Lodo Alfano (la legge entrata in vigore lo scorso luglio e che riguarda l'immunità per le quattro cariche più alte dello Stato) nel processo che vede imputato, fra gli altri, il premier Silvio Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset. (Corsera on line 26.09.08).

Deciderà il Tribunale e, probabilmente, la Consulta. Bisogna dire che se questa è una notizia, non è però una novità. Credo che tutti sapessero che l'eccezione sarebbe stata posta.

jeudi, 25 septembre 2008

Sarah Palin

Secondo i socialgiacobini (come dice il blogger di Guerre Civili) del Corriere della Sera, Sarah Palin sarebbe stata sottoposta ad un rito magico da parte del vescovo di una setta dell'Alaska. E sul sito del Corriere si può vedere il filmato. Ma si sono tirati la zappa sui piedi. Intanto il video non mi pare altro che uno spot elettorale democratico, ovviamente contrario alla Palin. E poi non si tratta di una setta, ma di una chiesa protestante dove non ci sono né vescovi e neppure preti, ma solo predicatori come da tutti gli altri protestanti. Ad un certo punto il predicatore invita la Palin a raggiungerlo con altri due che invocheranno con lui dal Signore la benedizione per Sarah di fronte all'assemblea dei fedeli. Tutto qui. Questo avviene in tutte le chiese protestanti del mondo. Nessuno rito magico, nessuna stregoneria: solo l'invocazione di una benedizione. Queste cose stupiranno forse quelli del Corsera, ma non gli americani che a queste cerimonie sono più che abituati. Stiamo freschi se qualcuno crede che questo video screditerà la candidata repubblicana. Ci vuol altro. Magari la Palin, con McCain, perderà le elezioni, ma non per queste sciocchezze. Tra l'altro le fa anche Obama nella sua chiesa.

mercredi, 24 septembre 2008

Ricaricare le pile

Sono reduce di un viaggetto in Francia dove sono andato a rivedere questo vecchio e grande Paese così simile, in apparenza, all'Italia, ma, nello stesso tempo, così lontano. Stavolta sono andato nel Midi dove per acquistare un giornale bisogna aspettare che apra il supermercato (invariabilmente mai prima delle otto e mezza). E dove i giornali locali non si occupano quasi per niente della politica parisienne e costano molto meno dei grandi giornali nazionali, d'altronde molto poco letti. Dove mi pare che si sia conservato il gusto di fermarsi sull'uscio a fare quattro chiacchiere. Non so se sia stato colpa del ritorno chez moi, ma l'atmotsfera mi sembrava in ogni senso più pratica e più distesa che in Italia. Insomma, per farla breve, sono andato ad annusare l'aria di casa e a ricaricare le pile.
A proposito, in Italia (ed a Parigi) si fa un gran parlare di Sarko. Qui quasi niente. Che sia colpa della vendemmia?

dimanche, 21 septembre 2008

Per fortuna

Pare che ieri, 20 settembre, a nessuno sia venuto in mente di celebrare la famosa breccia di Porta Pia. Gli italiani l'hanno proprio scampata bella.

Update. Debbo ricredermi.
Roma, 20 set - Distratto dalla cerimonia per la Breccia di Porta Pia viene derubato del portafogli da una nomade bosniaca. Vittima il 1° Segretario dell'Ambasciata Usa a Roma. (OMNIROMA).

Fermo

Guasto al Cern, fermo per due mesi l'acceleratore di particelle.

Incidente al Cern, almeno due mesi di stop per l’acceleratore di protoni LHC, il più grande del mondo, inaugurato a Ginevra il 10 settembre davanti a cinquecento giornalisti. E’ successo venerdì poco dopo mezzogiorno, ma la notizia è stata diffusa solo sabato pomeriggio. Una connessione elettrica tra due magneti superconduttori è andata in cortocircuito e il calore che si è prodotto ha «bucato» il circuito dell’elio liquido che serve a raffreddare i magneti a 271 gradi centigradi sotto zero. L’elio liquido si è così riversato in grande quantità nel tunnel a cento metri di profondità al confine tra Francia e Svizzera. Nessun danno alle persone, non è certo la «fine del mondo» neppure in senso figurato.
Però è un contrattempo sgradevole per vari motivi. Perché ci sarà un ritardo nell’avvio degli esperimenti. Perché la spesa per la riparazione non sarà lieve, anche se irrisoria rispetto agli otto miliardi del costo complessivo di LHC. Perché il 21 ottobre, quando è prevista l’inaugurazione «politica» di LHC con l’intervento di decine di capi di Stato, la gigantesca macchina non potrà funzionare.
Nell’incidente di venerdì il cortocircuito ha causato uno sbalzo termico ben più violento, e il sistema di contenimento dell’elio ha ceduto. La riparazione sarà lunga perché il settore 3-4 della «pista» per protoni che ha subito il danno dovrà essere riportato a una temperatura normale, e dopo la riparazione occorrono parecchie settimane per ridiscendere a meno 271°C. Un problema simile aveva già ritardato quasi di un anno l’inaugurazione. «Quando è avvenuto l’incidente - fa notare James Gillies, portavoce del Cern - il fascio di protoni non era acceso e i tecnici al lavoro non hanno corso nessun rischio: le misure di sicurezza hanno funzionato alla perfezione». (Dal Corsera 21.09.08).

Otto miliardi per cercare una particella senza, pare, applicazioni pratiche? Mi sembra un po' caro. Ma, si sa, la ricerca scientifica non ha prezzo che la paghi.

samedi, 20 septembre 2008

Pigi Battista

Si può leggere qui un bellissimo articolo di Pierluigi Battista sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo.

Jabalpur

Bhopal, 19. Un gruppo estremista indù, chiamato Dharm Raksha Sena, ha compiuto un'azione vandalica nella diocesi di Jabalpur, nello Stato indiano del Madhya Pradesh, innescando un incendio nella cattedrale dei santi Pietro e Paolo. Sono stati bruciati l'altare, alcuni testi sacri, il crocifisso, la statua dei santi Pietro e Paolo e altri oggetti religiosi.
Un testimone ha detto "di aver visto tre persone fuggire, ma non è stato possibile intercettarle, poi siamo venuti a sapere che nella chiesa era divampato il rogo".
La cattedrale era stata già gravemente danneggiata da un terremoto che aveva colpito la città di Jabalpur il 22 maggio 1997. Dopo il sisma la chiesa è stata ricostruita. La cattedrale si trova in un'area dove si concentrano un campus universitario e molte case e strutture abitate da cristiani. Padre George Davis dell'Aloysius college ha riferito "che gli appartenenti al Dharm Raksha Sena avevano già minacciato il parroco affermando di voler bruciare la chiesa". Il parroco ha poi fatto una denuncia contro ignoti.
Alla notizia dell'incendio, migliaia di persone si sono recate a protestare nella zona che circonda la cattedrale, chiedendo ad alta voce l'arresto dei colpevoli. Inoltre i manifestanti hanno bloccato tutte le strade di accesso alla città.
L'incendio, è stato fatto notare, ha coinciso con la visita del primo ministro Shivraj Singh Chauhan a Jabalpur, in occasione della campagna elettorale. La comunità cristiana aveva concordato un incontro per chiedere più efficaci misure di protezione contro gli attacchi perpetrati dai fondamentalisti indù che lottano per rendere l'India una nazione teocratica.
L'arcivescovo di Bhopal, Leo Cornelio, ha indetto una riunione urgente, durante la quale ha condannato l'episodio e ha chiesto l'immediato arresto degli incendiari.
Il vescovo di Jabalpur, Gerald Almeida, ha aggiunto che nello stesso giorno in cui si è verificato l'atto vandalico, erano giunte in diocesi minacce di attacchi riguardanti altre undici chiese nel Madhya Pradesh. Il presule ha tuttavia sottolineato che "mai avrebbe immaginato che potessero incendiare la cattedrale, che tra l'altro si trova all'interno del campus". E ha concluso: "È un momento molto difficile per la nostra comunità e dobbiamo restare uniti". (L'Osservatore Romano del 20.09.08).

Lo so benissimo che a gran parte degli occidentali queste cose non interessano. Ma non mi sento di tacere di fronte a violenze così gravi e gratuite e, per di più, assolutamente impunite.